MILANO - «Le elezioni private! Si rende conto? Quelli del Comitato Prodi cadevano dal pero, credevano fosse una piccola sperimentazione. Ma qui ci sono in ballo milioni di voti in mano a operatori informatici scelti da un’azienda e i prefetti non contano più niente, sono scavalcati, che garanzie abbiamo? Ci mancava solo che privatizzassero lo scrutinio, è inaudito...». Enrico Deaglio, direttore di Diario , ha il tono concitato. Il settimanale in edicola domani pubblica un’inchiesta di Gianni Barbacetto e Mario Portanova che delinea scenari poco rassicuranti per le prossime elezioni. Tutto parte dal primo decreto legge dell’anno, 3 gennaio 2006, che en passant dà le disposizioni per il nuovo scrutinio elettronico. Non una cosetta: riguarderà 12.680 sezioni e oltre un quinto degli elettori italiani, undici milioni di persone, in quattro regioni chiave come Liguria, Lazio, Puglia e Sardegna. Funziona così: in ogni sezione ci sarà un computer, due video e un operatore che digiterà i voti sulla tastiera man mano che gli scrutatori procedono con lo scrutinio tradizionale. Finito il conto, i dati saranno memorizzati in una «chiavetta Usb», in ogni edificio le varie «chiavette» verranno inserite in un computer centrale che invierà i voti al Viminale. Semplice e veloce. Ma è anche sicuro? Qui cominciano le risposte a dubbi già espressi in un’interpellanza della diessina Beatrice Magnolfi. «Le schede di carta resteranno in archivio, ma saranno estratte dagli scatoloni soltanto in caso di contestazioni». Aggiunge Deaglio: «Certo, in caso di verifica varrebbero le schede di carta, ma ci vorrebbero mesi...». Non basta. L’operazione «da oltre 34 milioni di euro» è stata assegnata a trattativa privata «stante il brevissimo lasso di tempo disponibile», fa sapere il ministro dell’Innovazione Stanca. Tre le aziende: Telecom Italia, Eds e Accenture, la società di consulenza che fu coinvolta, ricorda Diario, nelle polemiche sulle elezioni presidenziali in Florida, con i database da cui sarebbero stati tolti neri e ispanici per favorire i repubblicani. Di Accenture, aggiunge Diario , «è partner Gianmario Pisanu», figlio del ministro dell’Interno. I 18 mila operatori informatici, quelli delle «chiavette», sono invece forniti da un’azienda di lavoro interinale, la Ajilon. Deaglio sospira: «A questo punto, almeno, il centrosinistra dovrebbe chiedere garanzie» .
Gian Guido Vecchi




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