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  1. #1
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    Predefinito Cristianesimo e mistica democratica

    Dedico la seguente lucida analisi di Gustave Thibon al forumista Apoliticos che mi ha colpito per il suo 3d "Può un cattolico essere democratico?"

  2. #2
    Becero Reazionario
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    Predefinito Cristianesimo E Mistica Democratica

    CRISTIANESIMO E MISTICA DEMOCRATICA

    Come indica il titolo apposto, l'oggetto principale del mio studio sarà la democrazia in quanto ideale, mistica, surrogato della religione. Studierò questa mistica quale viene vissuta nell'anima degli uomini, con tutti gli istinti, i sogni e le passioni che le fanno corteo. Per circoscrivere il mio soggetto, mi limiterò a quel vasto movimento democratico che è nato in Francia nel XVIII secolo, ha preparato e ispirato la Rivoluzione del 1789 e si è prolungato sino ai giorni nostri sotto forme successive che vanno dal liberalismo al marxismo. Studierò questo movimento da moralista. Prenderò in esame soprattutto, non tanto i principi e gli ideali proclamati dai campioni della democrazia, quanto lo stato d'animo, il complesso di tendenze intime e spesso inconsce di cui questi principi e questi ideali sono espressione - maschera. […] So bene che non è facile discernere i moventi celati sotto la dottrina apparente, l'uomo sotto il suo ideale. Tuttavia Cristo ci ha trasmesso, su questo punto, un insegnamento che s'addentra ben a fondo nella realtà: «Li conoscerete dai loro frutti». Presto o tardi, l'opera tradisce il segreto dell'operaio. La democrazia non sfugge a questa regola: la conosceremo non dal suo programma, ma dai suoi frutti.
    Di primo acchito, le somiglianze tra l'ideale cristiano e l'ideale democratico appaiono sorprendenti. La democrazia si presenta come l'incarnazione, nell'ordine sociale e politico, della rivelazione evangelica. Abbagliati da questa somiglianza, numerosi cristiani candidamente si stupiscono del fatto che tanto frequentemente la fede democratica si allei con l'ateismo. Essi pensano che questo ateismo sia solo un accidente senza conseguenze, uno spiacevole malinteso. […] Essi lavorano di tutto cuore per dissipare un tale malinteso: il loro voto più caro è di “battezzare” un movimento così pieno di linfa “naturalmente cristiana”. […] Le immediate apparenze confermano tale concezione. La spinta democratica sembra prolungare e coronare il rovesciamento dei valori umani operato da Gesù Cristo: «Voi avete un solo Signore e siete tutti fratelli... Gli ultimi saranno i primi ...». L’ideale democratico non è fondato come il Vangelo sull'abolizione dei vecchi schemi isolatori e oppressivi, su un amore e un appello universali? […] Di fatto, numerosi grandi spiriti hanno visto, nell'ideale apportato al mondo dalla Rivoluzione francese, il seguito o addirittura lo sviluppo dell'ideale evangelico di liberazione e di fraternità. La nascente democrazia apparve loro non tanto come un volgare cambiamento di regime quanto come la creazione di una nuova umanità. […] Le prime parole del Cristo sulla montagna furono per annunciare la felicità agli uomini. E Saint-Just, facendo eco alle Beatitudini, grida: «La felicità è un'idea nuova in Europa!» Cristo ha rigenerato l'individuo, la democrazia rigenera la società: in ambedue i casi un mondo nuovo si fa strada attraverso la decomposizione e la dispersione del vecchio mondo.
    È divenuto un luogo comune constatare che lo slancio democratico ha prodotto risultati diametralmente opposti allo “spirito” della democrazia. Le giornate di Settembre e del Terrore non sono tanto lontane dalla Notte del 4 agosto. La purezza, l'incorruttibilità dei “grandi antenati” hanno aperto la strada alla sete di ricchezze materiali del XIX secolo e all'appetito di godimenti immediati del XX. La fraternità si è trasformata in una separazione tra le classi e in un'atomizzazione degli individui ancora inedite nella storia. La libertà ha prodotto una tirannia particolarmente inumana (non bisogna infatti dimenticare che i più draconiani regimi politici, da Napoleone fino ai giorni attuali [nazi-fasci-comunismo ndr], sono tutti nati - sia che rinneghino la democrazia, sia che a questa si richiamino - in terreno democratico). Ed infine, l'evoluzione dei grandi principi rivoluzionari salutati da alcuni come l'eco e il complemento della predicazione di Gesù, ha condotto immense masse umane all'ateismo teorico e pratico.
    Si risponderà che la storia degli individui e dei popoli è intessuta di tali contraddizioni; il ritmo stesso della vita fa sì che i contrari si attirino e si succedano. Confesso che queste fantasie hegeliane non mi convincono affatto. Sono i poli e non i contrari che, in natura, si attraggono e si succedono. Queste due nozioni non devono essere confuse. I poli sono complementari, si sostengono l'un l'altro; i contrari sono antagonisti, si divorano reciprocamente. La notte non si oppone al giorno, né l'autunno alla primavera come l'essere si oppone al nulla, il sì al no, il male al bene. Quando due contrari si attirano, ciò avviene perché in fondo si assomigliano, non sono cioè veri contrari. […] Una castità che si trasforma in esplosione di lussuria era già nutrita di lussuria sotterranea, un amore che si trasforma in odio era già impregnato di odio latente. La stessa cosa accade nel caso di cui ci stiamo occupando: se l'idea democratica, in apparenza conforme a certi principi cristiani, ha contribuito di fatto a distruggere, nel mondo, i veri valori evangelici, ciò è avvenuto perché di cristiano non aveva che la maschera, e nascondeva, anche all'origine, sotto una esteriore patina di cristianesimo, un'essenza anticristiana. Ci resta da determinare l'esatta natura di questa parodia del cristianesimo.
    Se passiamo al limite (e bisogna pur farlo per definire le essenze), troviamo che il centro della disputa tra la mistica cristiana e la mistica democratica risiede nella nozione di Paradiso terrestre. Tutti gli uomini hanno un vago ricordo e una vaga nostalgia di questo giardino di delizie. Ma il realismo cristiano, maturato dalla predicazione del soprannaturale e della croce, vede fiammeggiare al di sopra della porta dell'Eden perduto un'iscrizione così concepita: Chiuso definitivamente. L' idealismo democratico legge invece: Chiuso per restauri.
    Il paradiso sognato dal messianismo democratico non è naturalmente il Paradiso quale esisteva prima della caduta - Paradiso terrestre, ma anche celeste, sintesi armoniosa di natura e grazia, dell'uomo e di Dio - ma un paradiso unicamente terrestre, fatto a misura dell'uomo carnale e decaduto, dove quest'uomo godrebbe di una pienezza divina senza aiuto esteriore né purificazione interiore, senza calpestare le proprie viscere né tendere le proprie mani verso un Dio salvatore. […]
    Giudico il manifestarsi del messianismo me un segno profondo di decrepitezza collettiva. Ecco degli uomini inariditi, febbricitanti, squilibrati, già troppo deboli e troppo dispersi per realizzare in sé stessi il miserabile equilibrio umano del fariseo ordinario. Costoro non hanno altra patria che la terra. Ma essi sono mal attrezzati dalla natura per vivere e dominare su questa terra. Poiché sono scontenti di sé stessi, desiderano che tutto cambi. Poiché sono incapaci di vera felicità, hanno una sete inesauribile di felicità: questa mistura di esasperazione e di impotenza delle facoltà umane è una delle tare maggiori del mondo moderno. Poiché sono i più poveri di realtà, per compensazione inalberano l'ideale più alto; troppo deboli per raggiungere la misura media dell'uomo, spontaneamente mirano all'estrema. Così i principi estremi del Vangelo, di cui ogni uomo civilizzato porta l'eco nel suo spirito, anche quando non crede più in Cristo, esercitano su di loro una potente attrazione: il rovesciamento cristiano dei valori umani, molto bene si adatta in apparenza ai rancori e alle ambizioni della loro anima. Questi nuovi farisei mettono le verità divine al servizio del disordine umano: una natura inferma e avida mina in loro il soprannaturale. […]
    Cosa essenziale: se studiamo in profondità la mistica democratica constatiamo che la sua somiglianza con l'ideale evangelico non, si estende ai due tratti seguenti: la fede in un Dio trascendente e nella croce che conduce a questo Dio. Si cerca, sì, la salvezza dell'uomo, ma questa salvezza la si domanda solamente al rifacimento dello statuto della città.
    Troviamo in ciò il secondo grande tentativo di redenzione e di trasformazione dell'uomo senza l'aiuto divino che si sia prodotto nella storia.
    L' uomo del Rinascimento chiedeva la salvezza, la libertà, la pienezza alla sua natura individuale. Liberazione dei sensi, liberazione della ragione: i1 paradiso terrestre era al termine di questa liberazione. Religione dell'uomo.
    L'uomo del 1789 non conta più sull'individuo. Cerca il paradiso terrestre nella distruzione e nella ricostruzione dei quadri sociali. Religione della Città.
    Solo questa corruzione del senso religioso permette di spiegare la possibilità di istituzioni tanto assurde come il suffragio universale, nella forma astratta e inorganica sotto cui oggi si presenta. L’abitudine che abbiamo fatto alla cosa ci impedisce di misurarne la stravaganza. È chiaro che la saggezza politica esige, allo stesso titolo, ad esempio, della medicina o della filosofia, delle disposizioni personali, dei lunghi studi e un'esperienza ancor più lunga; essa non è dunque accessibile che a un ristretto numero di uomini. E tuttavia, cosa che nessuno ha mai sognato per qualsiasi altra branca del sapere umano, si agisce come se ciascuno la possedesse perfettamente. Il mio vicino, contadino pieno di buon senso, si sentirebbe altamente offeso se gli venisse chiesto il suo parere sui vantaggi del pneumotorace nel trattamento delle tubercolosi avanzate, ma trova del tutto naturale che lo si consulti attraverso manifesti elettorali sull'opportunità dell'alleanza sovietica o del controllo degli scambi Come è possibile ciò? Come mai una tale istituzione non è crollata sin dai primi giorni sotto il peso di un ridicolo che risalta evidente ad ogni sguardo? Una sola risposta è valida. Il suffragio universale, per assurdo che appaia nel suo principio e nei suoi risultati, è nato e si è mantenuto in quanto risponde ad una di quelle necessità occulte sulle quali la logica non può nulla: è l'inevitabile conseguenza della degenerescenza politica del sentimento religioso. È proprio, infatti, dell'essenza della religione il dover essere insegnata a tutti e vissuta da tutti; ogni uomo a priori è "capace di Dio", non è escluso dal banchetto divino. Ma dal momento che la città ha riassorbito Dio, non possono più esserci degli esclusi dal banchetto politico! È appunto in questa caricaturale replica all'appello universale di Dio che occorre cercare la causa profonda dell'apparizione e della sopravvivenza del suffragio universale...
    La ricerca del bene supremo è divenuta una "questione sociale". Si crede implicitamente che delle riforme di ordine puramente politico (o piuttosto amministrativo) siano in grado di guarire i mali profondi dell'umanità.[…]
    Tutto il male umano, per Rousseau, dipende dai vizi dell'organizzazione sociale. La società è la grande, unica colpevole. Ma questa maledizione ha la sua controparte. Chi può il peggio, può il meglio. Se la società è causa prima nel male, essa è anche causa prima nel bene. Quando si compirà la grande conversione politica, tutte le felicità cadranno sull'uomo; la società, ieri madre dell'inferno, sarà domani madre del cielo. Gli uomini saranno felici, e saranno buoni perché saranno felici.
    Si comprende come, in queste condizioni, tutti i problemi morali vengano riassorbiti nel grande problema politico. Si spiega, in questo modo, quella ripugnante ipocrisia rivoluzionaria, cosi potentemente denunciata da Augustin Cochin.
    Perché una tale prostituzione della religione e della morale alla politica? Riflesso di impotenza, abbiamo già notato. Si tratta di una reazione comune a tutti gli incapaci, a tutti i falliti i quali accusano il destino (e quella forma prossima del destino che è la società) dei loro insuccessi personali. Non vi è modo di uscire da sé stessi, di essere qualcun'altro, dice Nietzsche. Ma se esistesse un mezzo per "cavarsela" dall'esterno! Ed ecco che il mezzo esiste, ed è la riforma della società... La facile ricostruzione delle leggi dispensa dalla impossibile ricostruzione degli uomini. Si vuole, sì, essere salvati, non si chiede altro, ma senza fatiche, senza fratture interiori, senza responsabilità personali; si ha bisogno di una "grazia" che faccia tutto. Ora, con Dio, bisogna mettere del proprio, bisogna patire, purificarsi, ecc. Aiutati che il cielo t'aiuta... Colui che ci ha creato senza di noi, non ci salverà senza di noi, diceva Sant'Agostino. Tutto ciò scompare se si pone, il peccato originale nel cattivo stato sociale e la grazia nell'organizzazione della città futura. Il rimedio diviene puramente estrinseco, non ferisce, non esige sforzi; si tratta solo di cambiare clima, di ritrovare l'innocenza originale, artificialmente guastata dalla tirannia sociale.
    Il rivoluzionario assai più povero dell’uomo del Rinascimento, non attende più il cielo dalla "liberazione" della propria personalità; ma è pur sempre nemico della trascendenza e della croce, e quella salvezza che esiste soltanto nel Cristo, il quale è tutti gli uomini, la chiede alla società, all'homo collectivus, il quale è nessuno. Ha bisogno di una redenzione facile, senza sforzi; vuol essere salvato senza lasciare il piano terreno o il passaggio a livello. E predica la rivoluzione sociale perché è incapace di rivoluzione personale; è rivoluzionario all'esterno per dispensarsi dall'esserlo in sé stesso. La febbre rivoluzionaria sorge così come una sorta di surrogato nell'anima assetata di un'impossibile conversione.

    Gustave Thibon – Ritorno al Reale, pp. 209-218 – effedieffe edizioni

  3. #3
    Becero Reazionario
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    Non l'ha letta nessuno (troppo lunga?) o non vi è piaciuta?

  4. #4
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    No, è un cumulo di fregnacce senza senso e per giunta scritte male da un nostalgico che si è fumato qualcosa di cattivo, gli consiglio caldamente di cambiare fornitore.
    non sarà mai possibile con la ragione pervenire a qualche verità assoluta

  5. #5
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    Citazione Originariamente Scritto da codino
    Non l'ha letta nessuno (troppo lunga?) o non vi è piaciuta?

    Ho letto.
    Di prima acchitto dico che ha messo il dito nella piaga ma non tutti possono arrivare a vedere con quegli occhi . Pochi !

    Per me ci troviamo di fronte a una gradne apostasia di cui ancora non ci rendiamo conto . E' come quando isaia dice del popolo eletto che Dio darà da bere vino inebriante, da vertigini , e lo dovra sorbire fino alla feccia . Un vino che lo stordirà e lo renderaà colpevole di un grande castigo . La deportazione !

  6. #6
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    Citazione Originariamente Scritto da simplicio
    No, è un cumulo di fregnacce senza senso e per giunta scritte male da un nostalgico che si è fumato qualcosa di cattivo, gli consiglio caldamente di cambiare fornitore.
    Gradirei una confutazione di suddette "fregnacce".... o sei troppo fumato tu per raziocinare?
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  7. #7
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    Citazione Originariamente Scritto da codino
    Non l'ha letta nessuno (troppo lunga?) o non vi è piaciuta?
    Bella, l'ho letta, ma conoscevo già il Gustavo.








    Comunque troppo lunga
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  8. #8
    Becero Reazionario
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    Citazione Originariamente Scritto da apoliticos
    Ho letto.
    Di prima acchitto dico che ha messo il dito nella piaga ma non tutti possono arrivare a vedere con quegli occhi . Pochi !

    ...
    eh già... come diceva Nietzsche? "Le mie non sono parole per tutte le orecchie"...

  9. #9
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    Io credo che la discussione su un tema del genere dovrebbe essere incentrata su questi punti:

    1. Come per ogni attività umana ci vuole competenza. Per l’attività politica, invece, si pretende che tutti siano competenti o possano decidere delle scelte politiche, sia a livello locale che a livello nazionale. Detto così, sembrerebbe che un regime democratico dovrebbe autodistruggersi in breve tempo. Invece assistiamo a regimi democratici (o apparentemente tali) che sopravvivono per decenni (democrazie europee) o per secoli (democrazia americana). Occorrerebbe analizzare maggiormente in dettaglio questo punto.

    2. Oggi, apparentemente, l’unica alternativa alla democrazia è la dittatura. Gli esempi di dittature che mi vengono in mente non mi fanno propendere per quest’ultima soluzione di governo. Che alternativa di modalità di governo, quindi, si propone, quali forze dovrebbero esserne sostenitrici (non certo il popolo, altrimenti ricadiamo nella democrazia o nell’ideologia del contratto sociale di tipo Rousseauiano) di tale alternativa, ci sono realisticamente le condizioni per un tale sovvertimento di ordine (o di disordine, dipende dai punti di vista) sociale?

    Personalmente, alle due questioni, io mi do le seguenti risposte:

    1. Le attuali democrazie sono funzionali al mantenimento al potere della classe di uomini che ha la caratteristica oggi dominante, cioè mettere al primo posto i valori materiali. Il mantenimento al potere avviene modellando a proprio piacimento (o quasi) il popolo a mo’ di materia aristotelica, il quale non ha una reale possibilità di incidere a livello politico, se non in maniera superficiale. Il popolo non è materia aristotelica in senso stretto, in quanto non è privo di qualità in senso assoluto. Ha delle qualità che gli impediscono di essere (fortunatamente) modellato più di tanto. Ma non ha reali capacità propositive. Si tratta piuttosto di un qualcosa di passivo. In pratica le attuali democrazie sono tali apparentemente, mentre in realtà sono delle oligarchie.

    2. Io credo che, siccome l’ordine sociale non è un qualcosa che si possa fondare esclusivamente sull’azione umana, né può avvenire che uno stesso essere o aggregato di esseri sia contemporaneamente e sotto lo stesso punto di vista, governante e governato, il fondamento ultimo dell’ordine sociale deve provenire, alla fine, da un ordine che si trova al di sopra dell’uomo. Quest’ordine, così come siamo abitualmente condizionati a percepirlo, possiamo chiamarlo ordine divino. Quindi, alla fin fine, solo Dio può porre un rimedio (ammesso che ci sia bisogno di un rimedio) alla situazione attuale. Personalmente, non vedo a breve scadenza un generarsi di condizioni storiche che possano rendere possibili alternative alla democrazia, che non siano delle mere dittature. Bisogna solo attendere.

    A questo proposito mi vengono in mente le parole del salmo 127 (126 della vulgata): “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori, se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode”.

    Saluti, Maurizio.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da mauditos
    Io credo che la discussione su un tema del genere dovrebbe essere incentrata su questi punti:

    1. Come per ogni attività umana ci vuole competenza. Per l’attività politica, invece, si pretende che tutti siano competenti o possano decidere delle scelte politiche, sia a livello locale che a livello nazionale. Detto così, sembrerebbe che un regime democratico dovrebbe autodistruggersi in breve tempo. Invece assistiamo a regimi democratici (o apparentemente tali) che sopravvivono per decenni (democrazie europee) o per secoli (democrazia americana). Occorrerebbe analizzare maggiormente in dettaglio questo punto.

    2. Oggi, apparentemente, l’unica alternativa alla democrazia è la dittatura. Gli esempi di dittature che mi vengono in mente non mi fanno propendere per quest’ultima soluzione di governo. Che alternativa di modalità di governo, quindi, si propone, quali forze dovrebbero esserne sostenitrici (non certo il popolo, altrimenti ricadiamo nella democrazia o nell’ideologia del contratto sociale di tipo Rousseauiano) di tale alternativa, ci sono realisticamente le condizioni per un tale sovvertimento di ordine (o di disordine, dipende dai punti di vista) sociale?

    Personalmente, alle due questioni, io mi do le seguenti risposte:

    1. Le attuali democrazie sono funzionali al mantenimento al potere della classe di uomini che ha la caratteristica oggi dominante, cioè mettere al primo posto i valori materiali. Il mantenimento al potere avviene modellando a proprio piacimento (o quasi) il popolo a mo’ di materia aristotelica, il quale non ha una reale possibilità di incidere a livello politico, se non in maniera superficiale. Il popolo non è materia aristotelica in senso stretto, in quanto non è privo di qualità in senso assoluto. Ha delle qualità che gli impediscono di essere (fortunatamente) modellato più di tanto. Ma non ha reali capacità propositive. Si tratta piuttosto di un qualcosa di passivo. In pratica le attuali democrazie sono tali apparentemente, mentre in realtà sono delle oligarchie.

    2. Io credo che, siccome l’ordine sociale non è un qualcosa che si possa fondare esclusivamente sull’azione umana, né può avvenire che uno stesso essere o aggregato di esseri sia contemporaneamente e sotto lo stesso punto di vista, governante e governato, il fondamento ultimo dell’ordine sociale deve provenire, alla fine, da un ordine che si trova al di sopra dell’uomo. Quest’ordine, così come siamo abitualmente condizionati a percepirlo, possiamo chiamarlo ordine divino. Quindi, alla fin fine, solo Dio può porre un rimedio (ammesso che ci sia bisogno di un rimedio) alla situazione attuale. Personalmente, non vedo a breve scadenza un generarsi di condizioni storiche che possano rendere possibili alternative alla democrazia, che non siano delle mere dittature. Bisogna solo attendere.

    A questo proposito mi vengono in mente le parole del salmo 127 (126 della vulgata): “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori, se il Signore non custodisce la città, invano veglia il custode”.

    Saluti, Maurizio.
    Quest'analisi mi trova pienamente daccordo.

 

 

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