
Originariamente Scritto da
cristiano72
Quello che pubblico di seguito è un estratto di "lettera a un soldato della classe 60", il testamento spirituale di Robert Brasillach, redatto nel carcere di Fresnes in attesa dell'esecuzione della condanna a morte.
Mentre sperimentava sulla sua pelle l'amore per la libertà (sic...) dei sedicenti liberatori della Francia, che rifiutarono la domanda di grazia presentata dai maggiori intellettuali antifascisti d'oltralpe, Brasillach si interrogava sulla possibilità di conciliare fascismo e libertà individuali.
Ritengo queste riflessioni ancora attualissime, per noi che, tra tanti limiti, di una determinata politica abbiamo l'ambizione di essere eredi, e abbiamo, certo in termini meno drammatici rispetto a lui, sperimentato spesso sulla nostra pelle la compressione della libertà di pensiero propria di questa "democrazia".
Spero che su questo tema si possa dibattere. La traduzione dal francese è mia quindi mi perdonerete eventuali imprecisioni, il senso è tuttavia quello trascritto
"In una conferenza tenuta a Gennaio con degli studenti protestanti che mi avevano chiesto di parlare (ricordo che era l'ultimo giorno del mese, il giorno della morte di Giraudoux, del quale ho letto loro alcune pagine), ho cercato di spiegar loro che il regime ideale sarebbe quello che conciliasse le idee di grandezza, socialismo nazionale, esaltazione della giovinezza, autorità dello Stato che mi sembrano proprie del Fascismo, con quel rispetto della libertà individuale che è appannaggio incontestabile della Costituzione inglese (libertà che viene spesso negata negli Stati Uniti ad esempio).
Poichè è evidente che, senza credere ai romanzi d'appendice che ci hanno propinato riguardo il pensiero in Germania e in Italia, la libertà individuale era lì ristretta in ogni istante. E la guerra ci dirà con quale ampiezza queste restrizioni potessero essere condotte.
Arresti arbitrari, prolungati nei mesi a volte senza l'ombra di una ragione, processi mancati, internamenti, ecc., si sono succsduti al punto che pensavamo con malinconia a quel passo della Magna Charta, se ricordo bene, che vuole che non si possa essere arrestati per più di ventiquattrore senza essere sottoposti a giudizio.
Questo tuttavia non era caratteristica della sola Germania.
La Repubblica francese aveva talvolta praticato questo disprezzo della libertà, soprattutto in tempo di guerra, e il regime della "Liberazione" nel 1944, ha cominciato col riempire prigioni e Campi con 300.000 francesi.
Ciò non toglie che il fascismo ha avuto al suo passivo una dittatura poliziesca spesso pesante.
Cinque anni dopo la guerra di Spagna, i campi di concentramento sono ancora pieni nel paese di Franco, e per quanto si tenti di scusarlo o spiegarlo con le costanti minacce di ripiombare nella guerra civile, un tale stato di cose non è comunque compatibile con una pacificazione.
Voglio dunque essere franco con il fascismo, dire ciò che non sapevamo forse prima della guerra, parlare di questa nostaglia della liberta che il confronto con esso ci ha lasciato.
Ma ciò non toglie che la sua straordinaria poesia ci è vicina, e che in essa dimora la verità più esaltante del ventesimo secolo, quella che ci ha donato il suo colore.
Ciò che gli rimproveriamo per amore di verità, proviene tanto da insufficienze nazionali, tanto da errori passeggeri, tanto da condizioni di vita difficili, e tanto dalla stessa guerra
(e in qualche caso le stesse democrazie hanno compiuto i medesimi errori) .
Ma il suo calore, la sua grandezza, il suo fuoco meraviglioso, e ciò che gli appartiene.
Un campo della gioventù nella notte, l'impressione di frare corpo con la nazione intera, il culto degli eroi e dei santi del passato, una festa totalitaria , sono questi gli elementi della poesia fascista, ciò che ha costituito la follia e la saggezza della nostra età : è, ne sono sicuro, ciò che i giovani, tra vent'anni, al di là delle tare e degli errori, guarderanno con somma invidia e inguaribile nostalgia."