Retroscena/ Per ora Bossi sta col premier. Ma prepara l'addio alla CdL
Nel suo primo comizio elettorale, a Lecco davanti a 400 militanti, Umberto Bossi ha difeso a spada tratta Silvio Berlusconi, sia sullo scontro con Confindustria sia sulle critiche di Fini e Casini. E non poteva fare altrimenti. A pochi giorni dalle elezioni, la Lega punta tutto sul premier perché, come ha sempre detto il Senatur, solo con il Cavaliere si possono fare le riforme.
Ma all'interno del Carroccio si sta già ragionando sul dopo elezioni e in particolare sulla strada da intraprendere in caso di vittoria del Centrosinistra. In Via Bellerio sono convinti che dopo una prima presa di posizione di Forza Italia che prometterà un'opposizione dura, nei mesi successivi si assisterà al disfacimento del partito azzurro, costruito su immagine di Berlusconi, ormai 70enne, e ideato proprio per stare al governo.
Di fronte a un esecutivo dell'Unione - è il ragionamento dei leghisti - piano piano le varie anime di Forza Italia andranno per la propria strada. Con gli ex democristiani che tenteranno di riavvicinarsi all'Udc e gli ex socialisti pronti ad abbandonare la nave. Senza il Cavaliere e senza il suo partito, per il Senatur verrà meno l'unico interlocutore possibile. "E' impensabile infatti ipotizzare una trattativa con i vari Casini, Follini o Fini", spiega un deputato del Carroccio.
Ma c'è un altro punto che spinge la Lega verso la via dell'isolamento. In caso di vittoria dell'Unione, l'onda lunga elettorale affosserà quasi sicuramente il referendum sulla devolution. Anche perché nel quartier generale padano sono convinti che gli attuali alleati seguiranno la linea dell'ex segretario Udc, dichiarandosi contrari, o lasceranno libertà di voto. Abbandonando così Bossi, che con Forza Italia in disfacimento, vedrà sfumare la riforma federale per la quale ha tanto combattutto.
Il Senatur è poi convinto che l'Unione non riuscirà a governare, a causa delle divisioni su politica estera e rapporto con il mondo cattolico. A quel punto l'Udc e gli ambienti democristiani degli azzurri potrebbero fornire la stampella al Professore. Escluso al 100% che il Carroccio possa dialogare con il Centrosinistra. "Parlare con D'Alema, Rutelli o Prodi è meno probabile che dialogare con Fini e Casini", spiegano da Via Bellerio.
A quel punto per la Lega non resterà che riprendere le proprie battaglie, tornare sul Po, come ha già annunciato Bossi in settembre per il decimo anniversario della dichiarazione di indipendenza della Padania, e la rilanciare la bandiera della secessione. Una via che forse non porterà da nessuna parte, ma che sarà comunque una base sulla quale ricostruire, dopo il congresso previsto in autunno, la strategia futura. Insomma, lo scenario è quello del '96, quando vinse l'Ulivo e il Carroccio si ritirò in Padania.
tratto da affari itagliani




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