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  1. #1
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    Predefinito Il Problema Chiave Del Bel Paese

    Parecchi converranno che negli ultimi due lustri il Bel Paese ha regredito, in tanti campi.

    La difficoltà enorme: per capire l’ entità e la larghezza del peggioramento, per capirne i motivi, ci vuole molta lucidità e capacità di paragone coll’ Europa (quella parte che funziona).

    Giustappunto, quello che é divenuto raro in Italia... La società italiana, nell’ impulso istintivo di trovare una soluzione ai problemi sociali (in una società che poco funziona) ha cercato: referenti, potentati, capi corrente, capi cordata, capi bastone, .... Il risultato pratico, a seguito della presa di potere di tanti capitribù (scusate il termine), é stato: la crescita degli ostacoli, degli intoppi, degli inghippi, dei pantani, nella società tutta.

    E dopo che tanti, troppi, si sono trovati un referente, la mentalità degli Italiani si sta trasformando in “reference-oriented”. Non c’ é più, nelle situazioni sociali, una verità obiettiva, affidabile. Ci sono, in compenso due o tre, o più, verità partigiane.

    L’ affidabilità della società, la responsabilità e l’ impegno di tanti, in campo sociale, si sono notevolemente abbassate. Le efficienze pure. L’ aumento dei costi, che segue, porta sempre più settori fuori della competitività del villaggio globale.....

    Che fanno gli Italiani ? Ragionano e fanno le correzioni necessarie ? Impossibile, in una società ove non si riflette abbastanza, ove le verità sono cangianti o sconosciute, ove la lucidità diventa rara, ........ quello che rimane é :... il rischio del terzo mondo.

    La chiave del problema: UNA SOCIETÀ SCASSATA NON PUO’ SOSTENERE UN ‘ECONOMIA VIGOROSA.

    Antonio Greco
    angrema@wanadoo.fr

  2. #2
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    Predefinito tratto da http://www.pri.it

    Occasione mancata della sinistra/Che non ha inciso, al governo, nella struttura pubblica
    Se l'impresa, legata, non è più in grado di guadagnare

    di Gianni Ravaglia

    La storia del rapporto tra salari, rendite e profitti degli ultimi quindici anni, scritta nel bel saggio di Gelminello Alvi "Una Repubblica fondata sulle rendite", è estremamente istruttiva per comprendere l'andamento dell'economia italiana. Infatti, se andiamo a vedere chi ha vinto e chi ha perso, negli ultimi quindici anni, nella battaglia sulla distribuzione del reddito nazionale, possiamo constatare che i profitti di impresa e le rendite (intese come interessi sui titoli di stato, affitti sugli immobili e le pensioni) sono cresciuti di una percentuale superiore a quella dei salari e stipendi privati. Anzi, se si considera l'andamento medio dei salari, al netto di contributi, imposte e depurati dall'inflazione, dal 1991 ad oggi, abbiamo una perdita di potere d'acquisto dei salari del 30%. Nel contempo i redditi delle famiglie del lavoro autonomo e di piccole società registrano un aumento del 30%. Fino al 1996, le rendite e gli stipendi pubblici, sul totale del reddito netto delle famiglie, rappresentavano quasi il 37%, mentre il salario incideva per il 24%. Dal 1996 al 1999, le rendite hanno avuto un tracollo grazie al risparmio sugli interessi pagati dallo stato ai risparmiatori sui titoli di stato a seguito della conversione del debito pubblico in euro. Ma la percentuale destinata ai salari, che dopo l'accordo sul costo del lavoro del 1992 era passata dal 24 al 20% del reddito complessivo, non è più cresciuta, se non a cominciare dal 2003, con il primo modulo della riforma fiscale del Governo di centrodestra. La stessa riduzione delle rendite per interessi rappresenta una riduzione del potere d'acquisto delle famiglie italiane. Vediamo ora i dipendenti pubblici. Essi sono oggi circa 3,5 milioni, qualcuno in più del 1991. Se al pubblico impiego fosse stato applicata la riorganizzazione che hanno subito Poste o Telecom, oggi avremmo 700mila dipendenti in meno. Al contrario, non solo i dipendenti pubblici sono aumentati, la stessa percentuale di reddito da loro percepita è aumentata rispetto a quella dei dipendenti privati. Nel 1995 lo stipendio del dipendente pubblico era mediamente superiore del 16% rispetto a quello di un privato, percentuale che, nel 2003, è passata al 37%. Se i dipendenti pubblici avessero contratti pari al settore privato avremmo un risparmio dell'1,6% del pil. Se ne deduce che ciò che lo Stato ha risparmiato, con i vantaggi dell'euro, a partire dal '96, governo Prodi, invece di essere utilizzato per ridurre strutturalmente la spesa corrente dello Stato e quindi le imposte, migliorando il potere d'acquisto dei cittadini, è stato utilizzato per accrescere stipendi, burocrazia e sprechi statali. Come se non bastasse, più passa il tempo e più i cittadini, constatato il degrado dei servizi pubblici, sono costretti a pagare due volte gli stessi servizi. Una volta li pagano allo stato con le tasse e una volta li pagano privatamente perché l'apparato pubblico non funziona. Così avviene per la sanità, per la sicurezza, la scuola, l'università.

    Anche i profitti dal 1993 aumentano. In quell'anno le quote di salario e di profitto erano più o meno identiche: rispettivamente il 22,8% contro il 23,7 del reddito disponibile. Nel 2003 però i salari sono passati al 20,8% mentre i profitti sono saliti al 25,8%. Se poi disaggreghiamo i settori industriali, per valutare l'andamento dei profitti, troveremo che essi calano di brutto nei settori tradizionali dell'industria italiana, dalla auto, alle macchine, al tessile e abbigliamento e restano invariati nell'editoria. Il vero incremento si registra nei settori oggetto di privatizzazioni, quelli protetti e in grado di operare senza concorrenza: le autostrade, le municipalizzate, l'energia, le telecomunicazioni, le assicurazioni, le banche.

    Morale della favola. Il tanto vituperato governo Berlusconi è stato il primo governo, grazie alle politiche fiscali, dopo molti anni, ad accrescere, sia pure di poco, il reddito dei dipendenti privati. L'errato utilizzo del risparmio sugli interessi, negli anni 1996 -98 dei governi Prodi e D'Alema, ha fatto perdere all'Italia la vera occasione storica per incidere nel profondo della struttura pubblica. Infine con le privatizzazioni senza concorrenza, in quegli stessi anni, il centrosinistra ha creato un nuovo clan di imprenditori, qualcuno li chiama nuovi oligarchi, che grazie ai profitti delle industrie protette, loro vendute dallo stato a prezzi stracciati, hanno potuto conquistare banche e giornali. Si è realizzata così una forte concentrazione di potere, grata al centrosinistra, in grado di sindacare il futuro politico e industriale della nazione. Ovviamente costoro sono pronti a gridare al lupo quando, e se, nuovi ricchi, magari grazie all'immobiliare, cercano di partecipare alla divisione della torta. Sono gli stessi che invece di pensare all'innovazione del paese nel suo complesso sono pronti a sostenere le mai sopite idee stataliste e assistenziali. Sono queste le idee che permettono di aumentare le rendite, i profitti da rendita monopolistica e che, bloccando la crescita, penalizzano salari e consumatori. Per far tornare a crescere l'apparato produttivo nazionale, invece, ci vogliono meno enti pubblici, meno statalismo, meno rendite, più liberalizzazioni, meno tasse sugli stipendi dei lavoratori e su quel 90 % di imprese che, pur rappresentando la struttura portante della nostra economia, non guadagna più.

  3. #3
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    Predefinito Chiave Del Problema

    Caro Nuvola Rossa,

    é semplicemente paurosa l' ignoranza della situazione globale in Italia. Con tale ignoranza non ne uscite dal casino (dalla perdita competitività) in cui siete.

    E' spaventoso vedere, da chi sa come si lavora in U.E., che il 98 % degli interventi sui forums, quando parla una persona competente (diciamo un tecnico) si ferma ai meccanismi di dettaglio. Non essendo capace di andare alla chiave del problema.

    Hai parlato della situazione dipendenti pubblici. Dici che "cio' che lo stato ha risparmiato , è stato utilizzato per accrescere stipendi, burocrazia e sprechi statali".

    E' sicuramente vero, ma questo non é niente a fronte del peggioramento NAZIONALE, nel pubblico e talvolta forse nel privato, notevole, accettato e considerato come "normale".

    Il fatto abnorme é che i dipendenti pubblici, mal formati, mal gestiti, sempre in presenza di cattivi esempi, non fanno che sprecare i soldi delle tasse.

    Per decenni ci sono stati parlamentari non professionisti, ma commedianti dell' Arte Politica, che han dato dalle poltrone di ministro, questo esempio:
    - lavorare con impegno, ben organizzati, non paga (non c' é meritocrazio ma allacci di raccomandazioni e conoscenze);
    - é importante invece legarsi ad un personaggio di un partito al governo. In tal caso si diventa capo-servizio facendo solo chiacchiere ed essendo incapace di lavorare.

    Il risultato di trenta anni di pessima gestione statale e regionale é che le efficienze della macchina dello stato sono al livello Magreb. Cioé le tasse che paghiamo vanno, ad es., per il 50% in SPRECHI...

    Te lo dice chi ha avuto per più di 14 anni la responsabolità del collegamento fra Telespazio e Minist P.T.. Ma non sei tenuto a crederci, basta che leggi il post che metto subito dopo (cronaca vera). Da tale testo potrai convincerti che nei servizi dello stato italiano non si lavora certo come i Francesi, i Brits, gli Svedesi, I Finlandesi, i Belgi etc.. La gran parte della U.E; ha funzionari seri, meritocrazia, serietà nel tener conto delle esperienze (i padrini non contano).

    Se tu avessi frequentato per decenni le conferenze internazio, sapresti che Berlusca non é l' unico rappresentante italiano che fa brutte figure, ma é uno dei tanti. Perché gli altri europei sanno proteggere gli interessi dei loro Paesi; mentre i rappresent. italiani vanno alle riunioni europee senza sapere di che si parla. Questa io la chiamo, ormai é diffusa, gestione "all' italiana"....

    Antonio Greco
    (la cronaca vera nel post successivo)

  4. #4
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    Predefinito E La Barca Italia Va

    E LA BARCA ITALIA VA, MA FA ACQUA, ACQUA DA TUTTE LE PARTI
    Un equipaggio che non sa navigare

    L`aria, in Italia, é pesante. Per rendersene conto, stare un anno fuori e poi tornare. Allora si respira pesante, si cammina su terreno fangoso. E fangosa quella terra ove diventa complessa, difficile, un`azione che nel resto dell’Europa é ovvia, immediata, senza storia. In Italia invece essa puo avere una storia negativa, puo’ effettuarsi solo in tempi lunghi, o con estrema difficoltà, o con l`intervento di un padrino.

    E pesante l`aria di quel Paese ove persino persone dotate di qualità eccelse stentano a emergere, a portare a termine le proprie iniziative. Ove invece le stesse persone, andando in un altro Paese europeo, di latitudine poco piu alta, emergono senza problemi, hanno successo.

    In gennaio ‘98 il procuratore generale segnala che la giustizia italiana non é proprio a livelli europei. Il direttore delle F.S. ha detto poco prima qualcosa di simile delle ferrovie. In luglio ’99 il magistrato capo del pool Mani Pulite denunzia il rischio che una buona metà delle inchieste su tangentopoli cada in prescrizione, in quanto ….”la giustizia non funziona. E spiacevole, aggiunge, poiché sarebbe un segno di impunità”.. Altri responsabili di grosse strutture pubbliche italiane, nel fare paragoni cogli altri Paesi dell’Unione, potrebbero arrivare a conclusioni fallimentari di simile tipo. Non sarebbe sorprendente.

    E la barca Italia va, continua a navigare, ma fa acqua da tutte le parti.

    Le ultime eclatanti notizie confermano quello che sapevamo: il Paese non funziona. Se uno degli uomini chiave del vecchio centrosinistra si rifugio’ in Tunisia per sfuggire alla giustizia, se un ex-premier é stato indagato per complicità con la mafia, allora non si possono aver dubbi: il sistema Italia ha i piedi d’argilla e rischia il sottosviluppo.

    Guardando fuori dalle frontiere, dove ti volti, vedi qualcosa che gli altri sanno fare, e noi no. O meglio, fingiamo di fare la stessa cosa, o proviamo a farla. O diciamo di volerla fare. Ma poi succede che ci fermiamo a metà strada. O che abbiamo un risultato che non é paragonabile a quello ottenuto negli altri Paesi dell’Unione, ma lo é a quello ottenibile in un Paese del Nord-Africa.

    I media hanno parlato recentemente di due fra i tanti ospedali in sofferenza. Sigilli al Policlinico di Roma nel ’97, a seguito di un’infezione diffusa. Inoltre le notizie di luglio ’99 dallo stesso ospedale dicono: perquisite dai carabinieri le sale operatorie. Immodizia, ferri arrugginiti, provette sporche. Undici bimbi infettati da un piccolo germe, il quale si é preso il compito (due volte in 24 mesi, o forse erano due germi diversi ?) di mostrare a tutti che il grosso ospedale universitario é sporco e mal gestito. Cosa che chi lavora in esso sa da anni, ma finge di non sapere, per non essere danneggiato da un sistema mafioso che gestisce personale e risorse in base ai proprii interessi.

    IL Caldarelli, cuore dolente della sanità partenopea, non va meglio. Per cui la marcia della salute, organizzata da un partito, si chiude davanti ai suoi cancelli. Bindi, ministro della Sanità, dichiara: “…Il problema é comune alle grandi strutture. Al Caldarelli mancano le camere sterili, a Firenze chiudono le sale operatorie del Careggi, a Pesaro muoiono dieci persone. Realtà diverse, accomunate da un’emergenza.” Solo dieci mesi prima lo stesso ministro, con faccia tosta (o per ignoranza ?), aveva sostenuto nel talk-show “Porta a porta” che la Sanità italiana é al livello di quella degli altri Paesi sviluppati d’Europa !…… Ma la serietà dei politici italiani é ormai conosciuta in Europa !

    Nel tratto Parigi-Roma dormire in cuccetta puo’ portare a strani confronti. Se il vagone cuccette é francese, il condizionamento é in funzione. Se la carrozza é italiana, una volta su cinque il viaggio (in inverno) sembra fatto in Siberia. In estate sembra fatto in Africa. La differenza: in Francia una carrozza che ne ha bisogno, va in manutenzione. In Italia viaggia. C’é da soprendersi del numero di incindenti ferroviari in Italia ?

    Le condizioni di costruzione dell’Eurotunnel (Parigi-Londra) e del passante ferroviario Milano-aeroporto sono state elencate da Radice sul Corriere della Sera. Eurotunnel, 50 km, il passante milanese 10.5 km. Eurotunnel, 380 miliardi/km, il passante 571 miliardi/km. Eurotunnel finito in 7 anni, il passante milanese non finito in 17 anni.

    Da La Repubblica (27-1-99), contenente un articolo intitolato Bassa Velocità : « Sui lavori lungo la direttrice Milano-Napoli emerge una realtà sconcertante : uno spaccato di una commedia dell’assurdo, un’inestricabile matassa di contraddizioni ed errori della quale sarà impossibile venire a capo. Cominciando dall’elemento macroscpico dei ritardi e dei rinvii …..tra un progetto bocciato e un cantiere contestato, la data di apertura dell’intera tratta é fissata al 2006. E un gap incolmabile rispetto agli standards degli altri Paesi Europei. »
    « L’altro intoppo riguarda invece Napoli. La stazione terminale dei convogli ad alta velocità non sarà quella di Napoli, ma un apposito scalo ad Afragola. Un interscambio, ove i passeggeri dovranno cambiare treno per arrivare a destinazione. » Un modo come un’altro per vanificar’e il riparmio di tempo conseguito ! L’articolo conclude : « Poca Europa in tutto questo».

    Panorama,nel novembre 99, tenta di ripôndere alla domanda: “Di chi la colpa del caos dei trasporti ?”con qualche rilevamento. “I tempi medi di realizzazione delle grandi infrastutture restano dalle tre alle cinque volte superiori a quelli europei. Per la direttissima ferroviaria Roma-Firenze ci sono voluti più di 30 anni. Qualsiasi persona di buon senso sa che , per liberare le strade, le merci dovrebbero viaggiarre in mare e su treno. Ma la % di merci trasportatat sui vagoni F.S. rimane inferiore al 15%.”
    Le Ferrovie dello Stato hanno ammesso (lettera al Corriere del 1-11-99): “Il quadruplicamento degli assi Nord-Sud e Est-Ovest e il potenziamento dei nodi fondamentali, partiti 20 anni fa, subiscono ritardi a causa delle interrminabili procedure amministrative.”

    L’indagine ISTAT sulle università (Il Corriere, 5-11-99) mette in rilievio l’alto tasso di insuccesso che non ha eguali negli altri Paesi evoluti: solo il 40 % degli iscritti raggiunge il traguardo della laurea. Inoltre, nel ’98, l’esercito dei fuori corso nelle università supera l’88 % del totale iscritti.

    C’é da chiedersi come mai l’Italia sia in Europa e non in Africa !

    Le Poste Italiane hanno da decenni il primato europeo per la lentezza della consegna, per la lunghezza delle code agli sportelli e per l’inaffidabilità dei servizi. Nel luglio ’99 la proposta del ministro Piazza per l’abolizione della coda agli sportelli: un coacervo di buone intenzioni, indice del livello della maturità civile italiana. In un’altro Paese il problema dalla coda si sarebbe risolto senza impegnare il parlamento, in modo più semplice: rilevamento delle cause del problema e realizzazione pratica dei correttivi necessarii ad eliminarlo. In Italia si propone una legge. La commedia dell’arte é italiana !

    Sergio Bocca afferma : « Ferrovie e crimininalità. Non passa giorno o settimana senza morti o ammazzati dalla malavita organizzata o senza treni che deragliano e locomotive che s’incendiano….. Al ministro dell’interno va bene che esista una non piccola provincia italiana, la Aspromontana, in cui lo stato in cento anni non ha mai trovato uno dei sequestrati della ‘ndrangheta. ».

    Nelle riunioni internazionali ove vengono discussi e definiti gli standards di trasmissione per le telecomunicazioni, o dei collegamenti internazionali, o per la costruzione di apparecchi industriali, i rappresentanti degli altri Paesi dell’Unione Europea proteggono gli interessi delle proporie economie. I rappresentanti italiani raramente ci provano, se lo fanno rischiano brutte figure.

    Nel 2002 la sorpresa di Marino, re dei trapianti. Lui , che nel ’92 era il 1° direttore straniero del centro trapianti governativo USA, nel ‘99 diviene direttore dell’ISMETT di Palermo. Nel 03, stanco di combattere per poter lavorare, sbatte la porta e se ne va a dirigere la divisione trapianti a Philadelphia, dicendo: qui in Italia non posso lavorare, son costretto ad andarmene. Un’altro esempio del pantano italiano.

    Vale la pena di ricordare che non c’é nessun Paese dell’Unione Europea che sia al livello italiano, cosi basso, in tutti i settori menzionati ? E quali ne sono i motivi ? E come mai nessuno li ricerca e li scopre ? L’intellighentia italiana dorme, o non esiste ?
    Se vogliamo andare a fondo e scoprire le cause del sottosviluppo italiano, non c’é alternativa ad un riesame dei nostri comportamenti. Questa lettera dall’Europa é un piccolo contributo preliminare.

    Antonio Greco

    ANGREMA@wanadoo.fr

 

 

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