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    Thumbs up Toh..cominciamo a svegliarci.

    Le fermezza e l'ipocrisia
    Sappiamo da tempo che l'immigrazione è il fenomeno che forse più inciderà sul futuro dell'Europa. Conteranno sia la quantità dei flussi migratori che la qualità delle risposte europee. In Italia sembriamo tuttora impreparati ad affrontare in modo razionale e convergente un fenomeno col quale conviviamo ormai da anni. Ci sono almeno tre temi su cui non c'è consenso nazionale e, per conseguenza, mancano codici di comportamento e pratiche comuni fra gli operatori delle principali istituzioni. Non c'è consenso, prima di tutto, su che cosa si debba intendere per «integrazione» degli immigrati. A parole, tutti la auspicano ma che cosa sia resta un mistero. Ad esempio, si può ridurla alla questione dei tempi per la concessione della cittadinanza? O ciò non significa partire dalla coda anziché dalla testa?

    Poiché nulla meglio delle micro-situazioni getta luce sui macro-fenomeni, si guardi a che cosa davvero intendono per «integrazione» certi operatori istituzionali. Ciò che succede, ormai da diversi anni, in molte scuole, durante le feste natalizie (e le inevitabili polemiche si infrangono contro muri di gomma) è rivelatore. Ci sono educatori (è inappropriato definirli diseducatori?) che hanno scelto di abolire il presepe e gli altri simboli natalizi, lanciando così agli immigrati non cristiani (ma anche ai piccoli italiani) il seguente messaggio: noi siamo un popolo senza tradizioni o, se le abbiamo, esse contano così poco ai nostri occhi che non abbiamo difficoltà a metterle da parte per rispetto delle vostre tradizioni. Intendendo così il rispetto reciproco e la «politica dell'integrazione», quegli educatori contribuiscono a preparare il terreno per futuri, probabilmente feroci, scontri di civiltà. E lasciamo da parte ciò che possiamo solo immaginare: cosa essi raccontino, sulle suddette tradizioni, nelle aule, ai piccoli italiani e stranieri.

    C'è poi, in secondo luogo, la questione dell'immigrazione islamica. Tipicamente (le critiche di Tito Boeri - 23 dicembre - e di altri, alle tesi di Giovanni Sartori - 20 dicembre - sulla difficoltà di integrare i musulmani, ne sono solo esempi), la posizione fino ad oggi dominante fra gli intellettuali liberal (e cioè politicamente corretti) è stata quella di negare l'esistenza del problema. Come se in tutti i Paesi europei, quale che sia la politica verso i musulmani, non si constati sempre la stessa situazione: ci sono, da un lato, i musulmani integrati, che vivono quietamente la loro fede, e non rappresentano per noi alcun pericolo (coloro che, a destra, ne negano l'esistenza facendo di tutta l'erba un fascio sono altrettanto dannosi dei suddetti liberal) ma ci sono anche, dall'altro, i tradizionalisti militanti, rumorosi e assai numerosi, più interessati ad occupare spazi territoriali per l'islam nella versione chiusa e oscurantista che a una qualsiasi forma di integrazione. E lascio qui deliberatamente da parte i jihadisti e i loro simpatizzanti. Salvo osservare che i confini che separano i tradizionalisti militanti contrari all'uso della violenza e i simpatizzanti del jihadismo sono fluidi, incerti e, probabilmente, attraversati spesso nei due sensi. Negare il problema è, francamente, da irresponsabili.

    Ultima, ma non per importanza, c’è la questione dell’immigrazione clandestina, che porta con sé anche i fenomeni legati allo sfruttamento da parte della criminalità organizzata (e il caso di Rosarno ne è un esempio). Non c’è nemmeno consenso nazionale sul fatto che i clandestini vadano respinti. Da un lato, ci sono settori (xenofobi in senso proprio) della società che non hanno interesse a tracciare una linea netta fra clandestini e regolari essendo essi contro tutti gli immigrati. Ma tracciare una linea netta non interessa, ovviamente, neanche ai fautori dell’accoglienza indiscriminata.

    Non ci sono solo troppi prelati e parroci che parlano ambiguamente di accoglienza senza mettere mai paletti (accoglienza verso chi? alcuni? tutti? Con quali criteri? Con quali risorse?). Ci sono anche operatori istituzionali che ci mettono del loro. Un certo numero di magistrati, ad esempio, ha deciso che il reato di clandestinità è in odore di incostituzionalità. Immaginiamo che la Corte costituzionale si pronunci domani con una sentenza favorevole alla tesi di quei magistrati. Bisognerebbe allora mandare a memoria la data di quella sentenza perché sarebbe una data storica, altrettanto importante di quelle dell’unificazione d’Italia e della Liberazione. Con una simile sentenza, la Corte stabilirebbe solennemente che ciò che abbiamo sempre creduto uno Stato non è tale, che la Repubblica italiana è una entità «non statale». Che cosa è infatti il reato di clandestinità? Nient’altro che la rivendicazione da parte di uno Stato del suo diritto sovrano al pieno controllo del territorio e dei suoi confini, della sua prerogativa a decidere chi può starci legalmente sopra e chi no. Se risultasse che una legge, regolarmente votata dal Parlamento, che stabilisce il reato di clandestinità, è incostituzionale, ne conseguirebbe che la Costituzione repubblicana nega allo Stato italiano il tratto fondante della statualità: la prerogativa del controllo territoriale. Né si può controbattere citando il trattato di Schengen, che consente ai cittadini d’Europa di circolare liberamente nei Paesi europei aderenti. Schengen, infatti, è frutto di un accordo volontario fra governi e, proprio per questo, non intacca il principio della sovranità territoriale.

    La questione dell’immigrazione ricorda quella del debito pubblico. Il debito venne accumulato durante la Prima Repubblica da una classe politica che sapeva benissimo di scaricare un peso immenso sulle spalle delle generazioni successive. In materia di immigrazione accade la stessa cosa: esiste un folto assortimento di politici superficiali, di xenofobi, di educatori scolastici, di intellettuali liberal, di preti (troppo) accoglienti, di magistrati democratici, e di altri, intento a fabbricare guai. Fatta salva la buona fede di alcuni, molti, probabilmente, pensano che se quei guai, come nel caso del debito, si manifestassero in tutta la loro gravità solo dopo un certo lasso di tempo, non avrebbe più senso prendersela con i responsabili.


    Angelo Panebianco
    08 gennaio 2010
    Le fermezza e l'ipocrisia - Corriere della Sera


    Cominciamo a svegliarci anche al Corriere, quando crepa sto politically correct che ci manda tutti a ramingo (a noi popolino impotente)?
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
    Oggi m'hanno incuXXto...ma con che austerità ragazzi! Roba da signori! Ho ringraziato e chiesto un'altro appuntamento.

  2. #2
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio
    Le fermezza e l'ipocrisia
    Sappiamo da tempo che l'immigrazione è il fenomeno che forse più inciderà sul futuro dell'Europa. Conteranno sia la quantità dei flussi migratori che la qualità delle risposte europee. In Italia sembriamo tuttora impreparati ad affrontare in modo razionale e convergente un fenomeno col quale conviviamo ormai da anni. Ci sono almeno tre temi su cui non c'è consenso nazionale e, per conseguenza, mancano codici di comportamento e pratiche comuni fra gli operatori delle principali istituzioni. Non c'è consenso, prima di tutto, su che cosa si debba intendere per «integrazione» degli immigrati. A parole, tutti la auspicano ma che cosa sia resta un mistero. Ad esempio, si può ridurla alla questione dei tempi per la concessione della cittadinanza? O ciò non significa partire dalla coda anziché dalla testa?

    Poiché nulla meglio delle micro-situazioni getta luce sui macro-fenomeni, si guardi a che cosa davvero intendono per «integrazione» certi operatori istituzionali. Ciò che succede, ormai da diversi anni, in molte scuole, durante le feste natalizie (e le inevitabili polemiche si infrangono contro muri di gomma) è rivelatore. Ci sono educatori (è inappropriato definirli diseducatori?) che hanno scelto di abolire il presepe e gli altri simboli natalizi, lanciando così agli immigrati non cristiani (ma anche ai piccoli italiani) il seguente messaggio: noi siamo un popolo senza tradizioni o, se le abbiamo, esse contano così poco ai nostri occhi che non abbiamo difficoltà a metterle da parte per rispetto delle vostre tradizioni. Intendendo così il rispetto reciproco e la «politica dell'integrazione», quegli educatori contribuiscono a preparare il terreno per futuri, probabilmente feroci, scontri di civiltà. E lasciamo da parte ciò che possiamo solo immaginare: cosa essi raccontino, sulle suddette tradizioni, nelle aule, ai piccoli italiani e stranieri.

    C'è poi, in secondo luogo, la questione dell'immigrazione islamica. Tipicamente (le critiche di Tito Boeri - 23 dicembre - e di altri, alle tesi di Giovanni Sartori - 20 dicembre - sulla difficoltà di integrare i musulmani, ne sono solo esempi), la posizione fino ad oggi dominante fra gli intellettuali liberal (e cioè politicamente corretti) è stata quella di negare l'esistenza del problema. Come se in tutti i Paesi europei, quale che sia la politica verso i musulmani, non si constati sempre la stessa situazione: ci sono, da un lato, i musulmani integrati, che vivono quietamente la loro fede, e non rappresentano per noi alcun pericolo (coloro che, a destra, ne negano l'esistenza facendo di tutta l'erba un fascio sono altrettanto dannosi dei suddetti liberal) ma ci sono anche, dall'altro, i tradizionalisti militanti, rumorosi e assai numerosi, più interessati ad occupare spazi territoriali per l'islam nella versione chiusa e oscurantista che a una qualsiasi forma di integrazione. E lascio qui deliberatamente da parte i jihadisti e i loro simpatizzanti. Salvo osservare che i confini che separano i tradizionalisti militanti contrari all'uso della violenza e i simpatizzanti del jihadismo sono fluidi, incerti e, probabilmente, attraversati spesso nei due sensi. Negare il problema è, francamente, da irresponsabili.

    Ultima, ma non per importanza, c’è la questione dell’immigrazione clandestina, che porta con sé anche i fenomeni legati allo sfruttamento da parte della criminalità organizzata (e il caso di Rosarno ne è un esempio). Non c’è nemmeno consenso nazionale sul fatto che i clandestini vadano respinti. Da un lato, ci sono settori (xenofobi in senso proprio) della società che non hanno interesse a tracciare una linea netta fra clandestini e regolari essendo essi contro tutti gli immigrati. Ma tracciare una linea netta non interessa, ovviamente, neanche ai fautori dell’accoglienza indiscriminata.

    Non ci sono solo troppi prelati e parroci che parlano ambiguamente di accoglienza senza mettere mai paletti (accoglienza verso chi? alcuni? tutti? Con quali criteri? Con quali risorse?). Ci sono anche operatori istituzionali che ci mettono del loro. Un certo numero di magistrati, ad esempio, ha deciso che il reato di clandestinità è in odore di incostituzionalità. Immaginiamo che la Corte costituzionale si pronunci domani con una sentenza favorevole alla tesi di quei magistrati. Bisognerebbe allora mandare a memoria la data di quella sentenza perché sarebbe una data storica, altrettanto importante di quelle dell’unificazione d’Italia e della Liberazione. Con una simile sentenza, la Corte stabilirebbe solennemente che ciò che abbiamo sempre creduto uno Stato non è tale, che la Repubblica italiana è una entità «non statale». Che cosa è infatti il reato di clandestinità? Nient’altro che la rivendicazione da parte di uno Stato del suo diritto sovrano al pieno controllo del territorio e dei suoi confini, della sua prerogativa a decidere chi può starci legalmente sopra e chi no. Se risultasse che una legge, regolarmente votata dal Parlamento, che stabilisce il reato di clandestinità, è incostituzionale, ne conseguirebbe che la Costituzione repubblicana nega allo Stato italiano il tratto fondante della statualità: la prerogativa del controllo territoriale. Né si può controbattere citando il trattato di Schengen, che consente ai cittadini d’Europa di circolare liberamente nei Paesi europei aderenti. Schengen, infatti, è frutto di un accordo volontario fra governi e, proprio per questo, non intacca il principio della sovranità territoriale.

    La questione dell’immigrazione ricorda quella del debito pubblico. Il debito venne accumulato durante la Prima Repubblica da una classe politica che sapeva benissimo di scaricare un peso immenso sulle spalle delle generazioni successive. In materia di immigrazione accade la stessa cosa: esiste un folto assortimento di politici superficiali, di xenofobi, di educatori scolastici, di intellettuali liberal, di preti (troppo) accoglienti, di magistrati democratici, e di altri, intento a fabbricare guai. Fatta salva la buona fede di alcuni, molti, probabilmente, pensano che se quei guai, come nel caso del debito, si manifestassero in tutta la loro gravità solo dopo un certo lasso di tempo, non avrebbe più senso prendersela con i responsabili.


    Angelo Panebianco
    08 gennaio 2010
    Le fermezza e l'ipocrisia - Corriere della Sera


    Cominciamo a svegliarci anche al Corriere, quando crepa sto politically correct che ci manda tutti a ramingo (a noi popolino impotente)?
    Vedo che non hai capito il senso di un articolo che vuole fotografare una situazione in cui ci sono due estremismi che si affrontano. Da un lato la sinistra becera che vorrebbe far entrare tutti, dall'altra gli xenofobi che vorebbero bloccare con un dito il fiume di immigrati pronti a lasciare l'Africa e gli altri paesi extracomunitari oltre a cacciare chi già c'è.
    Poi l'articolo se la prende anche contro chi sta partendo dalla fine nel processo di integrazione con il voto e la cittadinanza breve (Fini & company).
    Bene, tutto giusto una bella fotografia, ma di ricette per risolvere il problema non se ne trova traccia nell'articolo.
    Facile criticare senza avere uno straccio di idea pratica su come integrare queste popolazioni.
    Se si deve partire dalla fine ben venga, visto che bisogna controbilanciare la xenofobia dilagante sparsa dalla Lega a piene mani. Del resto se io lavoro, pago le tasse, faccio figli in un paese, perchè non posso aspirare a diventare cittadino di quel paese in tempi ragionevoli?
    E perchè se un cittadino italiano può diventare ebreo o mussulmano o nascere ebreo o mussulmano un immigrato deve abbandonare la propria fede o le proprie tradizioni (quelle che non vanno contro le leggi italiane si intenda bene) ? Dall'altro lato bisogna applicare le leggi e bisogna creare una polizia anti immigrazione clandestina che però non abbia una funzione xenofoba, ma che serva ad aiutare a regolare i fussi migratori.
    Insomma Fini sta cercando di proporre una soluzione equilibrata, ma gli xenofobi lo chiamano comunista e ne travisano volutamente le intenzioni.

  3. #3
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    qualsiasi cosa tu abbia scritto non ti leggo
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
    Oggi m'hanno incuXXto...ma con che austerità ragazzi! Roba da signori! Ho ringraziato e chiesto un'altro appuntamento.

  4. #4
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    Citazione Originariamente Scritto da Gigione Visualizza Messaggio
    qualsiasi cosa tu abbia scritto non ti leggo
    Tanto non avresti compreso nulla, non ti preoccupare, vai a comprare la Padania ed il Giornale.
    Ultima modifica di apibroker; 08-01-10 alle 10:54

  5. #5
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    Un bell'articolo... molto vicino alle idee di Fini direi... chi nega il problema e chi lo assolutizza, sono loro il problema per l'italia.

    Negare la necessità di integrare gli immgrati per buonismo come negare che sia possibile integrarli come dice la Lega (che tra l'altro smentisce se stessa quando dice che dopo l'indipendenza della padania penserà all'integrazione degli immigrati) vuol solo dire danneggiare l'italia.
    Ultima modifica di famedoro; 08-01-10 alle 16:26
    Matsudaira Izu no Kami disse al Maestro Mizuno Kenmotsu: "Voi siete un uomo di grande valore, peccato siate così basso".

    Kenmotsu gli rispose: "E' vero. A volte in questo mondo non tutto va come si desidera. Ora, se io vi tagliassi la testa e l'attaccassi sotto i miei piedi, sarei più alto. Ma è qualcosa che non si potrebbe fare".

  6. #6
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    "Comment? Vous vous rappelez encore ce choses?
    M'avez vous demandé de les oublier?
    Non, mais il est des oublis qui sont peut-être des élégances....
    Ahh..Madame.....combien d'élégances me sont interdites!"

    (cito a memoria da Alberic Cauhet)

    L'Italia è piena di persone eleganti, ma di scarsa memoria.
    C'è chi si dimentica delle persone con cui va in barca e c'è chi si dimentica che lo Statista, a suo tempo dall'On. Gianfranco Fini definito "Il più grande del XX° secolo", quando l'Italia era composta da un Territorio Metropolitano e dalle Colonie, aveva concesso agli abitanti nativi di queste ultime tutti i Diritti Civili allora possibili ( pochi...) tranne uno:
    il Diritto di Residenza sul territorio metropolitano.

    Ahh, queste dimenticanze......
    Ultima modifica di Arthur Sammler; 08-01-10 alle 16:28

  7. #7
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    Citazione Originariamente Scritto da famedoro Visualizza Messaggio
    in effetti ha ragione API e l'articolo di Gigione... chi nega il problema e chi lo assolutizza sono un problema per l'italia.

    Negare la necessità di integrare gli immgrati come negare che sia possibile integrarli come dice la Lega (che tra l'altro smentisce se stessa quando dice che dopo l'indipendenza della padania penserà all'integrazione degli immigrati) vuol solo dire danneggiare l'italia.
    La Lega non dice quanto affermi tu.

    Io non leggo quello che scrive API e non mi interessa farlo ed essere quotato insieme a lui mi da fastidio, evita per favore-grazie.

    In tutto questo discorso Fini non c'entra, non mettetecelo dentro non ne posso più.
    Si parla in generale e non si sono fatti nomi.

    L'integrazione, come dice la Lega in modo un pò più brutale e come ha sempre detto il PDL quando era suddiviso in FI e AN, non si fa tanto al chilo.
    Si deve controllare il flusso di immigrati, per anni non lo si è fatto, è ora di tirare il freno a mano.
    E alla svelta.
    se poi il vaticano o qualche intellettuale liberal o affini hanno spazio, lavoro, tempo e denaro spalanchino le porte, li ringrazieremo e applaudiremo.
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  8. #8
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    Siete davvero in malafede, la Lega non ha mai detto che bisogna rispedire a casa tutti gli immigrati, solo i clandestini: e per fare questo occorre il reato di clandestinità (a proposito, mi pare che Fini fosse contrario), occorre che questo venga applicato rigorosamente (a proposito, mi pare che la magistratura sia contraria) ed occorre attivare delle politiche di controllo del territorio al fine di individuare l'immigrazione clandestina per espellerla, anzichè far finta di non vedere e tollerare fino a che questa non esplode (Rosarno).
    Peccato che quando i sindaci leghisti si attivano per fare questi controlli, si gridi al razzismo e alla xenofobia a prescindere; anche la segnalazione degli alunni figli di immigrati clandestini da parte dei presidi nelle scuole sarebbe rientrata nell'ambito di queste politiche di controllo dell'immigrazione clandestina: mi pare che il signor Fini abbia gridato al razzismo.
    Quindi si dicano le cose come stanno, il signor Fini e i suoi sodali, compreso Benedetto DellaVedova, sono a favore di tutta l'immigrazione, regolare e clandestina, e considerano xenofobo e razzista perseguire l'immigrazione clandestina in quanto tale, punto e stop.
    Logica vuole che vengano esplusi dal PDL , dal momento che avere idee opposte su un tema sensibile e caratterizzante come l'immigrazione equivale ad avere idee opposte sulla bontà o meno della dittatura del proletariato, non ad avere semplicemente idee diverse su singoli provvedimenti.
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  9. #9
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    Se siamo innanzi a tali gravi situazioni è anche colpa di Panebianco ,del suo giornale, della loro proprietà...

  10. #10
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    Predefinito Rif: Toh..cominciamo a svegliarci.

    Citazione Originariamente Scritto da Ivan Visualizza Messaggio
    Se siamo innanzi a tali gravi situazioni è anche colpa di Panebianco ,del suo giornale, della loro proprietà...
    può darsi che sia vero.
    Nulla alle spalle, dubbi sul futuro
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