Tre colpi sparati in una strada affollata del centro città: è grave
Convive con un impiegato della questura, era diventata madre da 12 giorni
Messina, agguato alla nipote del boss
Il fratello: "L'ho fatto per onore"
Ai carabinieri ha confessato: "Brunetta ha avuto un figlio senza essere sposata"
MESSINA - E' la nipote del boss della 'ndrangheta Giuseppe Morabito la donna calabrese di 32 anni colpita con alcuni colpi di pistola sotto le finestre di casa, sul marciapiede di via Tommaso Cannizzaro in pieno centro di Messina, a pochi metri dal tribunale.
E' stato il fratello a spararle: non accettava che convivesse con un dipendente della questura dal quale aveva avuto un figlio "senza essere sposata".
Brunetta Morabito è praticante legale presso l'Avvocatura dello Stato; madre da dodici giorni, separata da tre anni, vive insieme ad un impiegato civile del ministero dell'Interno in servizio alla questura di Messina. Ha tentato di fuggire dal suo aggressore rifugiandosi nel portone di un caseggiato ma il killer le ha esploso contro almeno quattro colpi: un proiettile l'ha centrata alla testa. Poco dopo il fratello minore, Giovanni di 24 anni, detto Ringo, già conosciuto alle forze dell'ordine, si è costituito ai carabinieri: "Ho sparato io a Brunetta. E' una questione d'onore".
Le condizioni della vittima sono gravi: in questo momento la donna ferita è sottoposta a un intervento chirurgico nel Policlinico di Messina. La prognosi è riservata.
Il legame di parentela che lega la donna con il capo delle cosche della jonica calabrese aveva fatto inizialmente supporre che il tentato omicidio fosse legato alla guerra di mafia. Giuseppe Morabito, nella mala calabrese soprannominato Tiradrittu, zio della vittima, fu arrestato nel febbraio del 2004 dopo dodici anni di latitanza.
E non solo. L'agguato a Messina sembrava collegato all'omicidio del calciatore dilettante ucciso domenica sera vicino a Reggio Calabria e all'assassinio del vicepresidente del consiglio regionale della Calabria Francesco Fortugno. La fidanzata del calciatore Enzo Cotroneo è infatti parente alla lontana di Tiradrittu e, guarda caso, il ragazzo iscritto alla Locri calcio era stato ucciso il giorno prima dell'audizione davanti all'ufficiale dei carabinieri che indaga sul caso Fortugno. Tutti indizi che, immediatamente dopo l'agguato a Messina e prima che si costituisse il parente-killer, avevano indotto gli inquirenti ad affermare che era "di nuovo guerra di 'ndrangheta".
(da Repubblica del 24 marzo 2006)




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Non mi pare però che il centrosinistra faccia molta campagna su queste "analogie" ed è un vero peccato.
