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    Predefinito Russia-Iran-Venezuela :un fronte anti-USA

    Il ministro degli Esteri russo Lavrov ha bocciato la proposta
    di risoluzione delle Nazioni Unite: "In sostanza è un ultimatum"
    Iran, la Russia non condivide bozza Onu
    Khamenei: "Resisteremo alle pressioni"
    A favore di Teheran si è schierato anche il presidente venezuelano Chavez: "Gli imperialisti Usa fanno minacce per via del petrolio"


    L'ayatollah iraniano Ali Khamenei
    TEHERAN - L'Iran non accetterà risoluzioni dell'Onu che siano contrarie ai propri interessi per quanto riguarda il programma nucleare. Lo ha dichiarato oggi la guida suprema iraniana, l'ayatollah Ali Khamenei. E la Russia è pronta ad appoggiare il Paese. Infatti il ministro degli esteri russo Serghei Lavrov, attualmente impegnato in una visita in cina insieme al presidente Vladimir Putin, ha dichiarato che la Russia non condivide la bozza di risoluzione da presentare al consiglio di sicurezza dell'Onu sul dossier nucleare iraniano. A favore dell'Iran si è pronunciato anche il presidente venezuelano Hugo Chavez, che ha accusato gli Stati Uniti di minacciare l'Iran a causa del petrolio.

    "L'uso della tecnologia nucleare civile è necessaria al progresso di ogni Paese e quindi la nazione iraniana resisterà ad ogni pressione a riguardo - ha detto Khamenei - non accetteremo mai decisioni del Consiglio di Sicurezza contrarie ai nostri interessi nazionali".

    Khamenei, che in virtù della costituzione ha l'ultima parola su tutti gli affari di Stato, ha ricordato come l'Iran abbia già in passato respinto risoluzioni dell'Onu. Il riferimento è alla risoluzione 598 del 1987 che imponeva di sospendere le ostilità della guerra Iran-Iraq. Ma allora, ha sottolineato l'ayatollah, l'Iraq occupava migliaia di chilometri quadrati di territorio iraniano. Per questo Teheran ha accettato la risoluzione solo nel luglio 1988, dopo aver respinto le forze nemiche.

    L'Iran può sicuramente contare sull'appoggio russo: "Il progetto in sostanza è un ultimatum, contiene articoli che di fatto preparano il terreno all'introduzione di sanzioni contro Teheran", ha detto il ministro Lavrov all'agenzia russa Interfax, riferendosi alla bozza di risoluzione dell'Onu. "Così come si presenta la bozza, difficilmente la potremo sostenere", ha ammonito. Per Lavrov il progetto di risoluzione intende "togliere la competenza dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica Aiea) sul dossier nucleare iraniano e trasferirla al Consiglio di sicurezza dell'Onu.
    Riteniamo anche questo un passo ingiusto".

    Per Lavrov, non è il consiglio di sicurezza a doversi interessare del programma atomico di Teheran, ma l'Aiea. Russia e Cina, ha detto il ministro, "non sono d'accordo con il tentativo di strumentalizzare la questione del nucleare iraniano per risolvere alcuni problemi politici di un'agenda unilaterale". "L'importante - ha proseguito il ministro russo - è impedire violazioni al regime di non proliferazione nucleare; su questo occorre concentrare gli sforzi della comunità internazionale".

    Ancora più netta a favore dell'Iran la posizione di Chavez: "Gli imperialisti Usa hanno invaso l'Iraq cercando il petrolio e per il petrolio stanno minacciando l'Iran, non perchè gli iraniani stiano sviluppando un qualche tipo di bomba nucleare", ha detto ieri il presidente venezuelano, in occasione dell'inaugurazione di una centrale elettrica.

    "E' una menzogna, non c'è prova di ciò. Sono assolutamente certo che è falso che il governo iraniano stia sviluppando la bomba atomica", ha aggiunto Chavez. Il Venezuela è uno dei pochi Paesi che all'inizio del mese hanno votato a Vienna contro la risoluzione dell'Agenzia internazionale dell'energia atomica (Aiea) che ha interessato il Consiglio di sicurezza dell'Onu del dossier iraniano.

    (22 marzo 2006)

  2. #2
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    Predefinito un altra bella notizia



    C'E' MOSCA NEL FUTURO DELLA BIELORUSSIA Mercoledì, 22 Marzo 2006 - 00:07 - di Carlo Benedetti



    Putin e Lukashenko In Bielorussia le elezioni presidenziali che si sono svolte domenica scorsa hanno registrato la totale vittoria del Presidente uscente, il cinquataquattrenne Aleksandr Lukascenko. Un record di voti dell'82 per cento che ricorda le vecchie consultazioni "blindate" del periodo sovietico. Ma se in quei tempi le opposizioni (che pure esistevano a Minsk come nelle altre regioni dell'Urss) non trovavano la forza per uscire allo scoperto, ora il contesto politico della nuova gestione socio-istituzionale, ha evidenziato - pur con tutte le repressioni possibili - l'esistenza di un fronte unitario del "no". E le prove di tali "novità" sono evidenti: contro Lukascenko si sono battuti esponenti come il liberale Milinkievic, il socialdemocratico Kozulin e il filo-americano Gaidukevic; tutti sostenuti da una serie di coalizioni collegate anche agli ambienti dell'emigrazione bielorussa e ad agenzie dell'intelligence statunitense. Ne consegue che un'analisi reale della consultazione di domenica non può essere fatta solo sulla base dei risultati usciti dalle urne.
    Proprio perché la spaccatura che si registra nel Paese - nel quadro generale della risaputa evanescenza delle ideologie - non consente valutazioni improvvisate. Non solo, ma ci ricorda che non si possono fare scommesse sul futuro se prima non si cominciano a raccogliere conclusioni relative all'esame del passato. Ed ecco che si scopre che in questi primi anni post-sovietici, caratterizzati dalla gestione di Lukascenko, la Bielorussia è rimasta ancorata alle vecchie tradizioni manifestando sempre una sorta di pigrizia intellettuale.

    In pratica il potere di Minsk ha cavalcato l'onda lunga scaturita all'implosione dell'Urss. Ha accentuato il valore delle tradizioni. ha sottolineato l'importanza della comunità slava e l'unione con la Russia, mettendo in evidenza i "pericoli" esterni. In particolare l'oltranzismo polacco, l'isolazionismo della Lituania, l'aggressività statunitense.
    E' così accaduto che gli oppositori di Lukascenko si sono ritrovati a combattere aiutati da alleati che, se da un lato hanno portato dollari ed idee, dall'altro hanno provocato una concreta reazione a livello popolare.
    Come conseguenza di tutto ciò il risultato delle elezioni di domenica è stato paurosamente falsato proprio dalla attività e dalla propaganda di precise centrali internazionali. Per paradosso si può dire che i maggiori "aiutanti" di Lukascenko sono stati gli ideologi della Cia, i fanatici di "Solidarnosc", i nazionalisti di Vilnius ed anche gli "arancioni" di Kiev che auspicano una rivoluzione analoga in terra bielorussa.
    Sul teatro di Minsk si è combattuta una guerra di tipo particolare. E la dimostrazione si può riscontrare anche nel tipo di reazioni registrate subito dopo il voto. Con i leader del movimento d'opposizione "Zubr" (il "Bisonte") i quali, collegati alle formazioni "Porà" dell'Ucraina, hanno subito parlato di un "voto-truffa", con il dissidente Vladimir Kobets che ha parlato di un potere "che si regge col terrore" e con i media occidentali che continuano ad insistere sul tema di un "Lukascenko ultimo dittatore in Europa". In pratica tutti ancorati alla linea di Bush e della Rice.

    E' anche vero, comunque, che su Minsk gravano una serie d'accuse che vengono da numerose organizzazioni intergovernative le quali criticano aspramente la situazione dei diritti umani in Bielorussia. Lo stesso parlamento del Consiglio d'Europa - ricordiamolo - ha espresso "una profonda preoccupazione che la Bielorussia non sia più in grado di soddisfare i requisiti stabiliti dal Consiglio d'Europa per il rispetto di un sistema di democrazia pluralista, lo stato di diritto e i diritti umani". E sempre in questo contesto va rilevato che la Bielorussia è stata posta sotto esame dal Comitato contro la tortura, che ha espresso preoccupazione per "le numerose e continue notizie di torture e altri trattamenti o punizioni crudeli disumani o degradanti, commesse da agenti dello Stato, o con il loro assenso, in particolare nei confronti di oppositori politici del governo e dei manifestanti pacifici, comprese sparizioni, pestaggi e altri atti in contrasto con la Convenzione". Sempre tale Comitato ha raccomandato che "le autorità smettano di evitare di indagare su queste continue violazioni dei diritti umani" e "considerino l'istituzione di una commissione nazionale indipendente, governativa e non governativa sui diritti umani, con poteri effettivi, fra i quali anche quello di promuovere i diritti umani e indagare su tutte le denunce di violazioni contro di essi".

    Sono tutte accuse che ricadono su Minsk e sullo stesso Lukascenko. Ma il problema centrale è che ancora oggi il Paese non è riuscito a liberarsi da un passato che pesa. La nuova presidenza repubblicana si troverà ora a fare i conti con questioni che non possono più essere taciute. La Bielorussia dovrà necessariamente fare - politicamente - i conti con le opposizioni interne. Ma dovrà anche difendere la sua forma di Stato bloccando le intrusioni americane, polacche, lituane ed ucraine. Lo scontro è già duro e per ora non si vedono sbocchi di mediazione. Il caso bielorusso è complesso e delicato ed è reso ancor più grave dalla presenza a Minsk della direzione generale della CSI, la confederazione di Stati Indipendenti nata sulle ceneri dell'Urss. Situazione questa che fa ritenere che l'obiettivo della Cia, della Casa Bianca, del Pentagono e di tutte le altre forze che si sono battute contro la leadership di Lukascenko, sia proprio quello di un attacco frontale alla stessa Csi sostenuta dalla Mosca di Putin. E' un'ipotesi, certo; ma potrebbe essere proprio questa ipotesi a portare, indirettamente, Lukascenko sempre più vicino a Putin. Due presidenti uniti in un'alleanza "slava" carica, forse, di progetti comuni a lungo termine. Come dire che il futuro della Bielorussia si decide a Mosca.

  3. #3
    Squalo
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    Una nuova guerra fredda che rinasce?

  4. #4
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    Mettiamola cosi' :un nuovo blocco di paesi e potenze che non vuole soccombere alla distruzione made in Usa.

  5. #5
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    Tr l'altro..mi scordo un componente :la Cina.

  6. #6
    Squalo
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro
    Tr l'altro..mi scordo un componente :la Cina.
    Il vero bersaglio finale!!!

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da pietro
    Tr l'altro..mi scordo un componente :la Cina.
    La Cina?
    Scordatelo. La Cina non ha petrolio da vendere a tutti, ma solo la loro robaccia da vendere a USA ed Europa.
    Sono loro i piu' "filo-occidentali" di tutti.

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Squalo
    Una nuova guerra fredda che rinasce?
    E' già rinata da un pezzo. Forse già dalla prima elezione di Putin se non addirittura dalla guerra in Jugoslavia.
    Anzi, forse più che rinata è nata ora per la prima volta, perché la guerra fredda vera e propria, quella fra USA e URSS, non è mai stata troppo credibile, essendo un finto scontro fra ideologie sorelle e fra due blocchi gestiti entrambi dagli ebrei.

  9. #9
    Squalo
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    Citazione Originariamente Scritto da Peucezio
    E' già rinata da un pezzo. Forse già dalla prima elezione di Putin se non addirittura dalla guerra in Jugoslavia.
    Anzi, forse più che rinata è nata ora per la prima volta, perché la guerra fredda vera e propria, quella fra USA e URSS, non è mai stata troppo credibile, essendo un finto scontro fra ideologie sorelle e fra due blocchi gestiti entrambi dagli ebrei.
    Senza ombra di dubbio...

    È chiaro che gli USA stanno mirando a costruire un enorme fronte che parte dall'Europa orientale, passa dai Balcani e si chiude nell'Asia minore al fine di poter contenere una ripresa russa e un'esplosione cinese.

    Il dominio delle materie prime in mano americana può essere il presupposto per far crollare economicamente domani la Cina, senza scordarsi che sempre queste risorse alimentano le nostre economie dandoci uno stile di vita ben al di sopra delle nostre possibilità.

    Ci sono 3 possibilità per porre rimedio nella via in cui ci siamo inguaiati:

    1) Che tutti si siedono attorno ad un tavolo e decidono la spartizione delle materie prime del pianeta cambiando sistema economico

    2) Gli USA fanno una tiratina di orecchie ai paesi che non si vogliono adeguare al Nuovo Ordine Mondiale (Russia, India? ) e pieghino la Cina ad esigenze di commercio mondiale

    3) Nessuno si vuole piegare e si andrà addirittura verso un reale pericolo di una nuova guerra mondiale

  10. #10
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    e sempre con 'sta storia degli ebrei! va beh, i rothscild controllano parecchie cose(ho controllato i loro siti ufficiali) ma il fatto che siano ebrei non vuol dire nulla: sono DI NASCITA ebraica, quindi non è detto che interiormente lo siano. Vi faccio un esempio: io anche se non più cattllico sono, come quasi tutti gli italiani, inserito negli elenchi dei battezzati: se io commetto un delitto in uk uno pensa: guarda il solito cattolico! questo perchè dai documenti risulta che sono cattolico, mentre in realtà non lo sono più! questo perchè l'appartenzenza religiosa (o la non appartenenza) è un fattore interiore che nessun documento potrà mai certificare!

 

 
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