"Non voglio più parlare di queste cose, sono leggi ad libertatem e mi indigno soltanto quando sento queste cose".
Al suo rientro a palazzo Grazioli un mese dopo l’aggressione al viso subita il 13 dicembre a Milano, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi tiene un vertice per fare il punto sulla riforma della giustizia.
Domani il disegno di legge sarà infatti esaminato dal Senato, dove la maggioranza intende approvarlo in prima lettura la prossima settimana, ma la rotta che il Pdl seguirà sulla giustizia potrebbe essere parzialmente rettificata già a partire da oggi.
E proprio in vista del vertice tra i leader del Pdl, Gianfranco Fini ha riunito i suoi, a Montecitorio, per fare il punto sulla giustizia prima del vertice di maggioranza con il premier Berlusconi previsto per oggi.
Questa sera Berlusconi salirà al Quirinale per incontrare il capo dello Stato, Giorgio Napolito, proprio per fare il punto sulla situazione.

Il vertice a Palazzo Grazioli
Dopo aver detto di sentirsi "indignato" quando ascolta l’opposizione parlare di leggi ad personam in tema di giustizia, Berlusconi non ha confermato né smentito che la strada dell’immunità parlamentare possa essere quella giusta per uscire dall’impasse.
Ai cronisti che al suo rientro a Palazzo Grazioli gli chiedono infatti se l’immunità possa essere una strada per uscire dall’attuale situazione, il presidente del Consiglio si è limitato a dire:
"Non lo so, pensiamo adesso a fare le cose di cui c’è bisogno come le riforme a cui ho lavorato e stiamo lavorando".

Secondo fonti della maggioranza, il vertice di oggi a Palazzo Grazioli potrebbe ratificare alcuni emendamenti al "processo breve", già definito in pesante odore di incostituzionalità dal Csm, per renderlo più digeribile ai suoi detrattori, mentre sul fronte costituzionale la maggioranza potrebbe tenere nel cassetto il Lodo bis puntando sull’immunità parlamentare. Quest’ultimo disegno di legge - secondo il quale il pm, terminate le indagini preliminari su un parlamentare, deve ottenere il via libera della camera di appartenenza per andare avanti - presenta una facciata bipartisan, dato che è stato depositato al Senato da una parlamentare del Pd, Franca Chiaromonte, e da uno del Pdl Luigi Compagna.

Palazzo Chigi al lavoro
Lo schema finora disegnato dal Pdl prevede due leggi ordinarie, una sul processo breve e una sul legittimo impedimento - che dispone l’impossibilità per il premier di partecipare ai suoi processi in ragione dei suoi uffici - e due di rango costituzionale, al riparo cioè da bocciature della Consulta: un Lodo Alfano bis sulla sospensione dei processi al premier e il ripristino dell’immunità parlamentare abolita nella stagione di Mani Pulite. Le due leggi ordinarie potrebbero essere varate entro febbraio - quella sul legittimo impedimento entra da domani nel vivo alla Camera - mentre per le leggi di valenza costituzionale i tempi sono dilatati dato che l’iter è più complesso. Sullo sfondo rimane sempre la riforma degli ordini della magistratura, con la tanto annunciata separazione delle carriere tra pm e giudici.

Il dialogo con il Pd
Le rettifiche al processo breve e l’ipotesi di rinuncia al Lodo bis in favore di una legge firmata da una senatrice dell’opposizione - anche se accolta con qualche imbarazzo dal partito di Pierluigi Bersani - segnerebbero un’offerta di distensione sul tema caldo della giustizia che ha contraddistinto finora i rapporti tra maggioranza e opposizione dall’inizio della legislatura.
Secondo Il Giornale, "l’alleggerimento" sul processo breve, potrebbe essere "un modo per verificare l’effettiva disponibilità del Pd, ma anche una mano tesa al Capo dello Stato che dovrà controfirmare il provvedimento".

Il pre-vertice di Fini
Il presidente della Camera ha riunito i suoi, a Montecitorio, per fare il punto sulla giustizia prima del vertice di maggioranza con il premier Berlusconi previsto per oggi.
All’incontro erano presenti anche Ignazio La Russa, coordinatore del Pdl, Italo Bocchino, vice capogruppo alla Camera, Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia di Montecitorio e Giuseppe Valentino, relatore del ddl sul processo breve, testo che domani inizia il suo iter nell’Aula di Palazzo Madama.

Bonaiuti: "Il clima migliora"
Sulla giustizia il clima tra i due schieramenti è migliorato dopo l’aggressione subita da Silvio Berlusconi a Milano, ma ci sono ancora esponenti dell’opposizione che remano contro un’intesa: la minoranza interna del Pd e Antonio Di Pietro.
Parlando a Mattino 5, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti spiega che "è cambiato completamente il clima, tutti quanti hanno capito che con questo odio si caricava una molla di violenza che ha prodotto i tragici effetti che si sono visti a Milano".
"C’è la percezione che non si può più andare avanti così, è nato un clima di apertura al dialogo da parte nostra, e da parte dell’opposizione una certa buona volontà, frenata da due elementi: l’opposizione interna al Pd di Franceschini e Veltroni, e poi il solito Di Pietro".
Bonaiuti respinge la definizione di leggi ad personam per i provvedimenti sulla giustizia voluti dalla maggioranza.
"Non si tratta di leggi ad personam ma di giustizia ad personam".
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ricorda i tanti procedimenti giudiziari che hanno riguardato il premier e aggiunge:
"E' la risposta ad una giustizia politicizzata.C’è un problema di giustizia ad personam.
Se l’opposizione dà segno di capire questo, abbiamo fatto un passo avanti".

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