Roma - Verrà consacrato domani il nuovo tempio di Sartogo e Grenon dedicato al Santo Volto di Gesù
Di Lauretta Colonnelli
Otto artisti per una magica cupola Alla nuova chiesa della Magliana hanno lavorato pittori e scultori contemporanei La nuova chiesa del Santo Volto di Gesù alla Magliana, che verrà consacrata domani dal cardinal Ruini, lascerà il segno per almeno due motivi. Perché presenta, per la prima volta nella storia dell'architettura, una cupola che racchiude contemporaneamente sia lo spazio interno che quello esterno. E perché dopo tanto tempo si è tornati a costruire il tempio come si era fatto per secoli: un'opera corale, in cui architetti, pittori e scultori hanno lavorato fianco a fianco. Il risultato è uno spazio essenziale, con volumi dalle linee pure, dove la luce entra a profusione dall'immenso rosone verticale, gioca con i colori tenui delle panche, viene esaltata dal bianco del travertino romano. Entrando si percepisce una grande serenità. Felici sono infatti il parroco, don Luigi Coluzzi, e molti dei suoi quindicimila fedeli, che, a lavori non ancora ultimati, sbirciano dalle porte semiaperte e trattengono il fiato per la meraviglia. Il merito va a Piero Sartogo e Nathalie Grenon, i due architetti che hanno progettato la chiesa, ma anche al vescovo Ernesto Mandara, segretario dell'«Opera romana per la provvista di nuove chiese» che nel progetto ha creduto fin dall'inizio.
Grenon, di origine canadese con un'infanzia passata in quattro continenti, ha contribuito con la sua esperienza internazionale. Sartogo, cresciuto nello studio di Walter Gropius, il fondatore della Bauhaus, ha rielaborato in modo geniale gli insegnamenti di quello che è stato uno degli architetti più celebri del Novecento, come l'idea di trasformare la costruzione in un'opera d'arte totale con il contributo di artisti, artigiani e designer, la capacità di rovesciare le concezioni tradizionali della stabilità, l'abilità di rendere un edificio compatto e al tempo stesso trasparente.
Nasce così la sfida di creare una grande semicupola senza pilastri per sostenerla, ma poggiata a sbalzo sulla struttura circolare in acciaio che delimita il rosone verticale. Questa semicupola interna dialoga con quella virtuale esterna, creando una continuità tra i due edifici. Il primo è affacciato su via della Magliana e contiene la grande aula ecclesiale di 300 posti, la piccola cappella feriale, la sacrestia e i confessionali. All'interno dell'altro, che si estende verso via Caprese, sono state ricavate le residenze del parroco, le foresterie e le sale per le riunioni della comunità, rese allegre da pareti che riproducono tutti i colori dell'arcobaleno, dal rosso lacca al giallo limone, dal violetto al rosa, dal verde all'arancio. Tra le due palazzine si estende il sagrato, convergente verso la grande croce in acciaio che, dopo l'intervento di Eliseo Mattiacci, sembra galleggiare nei riflessi del sole.
Sartogo e Grenon hanno infatti chiamato a collaborare, sin dalla fase progettuale, otto artisti per opere che fossero completamente integrate con l'architettura. Carla Accardi ha così creato una trama astratta per la vetrata che separa la cappella feriale dall'aula ecclesiale. Mimmo Paladino ha realizzato la Via Crucis in formelle di terracotta e ceramica. Negli oblò che danno luce ai confessionali, Pietro Ruffo ha registrato in trasparenza il volto di Gesù, usando una foto sua personale, in base al credo che «Cristo è in ogni persona» e alla coincidenza che l'artista assomiglia realmente all'immagine iconografica tradizionale. Marco Tirelli ha dipinto nell'ambulacro dell'aula, in asse con il rosone, un murale che raffigura una sfera di luce in mezzo alle tenebre del cosmo. Giuseppe Uncini ha scandito il perimetro dell'area sacra con le fascine intricate dei suoi tondini di ferro. Jannis Kounellis è stato incaricato della parte più delicata: incidere il viso del Cristo in una lastra di ghisa che dovrebbe essere collocata nell'occhio del rosone. Ma la sua opera è l'unica a non essere ancora pronta. Il suo progetto non ha convinto il vicariato, che ora sta esaminando il disegno di un prete appoggiato dal cardinale Fiorenzo Angelini.




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