Parlato de Il Manifesto difende Geronzi e Capitalia: I magistrati sbagliano
Domenica, 26 febbraio
"Con Geronzi ho un rapporto antico, lo conosco da venti anni. È una persona avveduta e navigata e mi sembra improbabile che si sia fatto incastrare in questa faccenda. I magistrati hanno proceduto in modo sommario e poco responsabile". E' quanto spiega, in un'intervista al Corriere della Sera, Valentino Parlato, fondatore del Manifesto, quotidiano di cui Capitalia è uno dei finanziatori. "Il fatto che conosca Geronzi aggiunge qualcosa - aggiunge Parlato - ma non è il solo motivo per cui i magistrati dovevano essere più prudenti: quando toccano una banca di quest'importanza, un'azienda di questa importanza, devono tener conto degli effetti di ogni loro azione".
Le accuse
Il presidente di Capitalia, Geronzi, tento di 'proteggere' Calisto Tanzi invitandolo a far parte del Cda di Capitalia: cosi' il gip Rogato. E' questo un passo dell'ordinanza che ha portato all'interdizione dagli uffici direttivi dello stesso Geronzi. L'invito avrebbe avuto lo scopo di proteggere Tanzi dalle "ormai prossime avversita'", "proprio quando il disastro del turismo era ormai imminente".
Un 'memo' di circa 10 pagine tra i documenti sequestrati negli uffici di Capitalia sarebbe tra le carte che "pesano" sul conto del presidente di Capitalia, Cesare Geronzi nell'ambito del crak Parmalat. Secondo quanto scrive La Repubblica, si tratta di un "memo steso da un giovane dirigente di Capitalia, Andrea del Moretto, dall'estate del 2002 capo dell'area per il centro sud del servizio grandi clienti di Capitalia". Sulla base del documento, il pm dell'indagine ricostruisce che perplessità sull'affidabilità dei bilanci ufficiali di Parmalat erano già emersi dal luglio del 2002. "Erano state con ogni probabilità le modalità indubbiamente anomale di dette operazioni - si legge nella richiesta di interdizione di Geronzi di cui Repubblica pubblica alcuni stralci - a indurre Favale (numero uno del large corporate di Capitalia ndr) a qualche riflessione sulle condizioni del suo nuovo importante cliente parmense".
"Segnalando il rischio che la crisi del settore turistico di Collecchio si trascinasse dietro l'intero gruppo alimentare e mettendo in dubbio la possibilità di Parmalat di continuare a finanziarsi con i bond rifilati al mercato - scrive Repubblica - Del Moretto 'tradiva la consapevolezza di una situazione di disequilibrio finanziario ed economico di Parmalat, la cui sopravvivenza appariva in via esclusiva alla possibilità di indebitarsi continuamente. In particolare Del Moretto segnalava che i conti erano truccati grossolanamente (...) e segnalava la necessità di ridurre almeno di un quarto le linee di credito concesse a Parmalat". "Il pm - aggiunge Repubblica - fa due ipotesi: o i vertici di Capitalia sapevano già tutto 'o funzionari giovani e brillanti, senza neppure essere analisti, sono capaci di scoprire in meno di sette settimane ciò che i vertici non avevano mai nemmeno sospettato in oltre dieci anni di relazioni


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