
BENEDETTO XVI PRESIEDE IN PIAZZA SAN PIETRO LA CAPPELLA PAPALE
CON I NUOVI CARDINALI NELLA SOLENNITÀ DELL'ANNUNCIAZIONE DEL SIGNORE
Nell'Anello l'intreccio
tra il principio petrino e quello mariano

Benedetto XVI ha presieduto, nella mattina di sabato 25 marzo, solennità dell'Annunciazione del Signore, la Concelebrazione Eucaristica in Piazza San Pietro per la consegna dell'Anello cardinalizio ai nuovi Porporati creati durante il Concistoro di venerdì 24. Questo è il testo dell'omelia pronunciata dal Santo Padre:
Signori Cardinali e Patriarchi,
Venerati Fratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio,
cari fratelli e sorelle!
È grande motivo di gioia per me presiedere questa Concelebrazione con i nuovi Cardinali, dopo il Concistoro di ieri, e considero provvidenziale che essa si svolga nella solennità liturgica dell'Annunciazione del Signore e sotto il sole che il Signore ci dà. Nell'Incarnazione del Figlio di Dio, infatti, noi riconosciamo gli inizi della Chiesa. Da lì tutto proviene. Ogni realizzazione storica della Chiesa ed anche ogni sua istituzione deve rifarsi a quella originaria Sorgente. Deve rifarsi a Cristo, Verbo di Dio incarnato. È Lui che noi sempre celebriamo: l'Emmanuele, il Dio-con-noi, per mezzo del quale si è compiuta la volontà salvifica di Dio Padre. E tuttavia (proprio oggi contempliamo questo aspetto del Mistero) la Sorgente divina fluisce attraverso un canale privilegiato: la Vergine Maria. Con immagine eloquente san Bernardo parla, al riguardo, di aquaeductus (cfr Sermo in Nativitate B.V. Mariae: PL 183, 437-448). Celebrando l'Incarnazione del Figlio non possiamo, pertanto, non onorare la Madre. A Lei fu rivolto l'annuncio angelico; Ella lo accolse e, quando dal profondo del cuore rispose: "Eccomi ... avvenga di me secondo la tua parola" (Lc 1, 38), in quel momento il Verbo eterno incominciò ad esistere come essere umano nel tempo.
Di generazione in generazione resta vivo lo stupore per questo ineffabile mistero. Sant'Agostino, immaginando di rivolgersi all'Angelo dell'Annunciazione, domanda: "Dimmi, o Angelo, perché è avvenuto questo in Maria?". La risposta, dice il Messaggero, è contenuta nelle parole stesse del saluto: "Ave, o piena di grazia" (cfr Sermo 291, 6). Di fatto, l'Angelo, "entrando da Lei", non la chiama con il nome terreno, Maria, ma col suo nome divino, così come Dio da sempre la vede e la qualifica: "Piena di grazia - gratia plena", che nell'originale greco è kexaritwm+nh, "piena di Grazia", e la grazia è nient'altro che l'amore di Dio, così potremmo alla fine tradurre questa parola: "amata" da Dio (cfr Lc 1, 28). Origene osserva che mai un simile titolo fu rivolto ad essere umano, e che esso non trova riscontro in tutta la Sacra Scrittura (cfr In Lucam 6, 7). È un titolo espresso in forma passiva, ma questa "passività" di Maria, che da sempre e per sempre è l'"amata" dal Signore, implica il suo libero consenso, la sua personale e originale risposta: nell'essere amata, nel ricevere il dono di Dio, Maria è pienamente attiva, perché accoglie con personale disponibilità l'onda dell'amore di Dio che si riversa in lei. Anche in questo Ella è discepola perfetta del suo Figlio, che nell'obbedienza al Padre realizza interamente la propria libertà e proprio così esercita la libertà, obbedendo. Nella seconda Lettura abbiamo ascoltato la stupenda pagina in cui l'Autore della Lettera agli Ebrei interpreta il Salmo 39 proprio alla luce dell'Incarnazione di Cristo: "Entrando nel mondo Cristo dice: ...Ecco, io vengo per compiere, o Dio, la tua volontà" (Eb 10, 5-7). Di fronte al mistero di questi due "Eccomi", l'"Eccomi" del Figlio e l'"Eccomi" della Madre, che si rispecchiano l'uno nell'altro e formano un unico Amen alla volontà d'amore di Dio, noi rimaniamo attoniti e, pieni di riconoscenza, adoriamo.
Che grande dono, Fratelli, poter tenere questa suggestiva celebrazione nella solennità dell'Annunciazione del Signore! Quanta luce possiamo attingere da questo mistero per la nostra vita di ministri della Chiesa. In particolare voi, cari nuovi Cardinali, quale sostegno potrete avere per la vostra missione di eminente "Senato" del Successore di Pietro! Questa provvidenziale coincidenza ci aiuta a considerare l'evento odierno, in cui risalta in modo particolare il principio petrino della Chiesa, alla luce dell'altro principio, quello mariano, che è ancora più originario e fondamentale. L'importanza del principio mariano nella Chiesa è stata particolarmente evidenziata, dopo il Concilio, dal mio amato Predecessore Papa Giovanni Paolo II, coerentemente col suo motto Totus tuus. Nella sua impostazione spirituale e nel suo instancabile ministero si è resa manifesta agli occhi di tutti la presenza di Maria quale Madre e Regina della Chiesa. Più che mai questa presenza materna fu da lui avvertita nell'attentato del 13 maggio 1981 qui in Piazza San Pietro. A ricordo di quel tragico evento egli volle che un mosaico raffigurante la Vergine dominasse, dall'alto del Palazzo Apostolico, su Piazza San Pietro, per accompagnare i momenti culminanti e la trama ordinaria del suo lungo pontificato, che proprio un anno fa entrava nell'ultima fase, dolorosa e insieme trionfale, veramente pasquale. L'icona dell'Annunciazione, meglio di qualunque altra, ci fa percepire con chiarezza come tutto nella Chiesa risalga lì, a quel mistero di accoglienza del Verbo divino, dove, per opera dello Spirito Santo, l'Alleanza tra Dio e l'umanità è stata suggellata in modo perfetto. Tutto nella Chiesa, ogni istituzione e ministero, anche quello di Pietro e dei suoi successori, è "compreso" sotto il manto della Vergine, nello spazio pieno di grazia del suo "sì" alla volontà di Dio. Si tratta di un legame che in tutti noi ha naturalmente una forte risonanza affettiva, ma che ha prima di tutto una valenza oggettiva. Tra Maria e la Chiesa vi è infatti una connaturalità che il Concilio Vaticano II ha fortemente sottolineato con la felice scelta di porre la trattazione sulla Beata Vergine a conclusione della Costituzione sulla Chiesa, la Lumen gentium.
Il tema del rapporto tra il principio petrino e quello mariano lo possiamo ritrovare anche nel simbolo dell'anello, che tra poco vi consegnerò. L'anello è sempre un segno nuziale. Quasi tutti voi lo avete già ricevuto nel giorno della vostra Ordinazione episcopale, quale espressione di fedeltà e d'impegno a custodire la santa Chiesa, sposa di Cristo (cfr Rito dell'Ordinazione dei Vescovi). L'anello che oggi vi conferisco, proprio della dignità cardinalizia, intende confermare e rafforzare tale impegno, a partire ancora una volta da un dono nuziale, che vi ricorda il vostro essere prima di tutto intimamente uniti a Cristo, per compiere la missione di sposi della Chiesa. Ricevere l'anello sia dunque per voi come rinnovare il vostro "sì", il vostro "eccomi", rivolto al tempo stesso al Signore Gesù, che vi ha scelti e costituiti, e alla sua santa Chiesa, che siete chiamati a servire con amore sponsale. Le due dimensioni della Chiesa, mariana e petrina, si incontrano dunque in quello che costituisce il compimento di entrambe, cioè nel valore supremo della carità, il carisma "più grande", la "via migliore di tutte", come scrive l'apostolo Paolo (1 Cor 12, 31; 13, 13).
Tutto passa in questo mondo. Nell'eternità solo l'Amore rimane. Per questo, Fratelli, profittando del tempo propizio della Quaresima, impegniamoci a verificare che ogni cosa nella nostra vita personale, come pure nell'attività ecclesiale in cui siamo inseriti, sia mossa dalla carità e tenda alla carità. Anche per questo ci illumina il mistero che oggi celebriamo. Infatti, il primo atto che Maria compì dopo aver accolto il messaggio dell'Angelo, fu di recarsi "in fretta" a casa della cugina Elisabetta per prestarle il suo servizio (cfr Lc 1, 39). Quella della Vergine fu un'iniziativa di autentica carità, umile e coraggiosa, mossa dalla fede nella Parola di Dio e dalla spinta interiore dello Spirito Santo. Chi ama dimentica se stesso e si mette al servizio del prossimo. Ecco l'immagine e il modello della Chiesa! Ogni Comunità ecclesiale, come la Madre di Cristo, è chiamata ad accogliere con piena disponibilità il mistero di Dio che viene ad abitare in essa e la spinge sulle vie dell'amore. È questa la strada su cui ho voluto avviare il mio pontificato invitando tutti, con la prima Enciclica, a edificare la Chiesa nella carità, quale "comunità d'amore" (cfr Enc. Deus caritas est, Seconda parte). Nel perseguire tale finalità, venerati Fratelli Cardinali, la vostra vicinanza, spirituale e fattiva, mi è di grande sostegno e conforto. E per questo vi ringrazio, mentre invito voi tutti, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici, ad unirvi nell'invocazione dello Spirito Santo, affinché il Collegio dei Cardinali sia sempre più ardente di carità pastorale, per aiutare tutta la Chiesa a irradiare nel mondo l'amore di Cristo, a lode e gloria della Santissima Trinità.
Amen!
(©L'Osservatore Romano - 26 Marzo 2006)
Segno di dignità, di sollecitudine pastorale
e di più salda comunione con la Sede di Pietro
GIANFRANCO GRIECO
Era baciata dal primo sole di primavera Piazza San Pietro il giorno dopo il primo Concistoro voluto da Benedetto XVI. Solenne era la Concelebrazione Eucaristica; suggestivo il rito della consegna dell'anello ai 15 Cardinali di 11 Nazioni: 3 dall'Italia; 2 dalla Francia; 1 dalla Polonia; 1 dalla Spagna; 2 dagli Stati Uniti d'America; 1 dalla Cina; dalla Slovenia; 1 dal Venezuela; 1 dalle Filippine; 1 dalla Corea; 1 dal Ghana.
Rappresentano i quattro Continenti: 8 dall'Europa; 3 dall'America; 3 dall'Asia; 1 dall'Africa. Anche in questa schiera di Eletti, si rifletteva l'universalità della Chiesa con la molteplicità dei suoi ministeri e dei suoi carismi.
Dal Portone di bronzo si snodava la processione introitale che raggiungeva l'altare posto al centro del Sagrato.
Dall'alto della basilica dominava l'arazzo dell'Annunciazione dell'Angelo a Maria.
"Angelus Domini nuntiavit Mariae, et concepit de Spiritu Sancto"
"Angelus Domini nuntiavit Mariae, et concepit de Spiritu Sancto" - cantava in gregoriano la Cappella Sistina - mentre il Papa raggiungeva l'altare posto al centro del Sagrato. Attorno al Santo Padre erano i 15 nuovi Cardinali con la casula bianca dorata: William Joseph Levada della Diaconia di Santa Maria in Domnica, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Franc Rodé della Diaconia di San Francesco Saverio alla Garbatella, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica; Agostino Vallini della Diaconia di San Pier Damiani ai Monti di San Paolo, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; Jorge Liberato Urosa Savino del Titolo di Santa Maria ai Monti, Arcivescovo di Caracas; Gaudencio B. Rosales del Titolo del Santissimo Nome di Maria a Via Latina, Arcivescovo di Manila; Jean-Pierre Ricard del Titolo di Sant'Agostino, Arcivescovo di Bordeaux; Antonio Cañizares Llovera del Titolo di San Pancrazio, Arcivescovo di Toledo; Nicholas Cheong Jinsuk del Titolo di Santa Maria Immacolata di Lourdes a Boccesa, Arcivescovo di Seoul; Sean Patrick O'Malley del Titolo di Santa Maria della Vittoria, Arcivescovo di Boston; Stanislaw Dziwisz del Titolo di Santa Maria del Popolo, Arcivescovo di Kraków; Carlo Caffarra del Titolo di San Giovanni Battista dei Fiorentini, Arcivescovo di Bologna; Joseph Zen Ze-Kiun del Titolo di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca, Arcivescovo di Hong Kong; Andrea Cordero Lanza di Montezemolo della Diaconia di Santa Maria in Portico, Arciprete della Patriarcale Basilica Pontificia di San Paolo fuori le Mura; Peter Poreku Dery della Diaconia di Sant'Elena fuori Porta Prenestina, Arcivescovo emerito di Tamale; Albert Vanhoye della Diaconia di Santa Maria della Mercede e Sant'Adriano a Villa Albani.
Dalla cattedra il Papa salutava l'assemblea con queste parole, ricordando il mistero dell'Annunciazione: "Fratelli e sorelle carissimi, in questa Celebrazione Eucaristica la Chiesa fa memoria del mistero dell'Incarnazione con il gioioso annunzio dell'Angelo a Maria, la Piena di Grazia per dono del Padre, la Madre di Cristo Signore, avvolta nella luce dello Spirito Santo. Gioisce oggi la Madre Chiesa per la presenza dei nuovi Cardinali, scelti da varie nazioni come collaboratori del mio ministero, ai quali consegnerò l'anello, segno della loro comunione con la Sede di Pietro. Apriamo il nostro cuore a Cristo, Parola di verità e Pane di vita, e chiediamo per noi e per la Chiesa intera il dono della totale disponibilità, come l'Ancella del Signore, al servizio del mistero del Verbo fatto carne". Canto del "Kyrie" e del "Gloria" della Messa "Cum jubilo"; canto dell'Orazione colletta": "O Padre - invocava il Papa - tu hai voluto che il Verbo si facesse uomo nel grembo della Vergine Maria: concedi a noi, che adoriamo il mistero del nostro Redentore, vero Dio e vero uomo, di essere partecipi della sua vita immortale".
Dopo la proclamazione in lingua inglese della prima Lettura tratta del Libro del Profeta Isaia (7, 10-14) letta da Joel Sember, in italiano Marianna Pizzolato cantava il Salmo responsoriale 39. In spagnolo Carla Zuniga proclamava la seconda Lettura tratta dalla lettera agli Ebrei (10, 4-10). Subito dopo il Diacono don Joseph Redfern, con la dalmatica dorata, cantava il Vangelo dell'Annunciazione (Lc 1, 26-38).
Consegna dell'anello
Dopo l'omelia (commoventi i due applausi partiti dall'assemblea quando il Santo Padre ricordava Giovanni Paolo II e l'Enciclica "Deus Caritas est"), il Papa consegna l'anello ai nuovi Cardinali con queste parole: "Fratelli carissimi - diceva - aggregati al Collegio dei Cardinali, con più stretto vincolo siete uniti a questa Santa Chiesa Romana, i cui Titoli vi abbiamo assegnati. Ricevete dunque l'anello, segno di dignità, di sollecitudine pastorale e di più salda comunione con la Sede di Pietro". Il Papa consegnava poi l'anello a ciascun Cardinale dicendo: "Ricevi l'anello dalla mano di Pietro e sappi che con l'amore del Principe degli Apostoli si rafforza il tuo amore verso la Chiesa". Tanti gli applausi che l'assemblea riservava ad ogni Cardinale, in particolare all'Arcivescovo di Cracovia Dziwisz. "Fratelli carissimi - esortava poi il Santo Padre - vi parliamo a nome del Maestro e Signore: andate nelle vostre singole Nazioni e Chiese, andate ai vostri Titoli di quest'alma Città e alla Curia, predicate il Vangelo, testimoniate Cristo, edificate la Chiesa santa di Dio, benedite tutti e a tutti recate la pace di Cristo. E il Signore Gesù Cristo, Pastore eterno e Re universale, vi guidi e vi custodisca, unitamente ai vostri fedeli". Al canto del Credo III, tutti si inginocchiavano al momento dell'"Et incarnatus est de Spiritu Sancto ex Maria Virgine, et homo factus est".
Preghiera dei fedeli
Alla Preghiera dei fedeli il Papa introduceva così le intenzioni: "Fratelli e sorelle, in comunione con la Vergine Maria, preghiamo incessantemente Dio nostro Padre affinché confermi nella fede e nella testimonianza evangelica la Santa Chiesa cattolica. Essa, guidata dalla consolazione dello Spirito Santo, confessi sempre davanti alle genti il mistero di Cristo, Verbo fatto uomo per la salvezza del mondo".
In lingua francese Marine Guillard pregava per il Santo Padre Benedetto XVI: "Per il Santo Padre Benedetto XVI: Dio, che lo ha scelto come pastore e guida del suo popolo, lo ricolmi della sapienza della verità, della forza dell'amore, della gioia che nasce dal servizio al mistero dell'unità e dell'universalità della Chiesa".
In coreano Stefano Chung pregava per i nuovi Cardinali, il Collegio Cardinalizio, e tutti i Vescovi, presbiteri e diaconi: "Cristo Signore, che li ha chiamati a seguirlo come discepoli e apostoli del suo Regno, li renda testimoni coraggiosi della verità della fede cattolica, in perfetta comunione con il Successore di Pietro".
In lingua dagaari (si parla nel nord-ovest del Ghana) Alice Dongiri pregava per tutte le Chiese particolari e le nazioni di origine dei nuovi Cardinali: "lo Spirito Santo, che guida sempre la Chiesa e la rende giovane con la parola e la carità, faccia risplendere in tutte le culture con l'apostolato dei laici, uomini e donne, la luce del Vangelo, annunzio gioioso del mistero del Verbo incarnato, che svela ad ogni persona umana la sua dignità e la sua vocazione".
Mina Herreman, in lingua tedesca pregava per tutti coloro che soffrono a causa della guerra e dell'ingiustizia, della malattia: "il Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che è la nostra pace e la nostra consolazione, susciti nei cuori di tutti un rinnovato senso della fraternità universale e i cristiani siano nel mondo segno di speranza e di riconciliazione".
In sloveno Simon Burcher pregava per le persone consacrate, nel grato ricordo del decimo anniversario della pubblicazione dell'Esortazione postsinodale di Giovanni Paolo II, Vita consecrata: "Cristo Signore, che le ha chiamate alla sua sequela e al suo servizio, rinnovi in esse la grazia della fedeltà ai consigli evangelici, affinché rendano presenti nel mondo di oggi i carismi dei Santi". Ricardo Da Silva in lingua portoghese pregava per l'assemblea eucaristica, che celebra oggi nel mistero l'Incarnazione del Figlio di Dio: "lo Spirito Santo, che ha avvolto con la sua grazia la Vergine Maria e l'ha resa Tutta Santa, faccia che il popolo di Dio, nella santità della comunione e nella missione, splenda davanti alla società del nostro tempo come sacramento universale di salvezza".
Il Papa concludeva le sei intenzioni con questa invocazione: "Dio nostro Padre, che hai inviato il tuo Figlio nel mondo, fatto uomo per la nostra salvezza e accolto con ineffabile amore dalla Vergine Madre, figura e modello della Santa Chiesa: rinnova nei nuovi Cardinali e in tutti noi l'effusione dello Spirito Santo, Consolatore e dono altissimo della tua bontà, fonte viva, fuoco di amore, unzione spirituale, che ci confermi nella generosa fedeltà al tuo servizio".
Alla solenne Concelebrazione Eucaristica partecipavano 136 Cardinali con la veste talare rossa, il rocchetto e le mozzetta, tra i quali Angelo Sodano, Segretario di Stato e Decano del Collegio Cardinalizio e Roger Etchegaray, Vice Decano; 300 gli Arcivescovi ed i Vescovi presenti particolarmente legati ai nuovi Porporati. Con il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede erano gli Arcivescovi Leonardo Sandri, Sostituto della Segreteria di Stato e Giovanni Lajolo, Segretario per i Rapporti con gli Stati; i Monsignori Gabriele Caccia, Assessore della Segreteria di Stato; Pietro Parolin, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati, Tommaso Caputo, Capo del Protocollo della Segreteria di Stato. In presbiterio erano presenti l'Arcivescovo Oscar Rizzato, Elemosiniere di Sua Santità; il Prefetto della Casa Pontificia Arcivescovo James Michael Harvey; i Monsignori Paolo De Nicolò, Reggente della Prefettura della Casa Pontificia; Georg Gänswein, Segretario particolare del Santo Padre; e Mieczyslaw Mokrzycki, della Segreteria particolare del Santo Padre e la Famiglia Pontificia. Erano presenti le Delegazioni ufficiali di Italia, Francia, Ghana, Slovenia, Polonia, Venezuela, Filippine. Numerosi i familiari e i fedeli legati ai nuovi Cardinali che nella mattinata di lunedì 27 verranno ricevuti in udienza da Papa Benedetto XVI nell'Aula Paolo VI. Oltre 400 i fedeli giunti dalla Corea.
In Piazza, migliaia di fedeli seguivano sui teleschermi la solenne Concelebrazione. L'antistante colonnato del Bernini ancora una volta spalancava le sue braccia all'intera umanità, quasi ad indicare che la Chiesa è invitata ad annunciare la buona notizia a tutti gli uomini, senza eccezione. I tre grandi momenti ecclesiali di questi giorni (23-24-25 marzo 2006), confermavano la portata e la sublimità di queste celebrazioni che da Piazza San Pietro lanciano messaggi sempre nuovi alla Chiesa e al mondo.
(©L'Osservatore Romano - 26 Marzo 2006)