Dante Alighieri ha un altissimo concetto dell’imperatore GIUSTINANO, tant’è che lo colloca nel Paradiso (fine canto V e canto VI) e ne loda l’opera di legislatore, di protettore della Chiesa e di restauratore dell’impero Romano. Così possiamo leggere, tra l’altro:
Cesare fui, e son Giustiniano,
Che, per voler del primo Amor ch’io sento,
D’entro le leggi trassi il troppo e il vano.
E prima ch’io all’opra fossi attento,
Una natura in Cristo esser, non piùe,
Credeva, e di tal fede era contento;
Ma il benedetto Agapito, che fue
Sommo pastore, alla fede sincera
Mi dirizzò con le parole sue.
Io gli credetti, e ciò che suo dir era
Veggio ora chiaro, sì come tu vedi
Ogni contraddizion e falsa e vera.
A Dio per grazia piacque di spirarmi
L’alto lavoro, e tutto in lui mi diedi;
Ed al mio Bellisar commendai l’armi,
Cui la destra del ciel fu sì congiunta, che segno fu ch’io dovessi posarmi.
(Divina Commedia, Paradiso, VI, 10-27)
Nota Agapito I fu papa dal 535 al 536 d.C.)
Mi pare che questo sia un’autorevole testimonianza della bontà ed eccellenza di un imperatore indissolubilmente legato alla Chiesa Orientale; siccome, forse, non tutti ne sono al corrente, ho voluto riportarla e renderla maggiormente nota.




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