Che l'Italia fosse un paese segnato dal decadentismo culturale era fuori di dubbio. Grazie a riforme scolastiche che hanno squalificato l’istruzione e grazie anche alle spallate di modelli e stereotipi discutibili. Ma che ci fosse del sadico piacere nel rincoglionire la gente dopo averla resa semplicemente più stupida, era un po' meno scontato. Insomma, cornuti e mazziati. Sia chiaro, l'Italia -per chi la pensa come me- è una sorta di Terra di Mezzo per la quale vale la pena lottare, perché in essa -lo sappiamo tutti- “v'è del buono”. Ma un briciolo di onestà verso noi stessi ci impone di fare qualche riflessione.
Ieri sera ho perso la consueta corsa al telecomando, competizione cui partecipo solo per assicurarmi che il televisore resti spento. Tumulato ben bene sopra la credenza. Ho perso, e nello zapping mi sono dovuto cuccare "La Pupa e il Secchione", trasmissione splatter degna del peggiore dei videogiochi alla "The House of the Dead" o simili. Mi sono ritrovato di fronte (e per l'ennesima volta) al nulla, o meglio, alla fesseria divenuta uomo e donna. Da un lato ‘uomini’ disposti a farsi umiliare, che avrebbero avuto più successo se il conduttore fosse stato il tizio della pubblicità della patatina ‘Pata’, e non mister sarabanda. Dall’altro lato -ma pur sempre complici- c'erano ‘donne’, definite pupe, che sentendosi dare delle ‘stupide’ hanno deciso di cercare la redenzione provando ad apparire ancor più stupide di quanto non lo fossero prima.
Nella stessa trasmissione, qualche settimana fa, c'era il santone dell'arte, quello Sgarbi sicuramente secchione ma che se la tira come una pupa. Mica male. Lui, Vittorio, eccellente come critico ma impalpabile come politico, inveiva nei confronti di una bionda già vista. Oddio, era la Mussolini! Che guarda un po', se ne stava a fare niente poco di meno che il presidente di giuria (!?!) a "La pupa e il Secchione". Tira e molla, alla fine una carica gliel’hanno data. Eggià, proprio lei, che ormai non e' più una pupa e che secchiona non lo è mai stata. Mi dicevo: “Ma questi qui, non dovrebbero fare qualcosa di più importante nella vita?”. L'unica cosa certa è che se il Parlamento anziché essere a Montecitorio fosse a Cologno Monzese, risolveremmo definitivamente l'assenteismo parlamentare. In questa patetica trasmissione fatta di balordi stereotipi, si evince che i secchioni sono mostruosi ragani, privi di dignità e disposti a trasformarsi in sudditi in cambio di un 'piacere' da parte del gentil sesso. Le pupe? Belle gambe, furbe quanto delle volpi, ignoranti come delle capre. Di quelle che ti dici: “Ma ci sono o ci fanno?”. Donne incapaci di riconoscere Marx, Dante, Einstein e soci. Cazzo, mica Taricone, Er Mutanda o Den Harrow. Eppure queste donne sono lì, consapevoli che tanto più sono stupide tanto più avranno possibilità di vincere. Non fa una piega. Così va il mondo.
Mentre mi domandavo se cotanta ignoranza fosse vera o fasulla, ripensavo ad un servizio delle'Iene', e a quelle interviste fatte davanti al Parlamento. Agli onorevoli veniva chiesto l’anno della scoperta dell’America, l’anno della rivoluzione francese, cosa fosse la Consob o roba del genere. Le risposte sono state imbarazzanti. Alla faccia, se questa non è ignoranza diffusa... Come può un onorevole non sapere cose che qualunque italiano medio dovrebbe conoscere? Come fa la Gardini a non sapere cosa cavolo sia la Consob? E c’è di che riflettere: perché proprio perché non si conosce cosa sia la Consob che le famiglie italiane hanno preso tranvate per via dei crack di Cirio, Parmalat e soci. Altro che 'Pupe e Secchioni': noi dovremmo essere rappresentati da secchioni, ma la classe dirigente di questa Italia è oggi purtroppo l’antitesi stessa delle nostre speranze. Da qualunque parte la si voglia vedere.
Sempre 'Le Iene' hanno dimostrato in un modo poco ortodosso, che dentro il Parlamento c’è chi si droga. Dapprima il caso esplode nell’Europarlamento, oggi -ma ormai sotto stretto mutismo- è accaduto anche nel Parlamento italiano. Bene, anzi, male. Perché è difficile pensare che chi fa uso di droghe possa legiferare per noi. Esiste una contraddizione di termini. Un esempio? Se l’azienda per la quale lavoro sapesse che mi drogo, mi spedirebbe immediatamente a casa. A pedate. Ma noi, che per inciso siamo i datori di lavoro dei parlamentari -dal momento che li eleggiamo e li strapaghiamo- non dovremmo goder del diritto di mandare a casa chi sbaglia sia da un punto di vista giuridico che etico? O forse esiste di fatto una casta di privilegiati, ma non si può dire? L’Italia è l’unico paese al mondo temo, in cui chi prova a fare giornalismo d’inchiesta -smascherando impicci e imbrogli- rischia di saltare letteralmente col culo per aria. In altri paesi -ma basterebbe dire ‘in altri tempi’- a saltare col culo per aria sarebbero stati appunto i burattinai. Ma non oggi: infatti, il messaggio che passa è che non solo “più la fai sporca e meno la paghi”, ma che “se oltre a farla sporca, fai anche la vittima, beh, magari c’è anche chi ti promuove”. Roba da matti. Quel che è certo, è che questa vicenda mi ha ricordato il caso delle firme false nel Lazio. Sotto inchiesta ci finisce -anche giustamente- chi trae informazioni con metodi poco ortodossi: ma su chi ha di fatto commesso un reato per cui varrebbe la pena di indagare, nulla. Una buona camomilla, una carezza prima di andare a dormire, e all’indomani tutto torna com’era prima. Bel sistema. Per fortuna, guardando 'Porta a Porta', scopro che c’è chi ha trovato una soluzione: il leader UDC, Casini, ha infatti proposto in diretta TV di far fare il test a tutti i Parlamentari. Bene, e magari adesso suona il campanello e mi ritrovo davanti Cappuccetto Rosso con un cesto di focaccia genovese.
Sarà, ma visto che alla fine anche dal cemento può nascere un fiore, ho deciso di scrivere anch’io un bel format televisivo. No, no, mica “La Pupa e il Secchione”. Si chiamerà “Nani & Ballerine”: e vi garantisco che ci sarà da ridere. A crepapelle.
Omar




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