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  1. #1
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    Predefinito La questione energetica

    Avrei potuto scrivere questo post dietro un O.T. Ma sono convinto che la questione energetica sia affatto estranea allo scenario geo-politico, e quindi anche al problema dell'auto-determinazione dei popoli.
    Evidentemente, poi, uno sciagurato ritorno al nucleare che Bossi, ahimè, sembra perorare, chiamerebbe fortemente in causa alcuni territori padani.
    Sono ovviamente graditi interventi "tecnici" da parte di forumisti per cui l'energia non è una semplice opinione.

    GENOVA SOVRANA.
    PADANIA INDIPENDENTE.

    L’ERA DELL’ENERGIA ECONOMICA E ABBONDANTE STA PER FINIRE
    Washington, 20 marzo 2006

    L’era dell’energia economica e abbondante sta per finire. L’allarme arriva da un rapporto strategico dell’US Army del settembre 2005, secondo il quale la produzione mondiale di petrolio ha raggiunto il picco o è molto vicina ad esso. Presto, sostiene dunque lo studio, l'offerta non potrà più soddisfare la domanda e i prezzi e la competizione aumenteranno.
    Secondo le stime della Us Army, la produzione americana di petrolio ha raggiunto il picco nel 1970 e continua a calare. Inoltre, le riserve interne dureranno circa tre anni mentre quelle mondiali finiranno nel giro di 40 anni.
    Ma se la produzione petrolifera si sta avviando al declino, non è che la situazione migliori sul fronte del gas. Lo studio sostiene che la produzione interna di gas ha avuto il picco nel 1973 e le riserve interne di gas, ai consumi attuali, dureranno altri otto anni. Le riserve mondiali invece finiranno tra quarant'anni.
    Per quanto riguarda il nucleare, infine, l’Us Army sostiene che l’uranio a basso costo si esaurirà entro vent'anni. A meno che non cambiamo drasticamente i nostri consumi.
    Cosa fare allora? Il rapporto suggerisce che l’unica strada è lo sviluppo di tecnologie e infrastrutture per sfruttare altre fonti di energia. Ma, conclude, non bisogna perdere tempo, è necessario cominciare a investire da subito.

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  2. #2
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    tutte cose risapute e previste al millesimo fin dagli anno 50-60; già allora si predicava l'utilizzo delle energie rinnovabili e per quanto riguarda l'italia, al fine di non esporsi in modo eccessivo alla dipendenza energetica, si indicava la via di una economia basata su agricoltura, turismo, servizi, scuola, ricerca, industria con lavorazioni a basso consumo energetico, etc.

    ora che lo si voglia o no, dovremo per forza di cose cambiare completamente il modo di concepire l'economia, purtroppo organizzata negli ultimi 60 anni, come se petrolio e gas naturale dovessero durare in eterno........

    i problemi saranno enormi, ma quello che è più allucinante è che nessuno ha il coraggio di prendere decisioni impopolari già da ora, ben sapendo che quanto prima si comincerà ad agire, tanto meno ci sarà da soffrire in un futuro maledettamente vicino........

    io credo che fra poco sarà lanciato il "si salvi chi può" e noi ci troveremo nella spiacevole situazione di rimpiangere le ottime occasioni perdute, nell'organizzare un modello economico consono alle nostre specificità sociali, territoriali, ambientali.

  3. #3
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    Siamo giunti ad un bivio previsto e che solo la politica squallida del dopoguerra poteva proporre. Ora o i combustibili fossili con le loro polveri sottili, ossidi di azoto e altro, la dipendenza dagli arabi che sono diventati miliardari a nostre spese e ora hanno i soldi per venir qui a rompere e, dall'altro lato il businnes del nucleare perchè tutti sappiamo quali sono i costi di gestione di un impianto di questo genere (per non parlare dello stravolgimento territoriale). Ora anche Bossi si lancia nella campagna pro nucleare..... Mah
    La Lega quindi potrebbe appoggiare l'installazione di impianti nucleari quando i locali non li vorranno????? Come farà a rimanere credibile sul "Padroni a casa nostra"????? e contemporaneamente appoggiare scelte così ipercentraliste???
    Intanto i soliti industriali guadagneranno miliardi dalla costruzione. Niente di nuovo....

  4. #4
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    Che il petrolio stia finendo è una bufala colossale.
    Solo di recente sono stati ritrovati in Kazakistan giacimenti con riserve pari a 15 milardi di barili, pari a 40 anni del fabbisogno energetico dell'Italia.
    la Russia è ricchissima di petrolio e gas, e riguardo a quest'ultimo se prima lo si bruciava nella produzione dell'olio associato, da alcuni anni lo si recupera e lo si liquefa, o lo si trasporta con gasodotti dei quali ben quattro arrivano in Italia.
    Pur se la maggiore concentrazione delle riserve dell'olio sono concentrate nel medioriente, non si deve dimenticare che Russia, la Nigeria, e tutto il sudamerica stanno portando a grosse scoperte.
    Il picco massimo di produzione non è stato ancora raggiunto e lo si prevede tra una decina di anni ; dopo dovrebbe iniziare un lento declino, ma purtroppo la disponibilità di questa inesauribile fonte di inquinamento e di foraggiamento delle casse saudite, durerà per almeno 50 60 anni, vale a dire due generazioni.
    Le risorse alternative , molto ecologiche e pulite potranno arrivare solo ad un massimo del 20- 30 % del fabbisogno mondiale includendo l'eolico,il geotermico in Italia, il solare, con alti costi, e l'idrico, molto diffuso nelle regioni cisalpine.
    Il contributo delle biomasse può incrementare la disponibilità di energia pulita, solo che vengano alla luce politiche adeguate.
    Se ne deduce che nei tempi brevi solo il NUCLEARE può ridurre l'inquinamento e la dipendenza dai paesi arabi, permettendo di soddisfare in Francia ad esempio il 40% dell'energia richiesta.
    Vi sembra poco

  5. #5
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    Dispiace che non arrivino idee e che il dibattito non decolli.
    Forse gli amici padani non sanno che gran parte dei nostri guai derivano da questioni geopolitiche collegate all'approvigionamento energetico (vds petrolio).
    Il problema della dipendenza dai paesi arabi, è l'anello di congiunzione di tutte le tematiche dalla politica estera americana, all'invasione dell'Eurabia, al Kossovo ed ingresso della Turchia in Europa.
    Se non ci sdoganiamo da questo laccio nel quale i governanti europei hanno infilato il collo negli anni 70 durante la 1^ crisi energetica , genuflettendosi agli emiri ed accettando la logica oil for immigration, finiremo col dovere andare a piedi tra una folla di arabi nelle nostre contrade.
    Auguri Padania

  6. #6
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    Aldilà del fatto che ce ne sia o meno, penso che l'era del petrolio sia arrivato al termine e se non è già terminato lo si deve alle lobby petrolifere sparse per il mondo che detengono nelle loro mani un immenso potere economico e politico......Anzichè andare a cercare per il mondo nuovi giacimenti petroliferi e cominciare nuove opere di trivellamento che cancellano importanti ecosistemi secolarmente consolidati (vedi il progetto del governo bush riguardo alle nuove estrazioni in Alaska)bisognerebbe potenziare la ricerca sulle fonti energetiche che sono da tutti ritenute l'energia del futuro e farla diventare l'energia del presente, eolica, idrogeno,solare e fotovoltaica......ma quando si parla di energia la discussione parte su piattaforme di inizio del '900..........

    LIGURIA NAZIONE
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Brenno
    Aldilà del fatto che ce ne sia o meno, penso che l'era del petrolio sia arrivato al termine e se non è già terminato lo si deve alle lobby petrolifere sparse per il mondo che detengono nelle loro mani un immenso potere economico e politico.
    Purtroppo l'era del petrolio continuerà per decenni, sia perchè ci sono interessi globali in gioco, sia perchè ad oggi è la risorsa energetica più a buon prezzo!

    .[/quote]....Anzichè andare a cercare per il mondo nuovi giacimenti petroliferi e cominciare nuove opere di trivellamento che cancellano importanti ecosistemi secolarmente consolidati (vedi il progetto del governo bush riguardo alle nuove estrazioni in Alaska)[/quote]

    La ricerca petrolifera non produce danni all'eco sistema se non in casi eccezionali. Anzi molte volte i siti una volta dismessi, oltre ad essere bonificati entrano a far parte di oasi faunistiche.

    [/quote]
    bisognerebbe potenziare la ricerca sulle fonti energetiche che sono da tutti ritenute l'energia del futuro e farla diventare l'energia del presente, eolica, idrogeno,solare e fotovoltaica
    LIGURIA NAZIONE
    PADANIA INDIPENDENTE[/quote]

    Come già detto l'energia solare e fotovoltaica al momento è carissima, e si pensi all'impatto ambientale di migliaia di metri quadrati di pannelli in una piana, oppure a centinaia di pale eoliche disseminate sui crinali appenninici.
    LA SOLUZIONE è PORRE LIMITI ALLO SVILUPPO SCONSIDERATO E CREARE UN IDEA DI SVILUPPO SOSTENIBILE

  8. #8
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    Preferisco migliaia di metri quadrati di pannelli solari che milioni di metri cubi di smog e schifezze varie..
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  9. #9
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    Canicola, stampa, energie rinnovabili


    Philippe Bovet
    Nell'estate 2003, a causa della canicola che imperversava in Francia, il bisogno di refrigerazione ha fatto aumentare la domanda di elettricità in modo tale da mettere Edf in difficoltà. Per due motivi: da un lato, una quindicina dei suoi 58 reattori nucleari erano fermi per manutenzione, dall'altro, la produzione di energia idraulica era fortemente diminuita a causa della siccità persistente (1). Per far fronte alla domanda, Edf ha quindi dovuto mettere in funzione il suo parco di centrali a carbone e a gas, facendole lavorare al massimo sia per soddisfare i bisogni nazionali che per rispondere alle esigenze dell'esportazione.
    A metà agosto, si sono cominciate a registrare temperature sempre più elevate in alcuni reattori nucleari. Le loro torri di raffreddamento dovevano essere bagnate con quella stessa acqua che diventava sempre più rara, mentre Edf otteneva deroghe speciali per rilasciare nei fiumi e nei torrenti l'acqua di raffreddamento, che in alcuni casi raggiungeva i 30 gradi, suscitando la collera delle associazioni ambientaliste. La produzione elettrica francese, che proviene da due fonti fondamentali, il nucleare (78%) e l'idraulico (12%), si è dunque dimostrata molto sensibile alle incognite climatiche (2).
    Creata nel 1946, l'Electricité de France (Edf) detiene quasi totalmente il monopolio della produzione, distribuzione, importazione ed esportazione dell'elettricità in Francia (3). Ma oggi si sa che la combustione del petrolio, del carbone e del gas, necessaria a produrre elettricità, genera inquinamento e gas a effetto serra. Notevoli peraltro anche i rischi legati all'utilizzazione dell'uranio.
    Dagli anni 70 e dalla prima ondata d'interesse per le energie pulite, importanti progressi tecnologici hanno permesso di sviluppare le energie rinnovabili (Enr) quali l'eolico, il solare, la biomassa e la geotermia. Non inquinanti e inesauribili, queste fonti presentano l'enorme vantaggio di offrire un'energia prodotta e utilizzabile localmente, nei centri cittadini come in piena campagna. Tutte le grandi multinazionali del petrolio lo hanno capito - tranne l'americana Exxon, che fa volontariamente eccezione alla regola - e ormai possiedono filiali nel campo delle Enr, soprattutto nell'eolico e nel fotovoltaico.
    Per gli specialisti dell'energia, quest'ultimo settore sarà quello che conoscerà il maggior sviluppo in tutto il mondo. Infatti, fa notare l'Associazione europea dell'industria fotovoltaica, da 20 anni il prezzo del chilowattora (kw/h) fotovoltaico diminuisce ogni anno del 5%, un calo simile a quello avvenuto nel settore informatico e che ha democratizzato l'uso dei computer. In Giappone e in California, nel 2010, se non addirittura nel 2005, il prezzo del kW/h solare sarà identico a quello dell'elettricità classica.
    Alcuni nostri vicini europei investono in modo massiccio nelle tecnologie rinnovabili. Già dal 2002 si contavano 278 megawatt (Mw) d'installazioni fotovoltaiche in Germania, contro meno di 17 in Francia. Nel corso degli anni 2001 e 2002, la Germania ha installato 1,5 milioni di metri quadri di pannelli solari termici contro 0,1 della Francia.
    Il ritardo di quest'ultima è altrettanto desolante nel campo dell'eolico: il nostro vicino renano possiede 12.000 Mw di eolico già dal 2002, contro i soli 150 Mw della Francia (4). Anche altri paesi, come Austria, Danimarca o Spagna, mostrano una forte determinazione politica in materia di energie decentrate.
    Di fronte a questi sviluppi, i media francesi hanno dato prova, nel periodo del grande caldo, di scarsa curiosità nella messa a fuoco delle nuove scelte energetiche. «Per i nostri media, l'energia solare continua ad essere un tabù - spiega Marc Jedliczka, direttore dell'associazione Hespul, specializzata nello sviluppo del fotovoltaico. Se ne parla per i satelliti, i Dom-Tom o gli ambulatori africani. In pratica, per tutto ciò che è lontano dalla nostra realtà quotidiana.» Il 13 agosto 2003, Michèle Pappalardo, direttrice dell'Agence de l'environnement et la maîtrise de l'énergie (Aderme), era tra gli invitati alla trasmissione di France-Inter «Le téléphone sonne», dedicata quel giorno al riscaldamento del clima. La direttrice ha spiegato che bisogna «utilizzare energie rinnovabili che non producano anidride carbonica» il che a suo dire richiede l'apporto «della ricerca».
    Ma è proprio vero che bisogna aspettare il risultato di eventuali ricerche, mentre le Enr sono una realtà quotidiana per i nostri vicini?
    Un'altra invitata, Roselyne Bachelot, ministro de l'Ecologie et du développement durable, ha paragonato i 3.600 Mw prodotti dalla centrale nucleare di Chinon agli equivalenti rinnovabili: «Per sostituire Chinon, bisognerebbe costruire 2.000 centrali eoliche di 2 Mw ciascuna.
    Ma queste funzionano soltanto per un terzo del tempo. Per utilizzare il fotovoltaico, poi, bisognerebbe avere 3.600 ettari di pannelli solari, con un costo di fornitura elettrica cinque volte superiore (...). Inoltre, la filiera solare (...) produce rifiuti altamente tossici». Tuttavia, volendo apparire politicamente molto corretta, la Bachelot ha aggiunto che: «Bisogna assolutamente promuovere le energie rinnovabili».
    In quella occasione, nessuno ha ricordato che le Enr sono pensate come sistema decentrato, che il solare propone un'energia prodotta e consumata localmente e che l'eolico si realizza in un contesto regionale. Queste due sorgenti di elettricità non sono pensate per essere avviate ai consumatori da un'ampia rete nazionale di linee ad alta tensione. Uno studio dell'Associazione europea dell'industria fotovoltaica (Epia) ha dimostrato che inserendo pannelli fotovoltaici sul 40% delle coperture (in particolare le tettoie piatte industriali o commerciali) e sul 15% delle facciate (alcune parti di grandi immobili e grattacieli), un paese come la Germania potrebbe produrre il 30% dell'elettricità (5).Nessuno ha poi ricordato che se l'elettricità prodotta dai pannelli solari è ancora costosa, ciò si deve, come dice l'ex ministro dell'Ambiente Yves Cochet, al fatto che «da trent'anni il nucleare accaparra la maggior parte delle sovvenzioni pubbliche per la ricerca e lo sviluppo energetico, mentre alle energie rinnovabili è concesso solo il 2% dei crediti pubblici, con una riduzione del 40% nel budget dell'Ademe 2003 (6)». A proposito degli eventuali residui tossici del fotovoltaico, Arnaud Mine, direttore di Apex Bp Solar, filiale della multinazionale petrolifera Bp preposta all'elettricità solare, precisa: «Nella produzione dei pannelli fotovoltaici vengono utilizzati, oltre al silicio, anche acidi, solventi e composti fluorati. Tutte queste sostanze vengono riciclate e non c'è emissione di prodotti tossici nell'ambiente.Processi produttivi simili si riscontrano anche nell'industria elettronica, senza che Roselyne Bachelot la colpevolizzi». Il fatto che un membro del governo rimetta in discussione le Enr contraddice apertamente gli impegni europei della Francia, la cui produzione interna di elettricità, entro il 2010, dovrà essere costituita per il 21% da energie rinnovabili, inclusa quella idraulica.
    L'energia solare è solo all'inizio del suo sviluppo e nessun paese può quindi pretendere di ottenere una grande produzione con questo sistema. Non è un motivo per rifiutare questo tipo di energia che, come tutte le Enr, deve essere concepita in modo complementare rispetto alle altre. Anche se l'energia fotovoltaica viene prodotta soltanto durante il giorno, essa svolge ugualmente un ruolo importante perché il 61% della domanda di elettricità si ha tra le 7 e le 21. Il solare termico fornisce dal 40% al 70% del fabbisogno di acqua calda di un'abitazione, arrivando al 100% nel corso delle giornate più soleggiate.
    Prodotta in quantità sufficiente, l'acqua calda solare si conserva facilmente per più giorni.
    L'eolico, evidentemente, funziona solo quando soffia il vento, cioè per un terzo dell'anno. Ma ciò avviene soprattutto in inverno, quando appunto la richiesta è più alta. I gestori di parchi eolici sanno che per ovviare all'intermittenza della produzione, bisogna avere più siti e lavorare anche con altre fonti pulite. La geotermia e la biomassa, da parte loro, forniscono calore e elettricità su richiesta.
    Quando la Germania afferma che nel 2050 produrrà il 50% della sua elettricità grazie alle Enr, lo fa proprio scommettendo sull'insieme di queste complementarità.
    Tuttavia, l'idea di cominciare a pensare a una evoluzione nella nostra produzione energetica sembra molto lontana dalle considerazioni, tra l'altro, della stampa francese. «I media navigano nel dogma della cultura energetica centralizzata che regna in Francia da più di 50 anni», spiega Didier Lenoir, presidente del Comité de liaison des énergies renouvelables (Cler). Edf è un importante acquirente di spazi pubblicitari. Tra il 2001 e il 2002 l'impresa è stata uno dei primi dieci inserzionisti di Radio-France (7). Per France Inter, tra novembre 2002 e ottobre 2003, Edf è addirittura il 4° finanziatore pubblicitario, con un budget di 1,3 milioni di euro.
    Tra novembre 2001-ottobre 2002 e novembre 2002-ottobre 2003, il budget pubblicitario di Edf sulla stampa quotidiana nazionale è aumentato del 73%, passando da 2,6 a 4,5 milioni di euro. Il numero di pagine di pubblicità è cresciuto del 91,4% (8). Gli industriali delle energie rinnovabili, così come il mondo associativo, ritengono, come ricorda Hélène Gassin incaricata dell'energia presso Greenpeace Francia, che «la stampa francese nella stragrande maggioranza ripropone le idee del pensiero dominante e parla molto più volentieri di eolico quando c'è un conflitto su un'installazione. Per molti giornalisti, le energie rinnovabili non sono una cosa seria, perché non rappresentano il trionfo della tecnoscienza». Al contrario, sono semplici da capire e semplici da installare.
    Così come non si parla di energie rinnovabili, altrettanto avviene per quanto riguarda lo spreco energetico. Dal 1974 al 2000, la Francia ha quadruplicato il suo consumo di elettricità. «Da più di vent'anni, le campagne pubblicitarie vantano l'energia come abbondante, poco costosa e non inquinante - afferma Benoit Lebot, presidente dell'associazione Négawatt. E si continua a sviluppare una politica dell'offerta sempre crescente. Al contrario, è proprio la domanda che va contenuta, come avviene per il consumo di tabacco o alcol». La revisione della nostra politica energetica si può fare lavorando sul controllo dei consumi, cioè sulla sobrietà e l'efficacia energetiche.
    La sobrietà rimanda ad azioni semplici. Rinnovamento degli alloggi - isolamento dei muri interni, doppi vetri, miglioramento della ventilazione - , frigoriferi che consumino poco, lampadine a basso consumo, eliminazione delle spie sugli apparecchi elettrici... Tutto un insieme di azioni individuali «spesso modeste, addirittura impercettibili, che però producono un notevole effetto complessivo)». Sono risparmi potenzialmente enormi, in particolare nell'habitat (alloggi e uffici) che grava per il 46% sul consumo energetico francese (9). La semplice sostituzione in ogni appartamento delle lampadine più utilizzate con modelli a basso consumo, equivarrebbe ad economizzare la produzione annua di un reattore nucleare e mezzo (10).
    Studiare e ripensare i nostri bisogni, utilizzando intanto energie rinnovabili, è un modo di premunirsi efficacemente contro eventuali nuove crisi energetiche. Ma il mondo politico francese e i media restano sordi a tali scelte, come peraltro all'insieme dei problemi ambientali che ci minacciano.

  10. #10
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    La mia modesta riflessione geo-politica è questa.

    L'autonomismo ha nello sviluppo di fonti energetiche rinnovabili, per loro natura decentrate, un volano fondamentale. Non si può parlare di autentica autonomia locale se, localmente, si lascia dipendere l'esistenza della collettività da una "filiera" dell'energia per sua natura centralista e su "grande scala".

    La crisi del federalismo, che ovunque evolve sempre più verso processi di integrazione "nazionali", è in qualche modo connessa a questa necessità di integrare il sistema di produzione e distribuzione di energia.
    Una geo-politica di liberazione regionale e nazionalitaria su vasta scala non potrà che essere accompagnata da una rivoluzione energetica che apra a ogni comunità la strada di una, almeno parziale, auto-sufficienza. Che significa autonomia, se non indipendenza.

    L'articolo che ho riportato segnala alcune direttive importanti, a mio avviso, per la cultura politica padanista: solo attraverso uno sviluppo di altre forme di energia, parallelo a una rielaborazione degli stili di vita (che solo localmente è possibile ridiscutere e ri-progettare), si può progressivamente erodere la dipendenza da un'idea nazionale che tutt'oggi si fa scudo dell'impossibilità di conciliare regionalismo e modernità. Con grave pregiudizio della nostra qualità di vita e del nostro territorio, che invece come autonomisti non possiamo esimerci dal volere integro, preservato, e capace di reggersi sui propri equilibri eco-sistemici.

    Se Marx, in qualche modo, ha detto qualcosa di condivisibile, è proprio quando ha messo in evidenza la capacità di modificare l'organizzazione dello Stato andando a incidere sui mezzi e sulle forme di produzione.
    Ergo, ammettendo comunque che la storia non è un processo deterministico ma è influenzata dalle idee e dalla volontà umana, se noi riteniamo che solo attraverso l'autonomia locale, la coerenza bio-regionale e il "foedus" come principio di veridicità politica, solo diffondendo modelli economici e sociali in linea con quei valori potremmo sperare di avviare un autentico processo riformista.

    Il limite della Lega, forse, è proprio quello di attaccare solo l'ombra del Potere, non la sua "corporeità", concentrandosi solo su riforme istituzionali non suffragate da quelle vere politiche "economiche" in grado di dar loro spessore, cioè contenuti autenticamente innovativi, nonchè un'immagine di ineluttabilità.

    Non dico che non sia coerente sognare uno Stato padano "globalizzato". Dico solo che tale Stato sarebbe poco padano e che, al di là della questione fiscale, non avrebbe ulteriore "appeal". Ci renderebbe più ricchi, ma non necessariamente più padani o più felici, poichè a causa dell'interdipendenza globale dovrebbe lasciarsi comunque alle spalle la capacità di sviluppare culture materiali autoctone e quindi comunità meno esposte ai mali attuali della modernità.

    L'idea di Padania è comunicabile appieno solo se, attraverso essa, si elabora un'idea di società e di economia diversa da quella nazional-popolare italiana, più giusta e più sostenibile proprio perchè capace di sfruttare i vantaggi della "piccola" scala riducendone quelle controproduttività che hanno sempre, spesso a torto, accompagnato un immaginario altrimenti ricco di tipicità, cultura, saggezza.

    Tutto ciò dovrebbe partire dall'energia, cioè dalla radice stessa dell'uomo e della capacità, dell'uomo, di progettare la propria esistenza.

 

 
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