Insider Lega/ Né Maroni, né Giorgetti, né... Senza Bossi la Lega non esiste
Lunedí 27.03.2006 20:11




"Mi considero un pescecane e non un delfino". Roberto Maroni replica con una battuta all'investitura di Umberto Bossi, che nel salotto di Porta a Porta ha indicato chiaramente nel ministro del Welfare e in Giancarlo Giorgetti i suoi possibili successori. Non è la prima volta che il Senatur parla del futuro del Carroccio. Qualche settimana fa, infatti, al fianco del segretario della Lega Lombarda, era comparso il nome di Marco Reguzzoni, giovanissimo presidente della Provincia di Varese e bossiano doc.
Ma nonostante gli appelli del Senatur la realtà è ben diversa, chiara e inequivocabile: nessuno è in grado di prendere in mano il movimento padano. Ovvero, senza Bossi la Lega non esiste. Sarebbe finita e si sgretolerebbe in pochi mesi. Durante la lunga malattia del capo, il partito è stato gestito dal triumvirato Calderoli-Maroni-Giorgetti. Ognuno con il proprio ruolo, ma sempre nel solco tracciato dal leader. E non poteva essere altrimenti.

Dietro le stanze del potere di Via Bellerio e soprattutto tra la base dei militanti il movimento è diviso in diverse correnti. Da un lato ci sono i fedelissimi di Maroni, concentrati soprattutto a Varese città, ma che non mantengono buoni rapporti con il rampante Reguzzoni. Dalla provincia culla della Lega viene anche Giorgetti, che però proprio in occasione della stesura delle liste per le elezioni politiche si è duramente scontrato con il ministro del Welfare. E poi ci sono i calderoliani, forti in particolare nella Bergamasca, la seconda patria del Carroccio

Ma le divisioni non sono soltanto a livello territoriale e geografico, dove, tra l'altro, la componente veneta è furiosa a causa della storica sottovalutazione della Liga Veneta negli equilibri interni. Il problema è soprattutto politico. Nel bene e nel male Bossi è sempre stato l'uomo della sintesi, il padre padrone, l'unico in grado di tenere insieme le varie anime del movimento, da quella indipendentista a quella governativa. E' lui che ha stretto il patto di ferro (se non di sangue) con Berlusconi nel 2001 ed è lui il solo capace di risolvere le crisi (vedi la lite Formigoni-Cè alla Regione Lombardia di qualche mese fa).

E' evidente che il Senatur non è più quello di una volta, non può certo tenere quattro comizi in una sera e battere le piazze della Padania in lungo e in largo. La sua leadership nel partito però è rimasta immutata. Sua l'ultima parola su tutto. Come si è visto anche con le dimissioni di Calderoli da ministro per le Riforme. Fin dall'inizio Bossi non ha gradito l'esibizione della maglietta anti-Islam al Dopo Tg1 e ha chiesto e ottenuto le dimissioni del Roberto da Bergamo. Le cui quotazioni all'interno del movimento sono drasticamente precipitate. Non a caso il Senatur non ha mai nominato Calderoli come possibile successore, pur essendo il coordinatore delle segreterie nazionali, di fatto il numero due.
Con l'ex numero uno delle Riforme che si è autoescluso, sul tappetto rimangono poche scelte. Maroni, probabilmente, non sarà mai il leader della Lega. Il suo ruolo è quello di restare nelle istituzioni, al governo se la CdL vince e a trattare con gli altri partiti in caso di sconfitta. E poi Bossi non ha mai il dimenticato quando nel '94, subito dopo il ribaltone, Bobo da Varese minacciò di abbandonare il Carroccio per seguire il Cavaliere. Una macchia, forse sbiadita col tempo, ma indelebile.

Rimane Giorgetti. Ma il presidente delle Commissione Bilancio della Camera non ha alcuna intenzione di guidare il partito. Non ha ambizioni di comando, preferisce lavorare dietro le quinte, restare nell'ombra, fedele alla sua indola schiva e alla sia idiosincrasia nei confronti dei giornalisti. E Castelli? Il ministro della Giustizia è sempre rimasto un passo indietro rispetto alla triade. La sua è una voce autorevole, ascoltata dal capo, che però non lo hai preso in considerazione per la guida del movimento.

A cementare la leadership di Bossi c'è poi la sua scelta, che Affari è il grado di anticipare, di lasciare l'Europarlamento per tornare alla Camera dei Deputati. Il Senatur sceglierà di essere eletto nella circoscrizione Lombardia 1 (Milano e provincia) e a prendere il suo posto a Strasburgo sarà Giampaolo Gobbo, segretario nazionale della Lega Nord-Liga Veneta. Anche un modo per 'accontentare' i veneti, che per colpa di un banale errore di Speroni restarono esclusi dal Parlamento europeo.