Il parlamento svedese ha deciso che tutte le istituzioni (tipicamente, le confessioni religiose) che praticano matrimoni dovranno officiare anche unioni civili, cioè quelle tra persone omosessuali, se non vogliono rinunciare al diritto di celebrare matrimoni con valore legale.
La proposta di legge LU22, che era stata discussa in parlamento fin dagli anni ’90, è stata finalmente approvata lo scorso 16 marzo con il voto di quasi tutte le forze politiche, anche di destra; unica eccezione, il piccolo partito democristiano, cui appartengono quasi tutti i 25 parlamentari che hanno votato contro, pari a circa il 7% del totale: ma quasi un terzo dei 349 parlamentari ha preferito astenersi.
La conseguenza più importante sarà questa: le associazioni religiose che rifiutano di celebrare unioni civili non potranno più officiare matrimoni con valore legale. Per fare un esempio, è assai probabile che i (peraltro pochissimi) cattolici svedesi saranno costretti a sposarsi due volte, in chiesa e in comune.
Questa legge, che è stata salutata più o meno da tutte le forze politiche come un passo avanti nel riconoscere pari diritti a tutti i cittadini, entrerà in vigore il prossimo 15 aprile.




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