E' possibile arrivare a un punto di vista condivisibile da tutti, cioè a un negoziato delle opinioni, per quanto riguarda il confronto televisivo tra Prodi e Berlusconi?
Fatti e interpretazioni

Scrive Umberto Eco in un articolo su la Repubblica del 13 luglio 2004: «Così come non si può cambiare il fatto che oggi piova, non si può cambiare il fatto che I promessi sposi inizia col "quel ramo del lago di Como", e a scrivere (o intendere) Garda invece di Como si cambia romanzo. Se, come dicono alcuni, al mondo non ci fossero fatti ma solo interpretazioni, non si potrebbe negoziare, perché non ci sarebbe alcun criterio per decidere se la mia interpretazione è migliore della tua. Si possono confrontare e discutere interpretazioni proprio perché le si mettono di fronte ai fatti che esse vogliono interpretare.»
E poco più avanti, nello stesso articolo, aggiunge: «... le nostre interpretazioni sbattono continuamente la testa contro lo zoccolo duro dei fatti, e i fatti (anche se spesso sono difficili da interpretare) sono lì, solidi e invasivi, a sfidare le interpretazioni insostenibili. (...) Si negozia perché, se ciascuno si attenesse alla propria interpretazione dei fatti, si potrebbe discutere all'infinito. Si negozia per portare le nostre interpretazioni divergenti a un punto tale di convergenza, sia pure parziale, da potere insieme fare fronte a un Fatto, e cioè a qualcosa che è là e di cui è difficile sbarazzarsi.»
Mi sono venute in mente queste considerazioni di Umberto Eco ripensando alle diverse e spesso contrastanti valutazioni del confronto televisivo tra Prodi e Berlusconi, visto il 14 sera da oltre sedici milioni di italiani.
Le opinioni di tutti

Scrive Vincenzo Vasile su L'Unità di ieri: «Prodi unisce l'Italia, Berlusconi la spacca. Sorpresa: il Grande comunicatore è diventato piccolo piccolo. B. ha perso il confronto, per argomenti, toni, sforature, vittimismo. Ha vinto Prodi, per serietà, temi, proposte, chiarezza di linguaggio. Dicono: due a zero».
Ma il Giornale replica a stretto giro, assegnando la vittoria a Berlusconi: «Duello tv, Prodi a domanda non risponde. Primo duello in tv fra Berlusconi e Prodi. Durante il lungo confronto davanti alle telecamere, con una regia studiata in tutti i dettagli, il presidente del Consiglio è apparso più concreto snocciolando dati e numeri. Al contrario il candidato dell'Unione è apparso evasivo e generico».
Nettamente a favore di Prodi il giudizio di Gabriele Polo, su Il Manifesto: «... a Prodi è bastata un po' di concretezza e un tono già da Presidente del Consiglio, per battere Berlusconi, per smentire il solito snocciolare di cose fatte dal governo in carica, accompagnato dal consueto tono propagandistico».
Di opinione diversa Mario Giodano, direttore di Studio Aperto, in un'intervista apparsa su la Padania: «... si è trattato di un incontro molto ingessato. Ma se dovessi scegliere uno dei due, dovrei dire che ha vinto il Cavaliere perché, se il motto di Prodi è "la serietà al Governo", il presidente Berlusconi ha dimostrato di avere più serietà, più numeri e più cose concrete da dire.»
Tra i maggiori quotidiani italiani, la Repubblica, la Stampa e il Messaggero hanno dato tutti e tre la vittoria a Prodi, titolando rispettivamente: «Prodi vince ai punti» (la Repubblica), «Prodi conduce, Berlusconi insegue» (la Stampa), «Prodi all'attacco, Berlusconi in difesa» (Il Messaggero, che riporta anche, sempre in prima pagina: «E alla fine il maratoneta ha prevalso sul velocista», a firma di Virman Cusenza).
Ma il fido Fede (Emilio) ha visto tutt'un altro confronto e scrive su Il Messaggero: «Ha vinto il cavallo di razza: Silvio», che giunge «Alla meta con chiarezza e onestà. Il Professore incespicava».
Renato Mannheimer, sul Corriere della Sera, capovolge a sua volta il giudizio di Emilio Fede: «Lo sfidante ha la meglio ma agli indecisi non basta». L'articolo di Mannheimer comincia addirittura con una sentenza definitiva sulla questione: «Il fatto che Prodi abbia "vinto" il dibattito dell'altra sera è riconosciuto da tutti gli osservatori». Forse Mannheimer intendeva gli osservatori neutrali (Fede certamente non lo è), ma la sua affermazione sembra comunque un po' troppo assoluta, se si considerano i commenti di alcuni altri fedelissimi del presidente del consiglio.
Per esempio Bondi ha sfoderato un panegirico degno della sua miglior vena poetica: «Ha prevalso, com'era prevedibile, la forza della convinzione dei fatti e della personale credibilità del presidente Berlusconi. Berlusconi è stato più convincente di Prodi perchè il leader dell'Ulivo è apparso falso e demagogico, mentre il presidente del Consiglio è apparso serio, concreto, rassicurante, insomma un uomo di governo affidabile».
Gli fa eco, seppure più pacatamente, il ministro delle Comunicazioni, Mario Landolfi: «E' stato un confronto corretto, forse anche troppo corretto. Berlusconi lo ha vinto senza ricorrere ad effetti speciali. E' riuscito a far prevalere la concretezza delle cifre, delle cose fatte e di quelle da fare sulla vaghezza delle soluzioni proposte da Prodi. E' una vittoria ai punti ma è una vittoria importante».
Qui si fermano le lodi a Berlusconi. Due dei suoi alleati più importanti, Fini e Casini, sono piuttosto critici nei confronti del leader di Forza Italia. Dice Fini: «Il dibattito ha messo in evidenza un Prodi che prospettava un futuro grigio come lui e Berlusconi ha fatto bene a difendere l'operato del governo. Ma se posso dargli un consiglio, ammetta che in Italia ci sono dei problemi. Un centrodestra determinato e realista, ma anche un po' più umile è garanzia di affermazione».
Casini, da parte sua, commenta: «Credo che ieri sia stata un'occasione mancata. Quello che mi interessa evidenziare è che è stato un dibattito del passato e sul passato. Privo di una dimensione che guardi al futuro degli italiani e ai problemi della gente». Più o meno quello che aveva detto la sera prima Marco Follini, ex segretario dell'UDC: «Un confronto tra l'Italia del 1996 e quella del 2001. Mancava quella del 2006».
Se non si sono esaltati per la prova di Berlusconi neppure i suoi alleati, era inevitabile che i principali esponenti della coalizione di centro-sinistra assegnassero unanimemente a Prodi la vittoria nel duello televisivo di martedì sera. La Repubblica riporta i commenti, tutti favorevoli a Prodi, di Fassino, Rutelli, Di Pietro, Pecoraro Scanio, Gentiloni, Capezzone e Occhetto.
Ma se la stampa e i politici italiani possono esprimere giudizi di parte, è più difficile che lo faccia la stampa estera, la quale attribuisce in modo piuttosto compatto la vittoria a Prodi: lo fanno giornali prestigiosi come Financial Times, Le Monde, The New York Times, lo spagnolo El Paìs e gli argentini Clarin e La Nacion.
A dire il vero, però, ciò che soprattutto importa, al termine di questa sfida televisiva, non è l'opinione di stampa e politici, ma l'opinione della gente: gli elettori italiani. Numerosi sondaggi ne hanno riportato i giudizi. Il Corriere della Sera cita un sondaggio di SWG svolto su trecento persone, il cui esito viene così riassunto: «È piaciuto di più, il Professore, al 46,5% degli intervistati, a fronte del 34,7% che al termine ha riconfermato la sua fiducia a Berlusconi. Differenza più o meno simile alla domanda: chi è il vincitore del confronto? Il 42,6% ha indicato Prodi, il 35,6 Berlusconi.»
L'Istituto Piepoli ha intervistato 150 persone, ottenendo un 38% di persone che hanno ritenuto Prodi vincitore del confronto TV con Berlusconi, un 35% che hanno visto prevalere il Cavaliere ed un 27% che hanno giudicato il match alla pari.
Secondo IPR Marketing la vittoria di Prodi è stata netta: 50% di votanti a favore del Professore, 44% a favore di Berlusconi, 4% pareggio, 2% senza un'idea precisa.
I fatti

Se quelle elencate finora sono le opinioni, cioè le interpretazioni dei fatti, quali sono invece i fatti, i dati oggettivi emersi dal confronto Prodi-Berlusconi di martedì, su cui potrebbe esserci un più o meno generale accordo? Provo ad elencarne alcuni:
  1. Berlusconi ha citato più numeri di Prodi.
  2. I numeri citati da Berlusconi non sono stati contestualizzati: a parte la generica attribuzione all'ISTAT, il presidente del Consiglio non ha fornito date, periodi e contesti di riferimento, che permettessero alla gente di valutare direttamente l'efficacia di quei numeri. Le nude cifre, mitragliate a raffica in questo modo, presumono che l'elettore si fidi sulla parola e hanno tutto l'aspetto di una tecnica di seduzione piuttosto che l'autorevolezza del dato scientifico.
  3. Berlusconi ha sbagliato a suo vantaggio, e non è la prima volta, la percentuale relativa alla diminuzione della pressione fiscale. In proposito, cito il commento presente nell'ottimo blog MenoStato.it: «Nei 5 anni di centro sinistra la pressione fiscale è calata di 0,8 punti di PIL, nei 5 di centro destra di 0,7. Berlusconi invece lascia intendere che è stato il suo governo a far calare [la pressione fiscale] di 4,3 punti (pari a circa 60 miliardi di Euro, cioè 116.000 miliardi di Lire), mentre la realtà è 0,7 punti».
  4. Berlusconi ha usato espressioni retrograde e fuori luogo quando ha affrontato la questione delle "quote rosa" (le «signore» non se la sentono di abbandonare i mariti; la categoria delle donne), espressioni che, sotto la cavalleria di facciata, sembrano indicare una mentalità maschilista e poco sensibile al problema.
  5. Interrogato sul conflitto d'interessi, Berlusconi ha prima liquidato il problema dicendo che in cinque anni di governo è stato costretto ad abbandonare il consiglio dei ministri solo quattro volte a causa del coinvolgimento dei suoi personali interessi economici (al che Prodi ha ribattuto che anche solo quattro volte rappresentano un'enormità); poi ha voluto concludere attaccando, e ha affermato che il vero conflitto d'interessi non è il suo, ma quello delle cooperative rosse, che fanno affari e politica in combutta con le amministrazioni rosse, protette oltre il lecito dalle (immancabili) toghe rosse, che evitano di perseguire i loro crimini.
  6. Berlusconi ha poi attaccato i sindacati, la CGIL in particolare, definendoli organici alla sinistra e dicendo che è stata loro colpa se sono falliti gli sforzi del governo tesi alla conciliazione sociale.
  7. Prodi, dal canto suo, è stato molto evasivo nello spiegare alla gente come intende ridurre di cinque punti il cuneo fiscale (a proposito, ma perché non ci spiega anche che cos'è questo benedetto cuneo fiscale?) durante il primo anno del suo governo.
  8. Lo stesso Prodi è stato però molto efficace quando ha colto la palla al balzo e ha messo in evidenza il fatto che Berlusconi si propone sempre come il leader di una sola parte degli italiani, pronto ad alimentare le divisioni, mentre lui - Prodi - vuole invece proporsi come il presidente del consiglio di tutti, mirando a unificare e a ridurre le tensioni e disposto addirittura a tendere la mano agli avversari nel legiferare e nell'amministrare il Paese.
  9. Prodi ha accusato Berlusconi di pretendere di far ricadere tutti i problemi e i malfunzionamenti dello Stato sempre sui passati governi e, in particolare, sul precedente governo di centro-sinistra.
  10. Il presidente del consiglio ha lodato l'operato del proprio governo, dicendo di aver fatto miracoli nei cinque anni più difficili della nostra storia recente.
  11. Berlusconi non ha perso occasione per contestare a Prodi il suo ruolo di capo dell'Unione ("uomo di facciata") e per contestare la presunta falsità e spudoratezza di qualsiasi affermazione del suo avversario.
  12. La chiusura di Berlusconi è stata molto deludente (con una critica alle regole del dibattito e l'ammissione di non essere stato in grado di dire tutto ciò che avrebbe voluto dire), laddove Prodi ha avuto una chiusura migliore, anche se un po' retorica.
Considerazioni conclusive

La maggior parte dei commentatori ha definito noiosissimo il confronto tra i due leader politici, attaccando in tal modo le regole volute da Prodi.
Considero veramente pessimi e infantili questi commenti e la critica che sottendono. La politica non è uno spettacolo. Se anche il dibattito è stato noioso, e allora? Chi se ne frega? Non si chiede a due aspiranti presidenti del consiglio di essere divertenti, ma di essere convincenti. Preferisco di gran lunga un confronto come quello di martedì, con regole certe in grado di garantire la piena parità tra i due avversari, alle serate "goliardiche" di Porta a porta o di Ballarò, dove la mancanza di un calcolo pubblico dei tempi, la possibilità degli interlocutori di interrompersi e offendersi a vicenda impedendo di fatto all'altro di esprimere compiutamente il suo pensiero, la presenza eventuale di comici e cantanti, la difficoltà di far rispondere gli avversari politici esattamente alla stessa domanda, la più o meno velata faziosità dei conduttori portano inevitabilmente a un nulla di fatto finale, che lascia agli spettatori certo la netta consapevolezza del disaccordo tra i contendenti, ma nessuna o poca informazione sulla bontà dei programmi e sulle capacità personali dei candidati.
Perciò, noia a parte, questo duello televisivo tra Prodi e Berlusconi ha avuto secondo me il merito, se non altro, di dire, o confermare, agli italiani alcune cose che mi sembrano appartenere più alla categoria dei fatti che a quella delle interpretazioni, e che rendono i già citati peana, innalzati da Bondi e da Emilio Fede al Cavaliere, degli atti d'amore più che delle obiettive valutazioni dell'accaduto:
  • Berlusconi non sarà mai, perché non vuole esserlo, il presidente di tutti gli italiani: ha una profonda avversione, per non dire disprezzo, per i sindacati, i comunisti, i giudici e, in generale, per tutti quelli che lo criticano e che esprimono pubblicamente posizioni diverse dalle sue. Contro questa cospicua parte d'Italia esercita tutt'al più una tolleranza di facciata, ma non è disposto a nessun vero atto di conciliazione, che richiederebbe una sincera ammissione da parte sua delle giuste, o almeno lecite, ragioni delle citate categorie.
  • Berlusconi non risolverà mai il proprio gigantesco conflitto d'interessi (la legge Frattini non lo risolve). Rendendosi conto di quanto pesi quest'argomento sull'opinione pubblica, ha tentato piuttosto di depistare gli spettatori, accusando le cooperative di essere portatrici di un ben maggiore conflitto d'interessi.
  • La difesa della legalità e la lotta all'evasione fiscale non sembrano essere priorità essenziali del suo programma di governo.
  • Berlusconi continua incrollabilmente a fare il politico con la mentalità del pubblicitario: dire sempre che tutto va bene, nascondere o negare gli errori a qualsiasi costo. Mai un atto di autocritica. Un atteggiamento veramente esiziale per chi ritiene che la verità dell'informazione, anche quando negativa, sia un valore essenziale di una democrazia matura. L'uso propagandistico dei numeri fa parte a pieno titolo di un cosiffatto atteggiamento da pubblicitario.
Prodi, dal canto suo, benché non sia riuscito a spiegare bene come intende diminuire il famoso cuneo fiscale, ha segnato alcuni chiari punti a suo vantaggio:
  • ha manifestato la ferma intenzione di creare una legge sul conflitto d'interesse che sia in piena sintonia con l'orientamento delle principali democrazie occidentali;
  • ha manifestato un'altrettanto ferma intenzione di superare i conflitti sociali creati dal modo in cui Berlusconi e il suo governo si sono rapportati a quella metà abbondante del Paese che il presidente del consiglio non sopporta;
  • propone una lotta senza quartiere all'evasione fiscale, la fine dei condoni e la ricerca di una maggiore giustizia contributiva, basata sulla tassazione delle rendite patrimoniali (oggi tassate molto meno del lavoro) e su una più equa progressività delle imposte.
Rimane impregiudicata la questione della bontà della legge Moratti sull'istruzione: ottima per Berlusconi, pessima per Prodi. I due contendenti avrebbero dovuto citare specifici articoli della legge a sostegno delle rispettive posizioni. E' inutile sottolineare, infine, che le domande e il poco tempo a disposizione non hanno consentito di toccare tutti i temi dei rispettivi programmi di governo.
Mi sembra, in conclusione, che, nonostante i numerosi limiti di un dibattito pubblico di questo genere, restino diversi elementi a favore di Prodi e pochi o nessuno a favore di Berlusconi. A conferma di tale impressione, la maggioranza dei politici, la maggioranza della stampa italiana, la più importante stampa estera nonché i sondaggi sono tutti concordi nel sancire la vittoria del Professore nel confronto televisivo col Cavaliere. Ma questa vittoria in sé significa ben poco. Ha valore solo nella prospettiva elettorale del 9 aprile. Secondo gli analisti l'esito di questo confronto, benché favorevole a Prodi, non sposterà voti o, al massimo, ne sposterà un tre per cento (che pure non sono pochi).
Per quel che mi riguarda, non cambia la mia decisione, ma la conferma. Spero che qualche elettore indeciso, leggendo magari anche questo mio contributo, possa superare la propria indecisione considerando attentamente i fatti fin qui esaminati.