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Discussione: Religione e sesso

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    Predefinito Religione e sesso

    Religione e sesso

    1 gennaio 2000 (17:45) | Autore: Julius Evola

    In ogni grande religione si possono distinguere due parti. La prima, che si può chiamare mistica o eterna, è rivolta verso l’alto, mira a stabilire un certo rapporto fra l’uomo e il modo spirituale, trascendente. La seconda parte la si può chiamare “sociale” o morale, e consiste in un complesso di norme per la condotta di vita. Mentre la prima parte è quella essenziale e forma il nucleo imperituro di ogni religione, la seconda è, in un certo modo, accidentale e mutevole, perché risente sia delle diversità dei popoli e delle società, sia delle contingenze storiche.

    Fare questa distinzione è importante, per orientamento generale, e altresì nell’interesse della stessa tradizione religiosa. Infatti essa impedisce che nei momenti di crisi, quando la critica mostra la relatività e la mutevolezza di certe norme e di certi precetti a cui era stata già attribuita l’assolutezza di una legge divina, tale critica vada a colpire anche la parte superiore, veramente rivolta verso l’alto, di una religione.

    Questa premessa è necessaria per il problema al quale qui vogliamo dedicare qualche breve considerazione, cioè quello della concezione del sesso propria alla religione venuta a predominare in Occidente. Tale concezione risente di una confusione di domini, che nel cristianesimo è caratteristica e che gli sforzi dei teologi sono riusciti a ovviare solo in parte. Si tratta di una confusione fra le norme che hanno una finalità ascetica, e che come tali si rivolgono a una piccola minoranza di vocati, e le norme che debbono invece valere pel mondo e per la gran massa. Se noi consideriamo altre religioni – fra le quali si può considerare l’Ebraismo, l’antica religione persiana, l’Islam, il Brahamanesimo – nei riguardi del secondo dominio sono state lungi dal predicare e a condannare tutto ciò che riguarda l’ordine naturale. Poiché qui la natura veniva concepita come opera divina, la legge data a coloro che vivono nel mondo mirava alla sacralizzazione di ogni attività, di ogni impulso e di ogni istituzione, cioè a un riferimento verso l’alto che, in un certo modo, trasfigurasse e desse uno sfondo spirituale a tutto ciò che si fa. Quel che l’apologetica cristiana dice sul “paganesimo” delle religioni non-cristiane o pre-cristiane, attribuendo loro una soggiacenza a tutto quanto è “natura”, è semplice fantasia, essendo noto a ogni studioso di scienza delle religioni che, in quei culti, riti e norme sacre accompagnavano ogni manifestazione della vita, sia individuale che collettiva. E ciò vale anche per tutto quanto ha attinenza col sesso e con la donna.

    Nel cristianesimo, specie a quest’ultimo riguardo, le cose sono andate diversamente. In esso è ben visibile che si è cercato di introdurre nella vita nel mondo norme che hanno una validità e un senso unicamente sul piano ascetico. A voler indicare esempi, non vi sarebbe che l’imbarazzo della scelta. Così il precetto di amare il proprio nemico, di porgere l’altra guancia a chi vi ha schiaffeggiati, di non curarsi del domani e di imitare i fiori nei campi e gli uccelli del cielo, e via dicendo, fino a quegli spunti in cui certi cattolici di oggi in vena di “aperture a sinistra” hanno voluto vedere una giustificazione cristiana del pacifismo, del socialismo, se non dello stesso comunismo. Tutte queste norme possono valere in sede di disciplina per che abbia vocazioni ascetiche e per la “santità”, non certo per chi vive nel mondo. Con esse non si ordina una società ma, semplicemente, si rende impossibile ogni società. E, in effetti, se sono esistiti Stati cristiani, ancora non è esistito nessuno Stato cristiano, cioè informato praticamente e rigorosamente ai principi sovramondani della morale evangelica. Ebbene, la stessa cosa vale nei riguardi del sesso. Si può condannare il sesso, e porre come ideale la continenza, dal punto di vista ascetico. Fare di ciò una norma per la vita nel mondo è, invece, un assurdo. Di nuovo, vi è confusione fra due domini distinti. In vari modi i teologi si sono sforzati di attenuare quel dualismo fra mondo naturale e mondo sovrannaturale che fu caratteristico del cristianesimo delle origini. Ma nei riguardi del sesso si è rimasti a una posizione ibrida e paralizzante: il pregiudizio moralistico nei riguardi della sessualità, anzi una specie di “odio teologico” per essa (Pareto), la stretta relazione fra sessualità e peccato è una caratteristica mai perduta nella religione venuta a predominare in Occidente, la quale la mette in contrasto con le altre religioni creazionistiche dianzi ricordate. In effetti, come accennammo, queste si intesero a sacralizzare la sessualità, non a reprimerla e a bollarla a fuoco.

    Spesso la funzione procreatrice fu da esse glorificata come un riflesso nell’uomo del potere creatore divino. Cosa che per ogni cristiano apparirebbe blasfema, l’Islam contempla invocazioni divine durante l’atto sessuale, l’antico Iran giunse a promettere grazie divine a chi desse il massimo ardore nell’amplesso, note formule indù nell’unione dei sessi fanno intervenire simboli cosmici e sacri e via dicendo. E ciò a tacere di correnti, come il dionisismo, che all’estasi del sesso riconobbero possibilità mistiche. Si sa che lo stesso Platone mise il trasporto eros vicino a specie varie di entusiasmo divino, profetico e iniziatico.

    Se dicessimo che di tutto ciò nel cristianesimo non si trova traccia, udremmo solo ribattere che esso conosce il matrimonio come sacramento. Ma proprio qui si vede l’ibridismo cui abbiamo accennato poco fa. Anzitutto il matrimonio come sacramento è cosa tardiva, nella tradizione cattolica. Prese questa forma solo verso il XIII secolo e fu obbligatorio come tale solo col Concilio di Trento. Ma, in più, il matrimonio è concepito dal cristianesimo come un pis aller, come un ripiego dovuto alla fragilità umana, perché, come dice San Paolo, “è meglio prender moglie che ardere”. Se no è la castità, l’astinenza, che è l’ideale: non il “Sacro connubio” ma il “casto connubio”. Che non si sa più che connubio sarebbe.

    Ciò si conferma nell’idea che l’unico fine del matrimonio sarebbe la procreazione, ossia quel che di più naturalistico e biologico presenta la sessualità: indulgere a questa per altro scopo, perfino fra coniugi, sarebbe peccato. Si vede perciò che il carattere di sacramento conferito al matrimonio non porta a nessun mutamento di piano, non dà – come nel già accennato orientamento delle antiche sacralizzazioni – dimensioni diverse, spirituali, all’esperienza sessuale presa in se stessa, la lascia tale e quale come una mera necessità della natura e ha, alla fine, una portata sociale: sancisce il regime di una società trovatasi a essere monogamica (anche qui si vede la relatività della parte puramente sociale e morale della religione, perché notoriamente l’Antico Testamento sanzionava la poligamia), cercando di rafforzarlo attraverso il principio dell'indissolubilità del matrimonio.

    La consegna di tutto ciò è stato, nel mondo cristiano, un inselvatichimento per repressione di tutto quanto è proprio al sesso, con molta ipocrisia, finché lo sbarramento è saltato. Così oggi si assiste a una specie di scatenamento di tutto ciò che si lega a sesso e a donna, nel senso più primitivistico, pandemico e pericoloso. Per questo, revisioni dei rapporti fra spiritualità e sesso si impongono.

    Da Il Popolo Italiano, 8 settembre 1957

    * * *

    Praticamente i secoli di puritanesimo esasperato hanno portato all'odierno libertinaggio su vasta scala, soprattutto nei paesi del nord. Ah, ben inteso, non è un giudizio... Cerco solo di capire l'articolo... Ciao!
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 14-06-10 alle 15:49
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    Predefinito Rif: Religione e sesso

    Citazione Originariamente Scritto da Lebensreform Visualizza Messaggio
    Religione e sesso

    1 gennaio 2000 (17:45) | Autore: Julius Evola

    In ogni grande religione si possono distinguere due parti. La prima, che si può chiamare mistica o eterna, è rivolta verso l’alto, mira a stabilire un certo rapporto fra l’uomo e il modo spirituale, trascendente. La seconda parte la si può chiamare “sociale” o morale, e consiste in un complesso di norme per la condotta di vita. Mentre la prima parte è quella essenziale e forma il nucleo imperituro di ogni religione, la seconda è, in un certo modo, accidentale e mutevole, perché risente sia delle diversità dei popoli e delle società, sia delle contingenze storiche.

    Fare questa distinzione è importante, per orientamento generale, e altresì nell’interesse della stessa tradizione religiosa. Infatti essa impedisce che nei momenti di crisi, quando la critica mostra la relatività e la mutevolezza di certe norme e di certi precetti a cui era stata già attribuita l’assolutezza di una legge divina, tale critica vada a colpire anche la parte superiore, veramente rivolta verso l’alto, di una religione.

    Questa premessa è necessaria per il problema al quale qui vogliamo dedicare qualche breve considerazione, cioè quello della concezione del sesso propria alla religione venuta a predominare in Occidente. Tale concezione risente di una confusione di domini, che nel cristianesimo è caratteristica e che gli sforzi dei teologi sono riusciti a ovviare solo in parte. Si tratta di una confusione fra le norme che hanno una finalità ascetica, e che come tali si rivolgono a una piccola minoranza di vocati, e le norme che debbono invece valere pel mondo e per la gran massa. Se noi consideriamo altre religioni – fra le quali si può considerare l’Ebraismo, l’antica religione persiana, l’Islam, il Brahamanesimo – nei riguardi del secondo dominio sono state lungi dal predicare e a condannare tutto ciò che riguarda l’ordine naturale. Poiché qui la natura veniva concepita come opera divina, la legge data a coloro che vivono nel mondo mirava alla sacralizzazione di ogni attività, di ogni impulso e di ogni istituzione, cioè a un riferimento verso l’alto che, in un certo modo, trasfigurasse e desse uno sfondo spirituale a tutto ciò che si fa. Quel che l’apologetica cristiana dice sul “paganesimo” delle religioni non-cristiane o pre-cristiane, attribuendo loro una soggiacenza a tutto quanto è “natura”, è semplice fantasia, essendo noto a ogni studioso di scienza delle religioni che, in quei culti, riti e norme sacre accompagnavano ogni manifestazione della vita, sia individuale che collettiva. E ciò vale anche per tutto quanto ha attinenza col sesso e con la donna.

    Nel cristianesimo, specie a quest’ultimo riguardo, le cose sono andate diversamente. In esso è ben visibile che si è cercato di introdurre nella vita nel mondo norme che hanno una validità e un senso unicamente sul piano ascetico. A voler indicare esempi, non vi sarebbe che l’imbarazzo della scelta. Così il precetto di amare il proprio nemico, di porgere l’altra guancia a chi vi ha schiaffeggiati, di non curarsi del domani e di imitare i fiori nei campi e gli uccelli del cielo, e via dicendo, fino a quegli spunti in cui certi cattolici di oggi in vena di “aperture a sinistra” hanno voluto vedere una giustificazione cristiana del pacifismo, del socialismo, se non dello stesso comunismo. Tutte queste norme possono valere in sede di disciplina per che abbia vocazioni ascetiche e per la “santità”, non certo per chi vive nel mondo. Con esse non si ordina una società ma, semplicemente, si rende impossibile ogni società. E, in effetti, se sono esistiti Stati cristiani, ancora non è esistito nessuno Stato cristiano, cioè informato praticamente e rigorosamente ai principi sovramondani della morale evangelica. Ebbene, la stessa cosa vale nei riguardi del sesso. Si può condannare il sesso, e porre come ideale la continenza, dal punto di vista ascetico. Fare di ciò una norma per la vita nel mondo è, invece, un assurdo. Di nuovo, vi è confusione fra due domini distinti. In vari modi i teologi si sono sforzati di attenuare quel dualismo fra mondo naturale e mondo sovrannaturale che fu caratteristico del cristianesimo delle origini. Ma nei riguardi del sesso si è rimasti a una posizione ibrida e paralizzante: il pregiudizio moralistico nei riguardi della sessualità, anzi una specie di “odio teologico” per essa (Pareto), la stretta relazione fra sessualità e peccato è una caratteristica mai perduta nella religione venuta a predominare in Occidente, la quale la mette in contrasto con le altre religioni creazionistiche dianzi ricordate. In effetti, come accennammo, queste si intesero a sacralizzare la sessualità, non a reprimerla e a bollarla a fuoco.

    Spesso la funzione procreatrice fu da esse glorificata come un riflesso nell’uomo del potere creatore divino. Cosa che per ogni cristiano apparirebbe blasfema, l’Islam contempla invocazioni divine durante l’atto sessuale, l’antico Iran giunse a promettere grazie divine a chi desse il massimo ardore nell’amplesso, note formule indù nell’unione dei sessi fanno intervenire simboli cosmici e sacri e via dicendo. E ciò a tacere di correnti, come il dionisismo, che all’estasi del sesso riconobbero possibilità mistiche. Si sa che lo stesso Platone mise il trasporto eros vicino a specie varie di entusiasmo divino, profetico e iniziatico.

    Se dicessimo che di tutto ciò nel cristianesimo non si trova traccia, udremmo solo ribattere che esso conosce il matrimonio come sacramento. Ma proprio qui si vede l’ibridismo cui abbiamo accennato poco fa. Anzitutto il matrimonio come sacramento è cosa tardiva, nella tradizione cattolica. Prese questa forma solo verso il XIII secolo e fu obbligatorio come tale solo col Concilio di Trento. Ma, in più, il matrimonio è concepito dal cristianesimo come un pis aller, come un ripiego dovuto alla fragilità umana, perché, come dice San Paolo, “è meglio prender moglie che ardere”. Se no è la castità, l’astinenza, che è l’ideale: non il “Sacro connubio” ma il “casto connubio”. Che non si sa più che connubio sarebbe.

    Ciò si conferma nell’idea che l’unico fine del matrimonio sarebbe la procreazione, ossia quel che di più naturalistico e biologico presenta la sessualità: indulgere a questa per altro scopo, perfino fra coniugi, sarebbe peccato. Si vede perciò che il carattere di sacramento conferito al matrimonio non porta a nessun mutamento di piano, non dà – come nel già accennato orientamento delle antiche sacralizzazioni – dimensioni diverse, spirituali, all’esperienza sessuale presa in se stessa, la lascia tale e quale come una mera necessità della natura e ha, alla fine, una portata sociale: sancisce il regime di una società trovatasi a essere monogamica (anche qui si vede la relatività della parte puramente sociale e morale della religione, perché notoriamente l’Antico Testamento sanzionava la poligamia), cercando di rafforzarlo attraverso il principio dell'indissolubilità del matrimonio.

    La consegna di tutto ciò è stato, nel mondo cristiano, un inselvatichimento per repressione di tutto quanto è proprio al sesso, con molta ipocrisia, finché lo sbarramento è saltato. Così oggi si assiste a una specie di scatenamento di tutto ciò che si lega a sesso e a donna, nel senso più primitivistico, pandemico e pericoloso. Per questo, revisioni dei rapporti fra spiritualità e sesso si impongono.

    Da Il Popolo Italiano, 8 settembre 1957

    * * *

    Praticamente i secoli di puritanesimo esasperato hanno portato all'odierno libertinaggio su vasta scala, soprattutto nei paesi del nord. Ah, ben inteso, non è un giudizio... Cerco solo di capire l'articolo... Ciao!
    Evola è sempre Evola: chiaro, tradizionale, puntuale, specifico.

    Postare questo articolo su CR nel thread sulla sessualità, così controverso... sarebbe ottima cosa. hefico:
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 14-06-10 alle 15:50
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

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    Predefinito Rif: Religione e sesso

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Evola è sempre Evola: chiaro, tradizionale, puntuale, specifico.

    Postare questo articolo su CR nel thread sulla sessualità, così controverso... sarebbe ottima cosa. hefico:
    Evola qui dice un sacco di cavolate veramente, cosa abbasta normale per il barone rampante. L'avessi postato su altri fora di PIR ad alto tasso puritano, chissà che putiferio...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-05-10 alle 02:08
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  4. #4
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    Predefinito Rif: Religione e sesso

    Citazione Originariamente Scritto da Lebensreform Visualizza Messaggio
    Evola qui dice un sacco di cavolate veramente, cosa abbasta normale per il barone rampante. L'avessi postato su altri fora di PIR ad alto tasso puritano, chissà che putiferio...
    L'articolo è perfetto. E se ne denigri i contenuti significa che non capisci nulla di Tradizione.

    O che vuoi, semplicemente, provocare; la cosa più probabile. :giagia:

    Lebensreform... :see:
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-05-10 alle 02:10
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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    Predefinito Rif: Religione e sesso

    Citazione Originariamente Scritto da Lebensreform Visualizza Messaggio
    Evola qui dice un sacco di cavolate veramente, cosa abbasta normale per il barone rampante. L'avessi postato su altri fora di PIR ad alto tasso puritano, chissà che putiferio...
    Cos'è, nello specifico, che ti turba?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-05-10 alle 02:10

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    Predefinito Rif: Religione e sesso

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    L'articolo è perfetto E se ne denigri i contenuti significa che non capisci nulla di Tradizione.
    Conosco le tradizioni, ormai morte e sepolte per fortuna... La Tradizione, singolare e con la t maiuscola, non so che sia.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 14-06-10 alle 15:53
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    Citazione Originariamente Scritto da Lebensreform Visualizza Messaggio
    Religione e sesso

    1 gennaio 2000 (17:45) | Autore: Julius Evola

    In ogni grande religione si possono distinguere due parti. La prima, che si può chiamare mistica o eterna, è rivolta verso l’alto, mira a stabilire un certo rapporto fra l’uomo e il modo spirituale, trascendente. La seconda parte la si può chiamare “sociale” o morale, e consiste in un complesso di norme per la condotta di vita. Mentre la prima parte è quella essenziale e forma il nucleo imperituro di ogni religione, la seconda è, in un certo modo, accidentale e mutevole, perché risente sia delle diversità dei popoli e delle società, sia delle contingenze storiche.

    Fare questa distinzione è importante, per orientamento generale, e altresì nell’interesse della stessa tradizione religiosa. Infatti essa impedisce che nei momenti di crisi, quando la critica mostra la relatività e la mutevolezza di certe norme e di certi precetti a cui era stata già attribuita l’assolutezza di una legge divina, tale critica vada a colpire anche la parte superiore, veramente rivolta verso l’alto, di una religione.

    Questa premessa è necessaria per il problema al quale qui vogliamo dedicare qualche breve considerazione, cioè quello della concezione del sesso propria alla religione venuta a predominare in Occidente. Tale concezione risente di una confusione di domini, che nel cristianesimo è caratteristica e che gli sforzi dei teologi sono riusciti a ovviare solo in parte. Si tratta di una confusione fra le norme che hanno una finalità ascetica, e che come tali si rivolgono a una piccola minoranza di vocati, e le norme che debbono invece valere pel mondo e per la gran massa. Se noi consideriamo altre religioni – fra le quali si può considerare l’Ebraismo, l’antica religione persiana, l’Islam, il Brahamanesimo – nei riguardi del secondo dominio sono state lungi dal predicare e a condannare tutto ciò che riguarda l’ordine naturale. Poiché qui la natura veniva concepita come opera divina, la legge data a coloro che vivono nel mondo mirava alla sacralizzazione di ogni attività, di ogni impulso e di ogni istituzione, cioè a un riferimento verso l’alto che, in un certo modo, trasfigurasse e desse uno sfondo spirituale a tutto ciò che si fa. Quel che l’apologetica cristiana dice sul “paganesimo” delle religioni non-cristiane o pre-cristiane, attribuendo loro una soggiacenza a tutto quanto è “natura”, è semplice fantasia, essendo noto a ogni studioso di scienza delle religioni che, in quei culti, riti e norme sacre accompagnavano ogni manifestazione della vita, sia individuale che collettiva. E ciò vale anche per tutto quanto ha attinenza col sesso e con la donna.

    Nel cristianesimo, specie a quest’ultimo riguardo, le cose sono andate diversamente. In esso è ben visibile che si è cercato di introdurre nella vita nel mondo norme che hanno una validità e un senso unicamente sul piano ascetico. A voler indicare esempi, non vi sarebbe che l’imbarazzo della scelta. Così il precetto di amare il proprio nemico, di porgere l’altra guancia a chi vi ha schiaffeggiati, di non curarsi del domani e di imitare i fiori nei campi e gli uccelli del cielo, e via dicendo, fino a quegli spunti in cui certi cattolici di oggi in vena di “aperture a sinistra” hanno voluto vedere una giustificazione cristiana del pacifismo, del socialismo, se non dello stesso comunismo. Tutte queste norme possono valere in sede di disciplina per che abbia vocazioni ascetiche e per la “santità”, non certo per chi vive nel mondo. Con esse non si ordina una società ma, semplicemente, si rende impossibile ogni società. E, in effetti, se sono esistiti Stati cristiani, ancora non è esistito nessuno Stato cristiano, cioè informato praticamente e rigorosamente ai principi sovramondani della morale evangelica. Ebbene, la stessa cosa vale nei riguardi del sesso. Si può condannare il sesso, e porre come ideale la continenza, dal punto di vista ascetico. Fare di ciò una norma per la vita nel mondo è, invece, un assurdo. Di nuovo, vi è confusione fra due domini distinti. In vari modi i teologi si sono sforzati di attenuare quel dualismo fra mondo naturale e mondo sovrannaturale che fu caratteristico del cristianesimo delle origini. Ma nei riguardi del sesso si è rimasti a una posizione ibrida e paralizzante: il pregiudizio moralistico nei riguardi della sessualità, anzi una specie di “odio teologico” per essa (Pareto), la stretta relazione fra sessualità e peccato è una caratteristica mai perduta nella religione venuta a predominare in Occidente, la quale la mette in contrasto con le altre religioni creazionistiche dianzi ricordate. In effetti, come accennammo, queste si intesero a sacralizzare la sessualità, non a reprimerla e a bollarla a fuoco.

    Spesso la funzione procreatrice fu da esse glorificata come un riflesso nell’uomo del potere creatore divino. Cosa che per ogni cristiano apparirebbe blasfema, l’Islam contempla invocazioni divine durante l’atto sessuale, l’antico Iran giunse a promettere grazie divine a chi desse il massimo ardore nell’amplesso, note formule indù nell’unione dei sessi fanno intervenire simboli cosmici e sacri e via dicendo. E ciò a tacere di correnti, come il dionisismo, che all’estasi del sesso riconobbero possibilità mistiche. Si sa che lo stesso Platone mise il trasporto eros vicino a specie varie di entusiasmo divino, profetico e iniziatico.

    Se dicessimo che di tutto ciò nel cristianesimo non si trova traccia, udremmo solo ribattere che esso conosce il matrimonio come sacramento. Ma proprio qui si vede l’ibridismo cui abbiamo accennato poco fa. Anzitutto il matrimonio come sacramento è cosa tardiva, nella tradizione cattolica. Prese questa forma solo verso il XIII secolo e fu obbligatorio come tale solo col Concilio di Trento. Ma, in più, il matrimonio è concepito dal cristianesimo come un pis aller, come un ripiego dovuto alla fragilità umana, perché, come dice San Paolo, “è meglio prender moglie che ardere”. Se no è la castità, l’astinenza, che è l’ideale: non il “Sacro connubio” ma il “casto connubio”. Che non si sa più che connubio sarebbe.

    Ciò si conferma nell’idea che l’unico fine del matrimonio sarebbe la procreazione, ossia quel che di più naturalistico e biologico presenta la sessualità: indulgere a questa per altro scopo, perfino fra coniugi, sarebbe peccato. Si vede perciò che il carattere di sacramento conferito al matrimonio non porta a nessun mutamento di piano, non dà – come nel già accennato orientamento delle antiche sacralizzazioni – dimensioni diverse, spirituali, all’esperienza sessuale presa in se stessa, la lascia tale e quale come una mera necessità della natura e ha, alla fine, una portata sociale: sancisce il regime di una società trovatasi a essere monogamica (anche qui si vede la relatività della parte puramente sociale e morale della religione, perché notoriamente l’Antico Testamento sanzionava la poligamia), cercando di rafforzarlo attraverso il principio dell'indissolubilità del matrimonio.

    La consegna di tutto ciò è stato, nel mondo cristiano, un inselvatichimento per repressione di tutto quanto è proprio al sesso, con molta ipocrisia, finché lo sbarramento è saltato. Così oggi si assiste a una specie di scatenamento di tutto ciò che si lega a sesso e a donna, nel senso più primitivistico, pandemico e pericoloso. Per questo, revisioni dei rapporti fra spiritualità e sesso si impongono.

    Da Il Popolo Italiano, 8 settembre 1957

    * * *

    Praticamente i secoli di puritanesimo esasperato hanno portato all'odierno libertinaggio su vasta scala, soprattutto nei paesi del nord. Ah, ben inteso, non è un giudizio... Cerco solo di capire l'articolo... Ciao!
    Impeccabile.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 14-06-10 alle 15:54

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    Predefinito Rif: Religione e sesso

    Citazione Originariamente Scritto da Lebensreform Visualizza Messaggio
    Conosco le tradizioni, ormai morte e sepolte per fortuna... La Tradizione, singolare e con la t maiuscola, non so che sia.
    Chi "crede" nella Tradizione con la "T" maiuscola solitamente crede che...

    - Esista una Filosofia Perenne, una Tradizione primordiale che l’uomo non ha generato ma ricevuto. Questa tradizione si è incarnata agli albori della storia umana, in comunità e società tradizionali, dove ogni uomo si relazionava agli altri in base all’appartenenza a determinate caste, rappresentative dell’inclinazione o patrimonio spirituale dello stesso.

    - Le singole tradizioni altro non rappresentino che incarnazioni della Tradizione Universale e Perenne, o membra disgiunte della stessa. Il compito dell’esoterista è quello di ricercare gli spezzoni della Tradizione Universale, occultati nelle singole tradizioni, in modo da ricomporre il mosaico perduto.

    - La tradizione sia aggredita da agenti e fattori riconducibili alla globalizzazione, alla perdita di valori, e da agenti controtradizionali che si incarnano nella società moderna, profondamente antitradizionale.

    - L’esoterismo altro non sia che quanto di nascosto nelle singole tradizioni, o membra disgiunte della Tradizione Universale.
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 14-06-10 alle 16:06

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    Predefinito Rif: Religione e sesso

    Scusate ma il tizio ha come firma "Zurück zur Natur", che dice tutto sul personaggio in questione. Perché cadete in questi tranelli?
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-05-10 alle 23:27

  10. #10
    Me ne frego
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    Predefinito Rif: Religione e sesso

    Trovo Evola semplicemente impeccabile, chi dice il contrario non ha capito nulla.
    ADA
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 27-05-10 alle 23:28

 

 
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