

"Son contento quando consumo senza pagare un pò meno quando pago e non consumo"
Un ottimo collegamento a prova di ciò:
http://www.centrostudilaruna.it/indoeuropeicina.html


Uhmm... non ho capito il collegamento fra Indoeuropei e le foto di soldati cinesi.


Interessante... fin ora l'unica traccia di popolazioni indoeuropee in Cina che conoscevo era quella, sotto i riflettori in corrispondenza dell'uscita dell'ultimo libro di V. M. Manfredi "L'Impero dei Draghi", del villaggio i cui abitanti sarebbero i discendenti dei soldati di una legione romana fatti schiavi in Persia nel III secolo d.C. e mescolatisi poi con le popolazioni locali.
Andrea I Nemesis
Rinascente
Affiliato a Azione Conservatrice Nazionale
I collegamenti fra popoli indoeuropei e popoli estremorientali è molto più vasto di quanto si creda.
http://www.thule-italia.net/Libri%20...i%20orient.doc
In questo documento, ad esempio, spiega come le arti marziali si siano sviluppate dal Vitaramuki (=uomo il cui pugno è chiuso a diamante) degli kshatriya dell'India.
A me sembrano normalissimi cinesi.
Forse la foto non era la migliore, ma ciò non di meno non bisogna negare gli apporti indoeuropei sulla cultura (ed anche, specie nella zona dello Urumqi, sulla razza) cinese.


In effetti nemmeno io ho capito il nesso tra le foto e il titolo del thread.
Probabilmente - provo a fare un'ipotesi - si voleva mostrare un'immagine che riassumesse lo spirito marziale dei cinesi ... Ma allora, non sarebbe stato meglio mettere una illustrazione di un guerriero tradizionale?
Gli anonimi fantaccini in mimetica, infatti, non sono altro che l'ennesima scimmiottatura dell'Occidente moderno in tutta la sua decadenza democratica, dove di guerriero non c'è ormai più nulla - nemmeno nei temibili (dal punto di vista fisico) reparti d'élite britannici o statunitensi che dir si voglia. La lettura più istruttiva in proposito è sicuramente "Metafisica della guerra" di Evola, che contiene anche la traduzione della memorabile conferenza tenuta nella Vienna nazificata sotto l'occhiuta sorveglianza della Gestapo.
La Cina moderna è nella sua interezza un desolante esempio di scimmiottatura grottesca del peggio dell'Occidente.
Dove non sono riusciti i missionari (che almeno qualcosa di spirituale l'avrebbero portato), dove non sono riusciti gli inglesi, è riuscito il comunismo di Mao. Col risultato che i cinesi moderni - sia quelli ex-comunisti che quelli delle zone liberiste - sono una molesta massa di occidentali di complemento in procinto di prolungare - da Est - il nefasto spargimento di modernità profana portato avanti - da Ovest - dalle potenze anglosassoni.


Se invece - altra ipotesi - le tre foto si riferivano a presunti tratti razziali affini ai bianchi posseduti di quei soldati ...
beh, di nuovo non ci siamo.
Infatti - come insegnano le opere di psicoantropologia razziale di Ludwig Ferdinand Clauss - l'abito fa la razza. Nel senso che una determinata tenuta è in grado di fornire ad un individuo l'apparenza di un aspetto razziale diverso dal suo.
Cioé, vestire qualcuno all'occidentale non ne farà un occidentale ipso facto, ma sicuramente lo farà sembrare un occidentale.
Prendete un italiano e mettetegli un paio di babbucce e un cafetano, ed ecco che agli occhi di un disinformato ossservatore apparirà un autentico arabo (magari un libanese, se l'italiano è più nordichegggiante). Il trucco è stato sfruttato da più di un giornalista che - travestitosi da vu cumprà e simulando un accento submediterraneo - ha fatto servizi giornalistici sulle condizioni di vita degli immigrati, non venendo smascherato praticamente da nessuno dei passanti.


Sugli "Indoeuropei in Cina" esistono alcuni rimarchevoli studi, anche diversi da quelli citati nell'articolo del pregevole Monastra.
Il fatto è che la mentalità nazionalistica moderna non ha mancato di viziare l'argomento.Difatti, se da un lato gli studiosi europei hanno per circa due secoli cercato di monopolizzare la civiltà e la Tradizione stessa, facendo degli Indoeuropei la fonte stessa della Tradizione e non un mezzo/strumento di diffusione (magari il migliore),
dall'altro i cinesi si sono messi sul chi-va-là arrivando spesso e volentieri a mettere i bastoni tra le ruote agli archeologi che andavano a dissotterrare le famose mummie bionde del Sinkiang.
La verità è che quei millenni hanno conosciuto una straordinaria osmosi di valori e di cultura materiale, che non è possibile discriminare etnicamente col bisturi.
Difatti, un osservatore precipitato da una maccchina del tempo nell'Eurasia dell'età del ferro, avrebbe faticato a distinguere l'etnia dal vestiario degli uomini e delle donne, dal momento che dal Baltico alla Siberia andava una specie di giacca senza bottoni legata in vita da un pezzo di stoffa, stivaletti, pantaloni sboffanti, ecc. che solo lentamente nei secoli si sono evoluti in costumi nazionali.
Per non parlare dei simboli usati nelle decorazioni dello steso vestiario e dell'oggettistica, i quali rinviano tutti ad uno stesso patrimonio metafisico (si pensi solo alle svastiche e alla loro enorme diffusione!).