WASHINGTON - Esulta la Jewish Telegraphic Agency: anche il nuovo «chieff of staff» che Bush si è scelto - o che è stato scelto per lui - è un ebreo.
La lobby rafforza la presa d'acciaio sul regime americano.
Il prescelto, che sostituisce Andrew Card, è Josh Bolten, ed è assai vicino (o forse membro) alla setta dei Lubavitcher (1).
Famoso perché, quando entrò alla Casa Bianca nell'estate del 2003 e gli fu richiesto di «guidare la preghiera del presidente e del Gabinetto», riuniti nel primo incontro governativo, egli (dice l'agenzia ebraica) «scelse di pregare in ebraico e poi in inglese, segno di forte identità giudaica». Insomma i cristiani rinati, i crociati del governo americano, pregano in ebraico.
Come devono fare i docili servi noachici.
Bolten, 51 anni, prima di diventare capo dello staff è stato direttore dell'Office of Management and Budget della Casa Bianca, e consigliere di politica interna.
«Amici e colleghi sono concordi», racconta la Jewish Telegraphic Agency: «Bolton non nasconde la sua religione e partecipa attivamente alle cerimonie ebraiche che si tengono alla Casa Bianca. E' assiduo alla cerimonia dell'accensione delle candele di Chanukah alla Casa Bianca, e quest'anno ha partecipato alla lettura di Megillah che si è tenuta alla Casa Bianca durante la festa di Purim».

La residenza presidenziale della «grande nazione cristiana» sembra occupata esclusivamente in cerimonie religiose talmudiche.
E Bolten sembra, più che un assistente, il padrone.
«Egli è anche un silenzioso avvocato delle cause e preoccupazioni degli ebrei, dicono i dirigenti delle organizzazioni ebraiche, e spesso scavalca la burocrazia della Casa Bianca per portare le istanze ebraiche direttamente davanti a leader influenti», racconta la JTA.
«Fin dal principio di questa amministrazione Bolten è stato una forza importante per assicurare che la comunità giudaica abbia una voce ai livelli più alti del governo», dice William Daroff, vicepresidente della United Jewish Community, l'organo-ombrello di tutte le organizzazioni ebraiche USA.
«Come capo dello staff, Josh Bolten aprirà grandi opportunità per far ascoltare la voce della comunità».
La stessa agenzia tuttavia ammette che i gruppi ebraici «liberal» non hanno accesso altrettanto facile all'orecchio di Bush (metteranno un ebreo liberal oltre a quello neocon all'orecchio di Bush?).
Bolten è il secondo ebreo a servire come capo dello staff dopo Ken Duberstein, che ricoprì l'incarico per Reagan.

«Molti repubblicani fanno ripetutamente notare che nessun presidente democratico ha mai avuto un capo dello staff ebreo»: insomma mostrano alla lobby la buona volontà del partito: vedete con quanto zelo vi obbediamo, noi.
La carica di capo dello staff fa di Bolten, oltrechè uno degli uomini della cerchia più interna al presidente, un membro del governo; il secondo ebreo-ministro a fianco di Michael Chertoff, capo della Homeland Security.
Ma la guida spirituale a cui Bolten risponde è il rabbino Levi Shemtov, un capo lubavitcher (è direttore dell'American Friends of Lubavitcher) che bazzica molto alla Casa Bianca.
Intervistato, rabbi Shemtov ha definito Bolten «un funzionario pubblico ebraico-americano tutto d'un pezzo. E' un ebreo che cerca continuamente di imparare e capire più a fondo le tradizioni ebraiche. Uno che si identifica orgogliosamente col popolo giudaico ed è sempre presente per la comunità».
Quando danno un party, Laura Bush e le altre signore della Casa Bianca si accertano sempre che nel barbecue ci siano delle verdure per Bolten, mentre per gli altri ospiti arrostiscono le coste di maiale, vietate al pio giudeo.

Bolten mangia rigorosamente kosher.
Bolten ha «una mezuzah sulla porta del suo ufficio».
E Bolten, ogni «Chanukah, non manca di portare i dolci» relativi ai suoi sottoposti: dreidels e gelt, come si chiamano in yiddish. Bolten è stato già alla Casa Bianca sotto Bush padre, come consigliere per il Commercio e vice-assistente del presidente per gli affari legislativi.
Fra un incarico pubblico e l'altro, Bolten non ha mai faticato a trovare lavoro nel privato.
C'è sempre una poltrona che lo aspetta… indovinate?
Alla Goldman Sachs, la stessa banca d'affari che accoglie Prodi fra un incarico e l'altro, la stessa che ha dato rifugio a Mario Draghi e a Mario Monti.
Bolten ha diretto per la Goldman l'ufficio legale per gli affari di governo di Londra.
La sinistra noachica italiana ha dunque un referente alla Casa Goldman, a cui porgere suppliche.

Maurizio Blondet

Note
1) Matthew Berger, «Bush names jewish adviser to pivotal chief of staff post», Jewish Telegraphic Agency, 28 marzo 2006.


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