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  1. #1
    I amar prestar aen
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    Predefinito Nota per Fassino, in America il conflitto di interessi è libero

    CAMILLO

    Nota per Fassino, in America il conflitto di interessi è libero
    (Presidente, vicepresidente e parlamentari non devono nemmeno esibire la dichiarazione dei redditi)

    IL FOGLIO, 30 marzo 2006

    Milano. Piero Fassino, a Porta a Porta, ha detto che il centrosinistra farà una legge sul conflitto di interessi per “separare nettamente l’interesse privato, del tutto legittimo, con il ruolo pubblico”. E ha concluso: “Io sono affezionato a una legge di tipo americano”. Bene. Qual è la legge di tipo americano? Sorpresa, non c’è. Negli Stati Uniti non c’è nessuna legge sul conflitto di interessi che impedisca al proprietario di aziende, azioni, imperi industriali o mediatici, di candidarsi a cariche pubbliche e di governo. Non solo: l’ipotesi non è neanche lontanamente presa in considerazione. Qualora un miliardario o un imprenditore, anche del mondo dell’informazione, venisse eletto non è obbligato né a vendere le sue proprietà né a metterle in un blind trust. Non è nemmeno obbligato a presentare la dichiarazione di redditi completa, come si fa in Italia.

    Il codice o codicillo
    Negli Stati Uniti, la materia è regolata da un codice di “leggi etiche” di 90 pagine, disponibile presso l’United States Office of Government Ethics. Le norme non si occupano dei conflitti potenziali, piuttosto puntano sulla trasparenza e si limitano a sanzionare penalmente i comportamenti privati che confliggono con gli interessi pubblici. “Va segnalato – si legge nel report del 31 ottobre 2003 del Congresso degli Stati Uniti che fa il punto delle leggi americane sul conflitto di interessi – che non esiste alcuna legge federale che richiede espressamente a un particolare funzionario federale, o a una categoria di funzionari, di mettere i propri assets in un fondo cieco per esercitare un lavoro pubblico all’interno del governo federale”. Ancora: “I funzionari federali e gli impiegati non sono obbligati a dismettere i loro beni per evitare il conflitto di interessi. Piuttosto… i metodi principali di regolamentazione dei conflitti di interessi, a norma delle leggi federali, sono l’esclusione e la trasparenza (disclosure)”. Le leggi americane, dunque, non impediscono a priori a nessuno, neanche a un simil Berlusconi locale, l’elezione o la nomina a cariche politiche o di governo. Non forzano la vendita, non obbligano a mettere in un fondo cieco il proprio patrimonio. La legge americana prescrive esclusivamente “l’esclusione”, cioè la ricusazione, l’astensione dal partecipare a decisioni pubbliche che potrebbero favorire interessi privati, e poi la trasparenza, cioè rendere pubblici i propri interessi finanziari.
    Ma, attenzione, l’obbligo di non partecipare alle decisioni pubbliche potenzialmente confliggenti con gli interessi privati vale soltanto per i funzionari di governo e per gli impiegati federali, non si applica né al presidente degli Stati Uniti né al vicepresidente né ai parlamentari di Camera e Senato né ai giudici federali (articolo 202, comma c del codice degli Stati Uniti). Ancora prima che questa esplicita esenzione fosse iscritta nel codice, era consuetudine consolidata escludere presidente e vicepresidente dalle norme sul conflitto d’interesse, per lo stesso motivo per cui non sono mai state applicate ai parlamentari: “Una ricusazione obbligatoria potrebbe, in teoria, interferire con i doveri di presidente e vicepresidente richiesti dalla Costituzione”, perché in democrazia è più importante l’interesse pubblico che gli eletti sono chiamati a perseguire, piuttosto che il potenziale conflitto con gli interessi privati.
    Negli Stati Uniti, dunque, il potenziale conflitto di interessi del capo del governo e dello stato, del suo vicepresidente, dei senatori e dei deputati è così poco regolato da far apparire draconiana la legge Frattini approvata in Italia in questa legislatura. Gli eletti, a Washington, hanno soltanto l’obbligo di rendere noti i propri beni e i propri debiti. Punto. Tra l’altro, questo obbligo è meno rigoroso di quello equivalente previsto in Italia. I parlamentari e i ministri italiani devono depositare per legge la dichiarazione dei redditi, i loro colleghi americani no. Si limitano a farne un riassunto, indicando fonte e tipo dei propri guadagni, senza entrare nello specifico e senza rivelare l’esatto ammontare. La legge prevede nove categorie di entrate, così ampie e vaghe che le ultime due sono: “Più di un milione di dollari, ma meno di 5 milioni” e “oltre cinque milioni di dollari”. Di Bush, per esempio, si sa che ha interessi nel settore del “legname” che valgono tra i 10 e i 20 mila dollari. Quando nel 2003 si è scoperto che Dick Cheney aveva ancora interessi non dichiarati nella Halliburton, la società di cui è stato presidente e che è stata la principale beneficiaria degli appalti in Iraq, non è successo nulla dal punto di vista penale o sanzionatorio, proprio perché il presidente e il vicepresidente non sono perseguibili per violazione di conflitto di interessi.
    Altra cosa è l’opportunità politica, ma quella è sanzionata dagli elettori non dalla legge. Così il magnate dei media Steve Forbes si è candidato alla Casa Bianca, esattamente come Ross Perot, mentre un pensierino l’ha avuto anche il patron della Cnn Ted Turner. Si candiderà l’ex governatore della Virginia, Mark Warner, fondatore della società di telecomunicazioni Nextel. Per non prestare il fianco a voci o ad accuse di conflitto di interessi, molti parlamentari affidano il proprio patrimonio a “blind trust” regolati dalla legge, i quali però consentono la vendita delle proprie azioni. I miliardari al Senato sono 45 (uno su tutti: Rockfeller), non tutti dotati di un fondo cieco. Bill Frist, nonostante il blind trust, ha venduto le azioni della società di suo padre prima di un ribasso in Borsa. L’inchiesta nei suoi confronti è per insider trading, non per conflitto di interessi. Mike Bloomberg è un magnate delle televisioni e dei servizi finanziari nella città che ospita il mercato azionario più importante del mondo, ma da sindaco non è stato costretto a vendere, né a ritagliarsi il ruolo di mero proprietario né, addirittura, a rendere note le sue dichiarazioni dei redditi. Se lo avesse fatto – ha detto lui stesso – avrebbe danneggiato il business delle sue società. Il suo predecessore democratico, Ed Koch, ha spiegato: “Bloomberg l’aveva preannunciato in campagna elettorale. Gli elettori sapevano e hanno accettato”. E’ questo il modello americano.

    http://www.ilfoglio.it/uploads/camil...flittoUsa.html

    Cordiali Saluti
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  2. #2
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    e infatti è anche per questo motivo che in america ci sono più poveri che nel resto del mondo e i miliardari più ricchi del resto del mondo ....... proprio perchè fanno i loro interessi e non quelli delgi americani tutti... quanto a fassino se è fesso non è colpa dei comunisti mai dei DS stronzi che lo eleggono al vertice del partito...
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
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    Ma negli USA un Berlusconi, possessore di 3tv e giornali, nonchè di interessi in assicurazioni, nell'edilizia, nel cinema e non so in che altro, esiste?

  4. #4
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    Citazione Originariamente Scritto da cciappas
    e infatti è anche per questo motivo che in america ci sono più poveri che nel resto del mondo e i miliardari più ricchi del resto del mondo ....... proprio perchè fanno i loro interessi e non quelli delgi americani tutti... quanto a fassino se è fesso non è colpa dei comunisti mai dei DS stronzi che lo eleggono al vertice del partito...
    siiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii......

    Meno male che il 25% del popolo italiano manderà a mare tali fesserie fra 10 giorni...
    Prodi for president

  5. #5
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    Enorme forzatura quella del foglio, e pura disinformazione. Innanzitutto l' Ethics in Government Act e l' Ethics Reform Act sono leggi. Dunque Fassino parlando di leggi ha ragione (e quando dice “separare nettamente l’interesse privato, del tutto legittimo, con il ruolo pubblico” leggervi la richiesta di un obbligo o di una prescrizione è del tutto soggettivo. Io piuttosto vi leggo l'urgenza di regolare in modo serio la materia. A meno che non abbia detto altro, ma comunque resterebbe una questione puramente di lana caprina).

    La seconda grande forzatura è quella di far passare il sistema "etico" (guarda un po' che termine è stato scelto...) americano come un sistema privo di obblighi, pur sia indiretti, tout court, e dunque un sistema in cui il conflitto di interesse è libero e ognuno fa quel che cavolo gli pare (così mi pare). Innanzitutto il sistema è appunto etico, e qui troviamo la prima enorme difficoltà nell'intepretazione: l'etica, qui da noi, quando applicata alla politica, non sappiamo neanche cosa sia, men che meno può saperlo un Ferrara evidentemente. E' un sistema inserito in una democrazia molto più compiuta della nostra, di estrema complessità, dotato di una lunga serie di organi di controllo e fondato, nella sua logica "fattuale", evidentemente, su un retroterra socio-politico ben diverso. E già questo dovrebbe bastare a riflettere: va da sè che quando parliamo dell'Italia dobbiamo (quando lo faremo.........) partire comunque da altre basi, ahinoi.

    A parte questo, è talmente variegato, appunto, l'insieme di organi preposti al controllo dei conflitti di interesse, e di regole, sia scritte che non scritte, che parlare di assenza di obblighi, pensando di liquidare così la questione, è assurdo . Dice l'articolo che esiste solo l' "esclusione", dimenticando invece il confronto tra chi aspira a nomine federali e un organismo, un'autorità indipendente il quale può, altrochè, imporre, a propria discrezione, anche l'obbligo di alienazione o di blind trust. Dice l'articolo che "l’obbligo di non partecipare alle decisioni pubbliche potenzialmente confliggenti con gli interessi privati vale soltanto per i funzionari di governo e per gli impiegati federali, non si applica né al presidente degli Stati Uniti né al vicepresidente né ai parlamentari di Camera e Senato né ai giudici federali", ma dimentica di sottolineare che in tempi recenti tutti i presidenti ed i vice presidenti degli USA si sono adeguati di loro iniziativa alle regole previste in generale per quelli che la legge americana definisce "pubblici ufficiali" (sia Bush che gli altri membri del suo governo hanno alienato i beni in odore di conflitto di interesse. Di nuovo: l'etica americana, il retroterra, ma non solo: alcuni ministri sono stati obbligati a farlo). E dimentica che le regole stesse del Senato e della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti d'America proibiscono esplicitamente i conflitti d'interesse, oltre a prevedere la dichiarazione della propria situazione finanziaria (e in Italia dal senato o dalla camera comunque si passa...). Dimentica che l' Office of Government Ethics controlla ad esempio tutte le nomine proposte dall'esecutivo, e se non dà il nulla osta, il Senato non approva la nomina ecc.ecc.ecc.ecc.ecc. Credo sia sufficiente a capire quale sia la situazione statunitense e quale la distanza con i nostri stessi standard di pensiero, ancor prima che con le nostre regole.

    L'articolo cita poi il caso di Bloomberg, che è però un amministratore locale, dotato di poteri amministrativi e non legislativi, titolare di un patrimonio non strategico. Punto.

    Il voler discutere una frase di Fassino e, in realtà, il voler fare in modo che non venga introdotta una serie legislazione in materia di conflitto di interesse (salvaguardando il padrone), citando la situazione di uno stato che ha una legislazione e dei fondamenti politico-sociali così complessi e avanzati, e comunque ben poco permissivi, è davvero risibile. E poi, ultima ma non meno importante dimenticanza, il problema fortemente vivo al momento in Italia non è dato soltanto dal conflitto di interesse dal pubblico al privato (ovvero l'avvantaggiarsi delle proprie decisioni politico-legislative) ma anche, e soprattutto, il conflitto che va dal privato al pubblico, ovvero quella che viene definita convergenza impropria di interessi, che riguarda la distorsione indotta dai vantaggi di cui il titolare di una o più imprese può ricavare in ambito politico (ed arriviamo, alfine, al possesso delle televisioni e alla discesa in campo, con tutto ciò che ne consegue. Basta vedere i dati relativi ai TG in questi giorni di campagna elettorale...).

    Ciao

  6. #6
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    Citazione Originariamente Scritto da desmer
    Enorme forzatura quella del foglio, e pura disinformazione. ...L'articolo cita poi il caso di Bloomberg, che è però un amministratore locale, dotato di poteri amministrativi e non legislativi, titolare di un patrimonio non strategico. Punto.....

    ...
    L'articolo seecondo te disinformante cita:...Ma, attenzione, l’obbligo di non partecipare alle decisioni pubbliche potenzialmente confliggenti con gli interessi privati vale soltanto per i funzionari di governo e per gli impiegati federali, non si applica né al presidente degli Stati Uniti né al vicepresidente né ai parlamentari di Camera e Senato né ai giudici federali (articolo 202, comma c del codice degli Stati Uniti). ....

    Allora il Berlusca non sarà come boolmberg ma è la carica che abbiamo che più si avvicina al presidente americano.

    Cordiali Saluti
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  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da locke
    L'articolo seecondo te disinformante cita:...Ma, attenzione, l’obbligo di non partecipare alle decisioni pubbliche potenzialmente confliggenti con gli interessi privati vale soltanto per i funzionari di governo e per gli impiegati federali, non si applica né al presidente degli Stati Uniti né al vicepresidente né ai parlamentari di Camera e Senato né ai giudici federali (articolo 202, comma c del codice degli Stati Uniti). ....

    Allora il Berlusca non sarà come boolmberg ma è la carica che abbiamo che più si avvicina al presidente americano.

    Cordiali Saluti
    Mi sembra di aver risposto anche a quello, basta rileggere. Al di là di tutto, e ce ne sarebbe (e ce n'è, eccome), è il confronto stesso tra un paese in cui il presidente rinuncia volontariamente ai propri beni e l'Italia che non ha senso.Con l'approssimazione non si va da nessuna parte.

    Ciao

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da desmer
    Mi sembra di aver risposto anche a quello, basta rileggere. Al di là di tutto, e ce ne sarebbe (e ce n'è, eccome), è il confronto stesso tra un paese in cui il presidente rinuncia volontariamente ai propri beni e l'Italia che non ha senso.Con l'approssimazione non si va da nessuna parte.

    Ciao
    Ok può essere, ma un fatto è che la legge non obbliga bush ad alienare le proprio proprietà. Dire che dobbiamo fare una legge come negli usa per risolvere il problema è sbagliato perchè non lo risolverebbe. Negli Usa il problema non esisterebbe, primo, in secondo luogo verrebbe risolto "volontariamente" extra legge dalla persona in causa. Nessuna legge obbligerebbe.

    Cordiali Saluti
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  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da locke
    CAMILLO

    Nota per Fassino, in America il conflitto di interessi è libero
    (Presidente, vicepresidente e parlamentari non devono nemmeno esibire la dichiarazione dei redditi)

    IL FOGLIO, 30 marzo 2006

    Milano. Piero Fassino, a Porta a Porta, ha detto che il centrosinistra farà una legge sul conflitto di interessi per “separare nettamente l’interesse privato, del tutto legittimo, con il ruolo pubblico”. E ha concluso: “Io sono affezionato a una legge di
    .................................................. .................

    In America quando il presidente o un membro del governo viene eletto/nominato, esiste una commissione che valuta il conflitto di interesse del medesimo e che ha il potere di ordinargli di mettere tutto in un blind trust e affidarne la gestione a un terzo. Il membro del governo ricevera' i profitti di questa amministrazione ma non puo' esercitare nessun potere. Se il B. fosse stato eletto in Amer, Mediaset sarebbe andata sotto il controllo del Blind Trust che, teoricamente aveva tutto il potere di venderla e investire in altri settori.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da locke
    Ok può essere, ma un fatto è che la legge non obbliga bush ad alienare le proprio proprietà. Dire che dobbiamo fare una legge come negli usa per risolvere il problema è sbagliato perchè non lo risolverebbe. Negli Usa il problema non esisterebbe, primo, in secondo luogo verrebbe risolto "volontariamente" extra legge dalla persona in causa. Nessuna legge obbligerebbe.

    Cordiali Saluti

    Ma Fassino ha detto: "una legge di tipo americano". Dunque, lungi da me difenderlo oltremodo (a che pro? Può aver detto, o, meglio, pensato una cazzata), se ne può forse derivare un'impostazione simile a quella statunitense, dunque stringente in senso generale (anche se ciò dovrebbe derivare qui da noi da una maggiore durezza in sè delle regole, mancando l'etica di fondo), ma magari non specificamente identica nell'esclusione dell'obbligo per il capo dell'esecutivo. Oltretutto il problema da risolvere è generale, Berlusconi il premier ne è il portatore principe in questa epoca, certo, ma non l'unico portatore per sempre. Non riferiamo sempre tutto a lui...

    A parte questo criticavo soprattutto l'impostazione di fondo, per me odiosa, che ho scorto nell'articolo.

    Ciao

 

 
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