OMNIA SUNT COMMUNIA
Tratto da “Ricette per il caos. Manuale di resistenza urbana” a cura di CrimethInc., Arcana, 2006. Per gentile concessione dell’editore
PREFAZIONE: CHE COS’È L’AZIONE DIRETTA
CAOS? SÌ, CAOS
Quando pensate al caos, forse sotto sotto qualcuno di voi prova un brivido d’eccitazione all’idea che “possa succedere qualcosa”, qualcosa che interrompa quella noiosa routine che per molti di noi è la nostra esistenza. Magari non ve la sentite di ammetterlo, ma una catastrofe potrebbe essere l’occasione per fuggire dalla gabbia e avventurarsi nell’ignoto. Che strazio vivere come reclusi sognando una sospensione della pena, senza mai sapere se e quando potrebbe arrivare! Può darsi invece che questa parola vi faccia venire la pelle d’oca, che vi faccia pensare ai lutti e alle tragedie insensate che le catastrofi reali comportano. In tal caso, forse vi sarà già venuto in mente che, anche se al rallentatore, stiamo vivendo la più disastrosa catastrofe della storia, visto che l’ambiente è completamente devastato e la diversità dell’esperienza umana viene ogni giorno schiacciata e uniformata dal rullo compressore del pensiero unico capitalista. Nel bel mezzo di una catastrofe simile, non si possono più seguire le ricette elaborate da altri in tempi più pacifici. Che in cuor vostro vi auguriate il caos, o che invece speriate vivamente di evitarlo, una cosa è certa: le vecchie formule non bastano più. Abbiamo bisogno di ricette per il caos. Eccole qua.
AVVERTENZA PER I NEMICI
Le autorità prendano nota: nessun membro del Collettivo Ex Operaio CrimethInc approva o partecipa alle attività sciocche e pericolose descritte più avanti. Data la nostra condizione di borghesi che godono quotidianamente dei benefici dell’iniquità capitalista, non abbiamo alcun motivo di contestare le strutture che garantiscono i nostri privilegi, né ci sogneremmo mai di farlo: chiedete pure ai nostri colleghi. Il “noi” utilizzato in queste pagine è il noi anarchico: si riferisce a tutti coloro che si muovono e agiscono nel continuum sociale della resistenza antiautoritaria, e non indica necessariamente redattori, collaboratori o parassiti coinvolti in quest’opera. Siamo così impegnati ad arricchirci sfruttando le insurrezioni altrui che anche se volessimo non avremmo tempo di prendervi parte. Lo giuro, signor agente! Il vostro potenziale problema La CrimethInc. Action Faction
AVVERTENZA PER GLI AMICI
Queste sono esattamente ricette per il caos. Chiunque abbia avuto una minima esperienza sul campo sa che le cose non vanno mai come previsto, specialmente la prima volta. Inevitabilmente, in quel momento carico di tensione e nervosismo in cui telefoni per minacciare la presenza di una bomba, il centralinista ti riattacca la cornetta in faccia prima ancora che parta il nastro preregistrato… e ti rendi conto che avevi soltanto un gettone. Questo libro può servire come fonte di informazioni, ma dovrebbe essere anche una fonte di ispirazione: è un tentativo di ampliare la cassetta degli attrezzi pubblica, per incoraggiare altri a sperimentare di propria iniziativa le idee più balzane.
È assolutamente importante che i principianti di tutto il mondo si armino di conoscenze specifiche, onnipresenti in alcuni contesti ma mai applicate in altri. Ricordatevi sempre però che il processo di scoperta e di sperimentazione ha sempre più valore delle azioni vere e proprie. Non attenetevi alle formule che troverete qui dentro, ma improvvisate, improvvisate, improvvisate. Molte ricette che abbiamo raccolto in questo volume sono state collaudate in piccole città, posti normalissimi, e proprio in quanto tali li abbiamo scelti per il nostro rigoroso processo di sperimentazione e analisi. Forse l’importanza di San Francisco e Barcellona nella lotta per la libertà e l’avventura nonostante tutto è stata sopravvalutata; non tutti possono o dovrebbero vivere in posti del genere, e del resto molte strategie rivoluzionarie che ormai sono impraticabili nelle grandi città sono estremamente pericolose se applicate altrove. Perché rischiare l’arresto nel quartiere finanziario per un graffito che durerà soltanto poche ore, quando in periferia ci sono migliaia di segnali stradali sguarniti che non aspettano altro che cantare la vostra canzone.
Un buon numero di queste ricette sono pensate appositamente per i posti più sperduti del mondo, i più insignificanti margini della storia dove Non Succede Mai Nulla. Come qualcuno ha già detto, la via più veloce per arrivare in capo al mondo è ribaltarlo. La rivoluzione, tra l’altro, è esattamente un rovesciamento: il primo diventa ultimo, il margine diventa centro, un detenuto senza nome diventa Nestor Makhno, comandante delle armate anarchiche in Ucraina. Gli adolescenti che si troveranno tra le mani questo libro in uno qualsiasi dei posti più sperduti del mondo un giorno potrebbero rendere del tutto obsolete le grandi metropoli e persino questo libro. Se sei uno di loro – non importa dove abiti o quanti anni hai – per il bene di tutti, non sottovalutare la tua forza. Un’altra questione che meriterebbe un commento sono le tantissime ricette che sono state lasciate fuori da questo libro, e soprattutto quelle che secondo voi avremmo dovuto includere. Quelle, amici miei, sono le prime ricette del vostro libro, ed è meglio che iniziate a scriverlo il prima possibile. Restiamo cordialmente a vostra disposizione per la distruzione e la ricostruzione totale dell’esistente, e buon appetito!
CrimethInc. Federazione Internazionale Fuoriusciti dell’Industria Alimentare
I piani non servono a niente, ma la pianificazione è tutto: immergetevi a fondo nel carattere del problema che siete chiamati a risolvere.
Presidente Dwight D. Eisenhower, 1957
Col lavoro ridotto a poche ore la settimana e altri rituali superflui eliminati, la sostanza della vita sarà dedicata all’organizzazione di feste di gala e alla degustazione di piatti perfetti. F.T. Marinetti, La cucina futurista, 1932
RIVOLUZIONE? FAI DA TE
La pura e semplice consapevolezza di poter di cambiare il mondo è più importante di qualsiasi altra risorsa: è la più difficile da acquisire e condividere, ma anche la più essenziale. Appoggiare un rappresentante politico, un programma sociale o un’ideologia radicale vi servirà a poco se di fondo non conoscete la vostra forza. L’autodeterminazione comincia e finisce con le vostre iniziative e con le vostre azioni, sia che viviate sotto un regime totalitario sia sotto la volta di una foresta pluviale. Va costruita giorno per giorno, reagendo al mondo che agisce su di voi, e non importa se questo significa darvi malati al lavoro quando c’è una bella giornata, creare un giardino di quartiere con gli amici o far cadere un governo. Non potete fare una rivoluzione che ripartisca equamente il potere se non imparate in prima persona a esercitarlo e condividerlo. E l’atto stesso di esercitare e condividere, a qualsiasi livello, costituisce di per sé il continuo e mai concluso progetto di rivoluzione.
Ciò che fate oggi contiene già di per sé la dimensione di quella rivoluzione, sia i suoi limiti che il suo trionfo.
PREFAZIONE: CHE COS’È L’AZIONE DIRETTA
“E se mi prendono?” Ti hanno già preso, coglione. E se ti liberi?
Questo è un manuale di azione diretta. Non è l’unico, ce ne sono migliaia: anche una guida al giardinaggio è un manuale di azione diretta, così come un libro di cucina. Ogni azione che evita regolamenti, rappresentanti e autorità per arrivare direttamente a un obiettivo è un’azione diretta. In una società in cui il potere politico, il capitale economico e il controllo sociale sono concentrati nelle mani di un’elite, alcune forme di azione diretta vengono a dir poco scoraggiate. Questo libro si occupa in particolare di quelle, per tutti coloro che vogliono prendere in mano la propria vita e assumersi la propria parte di responsabilità nel determinare le sorti dell’umanità.
Per una civile nata in cattività e allevata come docile e sottomessa spettatrice, l’azione diretta cambia tutto. La mattina in cui si alza per mettere in atto un piano, si sveglia sotto un sole diverso – sempre che sia riuscita a dormire, cioè – e in un corpo diverso, attento a ogni dettaglio del mondo attorno a lei e munito del potere di cambiarlo. Scopre che i suoi compagni sono dotati di un coraggio e di un’intraprendenza straordinari, all’altezza di sfide monumentali e degni di essere amati con passione. Insieme, si addentrano in un terreno sconosciuto, dove gli esiti sono incerti ma dove tutto è possibile e ogni minuto è importante.
Azione diretta contro rappresentazione
Mettere in pratica l’azione diretta significa agire direttamente per soddisfare dei bisogni, invece di affidarsi a rappresentanti o scegliere tra opzioni prestabilite. Oggi il termine si applica comunemente all’uso di tattiche di protesta illegali per fare pressione su governi e imprese e costringerli a prendere determinate decisioni (il che in fondo non è molto diverso da un voto o da un contributo a una campagna), ma esso definisce più correttamente tutte le azioni che eliminano completamente l’intermediario per risolvere i problemi senza mediazione.
Qualche esempio? Puoi dare soldi in beneficenza, oppure puoi fondare una sezione di Food Not Bombs e dare da mangiare nello stesso tempo a te e ad altri affamati. Puoi scrivere una lettera indignata al direttore di una rivista che non concede molto spazio ad argomenti che invece consideri importanti, oppure puoi fondare una rivista tutta tua. Puoi votare per un sindaco che promette di varare un nuovo programma di assistenza per le persone senza fissa dimora, oppure puoi occupare edifici non utilizzati e dare libero alloggio a chi ne ha bisogno. Puoi scrivere a un deputato chiedendogli di opporsi a una legge che consentirebbe alle grandi imprese di abbattere foreste secolari; ma se la legge viene approvata, puoi andare nelle foreste e impedire l’abbattimento sedendoti sugli alberi, bloccando le strade e sabotando il macchinario.
Il contrario dell’azione diretta è la rappresentazione. Esistono molti tipi di rappresentazione. Per rappresentare idee ed esperienze si usano le parole, gli spettatori di una soap opera lasciano che le proprie speranze e le proprie paure siano rappresentate da quelle dei protagonisti, il papa sostiene di rappresentare Dio, ma l’esempio più conosciuto oggi si può trovare nel sistema elettorale. La società in cui viviamo ci spinge a credere che il voto sia il mezzo primario per esercitare il potere e la partecipazione sociale. Eppure, che si voti con una scheda per una rappresentanza politica, con i dollari per un prodotto aziendale, o con il proprio guardaroba per una cultura giovanile, il voto è sempre una delega con cui chi vota sceglie una persona, un sistema o un concetto per rappresentare i suoi interessi. Per esercitare il potere, è un metodo a dir poco inaffidabile. Confrontiamo il voto con l’azione diretta, per mettere in risalto le differenze generali tra attività mediata e non mediata. Il voto è una lotteria: se un candidato non viene eletto, tutte le energie spese dai suoi elettori per sostenerlo vanno sprecate, e il potere che speravano esercitasse a loro nome va a qualcun altro. Con l’azione diretta si può star sicuri che l’impegno darà risultati.
In netta antitesi con qualsiasi tipo di consultazione elettorale, l’azione diretta garantisce risorse – esperienza, contatti nella comunità, rispetto forzato degli avversari – che nessuno può portar via. Il voto consolida il potere di un’intera società nelle mani di pochi individui; per pura forza d’abitudine, per non parlare di altri metodi di imposizione, tutti gli altri sono tenuti in posizione di dipendenza. Nell’azione diretta si utilizzano risorse e capacità personali, scoprendo al tempo stesso quali sono e cosa possono ottenere. Il voto costringe tutte le componenti di un movimento a cercare l’accordo su una piattaforma unica: le coalizioni si scontrano sui compromessi da fare, ogni parte sostiene di avere la soluzione migliore e che gli altri manderebbero tutto all’aria se non venisse accettato il proprio programma. Tra discussioni e scambi d’accuse si sprecano un sacco di energie. Nell’azione diretta non occorre ampio consenso: gruppi diversi applicano tattiche diverse secondo ciò che credono e si sentono di fare, con l’idea di integrare le reciproche iniziative. Non c’è bisogno di accapigliarsi se si praticano azioni diverse, a meno che non si perseguano obiettivi effettivamente contrastanti, o a meno che anni e anni di voto non vi abbiano insegnato a litigare con chiunque non la pensa esattamente come voi.
Le contese elettorali spesso distraggono dalla reale posta in gioco e ci trascinano nel teatrino di un partito contro un altro, un candidato contro un altro, un programma contro un altro. Con l’azione diretta, le questioni vengono poste, affrontate specificamente e spesso risolte. Il voto si può esprimere soltanto quando ci sono le elezioni. L’azione diretta si può praticare ogni volta che si ritiene opportuno. Il voto è utile soltanto per affrontare i temi inseriti nell’agenda politica dei candidati, mentre l’azione diretta si può applicare in tutti gli aspetti della vita, in ogni parte del mondo. Anziché votare, fare campagna elettorale o propaganda politica, l’azione diretta impiega le risorse in maniera più efficiente: con un dollaro un individuo può realizzare un obiettivo che a un collettivo ne costerebbe 10, a un’organizzazione non governativa 100, a un’azienda 1.000 e al Dipartimento di Stato10.000. Il voto viene esaltato come una manifestazione della nostra presunta libertà. Ma non è libertà: libertà è poter decidere in primo luogo quali sono le scelte, non scegliere tra Pepsi e Coca-Cola. L’azione diretta è una cosa reale. Il piano lo fate voi, le opzioni le create voi, l’unico limite è il cielo.
In definitiva non c’è ragione perché le strategie del voto e dell’azione diretta non si possano applicare tutte e due insieme. Una non esclude l’altra. Il problema è che molti pensano di poter esercitare il proprio potere politico e sociale soltanto con il voto, e quindi concentrano spropositate quantità di tempo ed energia sulle vicende elettorali senza accorgersi che esistono altre opportunità di fare cambiamenti. Per mesi e mesi, prima di ogni tornata elettorale, non si fa altro che parlare di liste e di candidati, di chi votare e se votare o non votare, quando il voto in sé prende meno di un’ora. Votate o non votate, ma non fermatevi lì! Ricordatevi che ci sono tanti altri modi per far sentire la vostra voce. Questo libro è per chi si sente pronto a fare un po’ più di azione pratica.
… e a cosa serve
Non c’è bisogno che l’azione diretta sia popolare per essere efficace. Lo scopo di un’azione diretta è l’azione stessa, non assecondare la presunta opinione pubblica o la prevista copertura mediatica. Chi è cresciuto nella Monocultura Democratica, col presupposto che la partecipazione sociale si risolva tutta nel voto, spesso ritiene che l’unico possibile fine di qualsiasi attività politica è quello di convertire altri a una posizione per costruire una base elettorale; di conseguenza, non ci si rende conto dei molteplici ruoli che l’azione diretta può assolvere. Questa gente è sempre pronta a pontificare sul fatto che i graffiti danneggiano l’immagine pubblica del “movimento”, o che i progetti artistici individuali sono estranei ai bisogni del “popolo”. Ma aiutare a “convertire le masse” è soltanto uno dei tanti ruoli che un’azione diretta può giocare.
Vediamone altri. L’azione diretta può semplicemente risolvere un problema individuale: se una famiglia ha bisogno di mangiare, si coltiva unorto, si raccoglie il cibo dai cassonetti o lo si ruba; se una pubblicità è offensiva, si smantella o si modifica; se una cerchia di amici vuole saperne di più sulla letteratura latinoamericana, si forma un gruppo di lettura. Per un gruppo esiguo l’azione diretta può essere un mezzo per contribuire alla comunità: se si deve far sapere che nel quartiere circola uno stupratore, si fanno dei volantini e si distribuiscono nelle cassette delle lettere; se la polizia fa cose che non dovrebbe fare, si promuove un osservatorio di vigilanza sugli abusi dei poliziotti.
Per i piccoli gruppi l’azione diretta può essere un’occasione per abituarsi a collaborare in reti più ampie: se il padrone di un palazzo che cade a pezzi non vuole riparare gli appartamenti, si forma un comitato inquilini per organizzare uno sciopero dell’affitto. L’azione diretta può influire sull’opinione di un’intera nazione, ma si può anche rivolgere a un gruppo specifico, ristretto e più facilmente influenzabile: i graffiti di strada non vengono quasi mai presi sul serio dagli adulti della middle-class, mentre i figli a volte li vivono come una rivelazione. L’azione diretta può andare a beneficio di individui isolati, piuttosto che della “massa”: attacchinare un manifesto che dice “PURTROPPO IL CEMENTO NON BRUCIA” forse non sarà un gesto apprezzato da tutti, ma aiuterà altri che condividono lo stesso sentimento a non sentirsi completamente soli e alienati, e magari li spingerà a trasformare un muto risentimento in progetti espressivi personali.
L’azione diretta può dare visibilità a un gruppo o a una prospettiva che altrimenti non sarebbero rappresentati, oppure può dare voce a un punto di vista che chi è al potere vuole ridurre al silenzio: un foglio autoprodotto è in grado di diffondere le notizie che i media istituzionali non passano, mentre le vetrine spaccate di una multinazionale, checché ne dicano gli esperti, testimoniano che non tutti sono così soddisfatti del capitalismo. L’azione diretta può mostrare che realtà sociali e condizioni materiali apparentemente immutabili in realtà sono soggette a cambiamenti: una street parade non autorizzata che trasforma le vie dello shopping in un libero spazio di festa dimostra che la funzione di un luogo viene stabilita da chi se lo prende. L’azione diretta può rendere la vita meno prevedibile, più affascinante e movimentata, o per lo meno più divertente, sia per gli spettatori casuali che per i partecipanti. Quando il solito tran-tran è grigio e deprimente, interromperlo è un piacere per tutti. Popolare o meno che sia, l’azione diretta può far entrare temi importanti nelle cronache e nelle conversazioni private: sabotare una diga che ha effetti devastanti sull’ambiente può servire a portare il discorso su problematiche ecologiche, anche se non si approva il sabotaggio.
L’azione diretta può dare peso politico e sociale a un determinato gruppo: negli anni Ottanta gli squatter olandesi, di fronte alla minaccia di sgombro, dimostrarono la loro forza con una campagna mirata di intimidazioni e vandalismi che fece saltare la candidatura di Amsterdam come sede dei Giochi Olimpici e li mise in posizione di vantaggio nelle trattative con il comune. L’azione diretta può costituire un deterrente: dopo le manifestazioni di Seattle contro la riunione della World Trade Organization, nessuna nazione, ad eccezione del Qatar, ha voluto ospitare il successivo summit del WTO. Persone che altrimenti non si opporrebbero all’ingresso in guerra del proprio governo forse lo faranno dopo che la guerra avrà scatenato imponenti manifestazioni in grado di paralizzare il paese e di interferire nella vita quotidiana.
L’azione diretta può impedire i misfatti delle imprese arrecando a queste ultime danni economici. Gli animalisti ad esempio hanno costretto diverse aziende di pellicce a cessare l’attività con atti di vandalismo, blocchi stradali e picchettaggi. L’azione diretta può screditare o neutralizzare organizzazioni nefande facendo sì che l’opinione pubblica le associ sistematicamente alla possibilità di violenze e disordini: se ogni volta che un partito razzista prova a tenere un raduno ci sono scontri di piazza, è probabile che nessuna città lo autorizzi a riunirsi apertamente e di conseguenza saranno ben pochi i proseliti che andranno a ingrossarne le fila. L’azione diretta può radicalizzare le opposizioni: se non si riescono a convincere gli avversari e persino la coesistenza è impossibile, una campagna di provocazione e disturbo può spingere gli avversari su posizioni estremiste e paranoiche che li allontaneranno da tutti. L’azione diretta può preparare l’atmosfera per un evento: se per tutta la settimana compaiono striscioni qua e là e si moltiplicano le trasmissioni delle radio pirata, tutti si aspetteranno che la manifestazione anarchica contro la conferenza sul commercio d’impresa prevista per il weekend passi alla storia. E quell’aspettativa contribuirà al suo stesso avverarsi.
L’azione diretta può servire a mostrare tattiche di cui altri possono appropriarsi per usarle a modo loro; può darsi che per anni queste tattiche servano soltanto a una ristretta minoranza, finché in un periodo di crisi non diventano improvvisamente indispensabili per tutti. Quando la crisi colpisce, il fatto che qualcuno abbia già esercitato e perfezionato queste conoscenze e che gli altri ne abbiano almeno sentito parlare sarà un vantaggio per tutti L’azione diretta può salvare vite umane e restituire dignità a chi la pratica, perché permette di affrontare l’ingiustizia direttamente, come avviene nei raid di liberazione degli animali. Può essere la miglior forma di terapia, perché aiuta chi agisce a vincere il senso di noia, rassegnazione e impotenza che lo attanaglia. Quando uno non fa niente, tutto sembra impossibile: appena si comincia a fare qualcosa, è più facile immaginare altre possibilità e riconoscere le opportunità che si presentano. L’azione diretta è un’occasione per riscattare le proprie convinzioni e i propri desideri e tramutarli in fruttuose esperienze di vita, come è giusto che sia. Ma per carità, non state troppo a pensare e non perdetevi in chiacchiere: datevi da fare! L’azione diretta è un mezzo per prendere la sana abitudine di agire invece che stare a guardare: ogni impulso che si riversa nell’azione si moltiplica come per magia. In questa società passiva e paralizzata, abbiamo un disperato bisogno di coltivare in noi stessi l’abitudine all’impegno e alla partecipazione. Come si suol dire, se vuoi una cosa, prenditela.
Mutuo soccorso e assistenza reciproca
Chiunque abbia esperienze di azione diretta ha soltanto da guadagnare a condividerle con altri. Condividere è esattamente il contrario di “convertire”: significa mettere le persone in condizione di essere se stesse, e non tentare di trasformarle in cloni. Maggiore è l’esperienza di un individuo e di un gruppo, maggiore sarà il contributo che ciascuno può dare agli altri, e il livello di uguaglianza ne uscirà rafforzato. La diffusione dei saperi favorisce i rapporti di coesistenza e di solidarietà e mina alla base la gerarchia e l’oppressione: quando si è informati, preparati e disposti a prendere iniziative tutti allo stesso modo, se si impara anche ad andare d’accordo non si ha che da guadagnare, e la libertà e l’uguaglianza non possono che prosperare. Di conseguenza, gli anarchici e gli altri partigiani dell’azione diretta non danno e non prendono ordini, ma mostrano le diverse possibilità di scelta agendo in maniera autonoma e avendo cura di estendere ad altri i saperi e le risorse che derivano dall’esperienza. Questo libro ne è un esempio.
Chi si propone di istruire gli altri sulle ingiustizie della società compie spesso l’errore di fornire una gran mole di dati senza offrire nessuna idea sul da farsi. Questo bombardamento di fatti, cifre e brutte notizie fa sì che molti trovino passare all’azione più difficile che facile; e così, questi tentativi di sensibilizzare le masse tanto per cambiare spesso si ritorcono contro i promotori. Quando si danno informazioni, è buona norma applicare questa regola pratica: per ogni tema che si introduce, è necessario dedicare alla presentazione di esperienze, consigli e opportunità di azione lo stesso tempo e le stesse energie che si dedicano alle informazioni e al contesto. Un’altra regola è che più le condizioni di una persona sono simili alle vostre, più lui o lei avrà da guadagnare ascoltando i vostri consigli e le vostre opinioni; più i vostri vissuti sono diversi, più vi gioverà ascoltare e imparare, invece di fissare a priori un contesto in cui riconoscervi. Capita anche che chi pratica l’azione diretta, ansioso di liberarsi dal giogo dei suoi oppressori, innalzi a tal punto il livello dello scontro da scoraggiare la partecipazione altrui. E spesso questo va a suo discapito. Quando si valuta una tattica, è importante chiedersi fino a che punto essa dia la possibilità di agire anche ad altri, invece di lasciarli immobilizzati nel ruolo di spettatori.
Per esempio, durante le proteste di Seattle del 1999 contro la World Trade Organization il black bloc ha fornito un modello che molti altri hanno successivamente adottato in numerose occasioni con ottimi risultati, mentre negli anni Settanta le tattiche dei Weather Underground suscitarono molto clamore ma non ebbero lo stesso effetto contagioso. Alla lunga, le tattiche più efficaci sono quelle che ispirano e preparano altri a unirsi alla lotta. L’importante è dosare il livello dello scontro in modo che il numero di nuove persone coinvolte sia sempre superiore al numero dei partecipanti immobilizzati dalla repressione: è così che si creano gli slanci rivoluzionari. I vostri nemici in alto non desiderano altro che isolarvi da tutti quelli che sono arrabbiati per le vostre stesse ragioni. Sforzatevi di essere disponibili e in contatto con gli altri, in modo che se gli va potranno venire con voi quando partirete per il vostro viaggio verso un mondo nuovo.
Diversificazione delle tattiche
Le comunità che praticano l’azione diretta sono spesso paralizzate dai contrasti su quali siano le tattiche più efficaci e appropriate. Di solito è impossibile risolvere discussioni di questo tipo, e la cosa è positiva. Anzi, nei limiti del possibile le attività di chi impiega metodi diversi e anche di chi persegue obiettivi diversi dovrebbero integrarsi in un insieme vantaggioso per tutti. Accettare questa pluralità di tattiche significa anche tener conto della molteplicità della vita reale. Ogni individuo ha una storia diversa, e di conseguenza trova utile e liberatoria la diversità. Sostenere che tutti devono adottare lo stesso approccio è arrogante e miope – presuppone che abbiate il diritto di esprimere giudizi per conto di altri – e anche irrealistico: qualsiasi strategia che pretenda che tutti pensino e agiscano allo stesso modo è destinata a fallire, perché gli esseri umani non sono tanto ottusi e remissivi.
Spesso le tattiche che non piacciono ad alcuni vengono accusate di allontanare i potenziali partecipanti, ma più le tattiche utilizzate da un movimento sono diverse, più ampio sarà lo spettro di persone che sapranno riconoscere tra quelle tattiche gli approcci che li attirano di più. Le fazioni che applicano tattiche diverse possono sentire il bisogno di prendere le distanze le une dalle altre agli occhi dell’opinione pubblica, ma non c’è bisogno di farlo con animo ostile. Un movimento che utilizza tattiche diversificate è in grado di adattarsi a contesti mutevoli. Un movimento di questo tipo è un laboratorio in cui si possono testare vari metodi; quelli che funzionano si distingueranno facilmente e si diffonderanno spontaneamente. Visto che non siamo ancora riusciti a trovare una maniera per abbattere il capitalismo una volta per tutte, tanto vale provarle tutte, casomai ne funzionasse una. In questo senso, chi utilizza tattiche diverse da quelle che preferite vi fa un favore risparmiandovi il disturbo di testarle da voi. Inoltre, tattiche diverse, applicate in concomitanza, possono completarsi a vicenda. Così come la politica aggressiva di Malcolm X costringeva i bianchi privilegiati a prendere sul serio la disobbedienza civile nonviolenta di Martin Luther King, una combinazione di tattiche accessibili e partecipative unite ad altre più militanti e controverse può simultaneamente attirare l’attenzione su una lotta, offrire opportunità di coinvolgere altre persone al ritmo che preferiscono, e dare un certo peso a chi vi prende parte.
Rispettare una pluralità di tattiche significa astenersi dall’attaccare il gruppo che ha scelto un approccio che vi sembra inefficace, e concentrarsi invece sugli elementi mancanti che si possono aggiungere per rendere più efficaci i suoi sforzi. Perciò la questione della strategia va riformulata in termini di responsabilità personale: in ogni frangente, non chiedetevi cosa dovrebbero fare gli altri, ma cosa potete fare voi. L’importanza di una pluralità di tattiche non vale soltanto quando vi fa comodo. Non vi professate paladini della pluralità se poi sostenete che le vostre priorità vengono prima di quelle degli altri (ma è solo in questo caso specifico, giuro!). Riconoscere il valore della pluralità significa tener conto del fatto che altri faranno scelte diverse in base ai propri punti di vista, e rispettare quelle scelte anche se vi lasciano perplessi. Accettare la legittimità di tattiche diverse dalle vostre significa passare da una mentalità competitiva per cui c’è soltanto un modo giusto di fare le cose a un modo di pensare più inclusivo ed elastico, che contesta le gerarchie di valore e di potere e mina alla base rigide astrazioni come “violenza” e “moralità”.
Infine, il rispetto per le diverse tattiche permette ai gruppi più disparati di instaurare una solidarietà duratura, che deve fondarsi sull’impegno a coesistere e collaborare in armonia, piuttosto che su limitanti e vane pretese di unità. Così come alcuni, con poca lungimiranza, rifiutano tutte le tattiche che non sono le loro tacciandole di inefficacia, altri sentono il bisogno di competere per stabilire quali siano le tattiche più radicali o di maggior effetto. Ma il raggiungimento degli obiettivi più eclatanti dell’azione diretta militante è possibile solo grazie al supporto di chi applica metodi più convenzionali, e viceversa. L’importante è non pensare le tattiche come se fossero classificate in ordine di preferenza, da quelle più innocue e prive di rischi a quelle più gloriose e pericolose, ma piuttosto inserite in un ecosistema in cui tutti giocano un ruolo insostituibile. In qualità di rivoluzionari, il ruolo che abbiamo in questo ecosistema è quello di armonizzare i nostri sforzi e quelli degli altri valorizzandoli entrambi, anche se qualcuno ha voglia di sprecare tempo gareggiando con noi per vedere “chi ha ragione” o “chi ha più coraggio”. Nessuna tattica può essere efficace da sola; tutte possono essere efficaci insieme.
Legale e illegale
A volte azione diretta significa violare la legge. O meglio, l’azione diretta è un modo per rinegoziare le leggi, scritte e non scritte. Quando si agisce secondo coscienza anziché secondo le convenzioni, quando si trasgredisce volutamente e in massa, la realtà stessa può essere trasformata. Questo ovviamente non vuol dire che si possono violare le leggi e farla franca per il semplice fatto che si cessa di credere in esse; ma se tutti le infrangono insieme a voi, le dinamiche cambiano. Le forze dell’ordine sono condizionate da molti fattori concomitanti. Il loro compito, naturalmente, è far rispettare le leggi alla lettera, proteggere il potere e la proprietà e continuare a far affluire risorse umane e finanziarie all’industria giudiziaria e al complesso carcerario-industriale.
Nello stesso tempo, in una certa misura, sono condizionate dall’opinione pubblica: i cittadini, o per lo meno le fasce privilegiate, devono credere che la polizia “stia facendo il suo mestiere”, ma senza calcare la mano. Sono limitate anche da semplici fattori logistici: se cinquanta persone tutte insieme scappano da un supermercato senza pagare, un solo agente di polizia può soltanto sperare di arrestarne uno o al massimo due. Come se non bastasse, sono uomini anche loro (e questo è già tanto): hanno personalità fragili, devono rimanere calmi, possono essere duri di comprendonio, le loro infrastrutture sono spesso disorganizzate e inefficienti. È possibile distrarli, coglierli di sorpresa, addirittura demoralizzarli. Se prendete in considerazione l’idea di violare la legge, tenete sempre conto di tutti i fattori che influiranno sulla reazione della polizia. Legalità e illegalità non sono aspetti immutabili del cosmo, ma sono fluidi come il contesto stesso: finché non vi fate beccare non c’è niente di illegale, come sanno bene tutti gli scolari e i dirigenti d’azienda. Un corteo non autorizzato che finirebbe con 20 arresti se tentato da 20 persone, può svolgersi senza impedimenti se partecipano in 200; al tempo stesso, 20 persone con un piano e la certezza di poterlo portare a termine possono facilmente realizzare obiettivi che 200 persone meno preparate non riuscirebbero mai a conseguire.
In definitiva, quando si tratta di azione diretta, le leggi sono immateriali: legale o meno che sia, se quello che fate è davvero sovversivo le autorità tenteranno di fermarvi, se possono. Il vostro numero, il vostro coraggio, la vostra preparazione e la vostra lungimiranza, l’impegno a sostenervi a vicenda e soprattutto la convinzione di potercela fare: sono queste le vostre autorizzazioni, le vostre garanzie, e non avete bisogno d’altro. Quando si partecipa ad attività rischiose, è importante non spingersi troppo oltre: se vi fate male, venite arrestati o vi mettete comunque nei guai mentre vi sobbarcate un livello di rischio al quale non eravate preparati psicologicamente, gli effetti possono essere devastanti. Molto meglio iniziare con calma e con prudenza, instaurando con i progetti di azione diretta un rapporto sostenibile e che possa proseguire per una vita intera, invece di gettarvi a capofitto in un’azione, avere una brutta esperienza e rinunciare a qualsiasi attività. Dosate le forze e fermatevi sempre quando allungate troppo il passo, così imparerete a sviluppare i vostri istinti a un ritmo ragionevole.
Che ci crediate o no, ci sono persone che non sono più nel fiore degli anni ma hanno combattuto per tutta la vita la guerra contro il capitalismo senza essere mai scoperte. Sfidiamo pure noi stessi e il mondo, corriamo pure dei rischi e spingiamoci oltre i limiti, ma facciamolo con consapevolezza e con attenzione, come parte di un processo a lungo termine, e così l’esperienza guadagnata non andrà sprecata! Un giorno, quando il conflitto tra popolo e potere si avvicinerà al culmine, tutto ciò che faremo sarà illegale; allora, forse, coraggio e cooperazione l’avranno vinta sulla paura e sulla tirannia, e infrangeremo la legge una volta per tutte. Nel frattempo, ogni esempio di azione diretta, per modesto che sia, è un microcosmo di quel momento decisivo, e un seme potenziale da cui può svilupparsi.
Far crescere un gruppo di azione diretta
Anche se non è mai così semplice, crediamo che ci debbano essere quattro elementi essenziali affinché una comunità prenda coscienza del suo potere e decida di metterlo in pratica. Primo, occorre che almeno un pugno di individui si dedichi completamente all’azione diretta, al mutuo soccorso e alla trasformazione sociale rivoluzionaria come progetto di vita. Per mantenere il racket di protezione che impone schiavitù, scarsità di risorse e alienazione ci vogliono il lavoro a tempo pieno, il consumismo e la fiducia di milioni di persone.
Ogni volta che uno di noi smette di dedicarsi alla perpetuazione del sistema e applica le risorse a sua disposizione per creare uno spazio libero da condizionamenti, possono accadere eventi mirabili. Secondo, l’azione diretta va utilizzata per soddisfare i bisogni elementari in modo che s’incentivi l’autonomia e si costruiscano reti di cooperazione e solidarietà. Questo potrebbe significare servire pasti gratuiti nel parco, impedire uno sgombro, oppure organizzare concerti radicali e avvenimenti mondani: il bisogno di distrazione e di socialità non è meno fondamentale della necessità di avere vitto o alloggio.
Più si è in grado di rispondere direttamente e collettivamente ai propri bisogni, meno bisogno si ha del sistema capitalista e delle soluzioni condizionate che esso offre, e più ci si può dedicare alla costruzione di alternative. Terzo, il potere dell’azione diretta deve essere dimostrato in modi stimolanti, accessibili e partecipativi. Invece di lasciare che l’azione diretta diventi il campo specialistico di una sottocultura o di una casta di esperti, chi ne apprezza il valore dovrebbe creare occasioni per farvi prendere parte persone di ogni estrazione sociale, a cominciare dalle comunità che conosce meglio. Chi partecipa a queste dimostrazioni dovrebbe vivere esperienze che lo rafforzino e gli indichino la possibilità di uno stile di vita completamente diverso. Perché ciò avvenga, il carattere di ogni dimostrazione dev’essere dettato dalle necessità e dalle condizioni di chi vi partecipa: una classe di studenti delle superiori annoiati e turbolenti potrebbe scoprire la sua forza collettiva facendo uno sciopero, mentre gli abitanti di un quartiere potrebbero vivere la stessa rivelazione curando un giardinetto pubblico.
Tutti gli eventi e i contesti sono pronti a riconvertirsi in azione diretta partecipata, anche se sembrano irrimediabilmente repressivi: un discorso durante una compassata cerimonia può rapidamente trasformarsi in un uragano di interruzioni creative, così come a un concerto una folla di docili spettatori può uscire in strada e dar vita a un corteo non autorizzato. Basta solo che qualcuno colga al volo una possibilità prima impensabile e la renda un desiderio contagioso. Queste dimostrazioni non devono essere eventi isolati, ma dovrebbero ispirare facilmente chi vi partecipa a concatenarsi con progetti in corso e comunità in cui costoro possano dare sostanza alle nuove visioni. Infine, bisogna creare un’atmosfera che susciti curiosità, faccia aumentare lo slancio e mantenga alto il morale. Ovunque si vada devono esserci segni evidenti che sta per succedere qualcosa, che sono in arrivo grossi cambiamenti.
L’oggetto dell’azione diretta, per quanto controversa, deve essere sulla bocca di tutti e la sua essenza scritta su tutti i muri e nota in ogni posto di lavoro. Ipotesi folli, voci sussurrate, inviti segreti, crociate appassionate, trionfi epici, sorprese, suspense, dramma, avventura: è questa la materia delle rivoluzioni, e senza di essa non si può spezzare l’intreccio mortale tra paura e desiderio. Malgrado i vostri buoni propositi, ci saranno periodi in cui lo slancio si affievolirà e vi sembrerà di perdere tutto il terreno che avevate guadagnato. Se c’è un calo di attività, non fatevi prendere dal panico e non perdete la speranza.
Dosate le forze, continuate a fare quello che fate come se facesse parte del ciclo della vita; passerà. Resistete insieme a chi è rimasto e concentratevi su progetti validi che potete intraprendere anche senza avere una folla attorno. Sfruttate questo periodo per consolidare ciò che avete imparato e costruito e per acquisire nuovi contatti e competenze, così sarete pronti a spingervi ancora più oltre quando l’azione inizierà di nuovo a scaldarsi. E state tranquilli che non passerà molto tempo. Non permettete a nessuno di dirvi che non cambia mai niente. Le rivoluzioni avvengono sempre, com’è sicuro che la terra gira. Si tratta solo di capire se vi partecipiamo inconsciamente, lavandoci le mani delle responsabilità per le scelte che facciamo, o volutamente, trasformando ad ogni passo i nostri sogni in realtà.
CrimethInc: è un collettivo anarchico di Bloomington, Indiana, dedicato alla trasformazione radicale della civiltà occidentale e della vita stessa. Un gruppo di persone che lavora senza sosta alla ricerca di nuovi membri che possano condividere una forma di dissenso pacifica, ma salda, contro quest’idea distorta di mondo globalizzato. Si distinguono per la loro ricerca di forme sempre nuove e originali di ribellione. Hanno alle spalle varie pubblicazioni di successo. CrimethInc. è sulla lista nera del governo americano.
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Leggi gli altri capitoli tratti da “Ricette per il caos. Manuale di resistenza urbana” a cura di CrimethInc., Arcana, 2006
- PREFAZIONE: CHE COS’È L’AZIONE DIRETTA
- MEDIA INDIPENDENTI. COME E PERCHÉ CREARSI I PROPRI CANALI DI COMUNICAZIONE
- OCCUPARE TUTTO!
- FOOD, NOT BOMBS
TUTTO E' DI TUTTI




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