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  1. #1
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    Predefinito In memoriam Giovanni Paolo II.

    Papa legge inedito di Giovanni Paolo, preoccupato per male mondo
    domenica, 26 marzo 2006 11.28

    ROMA (Reuters) - Papa Benedetto XVI ha letto ai fedeli oggi alcune frasi di un'omelia inedita che Giovanni Paolo II avrebbe dovuto pronunciare il 3 aprile dell'anno scorso in cui quest'ultimo si dice preoccupato per il male che c'è nel mondo.

    Papa Wojtyla morì la sera del 2 aprile e l'omelia non fu mai resa pubblica.

    "All'umanità che talora sembra smarrita e dominata dal potere del male, dell'egoismo e della paura, il Signore risorto offre in dono il suo amore che perdona, riconcilia e apre l'animo alla speranza: è amore che converte i cuori e dona la pace", ha detto Benedetto riportando le parole del suo predecessore durante una messa nella parrocchia romana di Dio padre misericordioso.

    Il Pontefice ha definito queste parole di Wojtila "un manoscritto che è come un testamento".

    Il Vaticano sta preparando molti eventi per commemorare domenica prossima il primo anniversario della morte di Giovanni Paolo II, inclusa una preghiera a San Pietro in cui ci si attende la presenza di decine di migliaia di persone.


    © Reuters 2006. Tutti i diritti assegna a Reuters.

    [Fonte:http://today.reuters.it/news/newsArt...-JOHNPAUL.XML]
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  2. #2
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    GIOVANNI PAOLO II, IL GRANDE


    Link archivio filmati CTV:

    http://www.vatican.va/news_services/...chivio_it.html


    AMEN

  3. #3
    INNAMORARSI DELLA CHIESA
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    Per fare una degna memoria di un Grande Pontefice, è necessario ASCOLTARE E METTERE IN PRATICA IL SUO INSEGNAMENTO...altrimenti è idolatria.....



    http://www.vatican.va/holy_father/jo...i/index_it.htm
    Fraternamente Caterina
    Laica Domenicana

  4. #4
    Assatanata, cogliona & indegna
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    Già cogliona ed oggi anche "indegna di essere italiana"!!!
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    Santo subito!!!

    Mi manca - credo manchi un po' a tutti come se avessimo perso un parente, un amico.


  5. #5
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    TETTAMANZI: WOJTYLA HA SAPUTO PARLARE AL CUORE DELL'UOMO
    Wojtyla MILANO - Un Papa che ha saputo trasmettere una "straordinaria fiducia" in un tempo "di radicali cambiamenti per il mondo"; un Papa che ha avuto un eccezionale rapporto con i giovani e che così ha mostrato al mondo "una Chiesa viva, dinamica, aperta al futuro"; un Papa che "ha saputo parlare al cuore dell'uomo, di ogni uomo".

    Così, in una intervista all'Ansa, il card. Dionigi Tettamanzi, arcivescovo di Milano, ricorda, a un anno dalla morte, Giovanni Paolo II, in memoria del quale celebrerà domenica pomeriggio una Messa in Duomo. E ricorda, ad esempio, la "profonda impressione" per "l'intenso e spontaneo" rapporto con Dio di quando lo vide pregare da solo nella sua cappella privata ma anche la "carezza tenera e confortatrice" di quando lo destinò alla guida della Chiesa Ambrosiana.

    - A un anno dalla morte, cosa rimane ben nitido dell' insegnamento di Giovanni Paolo II? "Credo che sia, anzitutto - risponde Tettamanzi - l'insieme del suo insegnamento a rimanere ben vivo nel cuore degli uomini e nella vita della Chiesa.

    Questo grande Papa, in 26 anni di pontificato, ha seminato moltissimo sia con l'insegnamento che con la testimonianza della vita: c'é un 'tesoro' che in avvenire verrà riscoperto, reso oggetto di approfondimento e rilanciato per la vita pastorale e missionaria della Chiesa nel mondo. Sottolineo, in particolare, la straordinaria fiducia che Giovanni Paolo II ha saputo trasmettere agli uomini in un tempo di radicali cambiamenti per il mondo. Una fiducia che metteva le sue radici nella grande fede in Cristo Redentore dell'uomo e nell'amore misericordioso di Dio che non lascia mai soli i suoi figli. Sottolineo, inoltre, il rapporto con i giovani, ai quali Papa Wojtyla sapeva parlare come nessun altro. Li amava moltissimo e nutriva grande fiducia in loro. E così, con i giovani, ha mostrato al mondo una Chiesa viva, dinamica, aperta al futuro: una Chiesa 'giovane'".

    - In questi giorni, il portavoce Vaticano ha ricordato che arrivano da tutto il mondo, anche da non credenti, testimonianze sulla santità di Papa Wojtyla. Come è spiegabile questo fenomeno? "Non mi meraviglia che da ogni dove continuino a giungere testimonianze sulla straordinaria figura di Papa Wojtyla. Ha saputo parlare al cuore dell'uomo, di ogni uomo. Il suo linguaggio, fatto di parole ma ancor più di segni e di gesti eloquenti, era immediato, trasparente, coinvolgente: non lasciava indifferenti. Dava l'impressione di interloquire con ciascuno, anche quando si rivolgeva a grandi masse. E aveva la credibilità del testimone, di colui che vive in prima persona quanto comunica. In Giovanni Paolo II si vedeva, con singolare chiarezza, che viveva fino in fondo la chiamata a seguire Cristo: sino al martirio!".

    - Qual è l'episodio che più ricorda, anche sul piano personale, del rapporto con Giovanni Paolo II? "Sono state ripetute le occasioni di incontro con Giovanni Paolo II, anche a motivo di talune collaborazioni. Conservo, freschi e indelebili, molti segni del suo affetto e della sua bontà nei miei riguardi: ma la discrezione mi chiede di tenerli dentro di me. Posso ricordare la profonda impressione che mi fece quando, per la prima volta, lo vidi pregare da solo nella sua cappella privata: ho percepito quanto spontaneo e intenso fosse il suo rapporto con Dio. Nella singolarissima confidenza con Gesù e con Maria, la madre, trovo la sorgente sempre viva della sua straordinaria forza spirituale e pastorale. Ricordo anche, del tutto inattesa, la sua carezza tenera e confortatrice nel mandarmi a reggere la Chiesa di Milano".

    - A suo giudizio Wojtyla è stato davvero, come molti sostengono, il Papa più grande degli ultimi secoli oppure questa sua grandezza è anche figlia dell'evoluzione della comunicazione? "Sì, i media hanno cercato il Papa, ma l'hanno fatto perché si sono resi conto di quanto la gente lo amasse e desiderasse ascoltarlo e vederlo. Papa Wojtyla era un comunicatore straordinariamente efficace: sapeva dialogare con i mass media e sapeva utilizzarli per un preciso fine missionario: per raggiungere con la parola del Vangelo il più alto numero possibile di persone. Rispettava i mass media. Ma non ne era prigioniero. E non ha risparmiato di criticarli per i loro eccessi".

    - Giovanni Paolo II e Benedetto XVI sono due modi diversi di 'fare il Papa', se è consentita questa espressione. Qual è il filo che lega questi due modi? "Lo stesso Benedetto XVI fin dall'inizio del suo pontificato si è espresso nel senso di volere proseguire nel solco tracciato da Giovanni Paolo II, per continuare il cammino nel terzo millennio 'recando nelle mani il Vangelo, applicato al mondo attuale attraverso l'autorevole lettura del Vaticano II'.

    In questo senso tra i due pontefici esiste una concretissima continuità. Il filo che li collega è l'essere 'successore di Pietro' per il bene della Chiesa e dell'umanità! Sappiamo poi che ciascuno di noi è diverso dall'altro, in possesso di carismi e caratteristiche personali. E ciò è bello ed è da leggersi nel segno di una più grande e varia ricchezza: ogni Pontefice è un dono per la Chiesa e per il mondo! Oggi, con molta gioia, viviamo il dono di Benedetto XVI".

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  6. #6
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    Statua di G.P. II, come contribuire PDF Stampa E-mail

    A Nichelino, a un anno esatto dalla morte di Giovanni Paolo II si sta lavorando per costruire una statua bronzea in sua memoria che sarà installata sul sagrato della parrocchia di Regina Mundi . Un gruppo di circa 35 parrocchiani proprio in questi giorni è andato a Cracovia, guidato dal parroco don Antonio Bortone e dal coordinatore dei lavori Bruno Asproni, per visitare l’atelier dello scultore Michał Batkiewicz.
    Lo scopo della visita è dare il via libero definitivo al bozzetto in gesso a dimensioni reali, dal quale verrà realizzata la fusione in bronzo della statua del Papa. In agenda, per i pellegrini nichelinesi, anche l’udienza privata con il neo cardinale (ed ex segretario di Giovanni Paolo II) Stanislao Dziwisz, nella cappella della curia di Cracovia.



    Nel frattempo stanno per iniziare i lavori di sistemazione della piazzetta che accoglierà la statua, che arriverà a Nichelino dalla Polonia nel prossimo mese di maggio (verrà provvisoriamente collocata di fronte all’ingresso della chiesa parrocchiale). Ma è pure iniziata la sottoscrizione per raccogliere i fondi necessari alla realizzazione dell’opera. Per questo scopo la parrocchia ha aperto un conto corrente postale: i parrocchiani di Regina Mundi riceveranno il bollettino insieme a questo numero di Nichelino Comunità. Gli altri nichelinesi che volessero contribuire, possono richiedere il modulo presso l’ufficio parrocchiale di Regina Mundi, o compilare un modulo in bianco, disponibile presso qualunque ufficio postale, intestandolo al CCP n. 70690482, PARROCCHIA MARIA REGINA MUNDI, Via Lourdes 2, 10042 Nichelino (TO), specificando nella causale: “Pro statua Giovanni Paolo II”. La parrocchia ricorda anche, che nessuno è autorizzato a chiedere soldi in forma diretta, passando per le case o in strada.
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  7. #7
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    La battaglia di Giovanni Paolo II contro i regimi comunisti

    Una visione che sconfessa la storiografia occidentale



    di Ernesto Galli della Loggia


    E’ venuta da lontano la battaglia di Giovanni Paolo II contro i regimi comunisti. Dalla sua esperienza di polacco, di prete e vescovo polacco, naturalmente, ma anche, e forse soprattutto, dal modo in cui la Chiesa cattolica è stata dentro la storia del XX secolo e ne ha interpretato i moti e le svolte. In particolare dal modo in cui essa ha interpretato la Seconda guerra mondiale. Dal 1945 in poi la grande maggioranza delle opinioni pubbliche europeo-occidentali ha considerato - e tuttora tende a considerare - quel tornante della storia del Novecento come più o meno equivalente a una grande lotta della democrazia contro l’antidemocrazia, felicemente conclusasi con la vittoria della prima. In questa prospettiva erano, e spesso sono ancora, dati per scontati da un lato l’equivalenza tra democrazia e antifascismo, la totale risoluzione della prima nel secondo, dall’altro l’attribuzione esclusiva allo schieramento dell’asse italo-tedesco del monopolio dell’antidemocrazia. Inutile dire che per accreditare questi due assunti è necessario stendere un velo di oblio su una lunga serie di fatti importanti, quali il carattere dell’Urss staliniana, il patto Ribbentrop-Molotov, ma soprattutto la natura del comunismo in quanto ideologia giunta al potere con la Rivoluzione di Ottobre.

    Un simile velo d’oblio erano interessati a stenderlo dopo il ’45 i Paesi occidentali per primi: Gran Bretagna e Francia allo scopo di farsi perdonare la politica di «appeasement» nei confronti della Germania nazista, e dunque la loro responsabilità nel consolidamento del regime hitleriano, gli Stati Uniti per farsi perdonare la cecità della politica di Roosevelt il quale non si rese affatto conto, fino all’ultimo, di chi fosse Stalin e quali fossero i suoi progetti per il dopoguerra.

    Accadde così che anche durante la «guerra fredda» che dal 1947 in poi oppose gli occidentali all’Unione sovietica, anche dopo l’instaurazione in tutta l’Europa Orientale di regimi dittatoriali di obbedienza sovietica, anche allora l’immagine della guerra rimase presso il grande pubblico quella ricordata sopra. Ciò avvenne anche in virtù di un comprensibile effetto diciamo così psicologico: gli abitanti dell’Europa occidentale avevano visto da vicino fascismo e nazismo, non altro; essi avevano conosciuto l’occupazione militare della Wehrmacht non quella degli eserciti di Mosca: si spiega dunque benissimo che l’idea della Guerra mondiale di gran lunga prevalente fosse quella di una guerra portatrice di libertà.

    Non era questa, invece, l’immagine che da sempre ne aveva la Chiesa cattolica: l’impressionante crescendo criminale del nazismo, infatti, non aveva fatto dimenticare a Roma cosa erano la Russia sovietica e il comunismo. Questo continuò ad essere, se così si può dire, la pietra di paragone di ogni regime politico liberticida e anticristiano. Negli anni ’30, durante l’ultimo periodo del pontificato di Pio XI, si assiste per l’appunto alla progressiva equiparazione del nazionalsocialismo al comunismo, accomunati, agli occhi della Santa Sede, dalla medesima ispirazione materialista, dal medesimo disprezzo per la vita umana, dal medesimo ateismo militante. Si può dire insomma, che sia pure in modo inconsapevole e senza fare uso del termine, la Chiesa giunse alla Seconda guerra mondiale avendo fatto propria pressappoco quella categoria di totalitarismo che avrà la sua fortuna nelle culture politiche europee solo un decennio più tardi. Roma visse dunque la guerra e la sua fine in modo assai diverso da quanto fecero tanti altri attori politici e tanti altri cittadini dell’Europa occidentale, dal momento che essa ebbe immediatamente la percezione di ciò che avrebbe significato la liberazione ad opera dell’Unione Sovietica per i Paesi dell’Europa orientale.

    Un collegamento esplicito e stretto tra le vicende belliche e il proprio impegno contro i regimi comunisti è lo stesso Giovanni Paolo II a stabilirlo nel messaggio diffuso per il 50° anniversario della fine in Europa della Seconda guerra mondiale. Scrive per l’appunto Wojtyla: «La rapida caduta dei regimi comunisti dell’89 (...) consentiva di eliminare alcune tragiche conseguenze della Guerra mondiale, la cui fine non aveva di fatto significato per molte nazioni europee l’inizio del pieno godimento della pace e della democrazia»; (...) «alcuni popoli, infatti, avevano perso il potere di disporre di sé stessi ed erano stati chiusi nei confini soffocanti di un impero...».

    Questa interpretazione storica di quanto avvenuto negli anni ’40 era perfettamente coerente, ripeto, con l’immagine sostanziale delle cose che la Santa Sede aveva sempre avuto. Nel corso dei decenni successivi tale immagine, però, si era andata sbiadendo sia a causa degli inscalfibili rapporti di forza tra Est e Ovest, sia perché la voce dell’Est, soffocata dalle persecuzioni, si era inevitabilmente andata spegnendo, ma anche perché, a partire dagli anni ’60, l’ansia di conciliazione con la modernità manifestatasi con il Concilio aveva indotto molti a credere che la modernità fosse anche il comunismo, e che dunque anche con esso fosse da ricercare non solo un qualche inevitabile modus vivendi ma addirittura, forse, un’intesa e una pace.

    Ma non poteva essere questa, invece, la convinzione dei popoli dell’Europa orientale per i quali, in un certo senso, la Seconda guerra mondiale in quanto guerra contro il totalitarismo doveva ancora vedere la fine. Non poteva essere questa la convinzione del Papa. Lo scontro che Giovanni Paolo II ingaggia con il comunismo subito dopo la sua elezione ha la propria decisiva premessa per l’appunto in un’immagine del conflitto mondiale che, lungi dal legittimare storicamente quell’ideologia in quanto avversaria del nazismo (secondo la versione a lungo adottata in Occidente), viceversa la delegittima radicalmente proprio in quanto ombra gemella del nazismo e sua complice e imitatrice nell’oppressione dei popoli: il Papa chiamerà l’una e l’altra le «infami ideologie», responsabili di «quella sorta di apocalisse della quale sono stato testimone nella mia giovinezza». Contro l’ultima di esse ancora in vita Wojtyla alzerà il suo grido di libertà che, raccolto dapprima dai polacchi, diventerà in breve grido di libertà per un numero immenso di esseri umani.


    Giovanni Paolo II: «La battaglia di Giovanni Paolo II contro i regimi comunisti. Una visione che sconfessa la storiografia occidentale», di Ernesto Galli della Loggia, Il Corriere della Sera, 12.10.2003
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  8. #8
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    DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II
    AI MEMBRI DEL “FORUM DELLE ASSOCIAZIONI FAMILIARI”

    27 giugno 1998



    Venerati Fratelli nell'Episcopato
    e cari rappresentanti del Forum delle Associazioni Familiari!

    1. Sono molto lieto di salutarvi con le parole della Familiaris consortio: "Famiglia, diventa ciò che sei!" (n.17). Esse indicano efficacemente l'obiettivo per il quale spendete con generosità le vostre intelligenze e le vostre energie.

    Saluto e ringrazio Mons. Giuseppe Anfossi, che s'è fatto interprete dei vostri sentimenti, illustrando le finalità del Forum delle Associazioni familiari cattoliche d'Italia, di cui costituite un'importante rappresentanza. Un grazie sentito a tutti voi per questa visita, con la quale intendete rinnovare la vostra adesione al Successore di Pietro.

    So che operate senza stancarvi, con le 38 Associazioni e i Comitati regionali aderenti al Forum, perché le famiglie italiane esprimano e sviluppino pienamente, anche sul piano culturale, sociale e politico, la loro identità e la loro missione. A questo scopo avete posto assai opportunamente alla base del vostro Statuto la Carta dei diritti della famiglia e nel volgere di pochi anni il vostro sodalizio ha saputo conquistarsi ampia stima e considerazione, diventando portavoce puntuale e coraggioso delle necessità e delle legittime istanze di milioni di famiglie italiane ed interlocutore serio e credibile delle varie forze sociali e politiche. La Chiesa vede in voi una grande speranza per il presente e per il futuro delle famiglie in Italia.

    2. La situazione dell'Italia e di tante altre parti del mondo è contrassegnata da sfide radicali, che occorre affrontare con coraggio e con unità di intenti. La famiglia costituisce anche oggi la risorsa più preziosa e più importante di cui la Nazione italiana, a me tanto cara, dispone. Nella famiglia e nei suoi valori la grandissima maggioranza degli italiani crede profondamente e questa fiducia è condivisa dalle giovani generazioni. E' incalcolabile il contributo che le famiglie danno alla vita sociale, facendosi carico di gravi difficoltà quali la diffusa disoccupazione giovanile e le carenze del sistema previdenziale e sanitario.

    E tuttavia la famiglia è ben poco aiutata per la debolezza e l'aleatorietà delle politiche familiari, che troppo spesso non la sostengono in modo adeguato né economicamente né socialmente. Occorre ricordare qui il chiaro dettato della Costituzione italiana, che afferma: "La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l'adempimento dei compiti relativi". La pesante denatalità che affligge da molti anni il popolo italiano, e sta cominciando ad avere effetti deleteri sulla vita sociale, dovrebbe far riflettere su quanto l'assenza di una effettiva politica per la famiglia sia contraria ai veri interessi della Nazione.

    Ma ancora più preoccupante è l'attacco diretto all'istituto familiare che si sta sviluppando sia a livello culturale che nell'ambito politico, legislativo e amministrativo. Esso ignora o distorce il significato della norma costituzionale con la quale la Repubblica italiana "riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio" (art. 29). E' chiara infatti la tendenza ad equiparare alla famiglia altre e ben diverse forme di convivenza, prescindendo da fondamentali considerazioni di ordine etico e antropologico. E sono ugualmente espliciti ed attuali i tentativi di dare dignità di legge a forme di procreazione che prescindono dal vincolo coniugale e che non tutelano sufficientemente gli embrioni. Permane, inoltre in tutta la sua tragica gravità la ferita alla coscienza morale e giuridica costituita dalla legge sull'aborto volontario.

    3. Proprio la radicalità delle sfide in atto esalta l'importanza e la funzione del Forum delle Associazioni Familiari. Grazie ad esso molteplici realtà associative, ciascuna con la sua specifica vocazione e tradizione, possono collaborare efficacemente alla difesa e alla promozione della famiglia.

    Attingendo alla linfa vitale della spiritualità familiare e inserendo nel concreto delle situazioni gli orientamenti che provengono dalla dottrina sociale cristiana, voi siete chiamati ad un impegno che è anzitutto di ordine morale e culturale, per aiutare gli uomini e le donne del nostro tempo a comprendere più profondamente e a vivere con slancio e stile rinnovati la grande tradizione cristiana e civile dell'Italia, incentrata sul significato e sul valore della famiglia. Sarebbe errato considerare la progressiva dissoluzione della famiglia come un fenomeno inevitabile, che quasi automaticamente accompagna lo sviluppo economico e tecnologico. Al contrario, il destino della famiglia è affidato anzitutto alla coscienza e all'impegno responsabile di ciascuno, alle convinzioni e ai valori che vivono dentro di noi. Occorre dunque sempre rivolgersi, con supplice fiducia, a Colui che può cambiare i cuori e le menti degli uomini.

    Ma giustamente voi dedicate un'attenzione non minore alle leggi e alle istituzioni, nelle quali si esprimono e dalle quali vengono sostenute, o invece danneggiate, la cultura e le convinzioni morali di un popolo. Carissimi Fratelli e Sorelle, continuate e intensificate la vostra azione, in tutte le sedi e a tutti i livelli, perché siano riconosciuti in concreto quei diritti che alla famiglia appartengono nativamente. Così facendo, voi mettete in pratica il principio secondo il quale le famiglie "devono per prime adoperarsi affinché le leggi e le istituzioni non solo non offendano, ma sostengano e difendano positivamente i diritti e i doveri della famiglia", crescendo così nella coscienza di essere protagoniste della "politica familiare" (cfr Familiaris consortio, 44).

    4. Nella vostra opera a favore della famiglia, cari rappresentanti del Forum, voi avete il pieno sostegno della comunità ecclesiale e dei suoi Pastori, ben consapevoli che la famiglia è "la prima e vitale cellula della società" e "il santuario domestico della Chiesa" (Apostolicam actuositatem, 11) e, in particolare, che "oggi attorno alla famiglia e alla vita si svolge la lotta fondamentale della dignità dell'uomo" (Discorso del 3 ottobre 1997 al Congresso Teologico Pastorale di Rio de Janeiro, n.3).

    La Chiesa non può sottrarsi a questa sfida, poiché l'uomo, nella piena verità della sua esistenza, "è la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione" (Redemptor hominis, 14). Le compete pertanto, come ha scritto il mio Predecessore di venerata memoria Giovanni XXIII, "il diritto e il dovere non solo di tutelare i principi dell'ordine etico e religioso, ma anche di intervenire autoritativamente nella sfera dell'ordine temporale, quando si tratta di giudicare dell'applicazione di quei principi ai casi concreti" (Mater et Magistra, 220).

    La testimonianza della comunità cristiana a favore della famiglia si esprime inoltre in maniera significativa attraverso quei mezzi di comunicazione sociale che sanno intervenire con chiarezza nel dibattito culturale e politico, proponendo e motivando idee e posizioni genuinamente conformi alla natura e ai compiti dell'istituto familiare.

    5. Sono poi evidenti, in questo campo, le responsabilità degli uomini politici. Spetta a loro di promuovere una legislazione e sostenere un'azione di governo che rispettino fondamentali criteri etici (cfr Evangelium vitae, 71-73), senza cedere a quel relativismo che, sotto il pretesto di difendere la libertà e la democrazia, finisce in realtà per privarle della loro solida base (cfr Centesimus annus, 46; Veritatis Splendor, 99; Evangelium vitae, 70).

    In nessun caso, dunque, il legislatore che voglia operare in sintonia con la retta coscienza morale potrà contribuire alla creazione di leggi che contrastino con i diritti essenziali della famiglia fondata sul matrimonio.

    Appare indispensabile, in questo campo, un ampio e tenace impegno di sensibilizzazione e chiarificazione. Opportunamente, pertanto, voi vi dedicate a questo non facile ma profetico compito, affinché gli uomini e le forze politiche sappiano convergere su ciò che è conforme alla dignità delle persone e al bene comune della società umana, superando posizioni di parte o vincoli di altra natura.

    Cari rappresentanti del Forum delle Associazioni Familiari, mentre ancora una volta vi ringrazio per il lavoro che svolgete con tanta passione e coraggio, imploro per voi e per tutti i vostri associati i doni del consiglio e della fortezza, per proseguire e sviluppare l'opera che avete così bene intrapresa.

    La Vergine Santissima, Madre della Speranza, vi sostenga e vi aiuti. Da parte mia, vi seguo con la mia preghiera e, in pegno del mio affetto, vi imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica, propiziatrice della protezione e del conforto del Signore.

    --------------------------------------------------------------------------


    RICORDIAMOCI DEL NOSTRO SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II.
    NON SOLO A PAROLE, O CON STERILI SENTIMENTALISMI, MA CON I FATTI.
    METTIAMO IN PRATICA LE INDICAZIONI DEL VICARIO DI NOSTRO SIGNORE IN TERRA.

    Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Mt 7,21)

    «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si avvicinò al primo e gli disse: "Figliolo, va' a lavorare nella vigna oggi". Ed egli rispose: "Vado, signore"; ma non vi andò. Il padre si avvicinò al secondo e gli disse la stessa cosa. Egli rispose: "Non ne ho voglia"; ma poi, pentitosi, vi andò. Quale dei due fece la volontà del padre?» Essi gli dissero: «L'ultimo». (Matteo 21, 28-30).
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  9. #9
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    2 APRILE 2006
    1° ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI GIOVANNI PAOLO II



    Ubbidiente
    alla Croce
    con audacia biblica



    È trascorso un anno. Eppure non sembra vero. Si avverte ancora l'eco dei camminatori in via della Conciliazione e in Piazza San Pietro. Si avverte quella speranza dolente che vuole quasi strappare alla morte il Padre che si avvia verso il trionfo della Vita.

    È trascorso un anno. Eppure non sembra vero. Non soltanto perché Lo sentiamo accanto nella nostra quotidianità, ma anche perché Benedetto XVI quasi ogni giorno ne tiene viva la memoria con quel delicato "mio amato Predecessore".
    È trascorso un anno. Eppure negli occhi e nel cuore è sempre palpitante quell'immagine del Venerdì Santo: Giovanni Paolo II abbraccia la Croce e la tiene stretta al cuore e alla fronte per tutto il percorso della Via Crucis. La sua Croce. La nostra Croce. La Croce del mondo. La Croce della Chiesa. La Croce della Speranza unica.
    La Croce, di fronte alla quale anche la storia, da Lui tenacemente incalzata, ha sostato per qualche attimo vinta dallo stupore che quell'Uomo suscitava.
    "Tante cose - aveva detto in Austria nel 1998 - possono essere tolte a noi cristiani. Ma la Croce come segno di salvezza non ce la faremo togliere. Non permetteremo che Essa venga esclusa dalla vita pubblica! Ascolteremo la voce della coscienza che dice: "Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini!" (At 5, 29)". Ed eccolo davanti a noi l'Ubbidiente a Dio. Ubbidiente con quell'audacia biblica che ha sigillato ogni sua parola, ogni suo gesto, ogni suo passo.



 

 
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