La donna di Milano non sapeva di essere incinta
«Feto senza il primo respiro non è mai nato»
La procura di Milano archivia il caso di una donna che aveva partorito senza accorgersene in un water: «Non costituisce reato»

MILANO - Un feto che muore, subito dopo il parto, senza riuscire a fare il primo respiro, si deve considerare in senso giuridico come «mai nato». È quel che sostiene la consulenza medico legale chiesta dalla Procura di Milano e finita agli atti di un caso, oggi archiviato dal gip, di una donna obesa che, mai accortasi di essere rimasta incinta, circa un anno fa, inconsapevolmente, partorì sulla tazza del water un bimbo già all'ottavo mese.

Il piccino, completamente formato e attaccato al cordone ombelicale, perse la vita in acqua per asfissia per le modalità del parto: dopo l'espulsione e prima di finire, con la testa sommersa, in acqua «il feto percorreva - scrivono i medici legali - un brevissimo tratto, del tutto insufficiente, a consentire l'inizio dell'attività respiratoria».

La donna, una 36enne dell'hinterland milanese e moglie di una guardia giurata, inizialmente accusata di omicidio volontario, reato derubricato in omicidio colposo, è stata oggi prosciolta. Il giudice Marco Maria Alma, che ha disposto l'archiviazione del caso perché il fatto non costituisce reato, ha accolto la tesi del pm Elio Ramondini, cioè «l'assenza di colpa in capo all' indagata», anche in relazione alla consulenza tecnica disposta, «e prima ancora, probabilmente, della capacità di intendere e volere» quando partorì.
03 aprile 2006


Ammenda di 300 euro a un negoziante "crudele"
"Non lo teneva nel ghiaccio ma in vetrina in due dita d'acqua"
Aosta, condannata pescheria
"Maltrattava un astice vivo"

AOSTA - Lo dice chiaro l'articolo 727 del codice penale: "Chiunque incrudelisce verso animali o li sottopone a strazio, è punito con l'arresto e un'ammenda". E tenere un astice vivo in una cassa di polistorolo con due dita d'acqua, è un maltrattamento inutile e deprecabile.

Un commerciante che di Aosta è stato condannato dal tribunale a pagare 300 euro perché maltrattava un astice: "Lo conservava in vetrina a temperatura ambiente". Una vera e propria tortura. Spiegano gli ufficiali della Capitaneria di porto di Savona competenti per territorio a controllare il pescato in Valle d'Aosta: "La conservazione degli animali vivi deve avvenire in ghiaccio affinché la sensibilità verso il dolore si riduca e all'animale siano evitate inutili sofferenze".

Lo dicono pure gli esperti: "I nostri suggerimenti - spiegano alla Guardia costiera - si basano su informazioni tecniche specifiche ottenute dalla facoltà di Medicina Veterinaria dell'Università di Parma".

Per questo il giudice del tribunale penale di Aosta ha accolto la tesi dell'accusa e ha condannato il commerciante. E non sarà l'unico: le Capitanerie di porto hanno annunciato che presto avvieranno controlli a tappeto sulle pescherie di tutta Italia.