
Originariamente Scritto da
Repubblica
Conti allo sfascio. Mancano poche ore dalla pubblicazione ufficiale della trimestrale di cassa, su cui si sono incentrate negli ultimi giorni le polemiche tra Unione e Cdl (l'opposizione ha preannunciato "sfracelli" mentre, a detta di Tremonti, "si rivelerà un boomerang per l’Unione") e da Roma arrivano notizie davvero inquietanti. Indiscrezioni che sono giunte sino alle orecchie dei principali responsabili degli uffuci studio italiani che non hanno potuto evitare di tenerne conto nell'elaborare i loro report previsionali.Secondo quanto scrivono gli analisti di Banca Intesa nel loro ultimo “Weekly Economic Monitor”, la trimestrale di cassa, infatti, relazione che dovrebbe essere resa pubblica dal ministero del Tesoro italiano nel fine settimana, delinea un quadro economico che non è dei più rosei.
“Sembra che il documento mostrerà una revisione dell’obiettivo per il rapporto deficit/Pil al 3,8% da un precedente 3,5% indicato nel Programma di Stabilità e Crescita” scrivono gli esperti di Cà de Sass, ricordando come, tuttavia, l’obiettivo 2006 sia stato fissato “contando su di una manovra di 1,4 punti di Pil, di cui 0,3 punti di misure temporanee". Il tendenziale, quindi, viaggerebbe al 5,2%.
"Data l’incertezza sulle misure di contenimento della spesa e di reperimento di maggiori entrate introdotte con la Finanziaria 2006", gli espert si spingono anche a dire che "sembra improbabile che il target del 3,8% possa essere raggiunto. Manteniamo, pertanto, la nostra stima del deficit al 4,4% del Pil”.
Le sorprese sgradite non sono finite. “Sembra inoltre - continuano gli analisti di Intesa - che il documento in uscita mostri un aumento del debito al di sopra del 107% di Pil dal 106,4% toccato nel 2005”. Se l’obiettivo di disavanzo si rivelasse effettivamente irraggiungibile, infatti, “il debito potrebbe toccare almeno il 107,4% di Pil”.
Triste conclusione. “Indipendentemente dal risultato delle elezioni, si renderà probabilmente necessaria una manovra correttiva già nella seconda metà del 2006”. Cioè una stangatina, di ritorno dalle ferie di agosto.
Tra le elezioni, la proclamazione dei risultati, il conseguente reinsediamento delle Camere e la scadenza del settennato di Ciampi (eletto il 13 maggio del 1999), infatti, si arriverebbe a giugno prima che il nuovo titolare del dicastero che fu di Quintino Sella possa metter mano alla finanza pubblica. A quel punto, se le cifre non dovessero corrispondere alle previsioni del Programma di Stabilità e Crescita, non resterebbero molte alternative: il nuovo governo potrebbe, quindi, dover nuovamente chiedere agli italiani di mettere mano al portafoglio per amor di patria.
Una manovra correttiva che s'ha da fare e che varierà, a seconda dell’esito elettorale, solo nel modo e nell'entità. Sempre che, cosa altamente improbabile, l’economia italiana si svegli di colpo dal letargo e, dopo anni di passi da formica, non si rimetta a marciare di gran carriera in tre mesi, con un’accelerata del Pil che scongiuri ulteriori manovre.
Da affaritaliani.it