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Discussione: la saggezza di Israele

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    Predefinito la saggezza di Israele

    03-04-2006In nome dei prossimi ritiriDa un editoriale di Ha'aretz A meno di 48 ore dalla conclusione delle elezioni israeliane lo scontro violento fra Israele e palestinesi è di nuovo in prima pagina. I fatti degli ultimissimi giorni non fanno che ricordare alla dirigenza delle due parti che non possono contare su una alcuna pausa.
    All’ingresso di Kedumim un attentatore suicida, un palestinese affiliato a Fatah, si è fatto esplodere uccidendo quattro israeliani innocenti. Nel Negev occidentale piovono quotidianamente missili Qassam palestinesi, e Israele risponde bersagliando le zone di lancio nella striscia di Gaza settentrionale. A Gaza un capo dei Comitati di Resistenza Popolare è rimasto ucciso nell’esplosione della sua auto. Membri della sua fazione accusano le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese (guidate da uomini di Fatah) di coinvolgimento nell’assassinio. Sono seguiti scontri a fuoco fra palestinesi, che hanno lasciato almeno tre morti sul terreno.
    La nuova escalation, non imprevista, mette alla prova la nuova leadership delle due partil Kadima, guidato da Ehud Olmert, che si appresta a formare il nuovo governo israeliano, e Hamas il cui governo, guidato da Ismail Haniyeh, ha prestato giuramento mercoledì scorso. Israele ha pubblicamente promesso di “perseguire fino in fondo” i responsabili degli attacchi, minacciando di ridare vigore alle uccisioni mirate degli esecutori. L’Autorità Palestinese non ha preso posizione pubblicamente.
    Haniyeh e Hamas stanno facendo un gioco pericoloso. Nelle ultime settimane il primo ministro palestinese aveva lasciato intendere una disponibilità per un cessate-il-fuoco di lunga durata con Israele. Di fatto, però, Hamas non muove un dito contro il terrorismo che continua a provenire dalla parte palestinese. Sebbene in questo periodo Hamas si sia generalmente astenuta dal realizzare attentati, analoghi freni non sono stati imposti ad altre organizzazioni come Jihad Islamica, Fronte Popolare e varie cellule di Fatah più o meno sbandate. Sembra al contrario che queste ultime stiano incrementando il loro coinvolgimento in attività terroristiche allo scopo di sfidare Hamas. Particolarmente preoccupanti sono i continui lanci di missili Qassam sul sud di Israele. Il giorno stesso in cui Israele votava, dalla striscia di Gaza veniva lanciato per la prima volta anche un razzo Katyusha.
    Le politiche di Israele nel periodo post-disimpegno non sono impeccabili (basta l’esempio della chiusura dei valichi fra Israele e striscia di Gaza). Ma non si può ignorare un fatto preciso: Israele si è ritirato completamente dalla striscia di Gaza, mentre i palestinesi non hanno per nulla fermato gli attacchi. Di fronte al terrorismo che continua, e alla mancanza di interventi da parte dell’Autorità Palestinese, a Israele non resta altra scelta che quella di agire. Il governo Olmert può e deve fare un ricorso ragionevole alla forza nella striscia di Gaza per proteggere i cittadini israeliani della regione del Negev. Finché i palestinesi sostengono solo a parole il cessate-il-fuoco ma continuano a non fare nulla per impedire le violenze, Israele deve mostrarsi forte e proteggere i propri cittadini.
    È importante garantire pace e calma nel sud del paese, e creare un effettivo equilibrio della deterrenza con i palestinesi di Gaza. Il successo di Kadima alle elezioni è stato inferiore a quanto quel partito si aspettava, un dato che getterà un’ombra sui tentativi di Olmert di attuare il suo piano di “convergenza” [concentrare gli insediamenti in pochi grandi blocchi a ridosso della Linea Verde]. Il continuo terrorismo nel sud del paese renderà più difficile persuadere altri che, se fallisce il tentativo di andare avanti con la Road Map, bisognerà attuare un importante ritiro unilaterale dalla Cisgiordania.
    Se i palestinesi hanno scelto di incendiare persino la regione che Israele ha sgomberato, ciò costituisce un preoccupante precedente per i ritiri futuri. Ecco perché Olmert non deve diffondere un’immagine di debolezza. E perché non lo faccia, le Forze di Difesa israeliane devono continuare ad adottare misure aggressive contro i lanciatori di Qassam, come hanno iniziato a fare in questo fine settimana.

    (Da: Ha’aretz, 2.04.06)

  2. #2
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    04-04-2006Ora è Fatah che fa il lavoro sporco per Hamas?L’attentato suicida di giovedì scorso all’ingresso di Kedumim è stata un’operazione temeraria che ha visto all’opera un giovane palestinese originario della zona di Hebron che si è spostato fino a Nablus, si è munito di un ordigno, è passato attraverso un posto di blocco delle Forze di Difesa israeliane, si è camuffato da ebreo ortodosso e si è messo ad aspettare presso un frequentato luogo di autostoppisti finché è stato caricato da un veicolo israeliano di passaggio che è diventato il bersaglio del suo attentato.
    Ufficiali della difesa israeliana ammettono che l’attentato è stato notevole, ma ciò che li preoccupa di più, a quanto dicono, è il gruppo che lo ha rivendicato: le Brigate Martiri di al-Aqsa, un’ala armata del movimento Fatah. Benché Fatah, la fazione per lungo tempo dominante in campo palestinese, non abbia mai cessato del tutto di compiere attività terroristiche, e in particolare sia implicata nel lancio di missili Qassam dalla striscia di Gaza, la strage mediante attentatore suicida perpetrata giovedì costituisce la prima compiuta da un affiliato a questo gruppo da quando i palestinesi hanno annunciato il cessate-il-fuoco nel febbraio 2005.
    Fatah e Hamas, avvertono le fonti della difesa, sembrano essersi scambiati i ruoli. Mentre il neo primo ministro palestinese Ismail Haniyeh – di Hamas – ha fatto appello ai miliziani palestinesi perché smettano di marciare armi in pugno per le vie di Gaza, Samir Masharawi – un alto esponente di Fatah a Gaza – ha recisamente respinto l’appello. Hamas, dice un ufficiale israeliano, perlomeno esteriormente sta cercando di mostrarsi come un movimento in via di trasformazione, che avrebbe interrotto le sue attività terroristiche, nel tentativo di accreditarsi come credibile soggetto di governo. Fatah ha invece altri progetti. Dopo che il disimpegno israeliano da Gaza della scorsa estate è stato celebrato come una vittoria del terrorismo, i terroristi di Fatah pensano di poter riguadagnare credito presso i palestinesi rinnovando gli attentati suicidi. Visto che è in agenda per i prossimi anni il piano di Ehud Olmert per ulteriori ritiri dalla maggior parte della Cisgiordania, Fatah potrebbe avere la tentazione di aggiudicarsene il merito di fronte alla propria gente come fece Hamas con il ritiro da Gaza: di qui il calcolo di creare l’impressione che il prossimo ritiro israeliano avvenga sotto il fuoco di Fatah.
    In ogni caso, l’attentato di giovedì ha anche messo in mostra la nuova partnership che si è formata fra differenti gruppi terroristici. L’attentatore, il 24enne Ahmad Mashrake, era un operativo di Fatah. L’ordigno, secondo gli ufficiali israeliani, è stato fornito dalla struttura di Nablus del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (FPLP). Le incessanti operazioni antiterrorismo delle Forze di Difesa israeliane nei territori – questa la valutazione di un ufficiale – tengono sotto pressione i gruppi terroristici e questi, di conseguenza, danno vita a connessioni e forme di cooperazione fra loro dettate da comuni interessi.
    Ma la spinta all’attentato sarebbe arrivata anche dall’esterno, spiegano le fonti israeliane. Iran, Siria e Hezbollah inviano milioni di dollari nei territori per finanziare attentati. “All’Iran non importa a quale gruppo appartenga l’attentatore suicida – spiega un ufficiale – Finché ci sono soldi, chiunque sarà titolato a realizzare una parte dell’operazione”.

    (Da: Jerusalem Post, 2.04.06)

    Nella foto in alto: terroisti delle Brigate al-Aqsa (Fatah) mentre fermano un mezzo Onu giovedì scorso, a Gaza

  3. #3
    bluedanube
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    (Click here to see an IDF video clip of the bombing)

    Gaza Casino Destroyed in IDF Bombing
    By Hillel Fendel
    Apr 02, '06 / 4 Nisan 5766

 

 

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