Caro Umberto Eco,
mi dicono che lasceresti l’Italia, se dovesse rivincere Berlusconi.
Non ho potuto sapere come e dove tu lo abbia detto : gia’ all’estero io ci vivo ed alcune notizie mi arrivano solo di rimbalzo.
Ti scrivo per dirti : non farti illusioni.
Vivere da italiano all’estero, con un « Presidente del Consiglio cosi’ » al governo del nostro paese, non e’ affatto gradevole.
Credo di capire il tuo stato d’animo, dovesse rivincere, gia’ solo la vergogna ed il ridicolo ci schianterebbero.
Oggi almeno, quando sono in Germania, alle barzellette ed ai lazzi che inevitabilmente finiscono per saltar fuori, causate da « un Presidente del Consiglio cosi…. » (come dicono loro) , posso ribattere dicendo che anche i tedeschi avevano votato Hitler in libere elezioni. Poi, facendo finta di essere comprensivo, ma in relata’ implorando il perdono, aggiungo « A tutti puo’ capitare di sbagliare, qualche volta ».
Ma adesso, se ci sbagliassimo due volte di seguito ?
Hai ragione : dovremmo nasconderci.
Ma non e’ all’estero che, in quanti italiani, ci si possa nascondere. Noi emigranti non si passa inosservati, tutt’altro.
Fai caso : se un tuo nuovo vicino, invece che un italiano qualsiasi, fosse un qualsiasi francese, spagnolo o magrebino, lui per te non sarebbe piu’ qualsiasi.
Di lui ti parrebbe di sapere tante cose da credere di conoscerlo gia’.
All’estero l’immagine dell’Italia diventa immediatamente l’immagine che gli altri hanno di te. Ecco l’origine di questo sorprendente attaccamento patriottico, tipico degli emigranti.
Ed ecco il disagio in questo momento che l'imagine del paese e' in caduta libera.
Appena dopo le elezioni del 2001, mi sono sentito rivolgere questo complimento : « . . sei italiano, ma non sei per nulla un imbroglione come invece il tuo presidente del consiglio».
Per quel che mi riguarda, sono emigrato in anni non sospetti. Non per motivi politici e nemmeno a causa di disoccupazione. Semplicemente trovavo interessante il lavoro che mi era stato offerto.
E’ ben vero che avevo anche io, come tanti altri prima di me, i miei bravi scatoloni di cartone, ma i miei erano per lo piu’ pieni di libri. Forse per questo infimo dettaglio, sotto sotto, ritenevo ingenuamente di essere un caso a parte. Invece sbagliavo. Confesso che nel momento di valicare la frontiera, alla guida della mia vecchia Audi, non ero cosciente di stare compiendo un passo antico che tanti prima di me avevano fatto: stavo emigrando. Ai miei occhi stavo solo cambiando lavoro. Che ingenuo.
Il fatto di essere un emigrato lo capisci dopo. Per primo me lo aveva fatto notare un poliziotto un giorno che, per un piccolo furto nel laboratorio che dirigo, avevo chiamato la polizia.
« Il laboratorio e’ diretto da un emigrato italiano » aveva detto il poliziotto parlando al telefono con la sua centrale.
Di essere anche io un emigrato come tanti altri, adesso lo so. Ed e’ anche merito di Berlusconi.
Una volta, poco dopo il fatidico maggio 2001, davanti alla macchina del caffe’ dell’istituto, certi colleghi parlavano di un tale, di non so che paese lontano, che nonostante certi sui trascorsi malavitosi aveva la faccia tosta di volersi fare eleggere da qualche parte.
« Uno un po’ come il loro Berlusconi . . . » aveva detto il mio collega, per cercare di farsi capire.
Il « nostro » Berlusconi ci rende tutti un po’ come se avessimo un osso di traverso nel naso. Questo osso non e’ appariscente quando si e’ in Italia. Visto che tutti lo portiamo, non ci caratterizza.
Appare scandaloso e mostruoso quando sei all’estero.
Te lo senti addosso. Per lo meno in Europa, dove risiedo (per la precisione in Svizzera). Ma anche altrove.
Per esempio, senti questa : tempo fa mi e’ capitato di andare con una delagazione svizzera a cercare di « vendere » la creazione di universita’ in uno di quei paesi dell’asia con un tasso di crescita a due cifre.
(Se uno fa bene la scuole, poi magari le vende . . . alla Moratti, glielo avranno mai detto? Forse no : noi svizzeri eravamo in concorrenza con australiani e spagnoli).
Una sera a cena chi ci ospitava, per rendersi simpatico, ha deciso di raccontarci una barzelletta. E su cosa? Su Berlusconi e la corruzione in Italia.
Ovviamente i miei colleghi si sono messi a ridere ben prima che la barzelletta finisse. Il poveretto della barzelletta, non sapeva poi come scusarsi con me. Come poteva immaginare che in una delegazione svizzera . . . ?
(C’e' da domandarsi quanti posti di lavoro costi al paese quella barzelletta che fa il giro del mondo).
Certo, tu sei famoso. Se facessi parte di una delegazione, un inconveniente come quello della barzelletta a te non capiterebbe. Ma non credere, quelle al bar o alla fermata dell’autobus te le beccheresti anche tu.
In quanto italiano saresti per forza anche tu visto come « berlusconiano ». In ogni caso il sospetto su di te ci sarebbe. E non e’ un complimento. Recentemente un politico di qui, uno che ha fama di essere un po’ razzista e xenofobo, ha denuciato un giornalista che in un eccesso polemico e nella foga del dibattito lo aveva detto : « berlusconiano ». Come a dire : « saro’ anche razzista e xenofobo, ma tu a me del berlusconiano non me lo dai. Ti denuncio ».
Dammi retta : se il « mafioso di Arcore » (grande Bossi, di quando non si era ficcato « sotto padrone ») dovesse vincere di nuovo, che disastro !
Ma ancora di piu’ dovremmo darci dentro a cercare di propagandare presso i nostri connazionali un po’ di buon senso.
Ma anche se perde ! . . . quelli che verrano dopo (sperando che, domenica prossima. . . ), ma la faranno questa volta una legge sul conflitto di interessi ?
Tu che ne dici ? Anche per questo, credi a me : occorre restare.
Ciao.
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