John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt
31/03/2006
Iniziamo col presentare il professor J. Mearsheimer, docente al Department of Political Science University of Chicago[Cominciamo la pubblicazione a puntate del saggio che ha messo a rumore l'America.
Ne sono autori John J. Mearsheimer, docente al Department of Political Science University of Chicago e Stephen M. Walt, docente alla John F. Kennedy School of Government Harvard University.
Il loro studio è stato pubblicato sul sito di Harvard, ma con la seguente avvertenza: «gli autori di questa bozza sono i soli responsabili delle opinioni ivi espresse. L'Università di Harvard e l'Università di Chicago, in quanto istituzioni accademiche, non prendono posizione sulle opinioni espresse dai ricercatori, e pertanto il presente articolo non deve essere interpretato come rappresentativo della posizione ufficiale delle suddette istituzioni»].
La traduzione è di Sebastiano Suraci, che ringraziamo.



La politica estera degli USA estende la propria influenza in ogni angolo del pianeta.
Questo è vero in particolar modo nell'area mediorientale, una regione che presenta croniche instabilità e riveste enorme importanza strategica.
Recentemente, il tentativo dell'Amministrazione Bush di trasformare tale regione in una comunità di democrazie ha favorito l'insorgere di una tenace ribellione in Iraq, ha causato la rapida ascesa del prezzo del petrolio ed ha ispirato gli attacchi terroristici a Madrid, Londra ed Amman. Considerate quindi le importanti conseguenze di tale politica, tutti i Paesi dovrebbero essere consapevoli di quali sono le forze che la indirizzano.
L'interesse nazionale americano dovrebbe essere l'obiettivo primario della politica estera.
Nei passati decenni, invece, e specialmente dai tempi della «Guerra dei Sei Giorni» nel 1967, il motivo dominante della politica USA in Medio Oriente è stato il suo rapporto con Israele.
La combinazione del fermo e deciso supporto allo Stato ebraico e lo sforzo per portare la democrazia nella regione mediorientale hanno infiammato il mondo arabo ed islamico e messo a repentaglio la sicurezza nazionale americana.
Questa situazione non ha precedenti nella storia politica americana.
Perché gli Stati Uniti hanno deciso di trascurare la propria sicurezza per promuovere gli interessi di un altro Stato?
Si potrebbe assumere che il legame fra i due Paesi è fondato su importanti interessi strategici o su primari valori etici.
Come mostriamo nel seguito nessuna di queste due argomentazioni può giustificare il livello di supporto materiale e diplomatico che gli USA forniscono ad Israele.



Invece, la spinta propulsiva sulla politica estera USA in tale regione è quasi interamente dovuta alla politica interna, e specialmente alle attività della «lobby ebraica».
Altri gruppi di potere sono riusciti in passato a deviare la politica estera americana verso posizioni a loro favorevoli, ma nessuna lobby è mai riuscita a farla divergere così tanto dalla direzione che l'interesse nazionale americano suggerirebbe, riuscendo allo stesso tempo a convincere l'opinione pubblica che gli interessi di USA ed Israele sono pressoché coincidenti.
Nelle pagine che seguono, dimostriamo come la lobby sia riuscita in questo scopo e come la loro attività abbiano influenzato le azioni dell'America in tale regione.
Data l'importanza strategica del Medio Oriente e le potenziale conseguenze su altri Paesi, sia gli americani che gli stranieri dovrebbero capire ed interessarsi dell'influenza della lobby sulla politica USA.
Alcuni lettori troveranno sgradevole questa analisi, ma i fatti riportati sono pressoché assodati nel mondo accademico.
Infatti il nostro lavoro si basa estensivamente sul lavoro di studiosi e giornalisti israeliani, ai quali va riconosciuto il grande merito di aver portato alla luce tali questioni.
Ci siamo inoltre avvalsi dei contributo di importante organizzazioni umanitarie, rispettate da Israele e dalla Comunità Internazionale.
Similmente, i nostri rilievi sull'impatto della lobby si fondano sulle testimonianze degli stessi membri della lobby, e di politici che hanno lavorato con loro.
I lettori potranno non accettare le nostre conclusioni, ma i fatti su cui esse si basano non sono opinabili.




Il Grande Benefattore.
Sin dai tempi della Guerra d'Ottobre del 1973 (la Guerra del Kippur, ndt), Washington ha fornito ad Israele una mole di aiuti tale da rendere insignificante il supporto fornito a qualunque altro Stato. Esso (Israele, ndt) è stato dal 1976 in poi il maggior beneficiario degli aiuti economici e militari diretti forniti annualmente dagli USA, e dal dopoguerra in poi ha ricevuto complessivamente più aiuti di qualsiasi altro Paese.
Tale somma ammonta ad oltre 140 miliardi di dollari equivalenti del 2003.
Israele riceve circa 3 miliardi di dollari in aiuti diretti ogni anno, ovvero circa un quinto dell'intero budget USA per il sostegno ai Paesi stranieri.
In termini pro-capite, gli Stati Uniti sostengono ogni cittadino israeliano con circa 500 dollari l'anno.
Questa generosità risulta particolarmente sorprendente in quanto Israele è attualmente un ricco Stato industriale con un reddito pro-capite pari a quello della Corea del Sud o della Spagna.
Israele riesce inoltre ad ottenere accordi molto speciali con Washington.
Gli altri Paesi beneficiari degli aiuti americani ricevono le somme in rate quadrimestrali, mentre Israele riceve l'intero ammontare all'inizio dell'anno fiscale, guadagnando così un ulteriore interesse.



Inoltre molti degli Stati che ricevono sostegno militare dagli USA sono costretti ad utilizzare le somme ottenute per acquisti da fornitori americani, mentre Israele può impiegare il 25% dei fondi che riceve a sostegno la propria industria bellica.
Israele è l'unico beneficiario che non ha l'obbligo di rendicontare le proprie spese, cosa che rende praticamente impossibile impedire che le somme ricevute siano spese per obiettivi a cui gli Stati Uniti si oppongono, come ad esempio la costruzione di insediamenti nella West Bank.
Inoltre, gli USA hanno fornito ad Israele circa 3 miliardi di dollari per sviluppare armamenti come il caccia Lavi, che al Pentagono non serviva, dando a Israele libero accesso ai più sofisticati armamenti USA, come l'elicottero BlackHawk ed i jet F16.
Infine, gli Stati Uniti hanno fornito ad Israele informazioni di intelligence che negano agli alleati della NATO, ed hanno sempre chiuso un occhio riguardo allo sviluppo di armamenti nucleari da parte dello Stato ebraico.
In aggiunta a questo, Washington ha sempre fornito ad Israele un forte appoggio diplomatico.
Fin dal 1982, gli Stati Uniti hanno posto il veto a ben 32 risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU critiche verso Israele, un numero maggiore della somma di tutti i veti mai posti dagli altri membri di tale Consiglio.
Gli USA hanno anche bloccato il tentativo dei Paesi arabi di porre l'arsenale atomico israeliano sotto il controllo dell'AIEA (Atomic International Energy Agency).



Gli Stati Uniti inoltre vengono in aiuto di Israele in tempo di guerra, e si schierano sistematicamente a loro fianco nei negoziati di pace.
L'Amministrazione Nixon ha rifornito Israele durante la Guerra del Kippur, e l'ha protetto dalla minaccia di un intervento sovietico.
Washington è stata profondamente coinvolta nei negoziati successivi a tale guerra e nel lento processo «passo-a-passo» che ne seguì, proprio come giocò un ruolo chiave nei negoziati precedenti e successivi agli accordi di Oslo del 1993.
Ci furono talvolta delle divergenze tra i rappresentati americani ed israeliani in entrambe
le occasioni, ma gli Stati Uniti coordinarono costantemente le proprie posizioni con Israele
e supportarono la loro linea negoziale.
Per questo, un rappresentate americano a Camp David nel 2000 più tardi disse:
«troppo spesso, ci comportavamo … come gli avvocati di Israele»



Come argomentato nel seguito, Washington ha lasciato mano libera ad Israele nella gestione dei territori occupati (la West Bank e la Striscia di Gaza), anche quando le loro iniziative erano contrarie alla linea politica USA.
Inoltre, l'ambizione dell'Amministrazione Bush di trasformare il Medio Oriente - cominciando con l'invasione dell'Iraq - è almeno in parte dettata dal desiderio di rafforzare il ruolo strategica di Israele.
Al di là delle alleanze in tempo di guerra, è difficile pensare ad un'altra situazione in cui uno Stato ha fornito ad un altro un simile livello di aiuto militare e diplomatico, per un periodo tanto lungo.
Il supporto che l'America fornisce ad Israele è, in breve, unico.
Questa straordinaria generosità sarebbe giustificabile se Israele fosse una risorsa vitale e strategica per gli USA, oppure se fosse fondata su basi etiche di primaria importanza.
Ma nessuna di queste due spiegazioni è convincente.



John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt



(continua)




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