La Repubblica: L´Università di Bologna ha censito 27 siti politici su Internet.

BOLOGNA - I Ds hanno scoperto il podcast, ma dialogare via email con i loro dirigenti è quasi impossibile.

La Margherita non offre enormi contenuti ma ha un eccellente blog.

Forza Italia sembra un arsenale propagandistico, si può scaricare di tutto, dal volantino al software per calcolare quante tasse ti ha fatto risparmiare Berlusconi.

Il Prc ha materiale in abbondanza, ma è spaventosamente monotono.

An, Udc e Lega sono solo vetrine immobili e impenetrabili, mentre i partitini del centro-sinistra sono più audaci e vivaci.

C´è del nuovo, insomma, nel parlamento elettronico. Più vetrina che piazza telematica, più propaganda che partecipazione elettronica: la versione Internet della politica italiana non dà ancora il suo meglio, non sfrutta ancora tutte le potenzialità del mezzo, ma questa campagna elettorale ha costretto a fare passi da gigante.

Chi più, chi meno: mettendo sotto la lente i 27 siti Web di altrettanti partiti politici nazionali (più quello personale di Romano Prodi e quelli di Unione e Ulivo), gli studenti di Scienze della comunicazione dell´Università di Bologna hanno scoperto che la capacità di usare la Rete non dipende necessariamente dalla forza politica o economica del partito.

Una severa griglia di valutazione basata su parametri di offerta informativa, partecipazione e professionalità tecnica; un monitoraggio scientifico modellato su quelli da tempo sperimentati negli Usa; e alla fine dell´analisi, gli studenti coordinati dal mediologo Roberto Grandi e dal ricercatore Cristian Vaccari si sono permessi di dare i voti, scolastici, da uno a dieci.

Primo della classe, con un dieci pieno, il partito di Rutelli. Ma tallonato da quelli di Fassino e Berlusconi, quasi appaiati. Non una grande sorpresa, trattandosi dei maggiori partiti nazionali. La sorpresa sono partiti minori ma intraprendenti come Verdi, Italia dei valori e Rosa nel pugno «che compensano la scarsa visibilità mediatica tradizionale, tivù e manifesti», spiega Grandi, «con un uso intelligente della Rete».

Il sito Internet, infatti, non basta avercelo. Bisogna farlo funzionare usando le logiche della Rete per la mobilitazione politica. «Bisogna usare Internet per uscire da Internet», spiega Vaccari. Il militante che resta incollato al monitor non porta molti voti oltre il proprio. Invece quello che usa un blog per organizzare una manifestazione di piazza, costruire un gruppo di militanti, scaricare e diffondere materiali, lui sì, produce consenso.

«Creare legami» dovrebbe essere la parola d´ordine. Non tutti l´hanno capito. Il test inventato dal gruppo di studio ha dato esiti deprimenti. Due email inviate ad ognuno dei siti. Una per chiedere informazioni sul programma. L´altra per offrirsi come volontari. Disastro sul primo fronte: hanno offerto delucidazioni solo i siti di Prodi (dopo due giorni), dei Verdi (dopo 4) e, sorpresa, della Dc di Rotondi (dopo un solo giorno). Tutti gli altri, muti.

Mentre la proposta di militanza ha ottenuto molta più attenzione: quindici risposte (nessuna da An né da Rifondazione). Non rispondere alle email, lo sanno tutti, è un errore catastrofico nel commercio elettronico, e la comunicazione elettorale non fa eccezione. Il sito della Rosa nel pugno l´ha capito, e viene addirittura costruito dagli stessi visitatori, sul modello dell´enciclopedia «corale» Wikipedia. «I partiti che in Rete si mostrano capaci solo di chiedere attenzione e non di prestarne, di prendere e non di dare», conclude Grandi, «non danno una buona immagine di sé anche nel mondo non virtuale».

MICHELE SMARGIASSI