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  1. #1
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    Predefinito Sulla vicenda di Tommaso

    In questi giorni sono stato assente, e colgo ora l'occasione per fare una riflessione che mi sta a cuore, anche se ho notato che un thread inerente al tema è stato chiuso. Nel caso, mi rimetto ai moderatori.

    Ciò che volevo dire è che la Lega pare aver perso un'occasione per parlare, un'occasione per essere Lega Nord, per dire verità scomode ma...Verità. Immagino cosa sarebbe accaduto se Alessi invece di essere stato siciliano fosse stato extra-comunitario. Segno dei tempi che cambiano, insieme al movimento che, con la "Sicilia", si allea.

    Si odono così sterili dibattiti sull'entità della pena da affibiare ad Alessi e Raimondi.
    Ma la vicenda non è auto-referenziale e non concerne, lo dico in via preventiva, un generico attacco ai meridionali immigrati.

    Perchè l'omicidio non è avvenuto in un luogo qualunque, ma è avvenuto nella Bassa emiliana, tradizionale "meta" di mafiosi confinati che si sono portati, a rimorchio, quella feccia a cui l'Alessi è ascrivibile. Perchè uno come lui, meridionale e pregiudicato, ha scelto proprio il "brescellese", oggi noto come "cutrese"?

    Non è solo una mia opinione quella che sto scrivendo, ma un comune sentire di persone che, su quel territorio, sono in prima linea come i parroci. I quali dicono che no, l'immigrazione extra-comunitaria non è un problema. Ma quella meridionale si.

    Di fronte a ciò urla il silenzio del cuore della Padania, impossibilitato a difendersi da uno Stato che la ha sempre considerata l'immondizia italica. Quando, invece, prima, sapeva essere ben altro nella cultura e nell'immaginario popolare.

    Oggi, noi non abbiamo possibilità di difenderci da queste persone, prevenendo il loro ingresso o espellendole come sarebbe nostro diritto. In ciò consiste il culmine di quel dramma che è l'assenza di una sovranità padana: l'essere indifesi di fronte a una crudeltà tacitamente imposta, che proviene da terre lontane caratterizzate da usi feroci e incomprensibili. Una crudeltà peggiore di ogni altra perchè, in qualche modo, connazionale. Una crudeltà che non si estirpa quindi con leggi del Parlamento italiano, al contrario. Una crudeltà che si caccia all'inferno solo con le ali della libertà. Dell'indipendenza.

    •   Alt 

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  2. #2
    Ecogiustiziere Insubre
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    Citazione Originariamente Scritto da ZENA

    Ciò che volevo dire è che la Lega pare aver perso un'occasione per parlare, un'occasione per essere Lega Nord, per dire verità scomode ma...Verità. Immagino cosa sarebbe accaduto se Alessi invece di essere stato siciliano fosse stato extra-comunitario. Segno dei tempi che cambiano, insieme al movimento che, con la "Sicilia", si allea.
    Grazie, caro, lucido Zena.
    Condivido al 100%.
    Forse Turiddu di Gemonio è un po' meno d'accordo...
    Come si cambia in poco tempo, eh?

    Una delle più grandi e infami colpe della LN è proprio questa: aver ad un certo punto taciuto sul fatto che l'immigrazione più grave e perniciosa, quella che sta snaturando sempre più Insubri e padani da molti decenni oltre ad avere distrutto le nostre Terre, è quella meridionale.

    Non perderò mai la speranza che la stragrande maggioranza di loro se ne vada dall'Insubria, stanne certo. E sono pronto a fare qualunque cosa perchè ciò accada. Sarò pazzo, ma io ci credo.
    Iunthanaka
    Conte della Martesana

  3. #3
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    Predefinito

    Citazione Originariamente Scritto da ZENA

    Ciò che volevo dire è che la Lega pare aver perso un'occasione per parlare, un'occasione per essere Lega Nord, per dire verità scomode ma...Verità. Immagino cosa sarebbe accaduto se Alessi invece di essere stato siciliano fosse stato extra-comunitario. Segno dei tempi che cambiano, insieme al movimento che, con la "Sicilia", si allea.



    .

    Ieri mattina sentendo su RTL una trasmissione in merito con giornalisti e filo diretto, è intervenuta una signora da Parma, la quale, prima ha detto di non essere razzista di avere due figli e che per lei tutti siamo uguali e bla..bla..bla...poi ha fatto notare che guarda caso certi delitti così efferati e tremendi sono il più delle volte commessi dagli itagliani....beh....non sto a dirvi gli sms e le telefonate che si son scatenate contro di lei.... è ritornata fuori la storia di Erica e Omar il caso del Veronese Maso i Carretta insomma di ogni erba un fascio...premetto che anche io la penso esattamente come quella signora e come te Zena, ma hai idea cosa sarebbe accaduto se qualche dirigente leghista se ne fosse venuto fuori con questa storia a una settimana dalle elezioni? Hai idea di quanto ne avrebbero dette, in primis che stava facendo campagna elettorale speculando sulla morte di Tommaso?...ma possibile che certe cose non si riesca a ragionarci su prima di buttarle lì così facilmente....io che mai sono tenera con questa lega, la quale non mi appartiene, dico che è una delle poche volte che ne apprezzo il silenzio

  4. #4
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    Pensi, ti darei ragione se la Lega non speculasse generalmente sui fatti di cronaca. Ma è ciò che fa spesso, molto spesso. A dirla tutta, anche in questo caso: perchè Pirovano ha subito colto la palla al balzo per chiedere l'introduzione della pena di morte. Per cosa lo ha detto se non per "captare" il sentimento diffuso della popolazione, tralasciando il suo sentire personale?

    Io non chiedo una speculazione politica, perchè qui sono in gioco verità comprovabili, gravi e POLITICHE, che interessano un'area della Padania che è simbolo di un fenomeno di cui mai si parla nonostante tutti sappiano.

    Un parroco oggi, in un'intervista, ha detto ciò che io ho pensato e che ho proposto su questo forum. E non credo volesse speculare politicamente.

    Il mio timore è che la Lega, oggi, si senta nell'impossibilità di portare avanti certi ragionamenti. Che abbia svestito gli abiti per farlo. Ed è quello che, sostanzialmente, diciamo da tempo su questo forum e che forse ci troviamo, una volta di più,a constatare.

  5. #5
    piemonteis downunder
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    Non solo la LN non ha piu' argomenti per contestare la presenza terronica, ma per sua coerenza dovrebbe iniziare finalmente ad ammettere che i terroni hanno arricchito e forse addirittura salvato la Padania, portandovi una benefica dose di famigghie tradizziunali, uomini-che-sono-ancora-uomini, valori morali profondamente conservatori, nazionalisti e vetero-cattolici, in una terra padana piena di laici, donne-che-lavorano, singles, gay, comunisti, illuministi, anarchici, eretici, libertari, ecc

  6. #6
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    Predefinito Mario Alessi, l'assassino


  7. #7
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    il fetente

  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Eridano
    TERRONS, GO HOME! Either the suitcase or the coffin!
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  9. #9
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    Predefinito

    Cesare Lombroso (1835-1909) è stato l'intellettuale italiano ottocentesco più famoso nel mondo, creatore dell'antropologia criminale, poi chiamata criminologia, tanto che personaggi di Lev Tolstoi (Resurrezione) e di Conrad (L'agente segreto) si richiamarono esplicitamente a lui. La stroncatura riservatagli dall'idealismo dominante in Italia nel primo Novecento l'ha confinato in limbo concettuale, mentre il suo inimitabile uso della lingua italiana fa stentarci e prendere sul serio le sue teorie. Alcuni esempi: poiché l'eccessiva continenza produce un «ubriacamento spermatico», è colla masturbazione che «si supplisce dal barbaro alla venere mancata». Ancora: la carità ospedaliera «non deve bilicarsi sull'ipocrita pietà oligarchica»; carità per altro «incerta spesso, più spesso falsa e spigolistra, e sempre avvilente». Nell'«umida e bigia miseria» gli uomini bruti «barbugliano, grugniscono e s'accosciano sbadati tra gli apatici congiunti». Certi spettacoli ti sollevano «dalla spigliata acerbità del dolore». Primo a balzare agli occhi è l'accostamento di registri dissonanti: a un concetto morale si giustappone un termine chimico: il genio fa «sperpero dei fosfati», mentre l'altruismo, altro non è che «un'ipertrofia dell'affetto», un'anomalia che spiega come mai gli anarchici sono«criminali per altruismo», ovvero «assassini filantropi».

    Già nel lessico si legge così quella che fu la grande ambizione di Lombroso e del materialismo ottocentesco: spiegare, o almeno descrivere, tutti i fenomeni psichici, affettivi, sociali, in termini di pura materialità (o per lo meno di quella.
    Tutto deve fare capo a una quantità misurabile per quanto improbabile essa sia: la follia risponderà a misure craniche, la delinquenza ai lobi frontali, via via fino all'anima che, «pur riducendosi a una materia fluidica, ... continua ad appartenere al mondo della materia».

    Il progresso si attua attraverso una panoplia di strumenti e tecniche: ora, nel XXI secolo, è la mappatura del genoma; al tempo di Lombroso erano l'algometria elettrica, il craniometro o il sitoforo, oppure il pletismografo del Mosso che «può farci scendere nei penetrali dell'uomo».

    Ma, appunto, nella stessa materia si nasconde un grumo opaco che resiste a ogni progresso, che riemerge anche tra i più civili, e questa irriducibilità naturale è quella dell'istinto, del selvaggio, dell'atavismo, tre parole chiave in Lombroso. «Gli istinti primitivi, scancellati dalla civiltà, possono ripullulare in un solo individuo». Se il criminale è un selvaggio, il selvaggio è - esplicitamente - un fossile: «l'Ottentotto è per gli uomini come il cammello pei ruminanti, una specie di fossile vivo». L'atavismo spiega tutto, dal tatuaggio alla longevità dei geni ai delitti sessuali, perché rivela il selvaggio che è in noi: ci sono «classi umane che, come i bassifondi marini» hanno in comune con i popoli primitivi «la stessa violenza delle passioni, la stessa torpida sensibilità, la stessa puerile vanità, il lungo ozio e nelle meretrici la nudità...».

    È dal riaffiorare degli istinti primigeni che il criminologo individua senza fallo le diverse forme di delinquenti. «Negli stupratori, quasi sempre, l'occhio è scintillante, la fisionomia delicata, le labbra tumide...». Negli incendiari si osserva «la morbidezza della cute, l'abbondanza de' capelli, lisci e discriminati a guisa di donna». Mentre «gli omicidi abituali hanno lo sguardo vitreo, freddo, immobile... il naso spesso aquilino.. robuste le mandibole, lunghi gli orecchi...».

    Queste tesi trovarono una sintesi nel celebre L'uomo delinquente (1876) secondo cui in gran parte i delinquenti rappresentano regressioni lungo la scala evolutiva, giungendo in questo modo a somigliare ai popoli «primitivi», agli animali e addirittura alle piante: «sono selvaggi viventi in mezzo alla fiorente civiltà europea». Fulminato dalla visione del cranio di un brigante calabrese, Giuseppe Vilella, Lombroso ebbe infatti un'illuminazione: «mi parve d'improvviso di vedere, risaltante e chiaramente illuminato come un'ampia pianura sotto un sole fiammeggiante, il problema della natura del criminale, che riproduce in epoche civili le caratteristiche non solo dei selvaggi primitivi, ma anche di tipi ancora inferiori giù giù fino ai carnivori». «Caratterizzati da anomalie fisiche quali la testa piccola, gli zigomi prominenti, il naso piatto, le orecchie grandi, i `delinquenti nati' non possono sfuggire al proprio destino biologico» (Gibson).

    Certo, Lombroso sfumerà la sua diagnosi: solo il 40 per cento dei crimini sono compiuti da «delinquenti nati», gli altri sono perpetrati da «delinquenti occasionali» per ragioni ambientali (fame, educazione familiare). Ma il marchio della predestinazione resterà sul delinquente, e, a maggior ragione, sulla delinquente donna: se rispetto all'uomo civile il delinquente maschio è una regressione nella scala evolutiva, la donna delinquente è una doppia regressione poiché la donna civile è essa stessa un gradino più in basso nella scala gerarchica rispetto all'uomo: «la donna sente meno, pensa meno» e caratteristici del sesso femminile sono i seguenti tratti: «la impulsività, la mobilità, la vanità puerile, il bisogno della menzogna, l'amore per l'esteriorità e la futilità, tutte quelle note psicologiche - in una parola - che sono comuni al bimbo e al selvaggio» (Alfredo Niceforo, discepolo di Lombroso); «la donna è inferiore all'uomo: fisicamente, i fisiologi hanno trovato nei suoi tessuti, nei globuli del suo sangue, nel progresso evolutivo del suo cervello le stigmate dell'inferiorità; intellettualmente, e analizzando la sua intelligenza, si trova la mancanza assoluta della genialità, la forma automatica della ideazione, l'assimilazione quasi subcosciente delle idee, la grettezza, la povertà, la monotonia dei pensieri» (Niceforo).

    Sono queste tesi che non ammettono contraddizioni. Se infatti sono contraddette dai fatti è perché nascondono altre realtà. Non esistono donne geniali? Allora che dire, nel solo Ottocento, di Madame de Staël, di George Sand e di George Eliot? Semplice: non erano vere donne: per Lombroso infatti, la prima aveva «una faccia da uomo» , la seconda «aveva la voce di basso e vestiva volentieri da uomo»; la terza «aveva un viso da uomo, con un testone enorme, capelli disordinati, naso grosso, labbra spesse, baffi e mascelle voluminose, una faccia allungata da cavallo».

    Lombroso e i suoi discepoli fecero largo uso della distinzione in razze (la pigrizia e delinquenza dei meridionali veniva spiegata con la loro ibridazione con «razze inferiori» come i neri o gli arabi).

  10. #10
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    A partire dall'unificazione italiana l'establishment politico e culturale italiano influenzato dalle teorie internazionali del razzismo scientifico, del positivismo e dell'eugenetica si orientò verso posizioni razziste e antimeridionali (e molti studiosi meridionali sostennero a loro volta l'anti-meridionalismo). Di questo clima politico e culturale furono artefici tra l'altro le pubblicazioni del criminologo Cesare Lombroso (autore di saggi tendenti a dimostrare l'innata natura criminale dei meridionali e per il quale l'intero popolo del Mezzogiorno assume i connotati del delinquente atavico), le teorie di Giuseppe Sergi, Luigi Pigorini, Alfredo Niceforo (presidente della Società Italiana di Antropologia e della Società Italiana di Criminologia, che scriveva: "La razza maledetta, che popola tutta la Sardegna, la Sicilia e il mezzogiorno d'Italia dovrebbe essere trattata ugualmente col ferro e col fuoco - dannata alla morte come le razze inferiori dell'Africa, dell'Australia, ecc".), di Enrico Ferri (secondo cui "la minore criminalità nell'Italia settentrionale derivava dall'influenza celtica"), Guglielmo Ferrero, Arcangelo Ghisleri, nonché di moltissimi altri magistrati, medici, psichiatri, uomini politici, che influenzarono grandemente l'opinione pubblica italiana e mondiale.

    Non furono posizioni isolate, al contrario era la convinzione "scientifica" della quasi totalità degli degli uomini di cultura europei, nonchè dei ceti dominanti e dell'opinione pubblica dell'epoca. Già nel 1876 tali tesi furono pienamente avallate dalla commissione parlamentare d'inchiesta sulla Sicilia che concluse: «la Sicilia s'avvicina forse più che qualunque altra parte d'Europa alle infuocate arene della Nubia; in Sicilia v'è sangue caldo, volontà imperiosa, commozione d'animo rapida e violenta».
    Cioé le stesse caratteristiche "psico-genetiche" che gli antropologi attribuivano alla cosidetta "razza" nera. I " i mediterranei: erano indicati come "meticci", ovvero discendenti di popolazioni preistoriche di razza africana e semitica.

    Questo clima determinò tre cose:


    Il sud fu politicamente abbandonato alla criminalità poiché essa venne considerata inestirpabile, essendo intrinseca a una cultura inferiore e primitiva, frutto di un popolo che avente influenze genetiche "negroidi" e semitiche era un popolo di "criminali nati" secondo la terminologia del Lombroso.
    I governi del regno d'Italia smantellarono le industrie e le infrastrutture del sud per ricostruirle al nord. Questo anche perché si riteneva che i settentrionali, per indole razziale, clima, temperamento e superiore civiltà "bianca" fossero più idonei a comprendere e gestire l'economia della nazione.
    L'atteggiamento dello stato italiano, che già nel 1876 accettò la teoria dell'esistenza di almeno due razze in italia: la euroasiatica (padana e "ariana"), la euroafricana (centro-meridionale e "negroide".

 

 
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