In vista del voto
Maurizio Blondet
03/04/2006
Il segretario del Quirinale Gaetano Gifuni, un vero «miliardario di
Stato».Niente male Diego della Valle.
La sua Tod's chiude l'esercizio 2005 con utili in crescita del 39 %,
nonché dividendi per gli azionisti più che raddoppiati da un anno
all'altro.
L'Italia sarà in declino, ma per Della Valle le cose vanno benissimo.
I suoi lavoratori (probabilmente cinesi) hanno da essere contenti.
Ma un sito assai istruttivo (1) fa notare altri particolari.
La ditta del signor Tod's è posseduta a maggioranza (52,893%) da una
DADV Family Holding Sarl. Ossia da una «societé à responsibilité
limite» (svizzera? lussemburghese?) che gode del beneficio di quei
paradisetti fiscali: probabilmente esenzione dei dividendi, o almeno
con deduzione previa degli emolumenti dei dirigenti.
Che possono optare per l'imposta sui redditi, se sono membri della
stessa famiglia.
Non c'è da dubitare che il Della Valle abbia scelto il metodo più
favorevole tra i favori elargiti dalle SARL estere.
Insomma, in Italia, non deve pagare granché di tasse.
Illuminante anche la composizione del consiglio d'amministrazione.
Oltre a soliti figli e parenti (tutti stipendiati, probabilmente,
dalla SARL con deduzione fiscale annessa) si trovano: Luca Cordero
di Montezemolo, con 272 mila azioni ed emolumenti per 30 mila euro
l'anno (certo, una sciocchezza per un vero signore: ma tutto aiuta);
in cambio, Della Valle è nel consiglio d'amministrazione di Ferrari
e Maserati.
Luigi Abete, che è presidente della BNL: banca di cui Della Valle è
azionista e consigliere d'amministrazione.
Come si vede, si tratta di tre eminenti signori della prima fila di
Confindustria, quella che è contro Berlusconi.
I moralizzatori contro il corrotto.
Essi attendono sereni la tassazione sulle rendite finanziarie
promessa dalla sinistra vincitrice: le rendite, loro, le hanno messe
già al sicuro nella SARL estera.
Così Visco non perderà tempo coi miliardari; dedicherà tutta
l'energia necessaria per perseguire quella classe di
scandalosi «rentiers» che sono i pensionati: molti dei quali hanno
in BOT i loro risparmi, anche se inferiori alla retribuzione che
Montezemolo riceve come consigliere Tod's.
Non stiamo parlando dei ridicoli furbetti del quartierino,
accanitamente perseguiti dalla magistratura e dai giornali di
Montezemolo. Qui, come si vede, sono all'opera i furbetti del
quartiere alto: belle collusioni azionarie, consigli
d'amministrazione affollati di amici (Luigi Abete, come presidente
della banca di cui Della Valle è azionista, è addirittura un suo
dipendente, ancorché di lusso).
Nessun conflitto d'interesse: solo pura imprenditoria industriale,
gusto del rischio e dell'innovazione.
Ed alta moralità.
Campano austeramente, con un giro di gettoni di presenza nei Cda
degli amici e conoscenti, a cui poi ricambiano il favore cooptandoli
nei loro Cda.
Alcuni sono più generosi di altri.
Tronchetti Provera compensa i suoi consiglieri 114 mila euro l'anno:
una somma modesta che può aiutare a sopravvivere, soprattutto se si
hanno altri tre o quattro incarichi del genere.
Del resto Tronchetti Provera è generoso anche con se stesso.
Lo diciamo per par condicio: lui non si è pronunciato contro il
cavaliere, ma certo il posto in prima fila di Confindustria gli
spetta di diritto.
Secondo il sito di Beppe Grillo, Tronchetti è padrone di Telecom
controllandone solo più o meno - è difficile stabilirlo, perché
tutto avviene attraverso la leva lunga di scatole cinesi - 1,1 %.
Ma da Telecom estrae, per le sue necessità quotidiane, fra compensi
e «benefit», 5 milioni l'anno. Di euro.
Un bel ritorno sugli investimenti.
Ma non si parli, in questo caso, di «rentier»: egli è un
imprenditore puro, ama il rischio e l'innovazione, è tutto proteso
al mercato.
E' solo un pro-memoria in vista delle elezioni.
Perché dico questo?
Perché molti lettori, in disaccordo con un mio articolo («Forse voto
per chi perde») mi hanno voluto ricordare che Berlusconi ha il
conflitto d'interesse, che è «un ladro»; più d'uno mi ha mandato lo
stesso pezzo di Massimo Fini, dov'egli ricorda che il cavaliere è
stato definito «teste spergiuro» in un processo al giudice corrotto
Squillante, e via moraleggiando.
Credono forse che io non sia informato di queste accuse e denunce?
No, perché i giornali e i media tutti ci hanno detto e ripetuto
tutto su Berlusconi, e anche di più. Molti di questi lettori (non
tutti) danno solo la stura a quel vizio maniacale italiano di «dalli
al Berlusca» - sicché c'è da chiedersi cosa faranno quando non sarà
più sulla scena.
Ma ecco il punto: di Berlusconi ci hanno detto tutto, e anche di più.
Di quel che fanno dietro le quinte e nei loro salotti questi che
vinceranno, non sappiamo niente.
Sul consiglio d'amministrazione incrociato dei Della Valle, sui loro
profitti e gettoni di presenza, tacciono Il Corriere, Il Sole 24
Ore, e Radio 24.
Perché?
Perché sono i giornali che quei signori possiedono e controllano.
Giornali pieni di giornalisti che sanno da sé di cosa parlare e di
cosa tacere.
Coraggiosi nel deridere il cavaliere, rispettosissimi nel tacere dei
loro veri padroni.
Quello, non lo temono.
Questi, sì.
Per sapere qualcosa, bisogna spulciare i blog e le informazioni
della Consob.
Quando questi vinceranno, non sapremo più niente del tutto.
L'Italia sarà più morale, finalmente: il silenzio coprirà tutti i
trucchi e le corruzioni.
Su quest'Italia dominerà la faccia di Prodi.
Basta guardarle quella sua facciona reticente e chiusa, per capire
che, se non ha molto da dire, ha parecchio da nascondere.
Ero un giovinetto di belle speranze, e già Prodi era sulla scena
come dispensiere delle tangenti DC e PSI; oggi sono vecchio, e Prodi
è ancora lì.
A nascondere molto.
Perché quella vecchia faccia chiusa?
Perché non, francamente, lealmente e a viso aperto D'Alema o
Fassino, che hanno i voti della maggioranza di sinistra?
Di chi è il rappresentante Prodi, che non ha dalla sua un partito?
Di chi è il garante?
Nella forse infondata speranza di sottrarmi alle accuse di essere di
parte, lascio la parola a un giornale straniero: utile a vedere come
ci guarda gente che non è coinvolta nelle nostre passioni e manie.
Sul Corriere del Ticino (2), Gerardo Morina ha rievocato l'ultimo
decennio della nostra storia.
Così: «… Nel 1994 il primo governo Berlusconi cadde perché trovò
contro di sé tutti i 'poteri forti' italiani. Per 'poteri forti'
s'intendono la magistratura, l'alta dirigenza statale, la grande
industria e l'alta finanza, gli editori e i loro giornali, fino al
potere di veto che fa capo alla categoria degli intellettuali… in
una parola, quello che si chiama 'establishment'».
«Berlusconi scontentò tali poteri forti perché poteva vantare per sé
solo il consenso elettorale… mentre era parso chiaro che il potere
politico era fuori dal gioco democratico e rispondeva ad altri».
«Oggi, nuovamente, la Casa della Libertà viene ancora una volta
considerata meno disponibile della sinistra ad uniformarsi a
quel 'capitalismo senza capitale' che pretende di guidare il flusso
delle risorse, le finanze pubbliche, il credito, come è stato per
gran parte della storia italiana. Sono i poteri che hanno sposato
il 'capitalismo relazionale' in cambio della difesadelle loro
rendite».
Ogni parola, di questa limpida analisi, va gustata per la sua
precisione.
Il potere politico che «rispondeva ad altri», ossia non agli
elettori.
Il «capitalismo relazionale»: ne abbiamo visto un piccolo esempio
nel Cda di Della Valle, costituito da amiconi e furbetti dei
quartieri alti.
Costoro pretendono di «guidare il flusso delle finanze pubbliche e
il credito» anzitutto «a difesa delle proprie rendite».
Impagabile, e tutto da soppesare, l'elenco dei ceti che Prodi - e la
sua cosiddetta sinistra - rappresenta.
Non ci sono gli operai, fra quei ceti.
Ci sono i miliardari di Stato (dirigenza statale: un esempio per
tutti il segretario del Quirinale, Gaetano Gifuni, 2 miliardi
l'anno), le cui paghe spropositate non prevedono un corrispettivo in
responsabilità né produttività (magistratura).
Costoro sono tutti al riparo dalla competizione globale.
Il loro posto è fisso e garantito, al contrario dei lavoratori del
privato.
Sono, come blocco sociale, tutti coloro che i soldi dallo Stato «li
prendono».
Uniti contro tutti noi che i soldi allo Stato «li diamo».
E che di soldi ne avremo sempre meno.
Le loro paghe, non possiamo permettercele; ma loro sono decisi a
farcele pagare comunque, con le tasse.
Ecco perché bisogna aver paura della sinistra.
Questo non significa l'assoluzione per il governo di destra.
La vera colpa di Berlusconi è stata di non aver attuato il mandato
rivoluzionario ricevuto dal popolo italiano.
Questo «mandato» non ha nulla di immaginario.
Il popolo l'aveva delineato con i referendum del '94.
Votando in massa, e senza distinzione di votanti di destra o
sinistra, per:
la responsabilità civile della magistratura;
contro l'esazione automatica dei sindacati dalle buste paga;
-contro il finanziamento pubblico dei partiti;
per il sistema elettorale maggioritario;
Tale mandato è stato tradito subito;
La legge elettorale varata allora (il Mattarellum) non era un
maggioritario, ma un semiproporzionale, pensata apposta per far
vivere i partiti minori e clientelari nati dall'esplosione della DC;
Berlusconi, che aveva la maggioranza parlamentare necessaria,
non ha smantellato i super-statali ricchi, né ha rimesso ordine
nella magistratura, né allontanato dalle mammelle pubbliche
il «capitalismo relazionale» colluso.
Fino all'ultimo tradimento, il ritorno al proporzionale che ci farà
tornare ai governi di solidarietà, ai pentapartiti aum-aum che hanno
rovinato l'Italia.
E l'ha fatto Berlusconi.
La sua colpa è imperdonabile.
Anche perché l'occasione che i popolo gli diede allora non si
ripeterà mai più.
Non merita di vincere, e probabilmente non vincerà.
Ma ormai, dobbiamo cercare di non perdere del tutto noi: noi che i
soldi allo stato li diamo, noi che paghiamo stipendi da Creso ai
Gifuni e ai magistrati, che paghiamo le collusioni dei furbetti dei
quartieri alti, sgobbando e affannandoci, nel freddo della
competizione globale.
E' questo il punto.
Perché lorsignori resteranno al potere per trent'anni: il fenomeno
Berlusconi è irripetibile, e non si ripeterà.
Non si troverà più un altro federatore di forze sociali diverse e
partiti così disparati come AN, Lega, UDC e vari spezzoni.
Quindi, non ci sarà più un elettorato di destra come forza reale, di
possibile maggioranza.
Loro avranno tutto il tempo di saccheggiare.
E, mentre delle malefatte di Berlusconi siamo stati quotidianamente
informati, di costoro non sapremo mai nulla.
La loro collusione diverrà sempre più solida e torbida.
Nessun magistrato avvierà contro di loro un'altra Mani Pulite.
I sindacati lasceranno che i Montezemolo e i Gifuni ci derubino, che
i governi di «sinistra» ci tartassino.
Non scenderanno più in sciopero.
I «grandi giornali» taceranno rispettosamente delle collusioni,
delle scatole cinesi, delle provvidenze pubbliche, elusioni fiscali
e fughe di capitali all'estero dei loro padroni, che sono parte così
rilevante della «sinistra».
La sola cosa che possiamo ancora fare, come elettorato sconfitto e
tradito, è: non dare carta bianca a questo blocco di poteri forti.
Non regalare loro una vittoria schiacciante, tanto che li faccia
credere di poter fare tutto.
Far vedere che esiste ancora una forza elettorale di «destra» - la
destra di chi lavora, minacciato di disoccupazione e precarietà, e
intanto paga i super-garantiti dal posto pubblico, fisso e dorato, e
i vari parassiti sopra citati - e che questa destra non si è
sbandata né smobilitata.
Anche se non ha un capo e non ne avrà per chissà quanti decenni,
esiste ed è viva.
Berlusconi probabilmente perderà.
Ora si tratta di votare non per lui, ma per noi.
Maurizio Blondet
Note
1) www.limprenditore.blogspot.com
2) Gerardo Morina, «Prodi e i poteri forti che gli ruotano intorno»,
Corriere del Ticino, 22 marzo 2006.




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