Anna Paola Concia *
Il tema del riconoscimento delle unioni civili è un tema serio, importante, che coinvolge la vita vera di milioni di uomini e donne, eterosessuali e omosessuali. Se non fosse per questo ci sarebbe da ridere e da gridare al paradosso per quello che sta succedendo in questa assurda campagna elettorale. Fa sorridere questa discussione sull’approccio dei Ds ai temi delle unioni di fatto e della laicità: da una parte alcuni alleati, in primis la Rosa nel Pugno, accusano i Democratici di Sinistra di essersi completamente appiattiti sulle posizioni moderate di Rutelli e Ruini, barattando la difesa della laicità dello stato sull’altare della costruzione del partito democratico; dall’altra parte il quotidiano dei vescovi italiani, «l’Avvenire», individua nei Ds gli «apprendisti stregoni» che proprio a partire dal sostegno al riconoscimento delle unioni di fatto rischierebbero di produrre un «deserto umano» nella società. Si tratta di due accuse entrambe false. Anzi, basterebbe la seconda a smentire la prima. L’abbiamo già detto più volte: se in questa campagna elettorale siamo riusciti ad imporre il tema dei Pacs e delle unioni civili, ciò lo si deve principalmente al fatto che questo tema è stato fatto proprio fino in fondo in questi anni dal principale partito del centrosinistra, i Democratici di Sinistra. E non è un caso che sul banco degli imputati del quotidiano dei vescovi i Ds si trovino in beata solitudine, perché l’appoggio a queste battaglie del principale partito della coalizione è la premessa fondamentale affinché queste riforme possano essere varate nella prossima legislatura.
È però altrettanto vero che passa ancora una bella differenza tra l’approccio che i partiti del socialismo europeo hanno saputo sviluppare su questa tematica negli ultimi anni e il modo in cui i Ds lo stanno portando avanti in Italia. Si discute ancora in questa campagna elettorale in modo a dir poco anacronistico se siano più importanti i diritti sociali oppure i diritti civili (definiti purtroppo ancora oggi da qualcuno a sinistra come «diritti borghesi»), senza considerare che da tantissimi anni in Europa le forze socialiste e riformiste hanno costruito il loro profilo identitario e la loro proposta politica proprio a partire dall’assunto della pari dignità politica dei diritti civili e sociali. Ciò che per la politica italiana sembra apparire come una fresca novità di questa campagna elettorale, in tutta Europa è ormai da tempo una verità data per assodata. L’altro giorno su queste pagine Piero Fassino e Francesco Rutelli descrivendo il modello politico a cui dovrà ispirarsi il futuro partito democratico italiano, hanno scelto tra i tanti modelli, quello scandinavo. Non potremmo trovarci più d’accordo. A condizione che il modello scandinavo venga analizzato, descritto e se possibile applicato per intero. Fu infatti proprio la Danimarca nel 1989 a varare la prima legge che riconosceva alle coppie omosessuali pari diritti su questioni come l'accesso alla casa, le pensioni, l'immigrazione, i diritti ereditari, i benefici fiscali, la riduzioni delle tasse, i sussidi di disoccupazione. E furono proprio la Norvegia nel 1993 e la Svezia nel 1994 a seguire l’esempio della Danimarca, dando il via a iniziative legislative simili che da allora in avanti hanno contagiato il resto dei Paesi europei.
Siamo d’accordo, quindi, che i diritti delle coppie di fatto sono diritti umani, elementari, fondamentali perché i cittadini e le cittadine di questo Paese siano tutti considerati uguali davanti alla legge e godano della piena cittadinanza, presupposto fondamentale di un paese civile? Se così è, allora basta. I Ds non si devono far tirare da nessuna parte, hanno la coscienza a posto: sono in prima fila per i diritti civili perché vivono dentro il solco culturale dei più grandi partiti del socialismo europeo. Non devono accettare né lezioni di laicità, né accuse di essere «sfasciafamiglie». Sono per includere non per escludere, per sostenere le famiglie, tutte le famiglie. Perché la sinistra, quella che vuole prendersi la responsabilità di governare un Paese, deve tener conto di tutti, proprio di tutti.
Mancano due settimane al traguardo: i veri sportivi danno il massimo in dirittura d’arrivo. Portiamo a casa il risultato e costruiamo un domani in cui ci sia amore, solidarietà, felicità. Siamo sicuri che anche i cattolici saranno al nostro fianco nonostante quel che pensano Bobba e Binetti.
* Portavoce Nazionali Gayleft Consulta Lgbt Ds
fonte: gaynews.it




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