Sabato 25 marzo 2006, settimo anniversario dell’inizio dei bombardamenti terroristici con i quali per 78 giorni l’Alleanza Atlantica mise a ferro e fuoco l’ex Repubblica Federale Jugoslava senza risparmiare nessuna struttura civile (scuole, ospedali, ponti e mezzi di trasporto), si è svolto a Belgrado il primo congresso del SEDEP, Movimento Neogol lista Serbo per l’Europa.
Protrattosi per oltre dieci ore, il convegno ha toccato due temi fondamentali: la condizione della diaspora serba in Eurasia - con particolare attenzione per le problematiche dei profughi cacciati dal Kosovo e Metohija dopo l’ingresso delle truppe internazionali nel 1999 - il forte stimolo all’asse geopolitico Parigi-Berlino-Mosca, grazie alla nascita di un movimento internazionale contro la NATO che proprio a Belgrado ha avuto il suo battesimo.

Preceduto dai canti epico-popolari eseguiti da un complesso musicale in rigoroso costume tradizionale serbo e presentato dal ricercatore universitario dr. Dragan Petrovic, il primo intervento è stato naturalmente affidato a Mila Aleckovic Nikolic, fondatrice del SEDEP, che ha spiegato motivazioni e finalità dell’iniziativa.
I quasi 40 esponenti serbi che si sono via succeduti, hanno affrontato da varie angolature tutte le problematiche economiche, finanziarie e militari che riguardano i rapporti tra la Serbia e l’Europa, insistendo sulla necessità di una strategia geopolitica in grado di ribaltare la tenaglia che si è stretta sul Vecchio Continente ad opera della globalizzazione capitalistica e del suo strumento militare, l’Alleanza Atlantica, il cui primo intervento dal 1950 ad oggi ha avuto quale terreno di “sperimentazione” proprio i Balcani, prima in Bosnia e poi in Kosovo e Metohija.
Come contributi riguardanti la difficile situazione di quella che è considerata la “culla” della nazione serba, sono stati presentati due nuovi strumenti informativi: un dvd riguardante le distruzioni dei monasteri ortodossi del Ko smet e le violenze subite dalle comunità non albanesi (ma anche dagli stessi albanesi che non collaborano con l’UCK) della provincia, un nuovo libro completamente illustrato che spiega attraversi i disegni dei bambini serbi queste persecuzioni.
Tra i relatori bisogna almeno segnalare il dr. Branko Dragas, il generale Bozidar Delic (protagonista della difesa antiaerea nel 1999), il prof. Vojislav Devic, il geopolitica serbo macedone esperto di questioni russe Sasha Papovic e numerosi esponenti del mondo intellettuale, economico, accademico e politico, stampa alternativa compresa.
In veste di osservatori erano invece presenti i delegati del Partito Radicale serbo e del Partito Socialista, nonché l’addetto culturale dell’ambasciata della Bielorussia, al quale sono stati significativamente rivolti i complimenti per la trion fale affermazione elettorale del presidente Aleksandr Lukashenko, unico capo di Stato a recarsi nella capitale serba sotto i bombardamenti nel 1999.
Nutrita e significativa anche la pattuglia europea, capeggiata dagli italiani dr. Filippo Pederzini e dr. Stefano Vernole in rappresentanza del Coordinamento Progetto Eurasia, i quali hanno prontamente aderito al movimento internazionale contro la NATO e sottolineato nei loro interventi la prospettiva di un mondo multipolare in contrapposizione all’arroganza imperialistica di Washington, il magnifico esempio della difesa serba dall’aggressione atlantista - proficuo punto di riferimento per le successive resistenze in Afghanistan, Iraq e Palestina - il loro pieno sostegno all’opposizione patriottica contro l’attuale governo filo-occidentale di Belgrado.
Si sono poi distint i tra gli altri i discorsi del belga Luc Michel, fondatore del Parti Communautaire National-Européen, che ha voluto rimarcare l’esigenza di affiancare all’asse Parigi-Berlino-Mosca un altro asse - Belgrado-Minsk-Mosca - e quello del francese Yves Bataille, consigliere del SEDEP e storico difensore del popolo serbo durante le azioni terroristiche compiute dagli Stati Uniti e dai loro alleati.
Tra gli aderenti alla battaglia anti-NATO bisogna includere anche dalla Spagna il dr. Ernesto Milà, che non è potuto essere personalmente presente a un evento che ha segnato in maniera irreversibile lo spartiacque tra i partigiani dell’Europa libera dall’occupazione atlantica e i collaborazionisti della talassocrazia a stelle e strisce, cioè tra i sostenitori dell’Europa reale e quelli dell’Europa “legale”.

Stefano Vernole