
Originariamente Scritto da
ziobic
ENERGIA
Abstract:
Attualmente in Italia le centrali idroelettriche producono circa il 20% dell'energia elettrica immessa in rete con circa 20.000 MW di impianti installati.
Si è evidenziato che il potenziale di produzione dell'energia da fonti idroelettriche potrebbe essere nell'ordine del 60-70% del fabbisogno nazionale di energia elettrica, RISPARMIANDO 35 MILIARI DI EURO ALL'ANNO
In uno studio condotto dal CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche), assieme ad ENEA (Ente per le nuove tecnologie, l'energia e l'ambiente), Università degli Studi di Roma "La Sapienza", CIRPS (Centro interuniversitario di ricerca per lo sviluppo sostenibile) si afferma che mini e micro-idroelettrico possono far aumentare la potenza installata di centrali idroelettriche dagli attuali 20.000 MW a 30.000 MW , quindi il maggiore potenziale sarebbe di un 50% circa (solo da impianti mini e micro- a bassissimo impatto ambientale).
Alcune analisi tecniche compiute da liberi professionisti e consulenti energetici evidenziano che, oltre alle centrali prese in esame dagli enti suddetti, sarebbe possibile installare milioni di "nanocentrali" da alcuni kW di potenza, ad opera di comunità montane e/o privati, nell'ordine di almeno 15.000 MW di potenza totale.
Inoltre, all' interno di un possibile e necessario riassetto del sistema idrogeologico per prevenire ed ovviare agli eventi alluvionali, si potrebbe attuare un migliore e potenziato sistema idroelettrico di centrali superiori ai 100 MW, attraverso un sistema di bacini a dispersione ma anche "aggiornando" con più moderne tecnologie, le centrali esistenti, sopratutto quelle ad acqua fluente. Il maggiore potenziale da tali sistemi potrebbe essere di 8.000-10.000 MW.
Adottando sistemi per il recupero della energia dissipata nelle ore notturne, (ad esempio producendo idrogeno ed ossigeno per elettrolisi o dissalazione per osmosi ecc.) si potrebbero avere recuperi di circa 3.000 MWh al giorno solo dall' idroelettrico nel caso fossero installati gli impianti potenzialmente possibili.
Inoltre non è stata ancora presa in considerazione la possibilità di sfruttare l'energia delle onde del mare, delle maree ,delle correnti marine e di marea e del gradiente termico tra fondale e superficie, in Italia c'è una qualche concreta possibilità di sfruttamento delle correnti marine, sopratutto ma non solo nello Stretto di Messina, dove è calcolato un potenziale di 15.000 MW
In totale il potenziale dell'energia da fonti idroelettriche potrebbe essere nell'ordine del 60-70% del fabbisogno nazionale di energia elettrica, a fronte di un derivante impatto ambientale (che i migliori tecnici con le nuove tecniche possono rendere contenuto) si può migliorare di molto il precario sistema idrogeologico attuale, nonché migliorare e rendere più abbondante il sistema d'irrigazione per le colture agricole e dei servizi (reti di acque reflue e idriche).
Fonte: uniroma1.it/ enelgreenpower. lanuovaecologia
worldenergy.org/ iam.na.cnr.it/ grtn.it
minambiente.it
( QUESTO STUDIO E’ IN DIFETTO; E’ STATO CALCOLATO CHE, CON LE
NUOVE TECNOLOGIE L’ITALIA PUO’ ESSERE AUTOSUFFICENTE n.d.r. )
Infine concludendo:
su un totale di 270 miliardi di kWh annui di produzione di energia elettrica, la produzione Italiana di energia termoelettrica è di circa 218 miliardi di kWh e produce oltre 150 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica.
Se si producesse il 60-70 % di energia, da fonte idroelettrica, si produrrebbe solo dai 38 ai 20 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’anno.
Da 112 a 130 milioni di tonnellate in meno all’anno.
Un contributo determinante all’ambiente nel rispetto del protocollo di Kyoto
( articolo 3 del Protocollo: -I partecipanti alla Convenzione, si sono obbligati : "a ridurre il totale delle loro emissioni di gas serra del 5% in rapporto al livello del 1990 nel corso del periodo di impegno tra il 2008 e il 2012 ")
Cioè per ogni stato partecipante è stata stabilita una percentuale di emissione di gas serra , rispetto al 1990 , che dovrà essere raggiunta nel periodo compreso tra il 2008 ed il 2012 , con una riduzione complessiva pari al 5% .
SE CONTINUIAMO A PROMUOVERE I
-TERMOVALORIZZATORI- ( 170 nuovi inceneritori in previsione)
LE CENTRALI A CARBONE
LE CENTRALI A “CDR” (Combustibile Derivato dai Rifiuti)
Il protocollo di Kyoto non sarà mai rispettato e
spenderemo 70 - 80 mila miliardi di vecchie lire in più
INVASI E SCIUPIO
L’acqua in Sicilia c’è, ma da sempre esistono problemi idrici. Ciò va ricondotto alla precarietà delle strutture: mancano, infatti, canalizzazioni e tubazioni efficienti e la metà dell’acqua va così dispersa”. Della Seta di Legambiente fa l'esempio della diga Ancipa, che potrebbe contenere dai 24 ai 28 milioni di metri cubi d'acqua ma "per le crepe, quando il livello raggiunge i 10 milioni dimetri cubi, come è successo già un paio di volte da gennaio, le paratie si aprono e l'acqua finisce in mare. E il bando per i lavori di risanamento ancora non vede la luce". Questa diga è soprattutto il simbolo dell’orgia di appalti che si è consumata in Italia, soprattutto al Sud, negli anni ’80. Ma gli esempi sono ancora molti: dalla diga di Blufi, i cui lavori sono fermi a metà e che invece dei previsti 22 milioni di metri cubi d'acqua previsti ne contiene solo 4, a quella di Rosamarina, inutilizzabile perché priva di condotte, alle molte altre che, prive di collaudo, non possono lavorare a pieno regime.
Questa, secondo l'Anbi, la situazione dei principali invasi della Sicilia al 30 aprile 2005
Invasi Pozzillo,Don Sturzo,Arancio ,Poma ,Olivo,Nicoletti,Trinità,Castello,Garcia,Disueri,Comunelli,CimaBivierecapacita' in milioni mt.cubi 450 circa
volumi effettivi invasati in mln mt.cubi 70 circa
Invaso idrico del Pappadai, (mai nome fu più appropriato) vicino Taranto,
una vicenda emblematica :
Nel progetto si prevedeva la realizzazione di una condotta, parallela a quella già esistente costata circa 150 milioni di euro. Che non ha mai visto una goccia d’acqua
Questa vicenda emblematica richiama i problemi tuttora irrisolti, delle infrastrutture, della trasparenza, dell’efficienza, sui quali la pubblica amministrazione resta al palo e non migliora con il decentramento.
L'invaso Pappadai è in costruzione dal 1984 a Monteparano (Taranto), con un costo complessivo che supera i 250 milioni di euro. Una volta ultimato, potrebbe contenere fino a 20 milioni di metri cubi d'acqua. Manca però l’acqua. Nel progetto originario doveva arrivare infatti dall'invaso di Monte Cotugno in Basilicata alimentato dal fiume Sinni. Ma tale operazione non era prevista dagli accordi di programma Puglia-Basilicata che regolano le concessioni d'acqua, sottoscritti nel 1999 e validi fino al 2015, che riguardano l’invio di acqua dal fiume Sinni fino a Ginosa. Ora la regione si è attivata per un nuovo accordo. Intanto l’invaso resta a secco.
Al Pappadai sarebbero necessari 150 milioni di metri cubi l'anno per poter funzionare correttamente
In Italia più o meno è tutto così come in Sicilia; per una ragione o per un’altra il sistema non funziona
La riattivazione della capacità di produrre energia idroelettrica permetterebbe di non produrre 100 milioni di tonnellate annue di anidride carbonica in atmosfera: un contributo determinante all’ambiente rispettando in pieno il ”protocollo di Kyoto”