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blanco
RETROSCENA
Silvio e quella parolaccia già usata per gli indecisi
Lo sfogo dopo il duello: «Non lascerò mai la politica, verrò in Parlamento anche con le stampelle»
ROMA - All’arrivo lo avvicina l’autista della deputata Burani Procaccini: «Allora presidente ci fa rivincere?». La risposta non è immediata: «Speriamo...». Poco più tardi tocca a una signora, durante il giro dei tavoli: «Allora presidente, le chiedo una promessa, voglio commuovermi come nel 2001, con una grande manifestazione per la vittoria». Anche in questo caso il Cavaliere non sfodera ottimismo. Incrocia le dita, sorride e ammette: «Sarà più difficile». Alle tre del mattino di martedì Berlusconi è ancora a Villa Miani, una delle più belle sale di Roma ospita 1000 invitati, la vista dalla terrazza abbraccia tutta la Capitale. Ha organizzato Mario Pescante, è stato montato un megaschermo, mille fra professionisti, candidati e imprenditori del Lazio sono arrivati per il duello televisivo e sperare di vedere dal vivo anche Berlusconi. Intorno a mezzanotte la speranza si concretizza, un lungo applauso accoglie il leader del centrodestra.
Ma il discorso che il Cavaliere offre alla platea non ha accenni trionfalistici, non sposa la tesi della vittoria facile, sfiora l’ipotesi di una sconfitta in un paio di occasioni. «Comunque vada», dice Berlusconi, «io rimarrò con voi. Dicono che se perdessi lascerei la politica, non è vero, verrò in Parlamento anche con le stampelle. E se qualche mese fa ho effettivamente pensato al passo indietro ora vi dico che la politica rimarrà al centro della mia vita».
Ovviamente la frase è incidentale, la premessa è che l’ipotesi di perdere è residuale, ma le parole del premier colpiscono. Berlusconi è reduce da quello che ritiene un cappotto, inferto a Prodi negli studi di Rai1. E’ stanco, ma molto soddisfatto. Eppure il tono è a tratti inusuale, di chi è a posto con la coscienza, e poi si vedrà.
La cornice del ragionamento la spiega aggiungendo che «gli indecisi sono ancora tantissimi e che mancano solo 5 giorni al voto». E l’esiguità di tempo appare un rammarico, oltre che un motivo in più per dare per la prima volta del «coglione» a quella fetta di italiani che non votano Cdl. Un giudizio restato per l’intera notte nella mente del Cavaliere, incapace di resistere, la mattina dopo, ieri, davanti alle telecamere.
«Se almeno ognuno di voi ne convincesse cinque di questi incerti», concluderà il premier. Se così fosse non ci sarebbe bisogno di abbracciare almeno due ipotesi: «Possiamo vincere come perdere, in entrambi i casi di pochissimo». E se questo scenario si verificasse, con un Parlamento ingessato, per il Cavaliere si dovrebbe tornare a votare.
A tarda notte ogni considerazione politica evapora davanti a una bella signora di colore, che accetta un abbraccio, chiede una foto e riceve volentieri i complimenti per le sue forme: «E poi dicono che la congiuntura è messa male».
Marco Galluzzo
va bene che il Corsera è ormai l'Unità ma l'articolo mi sembrava interessante ..................
