Gli fa da guida il figlio Fabio Massimo, 26 anni. A Serravalle: “Non abbiamo permesso ai grandi industriali di giocare con la cassa integrazione”
Il numero tre alla Camera per Alleanza nazionale
Conti: “Salto il pranzo e non mi do per vinto”
MACERATA - Un uomo indistruttibile. Amici e compagni di partito, anche quelli che possono contare su un’età molto più verde, ammirano la forza di resistenza che spinge Giulio Conti, candidato numero tre nelle Marche alla Camera di Alleanza nazionale, ad affrontare, a 67 anni, tutti gli appuntamenti della campagna elettorale.
Pacato e disincantato, ama recitare il ruolo dello smemorato. Fortuna il figlio ventiseienne, Fabio Massimo, che lo guida attraverso la selva di incontri con l’inappuntabilità e la precisione di una segretaria. Ma è solo apparenza. Conti, l’onorevole per tutti, sa sempre e a quale pubblico si rivolge, sa cosa dire a seconda della situazione, sa come combattere avversari e concorrenti.
Disponibilità e signorilità. Ma scatta come una molla quando bisogna rimettere qualcuno al suo posto.
Una mente da stratega consumato. “Potrei dire che faccio politica da sempre. La prima volta che mi sono entusiasmato per un comizio facevo la prima o la seconda media a Fermo. Sono nato a Monte San Pietrangeli, dove sono sindaco da nove anni. Ma dal secondo liceo vivo a Macerata. Sono sposato con una donna ascolana, Maria”.
E chi lo conosce da anni, non teme di scherzare con lui sul suo carattere certo non remissivo. “Sei sempre stato un prepotente”, gli fa, infatti, il giornalista di E'tv Marche, Giovanni Cerreti, al termine di un confronto televisivo tra l’esponente di An e Francesco Casoli di Forza Italia, Renato Galeazzi dei Ds e Aldo Tesei dell’Udeur.
“Io le regole le conosco e le rispetto e pretendo che gli altri facciano altrettanto”, tiene a chiarire Conti al termine del lungo incontro, quando agli attacchi verbali si sostituiscono alle strette di mano. Sono appena passate le quattro del pomeriggio, ma l'onorevole è attivo fin dalla mattina.
Alle 8.30 ha incontrato amici e sostenitori in un bar di Porto Sant'Elpidio. Alle 11 subito a Macerata per presenziare a una conferenza stampa con il Comitato pro palazzetto per ospitare i Mondiali di volley del 2010. Quindi alle 14 la registrazione della trasmissione televisiva. “Durante una campagna elettorale è normale saltare il pranzo - racconta -. Tutti i giorni sono così. Quest'anno le cose sono diverse. C’è la caccia al voto dell’indeciso, dell’astensionista. Io ho molti voti personali, che devo riconvertire in voti per il partito”.
Sull’esito non si sbilancia. “In questi ultimi mesi abbiamo recuperato molto. Ma una campagna elettorale è come una partita di calcio: i risultati si vedono dopo”. La prima volta che si sono aperte le porte del Parlamento per Conti è stato nel 1992. “Allora ero all’opposizione. A quel tempo c'era ancora Craxi”, ricorda. Nel 1994 è stato anche sottosegretario alla Sanità. “Ma dopo otto mesi il Governo è caduto e da quel momento è stata tutta un’altra cosa”.
Interista, appassionato di montagna e cacciatore, ricorda con entusiasmo una sua recentissima visita all'azienda Benelli di Urbino, “dove si producono tremila fucili al giorno con metodi altamente innovativi. Sono i primi al mondo”. Accompagnato alla guida dal suo collega di partito, Giorgio Pecchia, consigliere di circoscrizione a Sforzacosta (“dicono che non sono bravo al volante”), non disprezza i bacini elettorali più piccoli. E così si inerpica fino al raggruppamento di case e container di Cesi, il paesino quasi cancellato dal sisma del 1997.
“Allora venni insieme a Gianfranco Fini. Erano tutte macerie. Visitammo anche San Martino, dove erano morti due anziani”. Ad accoglierlo alla “Locanda di Jo”, una ventina di sostenitori del circolo di Serravalle. “Siamo in pochi e, di conseguenza, l'attenzione dei politici per noi è scarsa”, fa notare l'organizzatrice dell’incontro, ringraziando poi esplicitamente chi non si è, invece, dimenticato di quelle casette di legno. E Conti parla loro di ricostruzione, della Quadrilatero che li riporterà nei flussi di sviluppo economico, dell'appoggio alle piccole imprese artigiane. “Non abbiamo permesso ai grandi industriali di giocare con la cassa integrazione come loro solito. Ecco perché - dice - sono diventati paradossalmente di sinistra”. E poi la scuola, l’università, la ricerca medico-scientifica, la legge Bossi-Fini “dura ma necessaria”.
Al buffet finale conversa con tutti, si informa con la giovane coppia titolare del ristorante, aperto nell'ottobre del 2005, sull'andamento dei loro affari. Altrettanto calore alla cena organizzata dal circolo di Camerino all'agriturismo “Le cortine”. Seduti insieme a lui ci sono avvocati, medici, professionisti, ma anche artigiani e i giovani militanti di Forza Nuova.
Anche se è un convivio in famiglia, al tavolo non mancano discussioni. Conti si accende, riafferma i principi che lo sostengono. E al termine accetta gli abbracci di tutti i suoi commensali. “Il guaio è che siamo molto individualisti, ognuno ama pensare con la sua testa - dice la responsabile della sezione locale di Alleanza Nazionale -. Amiamo il confronto, è un segno di intelligenza, di non passiva accettazione di punti di vista imposti dall'alto, vogliamo dare il nostro contributo. E, alla fine, votiamo tutti compatti Alleanza Nazionale”.
Il solito giornalista incompetente?




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