
Originariamente Scritto da
Malik
Tutti in rosso i film di Veltroni
di Stefania Piazzo
I critici non hanno altro in bocca in questi giorni che un commento: «Al Festival di Taormina spicca la mancanza di film italiani, sia nel concorso sia nella sezione più importante, "Il cinema che verrà"». Ma come, cari criticoni, e i 93 film riconosciuti di recente dal ministro Walter Veltroni come opere di interesse culturale nazionale? E di quel gruppone, che dire dei 56 che hanno pure ricevuto finanziamenti pubblici per la bellezza di 161 miliardi? Si sono consumate anzitempo le pellicole? Perché i migliori non hanno affrontato il Taormina Festival? O, se ci hanno provato e gli è andata buca, perché non hanno alzato la voce contro un'ingiustificata esclusione? Mah! Doppio mah anzi, perché le condizioni per dare una connotazione più tricolore alla manifestazione non sono mancate, a meno vi siano fatti sconosciuti. Il cinema italiana dunque latita a Taormina: tutto tace, tranne il tintinnio della monete spese dal ministero per il cinema di casa.A oggi, di quell'esercito di 93 pellicole, solo otto sono finite nelle sale cinematografiche, incassando meno di quanto avuto come aiuto pubblico. Gli spettatori? 721mila, davvero pochi. A proposito, a Taormina verrà proiettato il "Totò che visse due volte" di Ciprì e Maresco, al centro di una complicatissima polemica per essere stato prima ammesso al finanziamento di 1.178 milioni di lire quale pellicola di spessore culturale, per poi essere censurato per aver oltrepassato la soglia del pudore e della decenza.A parte l'eccezione della sua proiezione all'interno di una rassegna estiva a Catania dove, della censura e della proiezione ai minori di 18 anni, a quanto pare, non ci hanno fatto troppo caso. Ora Toto ci riprova dunque a Taormina. E non poteva mancare una pioggia di critiche anche dal fronte politico-parlamentare. «In quell'opera» ha commentato il senatore Antonio Serena «si ostentano atti di depravazione compiuti sopra una statua della Madonna, c'è una sodomizzazione di gruppo ai danni di un angelo, le volgarità lascive pronunciate e compiute da un Gesù triviale e squilibrato, la messa in scena di una specie di rito con masturbazione collettiva. Insomma, si tratta di una pellicola blasfema e pornografica, che trasuda guano a ogni fotogramma, volutamente laida e ripugnante, soprattutto nel parodiare figure ed eventi simbolici della religione». Ma il parlamentare del Carroccio non ha finito: «Questa oscura collezione di schifezze, peraltro presentata al Festival cinematografico di Berlino quale biglietto da visita della cultura italiana» afferma.Ma le perplessità non finiscono qui. Come mai, s'interroga Serena, lo Stato ha provveduto a finanziare la pellicola "La medaglia" del regista Sergio Rossi, con due miliardi e 160 milioni, un film visto da soli 750 spettatori paganti? E come mai gli ultimi film finanziati dallo Stato avrebbero incassato circa nove miliardi di lire dopo essere costati 149 miliardi, rigorosamente pagati dal solito contribuente? Ed è vero che il film "Cronache dal Terzo millennio", del regista di sinistra Francesco Citto Maselli, finanziato pubblicamente con due miliardi e mezzo, è stato visto da ben 850 spettatori paganti? Risulta poi che simili risultati sarebbero stati ottenuti con "Cervellini fritti impanati", "Consigli per gli acquisti", "Al centro dell'area di rigore", tutti della prestigiosa serie "Un titolo un programma"? E risulta anche che il film "In barca a vela contromano" avrebbe incassato 600 milioni di lire dopo aver ottenuto un finanziamento superiore di quattro volte la cifra guadagnata al botteghino?Ministro Veltroni, se c'è, batta un colpo. Ma non manchi di parlare, di esternare, gli capitasse l'occasione, anche a qualche altro eminente uomo di Stato che ogni tanto sale il pulpito della condanna morale. Che fa, presidente, non ci dirà che "ci sta"?