A parte il povero Piero Fassino che lo fa gratis, tutti i piu’ fervorosi difensori della memoria di Bettino Craxi, in questi giorni di imminente decennale, campano dentro la ditta politica di Silvio Berlusconi cresciuta non solo sulle ceneri culturali del craxismo, ma propriamente sulla salma del compianto.
Perche’ in questa smemorata Italia se c’e’ uno che ha messo a frutto l’avventura umana di Craxi, la sua deriva affaristica, il suo naufragio politico, le sue condanne in tribunale, la sua latitanza a Hammamet e persino il suo dramma di uomo malato, abbandonato e solo, in quella villa malamente arredata, questi e’ il piccolo Silvio che nutrendosi della sua ombra si e’ fatto grande.

Lo ha sfruttato quando era potente, ottenendone leggi e privilegi in difesa della sua avventura televisiva. E lo ha sfruttato nella disgrazia, cavalcando con le sue tv i furori popolari contro i politici corrotti, di cui Craxi era a buon titolo il simbolo meno innocuo – dato che rivendicava in pubblico la liceita’ della corruzione - e il piu’ visibile.
Ha occupato il suo vuoto politico. Ha incassato la sua eredita’. Ne ha assunto i suoi peggiori connotati culturali con un sovrappiu’ di insofferenza alle regole, alle leggi, alla democrazia, alla buona educazione.

Si e’ insediato al centro del potere politico romano, ma non ha mosso un dito ne’ ha pronunciato una parola pubblica in difesa del suo ex amico. Ha prudentemente aspettato il giorno del suo funerale per iniziare a compiangerlo. E un decennio per santificarlo. Aizzando la solita canea contro i magistrati, la sinistra assassina, il giustizialismo, per lacrimare in pubblico e farla franca.
(Vignetta di Bandanax)

Marco Travaglio risponde su alcune polemiche

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Una rivolta antimafia - Ucuntu n.62 del 10 gennaio 2010





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