Le future guerre per l’acqua. Miliardi di persone senza acqua potabile. Desertificazione preoccupante in Italia
di Marco Cottignoli
fonte: www.ecologiasociale.splinder.com

Il 22 marzo le Nazioni Unite le Nazioni Unite hanno dichiarato il 22 marzo “Giornata dell’acqua” per sensibilizzare i governi ed i cittadini alle gravi problematiche relative alla scarsità d’acqua nel nostro pianeta. L’acqua è una fondamentale risorsa per la vita sul pianeta. Tuttavia la tutela e la diffusione di questo bene è in grave pericolo a causa delle condizioni socio-economiche globali che stanno creando le basi per uno sviluppo diseguale e non sostenibile che, inevitabilmente, fra qualche anno, avranno conseguenze sociali ed ambientali catastrofiche. Perseguendo in questa direzione le future guerre, militari e geopolitiche, probabilmente, saranno combattute per la conquista e per la gestione delle riserve acquifere. Tali conflitti saranno l’ennesima conferma di quanto gli attuali modelli economici, politici e culturali hanno ormai mercificato l’Uomo e la stessa Vita. I dati forniti dalle Nazioni Unite sono impressionanti: 1,3 miliardi di persone non hanno un accesso sicuro all’acqua potabile, 2,5 miliardi non possiedono sufficienti servizi igienici, e 5 milioni, principalmente donne e bambini, muoiono ogni anno per malattie relative alla qualità dell’acqua. Il 40% della popolazione umana (2,5 miliardi di individui) vive in condizioni igieniche impossibili. Pochi anni fa Ismail Serageldin, vicepresidente della Banca mondiale, affermò: "Se le guerre del Ventesimo secolo sono state combattute per il petrolio, quelle del Ventunesimo avranno come oggetto del contendere l’acqua". Da allora le cose sono peggiorate e la scarsità di acqua potabile è un fenomeno drammatico non solo per i Paesi del Terzo e del Quarto mondo ma addirittura per Cina, Bolivia, Canada, Messico, Stati Uniti…Nella primavera del 2001 il "New York Times" scriveva che "Per il Texas, oggi, l’oro liquido è l’acqua, non il petrolio". Alla base di tale situazione vi è una lunga lista di concause quali lo sfruttamento delle risorse naturali, l’inquinamento, il cambiamento climatico, la dispersione idrica, la mancanza di tutela ambientale e la diffusione di politiche finanziario-economiche mondiali deleterie. In questo senso la globalizzazione dilagante, intesa sia come sistema economico omologante, mirante al mero profitto delle multinazionali sia come sistema che si sottrae al controllo delle popolazioni, sta erodendo certezze che parevano indiscutibili come, appunto, l’utilizzo “naturale” dell’acqua. Tale situazione è determinata dalle privatizzazioni delle falde acquifere, attuate dalle multinazionali ed appoggiate dalla Banca mondiale, dal Wto, dal Fmi ma anche dalle politiche e dalle norme internazionali, europee, nazionali e locali, impregnate, dovunque, di ultraliberismo. Già nel 2000, durante il 2°”Forum mondiale sull'acqua”, l'acqua aveva cambiato status, passando da diritto umano a bisogno umano e, pertanto, vincolato dalle leggi di mercato della domanda e dell'offerta! In pratica la classe dirigente mondiale, rappresentata dai dirigenti economici e finanziari delle imprese multinazionali e dagli esponenti politici loro soci, hanno deciso di autonominarsi “ signori assoluti dell’acqua”, in nome di una società “multinazionalizzata”, deregolamentata e privatizzata. Questa guerra è già in atto, silenziosa ma implacabile, condotta dai grandi centri di potere mondiale che acquisiscono, controllano, gestiscono in maniera sempre più preponderante le acque minerali, le falde acquifere, la costruzione di dighe, gli acquedotti, la privatizzazione di bacini idrici; spesso queste stesse oligarchie accordano prestiti economici ai paesi poveri in cambio della gestione dei servizi idrici. In molte città del mondo l’acqua è già privatizzata: Buenos Aires, La Paz, Città del Messico Dakar Casablanca, Giacarta, Manila, Nairobi, Londra, Parigi…La decisione di privatizzare il servizio idrico ha innescato spesso cruenti scontri di piazza ma anche vere e proprie lotte armate; attualmente la carenza d’acqua è causa di oltre 50 conflitti nel mondo. Questo vale per il bacino del Tigri e dell’Eufrate, oppure per il fiume Giordano che è causa di aspra contesa tra Siria, Palestina, Israele, Giordania e Libano. Stesso discorso avviene per l’acqua del Nilo e così anche per il sacro fiume del Gange e dell’Indo, motivo delle tensioni tra Bangladesh, India e Pakistan. Nel Punjab, negli anni ottanta, un fattore rilevante delle ostilità che ha cagionato oltre quindicimila morti, è stata l’assidua discordia sulla spartizione delle acque del fiume. In Italia, nonostante essa sia una fra le zone più ricche di acqua al mondo, si raggiunge il paradosso a causa di una scellerata gestione: il 40% dell’acqua per irrigazione si perde lungo la strada dalla fonte al serbatoio, mentre il 35% della popolazione da noi non dispone di acqua sufficiente, addirittura il 70%, in alcune zone del Sud, nel periodo estivo. Fenomeno particolare è quello delle “ idromafie “, florido illecito mercato idrico, sviluppato soprattutto nel meridione dove vigono appalti e pozzi abusivi, allacciamenti e pompe irregolari. Da noi le acque vengono pure contaminate dai pesticidi usati in agricoltura, dal percolamento nel terreno dei liquidi in putrefazione o tossici che si formano nelle discariche, dai liquami biologici provenienti dai centri abitati, dagli scarichi delle industrie e dagli allevamenti, dai fertilizzanti usati nelle coltivazioni, dai detersivi tensioattivi…Anche in Italia, infine, esiste un costante processo di desertificazione che interessa ben 16.100 chilometri quadrati di territorio pari al 5,35% dell’intero territorio nazionale; la sola Sicilia assiste addirittura all’inaridimento del 36,6% del suo territorio e, secondo l’Arpa dell’Emilia Romagna, il 22% del suolo della Pianura Padana è desertificato.