Il duello. Per giunta «fratricida». Perché si tratta pur sempre, nonostante tutto, di due ex democristiani: Franco Marini contro Giulio Andreotti per la Presidenza del Senato. Sarà questa la sfida in aula il 28 aprile, quando si riunirà per la prima volta il Parlamento, se non cambierà qualcosa prima. Loro, per il momento, non arretrano. Anzi, promettono di darsi battaglia. A temere lo scontro è soprattutto il centrosinistra: l'imperativo è quello di vincere ad ogni costo per dimostrare di avere i numeri che contano per poter governare, data l'esiguità della maggioranza a Palazzo Madama. Ma se l'Unione si inquieta, la Casa delle Libertà non ride. Non solo perché una sconfitta, anche se di misura, rafforzerebbe il governo Prodi, ma perché al momento quella di Andreotti non si presenta come una scelta unitaria del centrodestra, tanto che la Lega annuncia a sorpresa che correrà da sola con Roberto Calderoli. Spiega l'ex ministro per le Riforme: «Loro dicono che c'è un accordo su Andreotti, ma a me non risulta. Finora a noi non ci ha contattato nessuno: né Forza Italia, né An, né l'Udc. Quindi, in assenza di un'intesa, non potremo far altro che presentare una candidatura della Lega, cioè la mia». Che poi verrà messa da parte dopo la prima votazione? «E chi può dirlo: la situazione è molto confusa. Non è detto che alla fine non spunti un nome diessino, magari Gavino Angius o Giorgio Napolitano. La Quercia non può mica restare fuori dai giochi istituzionali».
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