(dal Secolo d'Italia, 14 marzo) «Tutti cusì siete voiauti communisti, meglio il partito che la verità e l’amicizia!». Ecco qua, parola di Sciascia. Per la precisione in faccia all’amico Camilleri, che di comunismo se ne intende, come sanno tutti. Fino a ieri, però, di tutti questi tutti nessuno sapeva che anche di fascismo si intende il papà del commissario Montalbano. E non per sentito dire o per dire diretto, per così dire, ma proprio per conoscenza profonda, come solo un fascista potrebbe. Perché la moda dell’outing ormai impazza, e anche il più feroce antiberlusca della Sicilia letteraria ha voluto svelare un passato un dì scabroso: suo padre era un fascista “antemarcia”. Ma non solo: «Io ero nei Guf. Simpatizzavo per Berto Ricci e il fascismo di sinistra». “Mizzica!” abbiamo pensato leggendo l’intervista sul Corriere della Sera del 13 marzo, “proprio come noi! Allora mica diventeremo communisti anche noiauti, tra quant’anni?”. Grazie a Dio, siamo adulti e vaccinati e soprattutto per niente necrofili, quindi tenderemmo ad escludere l’eventualità. Leggendo le continue esternazioni di Andrea Camilleri, c’eravamo costruiti l’immagine di uno Scaramouche dell’antifascismo della prima ora… in una famiglia di communisti del primo sciopero… perseguitati e orgogliosamente vittime. E invece… Invece ad ogni domanda del Cazzullo (Aldo) scoprivamo l’inimmaginabile. Scoprivamo che a Porto Empedocle papà Camilleri passava «con manganello, fez e camicia nera (…) era il capo. Partecipò alla Marcia su Roma. Dopo divenne segretario del fascio della sua città». E non solo! Il giovane Andrea scriveva in un giornaletto degli universitari fascisti, fascista convinto finché un vescovo non gli fece l’annunciazione: “In verità, in verità sei comunista!” (con una “m” sola, perché gli era piemontese). E lui rimase stupefatto, perché, come ci rivela, non aveva ancora letto un libro di Malraux che gli avrebbe cambiato la vita. E proprio l’unico comunista in buona fede, doveva andare a leggersi… Eretico comunque, ché troppo vicino all’ortodossia era ancora il Camilleri, per sdirazzare con un communista a grana grossa. Da quel momento in poi fu tutta una corsa senza ostacoli. E oggi che i quant’anni passati sono abbastanza, Camilleri fa lui l’annunciazione a noi: fascista, fui, figlio di fascista. Ecco qua, come tanti altri prima, in questi ultimi tempi, con la celebrità ormai messa in banca può finalmente riconciliarsi con papà e tirare fuori “le vergogne” senza mostrar rossori. Fino a qualche tempo fa, dopo il fascismo gli italiani raddoppiarono di numero, perché prima tutti erano fascisti e, dopo, altrettanti tutti erano sempre stati anti. Adesso si scopre quello che era normale fosse: c’era il fascismo, eravamo fascisti. Prima lo dicevano solo le persone coraggiose. Ora lo confessano quasi tutti. E come la prenderà Luca Zingaretti, antifascista da sempre e perfetto Montalbano televisivo? Perché siccome il commissario Montalbano, come ha detto la moglie del communista Camilleri, è per tre quarti suo papà fascista, sotto la giacca televisiva del communista Zingaretti si nascondono almeno tre quarti di camicia nera. Non vorremmo essere nei suoi panni, in queste ore. Anzi, magari sì: quasi quasi diventiamo suoi fan anche noi… E se fossimo ancora perfidi fascisti, penseremmo perfidamente che quest’outing, a Camilleri, ha portato un bel mazzo di lettori in più.
Gabriele Marconi




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