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Discussione: Settori strategici

  1. #1
    macht geht vor recht
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    Question Settori strategici

    Salve, da newbie del forum e di ispirazione liberale, volevo porvi una domanda, che credo però ci troverà in disaccordo, per comprendere quali siano le vostre posizioni rispetto ad alcune questioni.
    Sebbene in economia io sia fortemente favorevole ad una svolta liberale di grande portata, in pratica ritenete giusto però liberalizzare totalmente settori strategici come energia, sitemi idrici, trasporti ferroviari, autostrade, quote in industrie chiave come difesa, telecomunicazioni etc., cioè in pratica tutti quei settori che sono vitali per una nazione in caso di calamità ed emergenza?
    La mia risposta è no in quanto uno stato deve essere in caso di necessità l'unico referente verso i suoi cittadini, voi che ne pensate?

  2. #2
    Vittima del kali yuga
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    ehm, se per te sono strategici tutti quelli, allora siamo in disaccordo: sono troppi e non tutti veramente importanti. Io lascerei allo stato solo: difesa, autostrade, e sistemi idrici, al massimo aggiungerei l'energia. Tutto il resto, ai privati.
    La difesa è incedibile per ovvi motivi. Le autostrade per evitare ai cittadini di pagare il pedaggio, il che avviene anche in assenza di vero servizio. Il sistema idrico, perchè l'acqua è fondamentale, e per evitare speculazioni in caso di carenza. Anche se in sicilia l'acqua mancherebbe lo stesso...
    l'energia, la darei ai privati, lasciando la possibilità allo stato di intervenire in caso di gravi necessità (es guerra, carenza energia etc).
    Tu che ne dici?

  3. #3
    Vittima del kali yuga
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    ovvio che tutto il resto andrebbe privatizzato. E dei punti che ho elencato, solo i primi 3 sono veramente da lasciare allo stato senza se e senza ma, tutto il resto...

  4. #4
    macht geht vor recht
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    Citazione Originariamente Scritto da stuart mill
    ehm, se per te sono strategici tutti quelli, allora siamo in disaccordo: sono troppi e non tutti veramente importanti. Io lascerei allo stato solo: difesa, autostrade, e sistemi idrici, al massimo aggiungerei l'energia. Tutto il resto, ai privati.
    La difesa è incedibile per ovvi motivi. Le autostrade per evitare ai cittadini di pagare il pedaggio, il che avviene anche in assenza di vero servizio. Il sistema idrico, perchè l'acqua è fondamentale, e per evitare speculazioni in caso di carenza. Anche se in sicilia l'acqua mancherebbe lo stesso...
    l'energia, la darei ai privati, lasciando la possibilità allo stato di intervenire in caso di gravi necessità (es guerra, carenza energia etc).
    Tu che ne dici?
    Secondo me lo stato deve avere maggioranza strategica in pacchetti azionari in settori come energia, difesa, servizi primari (acqua, trasporti in generale, telecomunicazioni). I privati possono intervenire come meglio credono in ogni settore, niente gli viene impedito, per produrre soggetti concorrenti a quelli statali, i quali al loro interno possono essere aperti al privato sebbene in minoranza percentuale. Una via francese per cosi dire, liberista ma attenta all'interesse nazionale.

  5. #5
    Fiamma dell'Occidente
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    ok alcune considerazioni.

    1- non esiste mercato libero in presenza di partecipazione statale superiore allo 0% nel sistema, non è definibile "politica liberista" una politica che preveda in positivo maggioranze azionarie prefissate in quote di almeno il 50% del mercato. è una politica non solo economicamente assurda e socialista ma totalmente INUTILE ai fini del nazionalismo, anzi peggiorativa.

    2- non serve a nulla possedere direttamente una impresa strategica in tempo di pace, anzi è controproducente perchè questo la rende inefficiente e ne pregiudica l'efficienza massima in tempo di guerra. OGNI impresa a maggioranza pubblica è produttiva SOLO in regime di concorrenza ALTERATA ,nel tuo caso direttamente MONOPOLIO, e questo è soltanto una forma DIFFERENTE di TASSAZIONE STATALE, portata avanti tramite una politica sperequativa, viscida e politicamente accattivante MA COMUNQUE TALE e quindi PORTATRICE DI SCOMPENSI DI MERCATO E DISTRUZIONE DI RICCHEZZA.

    3- una azienda strategica NON deve essere posseduta per essere di utilità al fine della difesa strategica nazionale, ANZI, una azienda straniera che venisse confiscata in 24 ore e capitalizzata con denaro pubblico allo scoppio di una guerra non solo funzionerebbe perfettamente a fini strategici ma costituirebbe un ottimo colpo all'economia interna del paese nemico che ne ospitava la base, poichè priverebbe le sue banche dei loro crediti, inducendo fallimenti o almeno restrizioni del credito pericolose in periodi di tensione.

    4- comprare a più basso prezzo i prodotti, poichè prodotti da aziende straniere (vedi esempio banche estere che entrano nel nostro mercato in quest'anno) è un VANTAGGIO poichè il risparmio è diffuso sul mercato in modo naturale e rafforza la capacità di resistenza agli shocks di reddito delle famiglie che potrebbero derivare da condizioni di guerra.

    5- l'interesse nazionale è dunque NON CONTROLLARE le aziende ma piuttosto FARE IN MODO, con deregolamentazioni e detassazioni, che le aziende produttive dei servizi ritenuti strategici producano nel paese parte notevole del servizio fornito ai loro consumatori, l'unico modo perchè questo avvenga SENZA BRUCIARE denari pubblici utili alla costruzione di infrastrutture o alla crescita delle voci strategiche del bilancio (spesa militare e di ricerca pura [ossia ricerca di NON IMMEDIATA RICADUTA ECONOMICA]) è lasciare che la divisione del lavoro PROCEDA a livello di mercato internazionale MA lasci le fasi a più alto contenuto tecnologico (quelle non affidabili a squadroni di manovali reclutate per leva) all'interno del territorio i cui interessi si intende tutelare in situazioni di rischio.

    6- esiste un solo modo logico per garantirsi la sicurezza strategica nazionale ed al contempo essere liberali: RICONOSCERE L'IMPOSSIBILITA' TOTALE di un sistema socialista ed agire di conseguenza ex negativo (DE-tassando, DE-regolamentando, DE-trustizzando) al fine di mantenere gli anelli capitali della divisione produttiva nel paese, mantenendo nel complesso un FORTISSIMO intervento ex positivo nel senso di una destinazione di fondi continua e crescente alle istituzioni di ricerca pubbliche e private su campi di ricerca pura.

    Politiche proposte e settori di destinazione:

    - Istituzione di una autorità antitrust con poteri fortissimi ad elezione diretta

    Trasporti:

    Politica infrastrutturale positiva sul modello di quella realizzata da Berlusconi, seguire l'identica medesima via.

    Politica di trasporti ed infrastrutture negativa:

    - Privatizzazione e divisione in parti dell'Alitalia e di Trenitalia, nonchè della società autostrade.
    - Privatizzazione e divisione in parti delle proprietà aereoportuali, autostradali e ferroviarie.
    - Privatizzazione e divisione in parti delle proprietà portuali.
    - Deregolamentazione produttiva, fiscale e distributiva dell'intero settore.
    - Eliminazione di ogni imposta indiretta sul carburante in Italia.
    - Eliminazione dell'esproprio per ogni ente locale, necessità di legge dello Stato per disporre espropri di ogni tipo.
    - Eliminazione di ogni potere di veto locale alla costruzione di opere di qualunque tipo su terreni privati od espropriati a fini di pubblica utilità dai proprietari o dalle società demandate alla costruzione.
    - Riforma ed unificazione dei codici di trasporto, in senso liberale e meno restrittivo.

    Effetti attesi:

    costruzione di opere pubbliche a ritmi forsennati, riduzione delle estenuanti proteste locali (divenute totalmente inutili di fronte allo strapotere del Governo centrale), trasferimento in Italia delle strutture di rifornimento aereo di tutta Europa (con conseguente capacità di controllo aereo, nella misura in cui gli altri stati non facessero lo stesso con la stessa rapidità) crescita economica rapida e abbassamento dei prezzi dei sistemi ferroviario ed aereo.
    Aumento esponenziale della capacità dei porti ed instaurarsi di una dinamica di competizione destinata a sviluppare le comunicazioni oltre modo.
    Aumento dei posti di lavoro su lungo termine, svecchiamento delle tecnologie.
    Crollo degli introiti dello Stato e della capacità di controllo dei cittadini.
    Probabile ritorno di fiamma sulla FIAT (grazie a commesse di treni ed alla crescita del trasporto ruotato).

    Energia:

    - Eliminazione della tassazione indiretta su energia elettrica e idrocarburi.
    - Privatizzazione e divisione dell'ENEL e di tutte le municipalizzate produttive di energia.
    - Deregolamentazione del mercato elettrico (fiscale, produttiva e distributiva).
    - Smaltimento governativo gratuito delle scorie radioattive (ospedali, industrie, centrali termiche e centrali nucleari), compensativo dell'assenza di tassazione delle emissioni per MW su tutte le altre fonti energetiche.
    - Eliminazione della possibilità per enti dello Stato di sindacare la costruzione di centrali di qualunque tipo sulla proprietà privata. Salvo il rispetto, in condizioni di funzionamento ordinario, dell'ambiente circostante detta proprietà.
    - Eliminazione di ogni legislazione restrittiva sull'utilizzo di campi elettromagnetici che preveda limiti scientificamente assurdi.
    - Eliminazione di ogni incentivo al mercato elettrico.
    - Pagamento alle derivate ENEL dei danni economici pregressi derivanti dallo spegnimento delle Centrali Nucleari ENEL e ripristino a spese governative del medesimo quantitativo di MWe nucleari ed impianti di supporto annessi, indi cessazione di ogni erogazione.
    - Eliminazione di ogni residua quota governativa dell'ENI, indi valutazione antitrust della suddetta.
    - Deregolamentazione del mercato degli idrocarburi (fiscale, produttiva e distributiva)

    Effetti attesi:

    Ritorno rapido del mercato al nucleare, incremento complessivo della produzione efficiente ad almeno 60.000 MW giornalieri. Dimezzamento dei prezzi del carburante, crollo dei costi delle bollette, crollo delle emissioni inquinanti, azzeramento possibilità di ulteriori "distacchi programmati", fine dell'importazione energetica dall'estero, aumento secco della indipendenza energetica e decennalizzazione delle forniture, chiusura di molti impianti obsoleti, creazione di posti di lavoro High Tech su vasta scala, fine della spesa pubblica folle per incentivi al settore rinnovabile. Aumento secco di competitività per tutte le aziende utilizzatrici di energia.

    Difesa:

    - Innalzamento della Spesa per la difesa al 4% del bilancio.
    - Legge Navale con fondi ulteriori.
    - Commesse aeree, navali e terrestri ad imprese di qualunque nazione ma con vincolo di residenza ed opzione di acquisto da parte del Tesoro sugli impianti destinati a detta produzione in caso di loro dismissione.
    - Definizione delle commesse su parametri di qualità definiti non dal Governo ma dallo Stato Maggiore delle singole FF AA.
    - Innalzamento netto delle retribuzioni al livello della media dei paesi avanzati.
    - Delega della distribuzione della spesa militare agli Stati Maggiori delle FF AA, con poteri di coordinamento affidati al Consiglio di Difesa.
    - Costituzione da parte del Governo di facilities nazionali per la produzione di Armi Nucleari.
    - Creazione di una Forza di Difesa Strategica Nucleare.
    - Denuncia di ogni vincolo internazionale al riguardo del settore difensivo.

    Effetti attesi: probabile sopravvivenza alla prossima guerra mondiale che dovremo affrontare. Così come siamo oggi non siamo in grado. Aumento della potenza militare nel mediterraneo, conseguente diminuzione dei traffici e dell'immigrazione clandestina, possibilità di imporre ai paesi rivieraschi le nostre condizioni e possibilità di smetterla con ogni forma di risarcimento alle nostre ex colonie.

    Ricerca:

    - raddoppio netto del budget delle istituzioni pubbliche di ricerca
    - affidamento totale ai ricercatori responsabili del brevetto di scoperte realizzate con strutture pubbliche.
    - innalzamento netto delle retribuzioni del personale docente universitario e degli enti di ricerca alla media di esse nei paesi più avanzati.
    - deregolamentazione dell'attività di ricerca (vessata da norme vaticaniste o salutiste pericolose per lo sviluppo)



    da ultimo la bozza di norma cardine della strategia (da inserire in costituzione) di difesa strategica:

    - Il Governo, dichiarato dal Parlamento lo stato di Guerra o lo stato di pericolo grave, ha facoltà di rilevare di imperio la gestione, "come se fosse proprietario di", per periodi continuativi non superiori a cinque anni e salvo totale risarcimento in valuta pregiata del danno economico prevedibile ed imprevedibile arrecato nel periodo stesso, ogni proprietà materiale e/o intellettuale riguardante produzioni o prestazioni ritenute necessarie alla difesa strategica nazionale e di vincolare all'esecuzione degli ordini Governativi, con ordinaria diligenza, medesima retribuzione e divieto di sciopero e di autolicenziamento, tutto il personale già addetto, o comunque necessario, a dette attività. Per stato di pericolo grave si intende ogni situazione che possa portare entro un termine di 6 mesi al conflitto armato con forze tali da costituire pericolo per la struttura strategica nazionale.

    ---

    Penso tu abbia capito l'andazzo, riduzione di imposte regole e vincoli di ogni tipo, cancellazione delle partecipazioni statali, antitrust elevato a sistema, e soldi pubblici SOLO per difesa e ricerca. A queste condizioni puoi considerare strategico OGNI settore dell'economia, poichè sostanzialmente attui l'INVERSO della strategia di difesa "stato forte" costruendo un sistema "società forte" il quale SOLO in periodi di crisi E SOLO TEMPORANEAMENTE, ed a costo 0, puo' finire in mano TOTALE dello Stato.

    Il sistema normativo delineato tratterrebbe in Italia, con condizioni inesistenti nel resto del mondo (quasi da paradiso fiscale) la produzione di beni strategici di prima necessità (armi, energia, carburante, semilavorati) e garantirebbe una potenza economica di pace tale da eliminare ogni rischio.

    Il costo è ovviamente un "guadagno" e consiste nel dimezzamento del sistema del welfare , troppo costoso per uno stato che perderebbe di colpo solo di gettito fiscale cifre credibilmente variabili attorno ai 50 Mld€. Senza contare i miliardi di aumenti della spesa per ricerca e difesa.
    _
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  6. #6
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    Ti ringrazio per la tua risposta esaustiva e se tu fossi candidato alla presidenza sicuramente avresti il mio voto (entrambi abbiamo una concezione della destra in senso repubblicano reaganiano).
    Volevo porti 2 punti: il primo controllare una azienda non implica necessariamente possederne il 50%+1. La quota statale in Finmeccanica penso si aggiri sul 35% e quella in Eni non si discosta molto, inoltre si ha il beneficio di una diretta autorità politica riguardo alle scelte di sviluppo. Nelle due guerre mondiali le scelte dei vertici militari erano condizionate dal volere dell'industria che li faceva optare verso quei prodotti che garantivano maggiori benefici all'industria stessa, benchè non esprimessero i requisiti ottimali richiesti.
    In assenza di grandi gruppi industriali privati come negli Stati Uniti che si accollano fette ingenti della torta R&D US, le aziende europee sarebbero in grado di controbattere se lasciate a loro stesse con una regolamentazione ostile come quella continentale?
    Io sarei il primo a volerle privatizzare, ma se messe in un contesto di forte domanda interna e deregolamentazione in grado di farle crescere con un certa sicurezza.
    Inoltre benchè grosse industrie risultino pressochè private come Boeing/Northrop/Lockheed Martin.., tuttavia godono di indiscussi privilegi protezionistici in materia di commesse, il che equivale ad avere una quota di riferimento all'interno.
    Riguardo al resto sono sostanzialmente d'accordo ma attualmente la quota di riferimento nei settori discussi non mi sognerei mai di cederla.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da W. Von Braun
    Ti ringrazio per la tua risposta esaustiva e se tu fossi candidato alla presidenza sicuramente avresti il mio voto (entrambi abbiamo una concezione della destra in senso repubblicano reaganiano).
    Volevo porti 2 punti: il primo controllare una azienda non implica necessariamente possederne il 50%+1. La quota statale in Finmeccanica penso si aggiri sul 35% e quella in Eni non si discosta molto, inoltre si ha il beneficio di una diretta autorità politica riguardo alle scelte di sviluppo. Nelle due guerre mondiali le scelte dei vertici militari erano condizionate dal volere dell'industria che li faceva optare verso quei prodotti che garantivano maggiori benefici all'industria stessa, benchè non esprimessero i requisiti ottimali richiesti.
    In assenza di grandi gruppi industriali privati come negli Stati Uniti che si accollano fette ingenti della torta R&D US, le aziende europee sarebbero in grado di controbattere se lasciate a loro stesse con una regolamentazione ostile come quella continentale?
    Io sarei il primo a volerle privatizzare, ma se messe in un contesto di forte domanda interna e deregolamentazione in grado di farle crescere con un certa sicurezza.
    Inoltre benchè grosse industrie risultino pressochè private come Boeing/Northrop/Lockheed Martin.., tuttavia godono di indiscussi privilegi protezionistici in materia di commesse, il che equivale ad avere una quota di riferimento all'interno.
    Riguardo al resto sono sostanzialmente d'accordo ma attualmente la quota di riferimento nei settori discussi non mi sognerei mai di cederla.
    io voglio che le nostre aziende decotte siano comprate da investitori esteri. non mi frega se la FIAT diventa americana, tanto in caso di guerra gliela RUBIAMO, col risultato di fottergli anche diversi miliardi di € dal sistema creditizio. L'importante è il mercato, ed anche uno 0,1% puo' fermare una OPA straniera nel caso che italiano sia il 49,9%.

    il problema non son le quote ma GLI IMPIANTI, se le catene son qui allora è INDIFFERENTE possederle, gli mandi i carabinieri E SON TUE.

    per questo dobbiamo deregolare e detassare i mercati di colpo, così da diventare il cuore High Tech dell'Europa e il centro n1 di lavorazioni industriali complesse!

    nonchè tenerci cose utili come i punti di rifornimento aereo e le raffinerie (integrate coi porti)
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  8. #8
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    Citazione Originariamente Scritto da Ronnie
    io voglio che le nostre aziende decotte siano comprate da investitori esteri. non mi frega se la FIAT diventa americana, tanto in caso di guerra gliela RUBIAMO, col risultato di fottergli anche diversi miliardi di € dal sistema creditizio. L'importante è il mercato, ed anche uno 0,1% puo' fermare una OPA straniera nel caso che italiano sia il 49,9%.

    il problema non son le quote ma GLI IMPIANTI, se le catene son qui allora è INDIFFERENTE possederle, gli mandi i carabinieri E SON TUE.

    per questo dobbiamo deregolare e detassare i mercati di colpo, così da diventare il cuore High Tech dell'Europa e il centro n1 di lavorazioni industriali complesse!

    nonchè tenerci cose utili come i punti di rifornimento aereo e le raffinerie (integrate coi porti)
    Spero prevederai delle clausole di permanenza sul territorio decennali...
    Rubare fabbriche agli Stati Uniti in caso di necessità? Sei fuori?
    IL giorno dopo ci troveremmo a festeggiare Halloween insieme ad un milione e mezzo di soldati a stelle e striscie.

  9. #9
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    Citazione Originariamente Scritto da W. Von Braun
    Spero prevederai delle clausole di permanenza sul territorio decennali...
    Rubare fabbriche agli Stati Uniti in caso di necessità? Sei fuori?
    IL giorno dopo ci troveremmo a festeggiare Halloween insieme ad un milione e mezzo di soldati a stelle e striscie.
    Spero prevederai delle clausole di permanenza sul territorio decennali...
    A te non importa della difesa nazionale, che si fa SOLO se c'è un pericolo di GUERRA, ossia di distruzione dell'ordine giuridico ed economico e di ritorno alla casualità forza bruta del saccheggio e dell'assassinio, a te importa che il TUO GOVERNO, il TUO STATO [la SCIENTIFICITA' della forza bruta applicata all'assassinio raramente e in genere in modo precipuo al saccheggio], controlli I TUOI SIMILI e TE STESSO (possibilmente vorresti anche essere TU al Governo) e DIRIGA per fini di "POTENZA NAZIONALE" (che cazzo sarà poi non lo so, quello che tu reputi intelligente?) LA VITA DELLE PERSONE.

    Quello che ti interessa è sottomettere a chi tu reputi saggio, "lo Stato", l'economia ossia la VITA DELLE PERSONE perchè non hai fiducia in esse e soprattutto pensi che essendo differenti tra dentro il tuo paese e fuori questo conduca inevitabilmente alla necessità che i "TUOI" siano più forti dei "LORO". E andiamo con l'herrenvolk.

    Questo non mi sta bene, in tempo di pace lo stato nell'economia non deve esistere.

    e comunque economicamente le clausole di cui parli sarebbero insensate e controproducenti per mantenere le industrie in Italia.
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  10. #10
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    uao! complimenti ronnie,concordo su tutto.
    Credo però che, per motivi semplici (mantenere il segreto militare sulle proprie armi e difese), il settore della produziione degli armamenti debba essere rigorosamente pubblico, tutto il resto, ai privati! (tranne la sanità, ovvio)

    p.s. per quanto riguarda la tutela ambientale e del patrimonio storico-artistico-culturale, come pensi che diovrebbe operare lo stato?

    p.p.s. ti vedrei bene come ministro dell'economia con l'interim a difesa, attività produttive, e simili

 

 
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