Italia 2006, la possibile deriva ucraina
Le elezioni generali, che si svolgeranno in Italia domenica e lunedì prossimi, sono la conclusione di una delle peggiori campagne elettorali svoltesi nel passato più recente della Repubblica.
La classe politica italiana, infatti, non è stata capace d’operare un cambio generazionale e, benché dopo il 1989 ed il 2001, il mondo sia inesorabilmente cambiato, la società italiana è in sostanza bloccata.
Vi sono varie ragioni che impediscono un reale cambio di cognizione da parte dell’Italia, ragioni che l’introduzione della moneta unica europea, hanno acuito in modo marcato.
L’Euro, nei fatti, s’è rivelato il peggior danno che l’Italia abbia mai subito nella sua Storia!
Fu vagheggiato come salvezza economica dai circoli bancari internazionali, il cui portavoce in Italia è lo stesso governatore della Banca Centrale divenuto Ministro dell’Economia e in seguito Presidente della Repubblica (carica che nel sistema italiano è, più che altro, onorifica) il quasi novantenne Carlo Azeglio Ciampi, esponente della corrente politica così detta azionista, misto di socialismo non marxista e liberalismo di scuola anglo-sassone, affermatasi immediatamente dopo l’occupazione americana della penisola. In sostanza imposta, la moneta unica ha causato delle fortissime tensioni sociali in quanto il cambio assolutamente sfavorevole ottenuto in sede europea alla prova del Mercato s’è rivelato nella sua assurdità. I lavoratori dipendenti si sono trovati così vittime d’una rapina legalizzata, gli stipendi si sono dimezzati di valore. Il tenore di vita è crollato! Certamente l’economia italiana ha sempre vissuto in una sorte di narcosi, che faceva comodo all’occupante americano. La drammatica speculazione del 1992 segnò probabilmente l’inizio del capolinea per la ricchezza italiana.
Un paese in siffatta emergenza economica e sociale ha così assistito a scaramucce, spesso volgari da ambo le parti, fra gli stessi uomini che si sfidarono dieci anni fa, il magnate economico lombardo Silvio Berlusconi e il docente universitario bolognese Romano Prodi.
Un’interminabile farsa teatrale che ha lasciato sconcertati per l’abilità di nascondere il vero problema: l’economia italiana, nonostante l’Euro, è quasi alla bancarotta, in un probabile scenario d’insolvenza argentina e l’Italia, in politica estera sempre più vassalla dell’imperialismo americano, inoltre, si trova esposta, come non mai, a minacce esterne certamente da non sottovalutare, come un’incontrollata immigrazione d’elementi che non hanno nessuna intenzione d’essere coesi alla struttura sociale italiana e che, anzi, ne sono causa della sua disgregazione.
Insomma una nazione in una crisi tremenda con una classe politica vecchia e logora incapace persino di stimare il pericolo che un’intervista del leader della Rivoluzione Verde Muammar al-Khadafi ha palesato: la Libia, che da anni ha con l’Italia un contenzioso per le vicende coloniali, infatti, potrebbe essere il mezzo del quale si potrebbero servire i circoli economici internazionali per la spallata definitiva.
Il Colonnello di Tripoli, divenuto l’ennesima marionetta nelle mani neo-con, se allentasse il controllo sarebbe capace di scaricare centinaia di migliaia d’immigrati africani sulle coste italiani e creerebbe uno stato d’emergenza sociale incontrollabile. Quest’evento, unito ad una possibile speculazione stile 1992 sul debito estero, potrebbe, con un effetto tenaglia, in breve stritolare l’Italia, ciò è facilmente prevedibile se la politica estera tenta d’affrancarsi dallo schiavismo american-sionista, nel quale, dopo il 2001, il paese s’è cacciato per la megalomania d’un posto di prestigio nella riforma dell’O.N.U..
Infatti, mentre, il Commissario italiano nell’U.E. Franco Frattini è sempre più un falco eterodiretto come s’è visto nella faccenda degli aiuti al nuovo governo palestinese, il Ministro degli Esteri Gianfranco Fini ha dimostrato di non possedere il nerbo per rispondere alle pesantissime ingerenze ebraiche e sioniste nella campagna elettorale e persino nella formazione delle liste dei singoli partiti.
Di tutto ciò ovviamente non s’è parlato nella campagna elettorale!
Silvio Berlusconi, uomo dal passato, a volte, non completamente definito, già vicino politicamente al leader socialista Bettino Craxi, ha costruito un impero economico e, dalla fine del 1993, è entrato in politica dopo che una colossale operazione giudiziaria era stata impostata coll’evidente intento d’eliminare la classe dirigente pre-1989. In pratica un colpo di Stato con altri metodi e collo scopo di portare al Governo, caso certamente clamoroso nella dinamica geopolitica, gli eredi del vecchio e potente Partito Comunista.
Romano Prodi, dal canto suo, è un esponente di quella classe dirigente pre-1989, varie volte Ministro, negli Anni Ottanta, boiardo di Stato colla sua fallimentare gestione dell’I.R.I., terminale dello statalismo economico italiano, il professore bolognese è un seguace del politico emiliano Giuseppe Dossetti che, negli Anni Cinquanta, si fece monaco e instaurò un pensatoio col chiaro intento di dirigere la politica italiana. Un tentativo di conciliare il cattolicesimo sociale col marxismo, nel quadro di un’etica sostanzialmente luterana e, per ciò stesso, sconosciuta alle terre della contro-riforma tridentina.
Un aspetto da non sottovalutare, in Italia, è, nei fatti, la presenza della Sede Petrina, la così detta Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che vive con una sua struttura statale (e con Joseph Ratzinger ha marcato una virata neo-con in politica estera) e non cessa d’interferire nella politica e nella società italiana, trattando la Nazione (che fu unita contro la sua volontà) come un oggetto di cui disporre a piacimento.
Il fatto che gli eventi del 1989 abbiano distrutto la presenza del partito cattolico in politica, non ha significato l’uscita della Chiesa, profondamente rivoluzionata da più di quarant’anni di riforme, spesso astruse anche per gli stessi fedeli, sul piano teologico e politico. Entrambi i due leader non mancano di omaggiare in ogni modo la stessa d’attenzioni non dovute da uno Stato a struttura laica, la via francese è lungi dal venire in Italia e ciò è causa della sua stessa crisi. Il popolo è profondamente scristianizzato e quindi il gioco delle parti fra la politica italiana e la Chiesa è semplicemente un gioco di Potere fine a sé stesso, come s’è visto nel caso d’un imposta sugli immobili ecclesiastici di cui il Governo Berlusconi ha esentato la Chiesa stessa (anche quando si tratta d’attività non strettamente educativa, come la gestione d’un’attività alberghiera) oppure come nel caso della strategia politica della coalizione di centro-sinistra, veramente attenta a non urtare coi progetti proposti la suscettibilità dei porporati, come nel caso di nuove politiche mediche e famigliari, nello stile dello spagnolo Zapatero.
Il basso clero, dopo l’anarchia seguita alle riforme del Concilio (un’Assemblea generale di Vescovi, convocata direttamente da quello di Roma, il Papa) del 1962, è prevalentemente marxista, almeno nella prassi, e quindi funzionale alla Sinistra, spesso estrema e new-global. Non vanno, infatti, sottovalutati i milioni d’Euro che transitano nei bilanci d’O.N.G. come la Caritas, un’organizzazione legata alla Chiesa, che fa d’un becero terzo-mondismo, coll’“accoglienza “ d’immigrati, molto spesso, neppure cristiani, una delle sue ragioni d’essere.
In questo guazzabuglio d’interessi convergenti, manca una reale distinzione nelle politiche delle due coalizioni, che, in alcune circoscrizioni elettorali, raccolgono quasi venti liste per parte, molto spesso create in famiglia solo per accedere ai lauti compensi elettorali.
Lo stesso Berlusconi, che, nel 1994, vinse coll’intenzione di creare un “partito liberale di massa”, ha creato un contenitore elettorale di pezzi (consistenti) del vecchio partito cattolico (la Democrazia Cristiana) e del Partito Socialista, che per tutta la sua esistenza tentò di smarcarsi dal Partito Comunista, uno dei più potenti della Comunità europea e che rappresentava un terzo dell’elettorato. Gli elementi liberali di questo movimento (Forza Italia) erano assolutamente marginali, anche perché la fazione liberale italiana era assolutamente minoritaria politicamente e spesso suoi esponenti, suggestionati dai marxisti, creavano intese col P.C.I. stesso, come nel caso del citato azionismo. Un partito populista, senza una reale ideologia politico-filosofica, legato al suo leader e sicuramente destinato a ridimensionamento senza di lui. Anche se la forte parte cattolica dello stesso, capitanata dal Governatore lombardo Roberto Formigoni, avrebbe la chiara intenzione di ricreare qualcosa di simile alla Democrazia Cristiana, assieme ai varî spezzoni cattolici. Intorno a Forza Italia, il Sole, ruotano varie galassie di stelle, dai così detti post-fascisti di Gianfranco Fini, lo spregiudicato Ministro degli Esteri sempre prono ai voleri dei circoli sionisti internazionali, che ha portato la sua base elettorale a non essere né carne né pesce, agli etno-nazionalisti della Lega Nord, un movimento a diffusione prevalentemente nella valle del Po che ha sofferto non poco, a livello di linea politica, la malattia del suo leader storico Umberto Bossi, fino a formazioni, spesso anti-Sistema, come il cartello d’Alessandra Mussolini, nipote dell’eminente uomo politico degli Anni Trenta.
Romano Prodi, viceversa, a molti sembra il semplice paravento, col suo tipico tratto bonario e assai poco decisionista, di movimenti che non potrebbero essere legittimati dal comune sentire italiano, partiti che stanno tentando di sdoganare, per esempio, i violenti contestatori new-global. Variopinta, in ogni caso, la galassia che sfida il Premier Berlusconi, intorno al Sole dei Democratici di Sinistra (D.S.), eredi ridimensionati del vecchio P.C. stanno tentando un impossibile riformismo, ci sono spezzoni cattolici più marcatamente legati al monaco Dossetti, come la Margherita, formazione anch’essa contenitore, guidata da un cangiante leader, Francesco Rutelli, che prima del 1989, era libertario ed anti-clericale; oltre ad essi v’è tutto il cosmo ecologista e comunista in senso stretto, socialmente molto attivi, soprattutto fra i giovani, sono percepiti come pericolosi per l’ordine sociale ed economico per la radicalità dello scontro che sostengono. Fautori di una forte tassazione per sostenere lo Stato Sociale, rappresentano la new-left libertaria americana, favorevole, ad esempio, all’istituto coniugale per i membri dello stesso sesso, visto con timore dalle gerarchie vaticane, istituto che l’Italia probabilmente non saprebbe socialmente gestire. Novità elettorale a sinistra la fusione fra un sopravvissuto spezzone socialista e i mutevoli radicali, già sostenitori di Berlusconi nel 1994, liberali estremi, legati ai circoli neo-con, sostenitori acritici del sionismo e del Progetto per il Secolo Americano. Guidati da un vecchio liberale, Marco Pannella, si sono contraddistinti colla loro formazione, la Rosa del Pugno (simbolo storico del P.S. che il Presidente Mitterand diede in uso proprio al leader), che spesso ha dato l’impressione d’essere fuori d’ogni polo politico, per uno sfrenato anti-clericalismo ed hanno basato la campagna sulla necessità della più forte libertà scientifica.
Una bella maionese, da ambo le parti, sicuramente pronta ad impazzire nella sua inconsistenza propositiva lineare.
Capitolo senza dubbio interessante sono pure le intrusioni, oltre quelle congenite della Chiesa, dei poteri forti internazionali; il magnate ebreo György Soros è uno dei principali finanziatori della Rosa nel Pugno, che ha ottenuto un sostegno intellettuale dal più importante giornale italiano, Il Corriere della Sera di Milano, schieratosi inusatitamente col politico dossettiano Prodi contro il Premier.
Ridicolizzato, in maniera scientifica, in ogni circolo artistico italiano, benché ne sia finanziatore colle attività della sua famiglia (persino registi di prestigio internazionale come Nanni Moretti hanno badato a svolgere il loro “compitino”) Berlusconi stesso ha l’acritico sostegno della cricca di Washington capitanata da Michael Leeden, considerato nel passato il Viceré degli americani in Italia e molto vicino anche al leader radicale Pannella.
Prodi, inoltre, favorevole da sempre all’introduzione dell’Euro in Italia, assieme al citato Ciampi, ha la sponsorizzazione dei circoli bancari dell’U.E., che temono l’atlantismo berlusconiano e il suo euro-scetticismo.
Tutti questi interessi convergenti, ben sintetizzati dalla visita del vecchio Cancelliere tedesco Helmut Kohl che ha incontrato convenevolmente esponenti d’entrambi gli schieramenti, dimostrano che l’Italia, lungi dall’essere uno Stato con una linea ben chiara, è storicamente “serva, di dolore ostello” delle altrui volontà.
Ad oggi è ben imprevedibile cosa possa essere il risultato italiano, che non sarà netto per nessuno dei due schieramenti, facce della stessa medaglia di vergogna d’un’indipendenza nazionale inesistente e alla mercé delle oligarchie imperanti nel pianeta.
E, in tutto questa confusione, dopo la campagna sguaiata e senza contenuti, ben strumentale alla cupola demoplutogiudaica internazionale, mentre il livello intellettuale, oltre a quello economico e sociale, degli italiani crolla miseramente, centinaia sono i ricercatori letteralmente fuggiti dal sistema universitario mafioso, che porta i raccomandati in cattedra e lascia i meritevoli al palo, l’Italia si trova in un possibile scenario ucraino: l’Open Society sarebbe pronta a scatenare, non tanto la piazza, che in Italia non ha mai avuto seguito ma la forza subdola di una manipolazione della volontà elettorale, anche finanziando convergenze politiche fra forze ora opposte, se il risultato non fosse conveniente alle alchimie degli squali di Washington.
Senza dubbio uno scenario devastante per quel poco che resta dell’Italia, nazione mai esistita, Stato mai seriamente creato, sempre disponibile al primo potente di turno, sia essa l’Inghilterra o la Germania nazional-socialista oppure l’America teocratica giudaica, perché l’italiano comune, da secoli ripete: “O con Franza o con Spagna, basta che se magna!”, anche se, nella contingenza storica, anche lo stomaco dello stesso rischia seriamente di non essere più riempito.
© 2005 Raffaele di Deco per La Voix des Opprimés, Paris, France




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