Tratto dalle 280 pagine del programma dell'olivo sull'immigrazione.
Poveri noi!!!!
Vogliamo partire da questi tre milioni di stranieri, una risorsa preziosa che fa già parte del nostro Paese. I dati parlano di persone pronte ad assecondare le esigenze del mercato del lavoro,spostandosi sul territorio tre volte più spesso dei nostri connazionali ( sic!); impegnate a svolgere funzioni per le quali gli italiani non sono più disponibili(ultrasic!):
nella collaborazione familiare,nei servizi di pulizia, in agricoltura, nell’edilizia;vivaci e attive nel lavoro autonomo ma ancora poco presenti in quelle attività qualificate, adeguate al livello di istruzione di molti, per le quali gli italiani non sono sufficienti.
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Intendiamo ripartire da zero, sostituendo le parole d’ordine
della normativa in vigore – chiudere, emarginare, criminalizzare
– con le nostre: governare, accogliere, costruire convivenza.
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Dobbiamo poi sostenere la creazione di importanti fondi europei per le politiche dell’immigrazione e curare i rapporti con i Paesi dell’Europa meridionale - che conoscono problemi simili ai nostri nella gestione dei fenomeni migratori - allo scopo di elaborare posizioni comuni.
Dobbiamo appoggiare l’introduzione nella Carta costituzionale
europea del principio di «cittadinanza europea di residenza»,
svincolato dalla nazionalità, che potrebbe consentire ai cittadini di Paesi extracomunitari che risiedono legalmente nella Ue di godere di diritti e doveri economici, sociali e politici.
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- sviluppare le buone pratiche a sostegno del rientro dei
migranti;
- riconoscere pienamente i diritti pensionistici dei migranti,
garantendo l’effettiva erogazione agli immigrati e ai familiari superstiti della pensione, se maturata, o in caso contrario
la totalizzazione dei contributi o il rimborso di quanto
versato; (GULP!)![]()
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Gli immigrati giocano un ruolo attivo e importante nel mercato
del lavoro: nel 2002 le loro retribuzioni hanno raggiunto i 10
miliardi di euro, con grande beneficio per l’INPS; hanno investito in immobili 10 miliardi di euro, hanno contratto mutui per 5 miliardi.
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L’attuale disciplina delle pratiche di soggiorno perpetua il
senso di precarietà: stranieri che risiedono in Italia da decenni continuano ad essere trattati dall’amministrazione italiana come persone appena arrivate.
I frequenti rinnovi dei permessi di soggiorno di breve durata producono conseguenze sulle strategie d’inserimento degli immigrati e paralizzano i nostri uffici sottraendoli alle funzioni investigative e all’attività di controllo del territorio.
Dobbiamo semplificare la materia:
- eliminando il “contratto di soggiorno”;
- introducendo permessi di soggiorno di durata più ragionevole e crescente ad ogni rinnovo;
- garantendo tempi certi per le pratiche;
- trasferendo la competenza per le pratiche di rinnovo dei permessi agli enti locali;
- potenziando gli sportelli di orientamento e consulenza legale già istituiti da numerose amministrazioni locali;
- semplificando e velocizzando l’acquisizione della carta di soggiorno, da rilasciare – senza vincoli riferiti a requisiti di reddito e abitativi – dopo un periodo di tempo, inferiore
all’attuale, durante il quale la persona immigrata è posta in
condizione di accedere all’apprendimento della lingua italiana
attraverso adeguate opportunità concesse dalla scuola pubblica.
Dobbiamo inoltre riconoscere valore alla risorsa costituita
dagli stranieri e dai loro figli, molti dei quali nati nel
nostro Paese, che considerano l’Italia la loro terra.
Quasi un decimo delle nascite totali in Italia riguarda figli di immigrati, quasi mezzo milione sono i minori immigrati con igenitori, nelle scuole gli studenti stranieri costituiscono il4 per cento della popolazione studentesca.
Dobbiamo investire sull’integrazione scolastica dei bambini
stranieri, impedendo che si creino segregazioni all’interno
della scuola.
Dobbiamo anche promuovere il diritto allo studio alivello universitario per le seconde generazioni.
Né possiamo ritardare l’attribuzione di nuovi diritti sul pianodella cittadinanza: dobbiamo introdurre il diritto di voto alle elezioni amministrative dopo un congruo numero di anni di residenza,riformare la legge sulla cittadinanza, legandola per i nuovi nati allo «ius soli», riducendo il tempo necessario per’acquisizione





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