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Diossina, pesci contaminati nelle acque di Porto Torres
SASSARI. Pesci e molluschi contaminati con altissime concentrazioni di diossine e di idrocarburi nelle acque del porto industriale di Porto Torres. L’ennesimo allarme ambientale fa ribollire le acque antistanti il petrolchimico ed esplode con una relazione, che gli interessati avrebbero preferito mantenere top secret, arrivata nei giorni scorsi al terzo piano del palazzo di giustizia sassarese. Si tratta dell’anticipazione di una relazione più dettagliata richiesta dalla magistratura sassarese impegnata in una inchiesta.
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Pesci e molluschi al sapore di diossina e cloro
Arrivano gli esiti dei test eseguiti nel 2005 di fronte al petrolchimico. Tre indagati
SASSARI. Pesci e molluschi contaminati con altissime concentrazioni di diossine e di idrocarburi nello specchio di mare davanti al porto industriale di Porto Torres. L’ennesimo allarme ambientale fa ribollire le acque antistanti il petrolchimico ed esplode con una relazione, che gli interessati avrebbero preferito mantenere segreta, arrivata nei giorni scorsi al terzo piano del palazzo di giustizia sassarese. Destinatario: Michele Incani, sostituto procuratore della Repubblica. Mittente: Giorgio Ferrari, direttore della sezione Inquinamento del Magistrato delle Acque di Venezia.
In quel rapporto, che è solo l’anticipazione di una relazione più dettagliata chiesta dalla magistratura sassarese impegnata in una inchiesta, si elencano i valori allarmanti di veleni industriali trovati nei campioni dell’ecosistema marino prelevati cinque mesi fa nel porto industriale. Quello stesso porto dove tre anni fa ci fu il disastro ambientale del rogo della Panam Serena.
Altissimi soprattutto i valori delle diossine e dei «policlorodibenzofurani». In parole più semplici, derivati del ciclo produttivo del cloro e delle industrie. Sono sostanze inquinanti e tossiche. Se ingerite sono bioaccumulabili, mutagene e possono provocare disfunzioni ormonali. Dalla cortina di riserbo che circonda l’inchiesta non arriva nessuna conferma, tuttavia sarebbe certo che nei campioni prelevati i valori delle diossine e degli idrocarburi superino di gran lunga il limite massimo previsto dai regolamenti della Comunità Europea. Anche di duecento volte, dice qualche bene informato.
La delicatezza dell’argomento ha fatto chiudere i rubinetti delle informazioni su una inchiesta che rischia di diventare esplosiva. Perché non coinvolge solo l’ambiente, ma può riguardare anche la salute pubblica. Anche se, si affrettano a spiegare fonti della Procura, quei prelievi di campioni di biota marino sono stati fatti esclusivamente nelle acque del porto industriale. Se è vero che la più alta concentrazione era nei molluschi, è difficile pensare che qualcuno accetti una spaghettata con vongole pescate davanti al petrolchimico. Consapevoli dell’allarme sociale che la notizia del pesce contaminato potrebbe provocare, nessuno in Procura della Repubblica ha voglia di sorridere su una inchiesta, aperta nel 2005 e arrivata alla svolta decisiva che potrebbe provocare un terremoto.
Ci sono tre indagati per la presunta violazione del decreto Ronchi. Si tratta dei legali rappresentanti della Syndial, la società che ha ereditato il petrolchimico dall’Enichem, ma anche di quelli della Ineos Vinyls e della Sasol spa che operano all’interno dello stabilimento. La prima è la principale produttrice europea di cloruro di polivinile, la seconda produce alchilbenzene, toluene e benzene.
L’inchiesta aperta dalla Procura sassarese tende a verificare se gli scarichi industriali possono avere avvelenato l’ecosistema marino di Porto Torres. Scattata dopo il blitz degli indipendentisti guidati da Gavino Sale, l’indagine aveva subito una accelerazione a ottobre quando il sostituto procuratore della Repubblica aveva incaricato un proprio consulente di prelevare campioni di flora e di fauna marina nello specchio di mare antistante il petrolchimico. E ne aveva scelto uno autorevolissimo.
Giorgio Ferrari è considerato il massimo esperto in Italia in questo tipo di analisi: è stato il consulente del sostituto procuratore Felice Casson nel processo per i morti del petrolchimico di Porto Marghera, dirige il nuovo laboratorio del Csmo (Centro studi microinquinanti organici) di Venezia dove cura il monitoraggio delle acque della Laguna.
Se c’era una persona giusta alla quale chiedere un parere tecnico sul presunto inquinamento a Porto Torres, questo era proprio Ferrari. Anche se parziale, perché sprovvista di tutti gli allegati tecnici, dopo cinque mesi la sua risposta è stata inequivocabile. I pesci e i molluschi prelevati davanti al petrolchimico di Porto Torres ricordano in modo impressionante quelli pescati a Porto Marghera. Diossine e idrocarburi si fissano nelle parti grasse della fauna marina e lì restano: prove insidiosissime ma inequivocabili di un inquinamento che si continua a negare.
Quando arriverà la relazione finale e completa di allegati del Magistrato delle Acque di Venezia, la Procura della Repubblica sassarese imprimerà un’accelerazione all’inchiesta. Gli allarmanti risultati delle analisi sui pesci e sui molluschi consigliano tempestività e determinazione.
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