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Risultati da 1 a 10 di 31
  1. #1
    Franciscu Pala
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    Predefinito Ricordate le colline dei veleni scoperte da iRS a Portotorres?

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    Diossina, pesci contaminati nelle acque di Porto Torres


    SASSARI. Pesci e molluschi contaminati con altissime concentrazioni di diossine e di idrocarburi nelle acque del porto industriale di Porto Torres. L’ennesimo allarme ambientale fa ribollire le acque antistanti il petrolchimico ed esplode con una relazione, che gli interessati avrebbero preferito mantenere top secret, arrivata nei giorni scorsi al terzo piano del palazzo di giustizia sassarese. Si tratta dell’anticipazione di una relazione più dettagliata richiesta dalla magistratura sassarese impegnata in una inchiesta.


    Pagina 3
    Pesci e molluschi al sapore di diossina e cloro

    Arrivano gli esiti dei test eseguiti nel 2005 di fronte al petrolchimico. Tre indagati


    SASSARI. Pesci e molluschi contaminati con altissime concentrazioni di diossine e di idrocarburi nello specchio di mare davanti al porto industriale di Porto Torres. L’ennesimo allarme ambientale fa ribollire le acque antistanti il petrolchimico ed esplode con una relazione, che gli interessati avrebbero preferito mantenere segreta, arrivata nei giorni scorsi al terzo piano del palazzo di giustizia sassarese. Destinatario: Michele Incani, sostituto procuratore della Repubblica. Mittente: Giorgio Ferrari, direttore della sezione Inquinamento del Magistrato delle Acque di Venezia.
    In quel rapporto, che è solo l’anticipazione di una relazione più dettagliata chiesta dalla magistratura sassarese impegnata in una inchiesta, si elencano i valori allarmanti di veleni industriali trovati nei campioni dell’ecosistema marino prelevati cinque mesi fa nel porto industriale. Quello stesso porto dove tre anni fa ci fu il disastro ambientale del rogo della Panam Serena.

    Altissimi soprattutto i valori delle diossine e dei «policlorodibenzofurani». In parole più semplici, derivati del ciclo produttivo del cloro e delle industrie. Sono sostanze inquinanti e tossiche. Se ingerite sono bioaccumulabili, mutagene e possono provocare disfunzioni ormonali. Dalla cortina di riserbo che circonda l’inchiesta non arriva nessuna conferma, tuttavia sarebbe certo che nei campioni prelevati i valori delle diossine e degli idrocarburi superino di gran lunga il limite massimo previsto dai regolamenti della Comunità Europea. Anche di duecento volte, dice qualche bene informato.

    La delicatezza dell’argomento ha fatto chiudere i rubinetti delle informazioni su una inchiesta che rischia di diventare esplosiva. Perché non coinvolge solo l’ambiente, ma può riguardare anche la salute pubblica. Anche se, si affrettano a spiegare fonti della Procura, quei prelievi di campioni di biota marino sono stati fatti esclusivamente nelle acque del porto industriale. Se è vero che la più alta concentrazione era nei molluschi, è difficile pensare che qualcuno accetti una spaghettata con vongole pescate davanti al petrolchimico. Consapevoli dell’allarme sociale che la notizia del pesce contaminato potrebbe provocare, nessuno in Procura della Repubblica ha voglia di sorridere su una inchiesta, aperta nel 2005 e arrivata alla svolta decisiva che potrebbe provocare un terremoto.

    Ci sono tre indagati per la presunta violazione del decreto Ronchi. Si tratta dei legali rappresentanti della Syndial, la società che ha ereditato il petrolchimico dall’Enichem, ma anche di quelli della Ineos Vinyls e della Sasol spa che operano all’interno dello stabilimento. La prima è la principale produttrice europea di cloruro di polivinile, la seconda produce alchilbenzene, toluene e benzene.

    L’inchiesta aperta dalla Procura sassarese tende a verificare se gli scarichi industriali possono avere avvelenato l’ecosistema marino di Porto Torres. Scattata dopo il blitz degli indipendentisti guidati da Gavino Sale, l’indagine aveva subito una accelerazione a ottobre quando il sostituto procuratore della Repubblica aveva incaricato un proprio consulente di prelevare campioni di flora e di fauna marina nello specchio di mare antistante il petrolchimico. E ne aveva scelto uno autorevolissimo.

    Giorgio Ferrari è considerato il massimo esperto in Italia in questo tipo di analisi: è stato il consulente del sostituto procuratore Felice Casson nel processo per i morti del petrolchimico di Porto Marghera, dirige il nuovo laboratorio del Csmo (Centro studi microinquinanti organici) di Venezia dove cura il monitoraggio delle acque della Laguna.

    Se c’era una persona giusta alla quale chiedere un parere tecnico sul presunto inquinamento a Porto Torres, questo era proprio Ferrari. Anche se parziale, perché sprovvista di tutti gli allegati tecnici, dopo cinque mesi la sua risposta è stata inequivocabile. I pesci e i molluschi prelevati davanti al petrolchimico di Porto Torres ricordano in modo impressionante quelli pescati a Porto Marghera. Diossine e idrocarburi si fissano nelle parti grasse della fauna marina e lì restano: prove insidiosissime ma inequivocabili di un inquinamento che si continua a negare.

    Quando arriverà la relazione finale e completa di allegati del Magistrato delle Acque di Venezia, la Procura della Repubblica sassarese imprimerà un’accelerazione all’inchiesta. Gli allarmanti risultati delle analisi sui pesci e sui molluschi consigliano tempestività e determinazione.

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  2. #2
    Franciscu Pala
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    Il prezzo pesante da pagare a una politica di sviluppo negli anni in cui l’ecologia era tabù

    La sfida: il risanamento ambientale
    Quando la preoccupazione principale era solo l’occupazione


    LE ANALISI
    Dai controlli emergono valori 200 volte superiori alla norma


    GIANNI BAZZONI

    SASSARI. Tutelare l’ambiente significa fare investimenti importanti per il futuro. E dove l’industria ha lasciato orme pesanti, il processo di bonifica è una scelta fondamentale. Peccato che il percorso sia talmente lungo da non spazzare mai via la situazione di emergenza.

    Quello di Porto Torres, inteso come zona industriale, ma anche come mare e coste da valorizzare, parco dell’Asinara da affermare tra i nuovi modelli di sviluppo, è un caso emblematico. L’attrazione fatale per la petrolchimica ha portato enormi benefici (e chi non li riconosce sa di assumere un atteggiamento strumentale) ma anche problemi di straordinaria rilevanza. Finito il sogno dell’ occupazione di massa (fino a 15 mila lavoratori ai tempi della Sir), cancellati decine di impianti, eliminate produzioni, nell’area della Marinella sono rimasti un manipolo di dipendenti (un migliaio più l’indotto) e una marea di questioni irrisolte. Tutte legate all’inquinamento (in larga parte pregresso) e, quindi, all’esigenza di avviare con decisione un piano di bonifica che permetta di «riconquistare» parti di territorio altrimenti compromesse e inutilizzabili.

    Finora, inutile negarlo, si è andati avanti per tentativi. E anche a passo di lumaca. Perchè (questa è una delle scusanti più volte utilizzate) le procedure per le bonifiche industriali sono troppo complesse e richiedono una lunga fase di preparazione. Ma anche la distinzione chiara sulle cose da fare, sul tipo di risorse da impiegare (c’è anche il famoso discorso che chi ha inquinato deve pagare e che lo Stato interviene solo quando l’iter, che comincia con la cosiddetta «caratterizzazione» delle aree, è concluso) e sulla validità dei progetti (spesso vengono spacciate semplici «pulizie di superficie» come azioni di risanamento vere e proprie).

    Rispetto agli anni bui, quelli con pochissimi controlli e con normative a «maglie larghe» che assicuravano alibi per qualunque scarico inquinante, le cose sono notevolmente cambiate. Ma l’eredità del passato è pesante. E riguarda il mare come l’atmosfera, come il sottosuolo.

    Porto Torres combatte la sua battaglia ormai da quasi vent’anni. E nonostante una vertenza così lunga nel tempo, i risultati effettivi non sono mai arrivati. Ci sono situazioni croniche irrisolte. Una riguarda la famosa «discesa» di scarichi che attraversano una vasta zona del petrolchimico e si inseriscono fino alla darsena artigiani del porto industriale. Basta andarci una mattina qualsiasi per rendersi conto della situazione. Impossibile resistere per più di dieci minuti senza tornare indietro con il mal di testa e una sensazione di soffocamento. Analisi ripetute, accertamenti speciali, valutazioni di tecnici arrivati da ogni parte (inviati anche dal ministero dell’Ambiente) avevano dimostrato che in quelle acque finiscono sostanze chimiche. Tutto certificato, ma poco è cambiato.

    Stesso discorso per gli spazi acquei antistanti zone tristemente famose - come quella di «Minciaredda», della quale si era occupata anche la commissione parlamentare per le Ecomafie, coniando commenti inequivocabili come quello del presidente Paolo Russo che parlò di «disastro ambientale». Nel mare di fronte alla discarica di rifiuti tossici vennero effettuati prelievi (nell’estate del 2005) anche su iniziativa dell’assessorato provinciale all’Ambiente.

    I risultati (anche quelli più recenti) confermano che è cresciuta la sensibilità ambientale ma concretamente gli interventi attuati sono esigui, quasi insignificanti rispetto alla portata del problema. Porto Torres non è riuscito a vincere la sfida più difficile: quella di restituire vitalità a quei terreni e a quel mare, violentati dall’industria, che potrebbero oggi accogliere tradizioni mai dimenticate e creare uno «sviluppo integrato» che vada oltre gli slogan.

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  3. #3
    Franciscu Pala
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    Porto Torres Tre indagati per i pesci alla diossina nel porto

    Pesci alla diossina e numerose sostanze inquinanti - come metalli pesanti - nelle acque del porto industriale di Porto Torres. Le avrebbero rinvenuti i periti dell'Icram (Istituto Centrale per la Ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) e quelli del magistrato delle acque di Venezia, nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti pericolosi partita dopo il blitz degli indipendentisti nella collina di Minciaredda, nella zona industriale di Porto Torres. Il sostituto procuratore Michele Incani che aveva allargato il raggio d'azione fino al porto industriale ha iscritto tre persone nel registro degli indagati con l'ipotesi accusatoria di aver violato il decreto Ronchi. Si tratta dei direttori degli stabilimenti Syndial, Ineos e Sasol. Secondo le accuse della Procura i tre stabilimenti non avrebbero rispettato la legge sull'inquinamento ambientale.
    Il blitz di iRS Indipendèntzia Repùbrica de Sardigna aveva portato agli occhi dell’opinione pubblica una situazione di gravissimo degrado ambientale.

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  4. #4
    Franciscu Pala
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    Prima pagina
    Porto Torres. Nuovi controlli dopo il ritrovamento delle scorie sotterrate
    Diossina nel porto industriale: pesci al veleno



    Pesci alla diossina, al porto industriale di Porto Torres. Lo hanno scoperto i periti dell'Icram e del Magistrato alle acque di Venezia, incaricati dal sostituto procuratore Michele Incani nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti inquinanti proveninti dall'industria petrolchimica turritana. L'indagine era partita un paio di anni fa a seguito di un blitz degli indipendentisti dell'Irs nei terreni dell'ex Enichem in cui erano state rinvenute sotto pochi palmi di terra tonnellate di sostanze inquinanti. Olandi a pagina 54


    Sassari
    Porto Torres. I controlli erano stati disposti dal magistrato dopo il ritrovamento delle scorie sotterrate
    Pesce al veleno dentro il porto
    C'è diossina nelle acque della zona industriale


    Una bomba ambientale dal nome spaventoso: diossina. L'agente chimico è stato rinvenuto nei pesci del porto industriale di Porto Torres. Lo hanno scoperto i periti dell'Icram e del Magistrato alle acque di Venezia, incaricati dal sostituto procuratore Michele Incani nell'ambito dell'inchiesta sui rifiuti inquinanti proveninti dall'industria petrolchimica turritana.
    L'indagine era partita un paio di anni fa dopo un blitz degli indipendentisti dell'Irs nei terreni dell'ex Enichem in cui erano state rinvenute sotto pochi palmi di terra tonnellate di sostanze inquinanti. L'inchiesta non si era mai arenata e il magistrato aveva ampliato gli accertamenti anche alle acque del porto industriale da cui si accede solo passando dagli stabilimenti dell'ex Enichem. I rilevamenti dei periti del magistrato hanno portato alla luce una situazione preoccupante sotto l'aspetto ambientale. Pesci alla diossina, acque inquinate da sostanze altamente pericolose, da metalli pesanti. Per questo motivo sono finiti nel registro degli indagati i direttori di stabilimento di tre aziende che operano nel settore chimico: Syndial, Ineos Vinylis e Sasol Italy.

    Per tutti i dirigenti l'ipotesi di reato è di violazione delle disposizioni in materia ambientale del decreto Ronchi. Le tre società sono il fiore all'occhiello dell'industria chimica. La Syndial con i suoi 1700 dipendenti e un indotto superiore ai 400 milioni di euro, è una società del gruppo Eni. Produce prodotti chimici di base e polimeri la cui commercializzazione avviene attraverso un'altra società del gruppo: la Polimeri Europa. Ineos Vynilis è una costola della Evc: ora è interamente di proprietà di una società del Regno Unito e produce cloroderivati e Pvc. Fatturato annuo di circa 80 milioni. La Sasol è la più piccola delle tre aziende dell'area industriale di Porto Torres. Appartiene a una multinazionale sudafricana con oltre 50 mila dipendenti. Dai suoi stabilimenti escono sostanze chiamate sul mercato "intermedi per la detergenza". Tre società di prima grandezza nel panorama internazionale, ma che secondo l'ipotesi di reato formulato dal sostituto Michele Incani avrebbero realizzato fortune economiche forse violando le normative in fatto di tutela ambientale. Solo un paio di mesi fa la Syndial aveva ottenuto il giudizio positivo di compatibilità da parte della Regione per la bonifica dei siti industriali: un investimento su Porto Torres di oltre undici milioni di euro. La diossina (tetraclorodibenzo-p-diossina) è una delle sostanze chimiche dal più alto contenuto tossico: provoca il 12 per cento dei tumori e favorisce mutamenti nelle concentrazioni di ormoni dell'uomo, diabete, malattie cardiache, effetti tossici in diversi organi. Nei pesci la diossina si accumula soprattutto nelle parti grasse e nel fegato.

    Nei mari ad alta industrializzazione la presenza della sostanza chimica sarebbe otto volte superiore rispetto ai Paesi in via di sviluppo. In Italia sono stati pescati esemplari nella laguna di Venezia e nella costa campana. Ora anche nello specchio d'acqua del porto industriale: affacciato sull'area marina del Golfo dell'Asinara. Maurizio Olandi

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  5. #5
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    ma, secondo voi perchè questa notizia non l'hanno data la settimana prima delle elezioni? credete che non avrebbe potuto influire positivamente sul nostro risultato?
    salude a totus
    R.

  6. #6
    Jùliu Kerki
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    Citazione Originariamente Scritto da nur@ki
    ma, secondo voi perchè questa notizia non l'hanno data la settimana prima delle elezioni? credete che non avrebbe potuto influire positivamente sul nostro risultato?
    salude a totus
    R.
    quoto pienamente Nur@ki.
    J
    presto il video del tg di videolina che ha trasmesso la notizia con le immagini del gruppo di iRS che sul posto dissotterrò i sacchi di veleno.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da nur@ki
    ma, secondo voi perchè questa notizia non l'hanno data la settimana prima delle elezioni? credete che non avrebbe potuto influire positivamente sul nostro risultato?
    salude a totus
    R.
    Avrebbe influito moltissimo sul voto di noi Sardi infatti c'è stata communicata in "differita".......dopo tutto che fretta c'era? oppure non volevano spaventarci con questi inutili allarmismi mica siamo un Popolo che vive sott'acqua.

  8. #8
    w i punkillonis
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    ma, sinceramente non credo proprio.
    la cosa è risaputa da tutti, ma è chiaro che ora è cavalcata da altri, o comunque viaggia nel limbo, il cerchio si chiude quando dopo il blitz cominci a fare interrogazioni e a rompere le balle per altre vie.

    è quello che ci manca oggi. gli spunti ci sono tutti. credo che piano piano ce la possiamo fare. ma dobbiamo ridiscutere il modello organizzativo in su logu.

  9. #9
    no parri berus
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    LEGGETE COSA MI HA RISPOSTO DURANTE UNA ABBASTANZA ANIMOSA DISCUSSIONE QUESTO TIZIO QUA ...

    E` appunto perche` ho visto spesso il sito di irs e perche` sento parlare gavino sale che dico questo.
    soprattutto per la questione dei rifiuti, sulla quale avete montato un casino assurdo e sulla quale, giustamente, nessuno vi ha dato retta.
    pretendevate di eliminare la sardegna dallo scambio di rifiuti industriali (che non si tratta di scorie tossiche come avete fatto credere, la legge interessata non parlava di rifiuti tossici ma di scarti industriali generici). Se questo fosse avvenuto, ci saremo riempiti la terra di merda prodotta dalle nostre stesse industrie che non avremo potuto smaltire altrove. Dato che qui non ci sono strutture.
    Si fa presto a dire non voglio le scorie, non voglio le industrie, non voglio Porto Vesme, Macchiareddu, Sarroch, non voglio le basi NATO, ridateci Quirra.
    Quando molte di quelle cose sono le uniche cose che permettono ai sardi di lavorare.
    Questione chiusa per me.


    KENA FUEDDUS!
    sa libertade de tottusu !

  10. #10
    w i punkillonis
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    Citazione Originariamente Scritto da BARROSU83
    LEGGETE COSA MI HA RISPOSTO DURANTE UNA ABBASTANZA ANIMOSA DISCUSSIONE QUESTO TIZIO QUA ...

    E` appunto perche` ho visto spesso il sito di irs e perche` sento parlare gavino sale che dico questo.
    soprattutto per la questione dei rifiuti, sulla quale avete montato un casino assurdo e sulla quale, giustamente, nessuno vi ha dato retta.
    pretendevate di eliminare la sardegna dallo scambio di rifiuti industriali (che non si tratta di scorie tossiche come avete fatto credere, la legge interessata non parlava di rifiuti tossici ma di scarti industriali generici). Se questo fosse avvenuto, ci saremo riempiti la terra di merda prodotta dalle nostre stesse industrie che non avremo potuto smaltire altrove. Dato che qui non ci sono strutture.
    Si fa presto a dire non voglio le scorie, non voglio le industrie, non voglio Porto Vesme, Macchiareddu, Sarroch, non voglio le basi NATO, ridateci Quirra.
    Quando molte di quelle cose sono le uniche cose che permettono ai sardi di lavorare.
    Questione chiusa per me.


    KENA FUEDDUS!
    la questione fondamentale sta nello smantellare la colonizzazione mentale italiana. ma non si può fare certo insultando la gente che pensa così. certo se fosse per me gli farei ricoverare. ma purtroppo bisogna adottare altre strade e fargli capire che ci sono delle alterntive, che quello che gli hanno ficcato in testa sono balle, montatature.

    come fare?

 

 
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