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«Fotografa la scheda e non ti licenzio»

Imprenditori e mafiosi chiedono di fotografare con il cellulare la croce sul partito giusto (di destra). Allarme dal Viminale

SARA MENAFRA

Fotografare la scheda elettorale con il voto giusto, a destra, per avere in cambio cento euro o un cellulare con fotocamera. Oppure per conservare il posto di lavoro. Per le elezioni 2006 la tecnologia dei telefoni cellulari corre in soccorso di chi oggi come sempre in cambio del voto promette soldi, regali o lavoro e minaccia chi non esegue. Stavolta, però, persino il Viminale è in difficoltà al punto da aver dedicato a questo argomento due allarmatissime circolari.
Nel solo ufficio elettorale nazionale dell'Ulivo sono arrivate almeno quattro segnalazioni tutte sullo stesso leit motif. Ma allarmi analoghi si segnalano anche nelle sedi locali, in particolare in Campania e Sicilia. «C'è un imprenditore nel mio paese che ricatta i propri dipendenti dicendo di votare a destra e nel seggio fare una foto e poi gliela devo portare - ha scritto un elettore dell'Ulivo che manterremo anonimo alla mailbox [email protected] - Purtroppo devo fare per forza così, non potete fare niente per evitare che nei seggi si entri con il cellulare? Questa è la destra! Una massa di farabutti! Preferisco rimanere anonimo ho famiglia». Non è la prima volta che succede. Anche durante il referendum sull'articolo 18 di due anni fa arrivarono segnalazioni analoghe, con imprenditori che chiedevano la foto della scheda elettorale ai propri dipendenti. Ora però che i cellulari con fotocamere sono diffusi ed economici le segnalazioni spuntano come funghi. A Catania i dirigenti dell'Ulivo si sono sentiti raccontare delle proposte fatte dai mafiosi locali che daranno in prestito il cellulare con fotocamera agli elettori. Chi lo riporta con il voto giusto avrà il prezioso oggetto digitale in regalo. In Campania sono arrivate diverse segnalazioni analoghe che promettono un premio di cinquanta o cento euro a chi torna con la foto giusta (anche in questo caso le denunce riguardano la Casa delle libertà, ma il partito prescelto non era specificato). «Alle elezioni comunali qui è successo di tutto - snocciola Michele Cappella segretario dei Ds di Catania - con i capobastone mafiosi che presidiavano i seggi dei quartieri popolari, Librino o San Cristoforo, per controllare, minacciare, coinvolgere in discussioni. Un suk». L'allarme è talmente reale che due giorni fa il prefetto catanese Anna Maria Ferrante ha rivolto un appello agli elettori per invitarli a non portare in cabina elettorale i telefoni cellulari: «Nessuno deve sentirsi obbligato a fornire a terzi la prova del suo voto - scriveva ieri il quotidiano locale La Sicilia riassumendo l'intervento - I controlli saranno serrati».

Controllare l'uso dei telefoni cellulari all'interno della cabina elettorale non è così facile. E proprio per questo il ministero degli interni il 3 e 4 aprile ha inviato a tutti i prefetti due circolari urgenti dedicate all'argomento, concluse dalla richiesta a tutti i presidenti di seggio di affiggere sezione per sezione un cartello in cui si spiega che «chiunque violerà il divieto» di utilizzare i telefoni con fotocamera «sarà denunciato alla competente autorità giudiziaria». Garantire il «principio di segretezza del voto» sarà difficile, spiega la circolare perché «i presidenti di seggio non possono effettuare perquisizioni personali nei confronti degli elettori né procedere ad eventuale sequestro di telefoni cellulari». L'unico appiglio, dunque, sarà l'avviso affisso in tutti i seggi che tra il 3 e il 4 aprile è stato persino modificato per renderlo più incisivo e minaccioso. Sperando che pesi di più delle minacce dei mafiosi locali o dei datori di lavoro.