Né protezionismo, né riforma dell'Opa. Tra i governatori delle banche centrali all'Ecofin di Vienna ha tenuto banco la congiuntura. «Abbiamo parlato di economia» conferma il governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, intercettato nella hall dell'albergo dove alloggia con le delegazioni ufficiali dell'Italia e degli altri Paesi europei. E allora? «La ripresa c'è, è senza dubbio in corso. Ci sono segnali che dicono che l'economia va meglio», riconosce. Draghi sorride ma non sembra avere molta voglia di dire di più sull'argomento. Poi però spiega: «Va meglio perché sono aumentati gli investimenti ed anche le esportazioni. E perché vanno meglio le cose in Germania... e quando l'economia tedesca marcia ne beneficiano anche gli altri Paesi europei», Italia compresa. Anche il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, il giorno prima era stato più ottimista del solito. «La crescita della zona euro è molto vicina al suo potenziale, che è del 2%», aveva detto. «La ripresa economica si rafforzerà ulteriormente» aveva aggiunto il presidente dell'Eurogruppo, il premier lussemburghese, Jean-Claude Juncker. E ieri il Fondo monetario ha anticipato che anche per l'Italia è in vista un rialzo delle previsioni. Dovrebbe appunto agganciare, come accenna Draghi, la ripresa del ritmo degli altri Paesi, Germania in testa. Il governatore non si pronuncia tuttavia sull'impatto che la buona notizia avrà sul nuovo ma anche sul vecchio governo. «Chiedetelo a Tremonti» dice indicando il ministro che si sta avvicinando. Ministro e governatore si salutano con cordialità. Il gelo tra gli inquilini del dicastero di via XX Settembre e di Palazzo Koch è acqua passata. Anche se poi i due escono dall'hotel ognuno per proprio conto. Ed anche se non tengono, secondo le attese, la conferenza stampa congiunta a conclusione dell'Ecofin. Non era stata concordata. E poi Tremonti fino all'ultimo resta incerto se tenerla. E Draghi lascia Vienna appena terminati i lavori del vertice. Ha un impegno urgente a Roma. Per ripristinare una tradizione interrotta dalle tensioni fra Tremonti ed il predecessore di Draghi, Antonio Fazio, bisognerà attendere ancora. Forse solo il prossimo appuntamento internazionale, fra due settimane, a Washington dove si svolgeranno la riunione del G7 e i lavori primaverili del Fondo monetario. Con l'ovvia incognita rappresentata dalle incertezze del dopo voto. Le elezioni di oggi e domani del resto hanno pesato anche sul vertice di Vienna per quel che riguarda la delegazione italiana: Tremonti, e lo ha detto lui stesso, ha avuto il pensiero rivolto solo alla campagna elettorale, peraltro poco interessato a rappresentare in sede Eu le idee di un governo arrivato alla sua naturale scadenza. Draghi, al suo primo Ecofin da governatore, per nulla desideroso di prendere la scena in un momento così delicato per l'Italia, a Vienna è rimasto prudentemente defilato. Accanto agli altri governatori, a parlare appunto di economia, di prospettive, e anche come ha detto ancora il presidente della Bce, Trichet, dei possibili rischi (instabilità dei prezzi, caro- petrolio e protezionismo) da monitorare. «La fiducia degli investitori sta migliorando: siamo in grado di attrarre gli investimenti stranieri», fa sapere infine Joaquín Almunia, commissario europeo agli Affari economici e monetari. A conferma della ventata di ottimismo passata su Vienna.