Cari amici, su molti giornali di oggi campeggia la ripresa di un articolo pubblicato su L’Osservatore Romano di ieri, a firma di Giulia Galeotti e dedicato al razzismo.
L’articolo, ampiamente rilanciato dalle agenzie di stampa, ha rischiato di far passare in secondo piano il discorso di Benedetto XVI al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede, che vale davvero la pena leggere integralmente e meditare (questo è l’articolo che pubblico oggi sul Giornale).
Cito le prime righe dell’articolo pubblicato sul quotidiano vaticano:

“Oltre che disgustosi, gli episodi di razzismo che rimbalzano dalla cronaca ci riportano all’odio muto e selvaggio verso un altro colore di pelle che credevamo di aver superato.
Per una volta, la stampa non enfatizza: un viaggio in treno, una passeggiata nel parco o una partita di calcio, non lasciano dubbi.
Non abbiamo mai brillato per apertura, noi italiani dal Nord in giù.
Né siamo stati capaci di riscattarci, quando il “diverso” s’è fatto più vicino, nel mulatto, a prescindere dalle diversissime cause per cui ciò è avvenuto“.

Gli episodi di Rosarno e quelli accaduti negli stadi devono preoccuparci, perché sono un sintomo d’inciviltà e in quest’epoca di crescenti paure (accentuate dalla crisi economica, dall’insicurezza sociale, dall’aumento dell’immigrazione) va mantenuta alta la guardia perché il germe del razzismo non trovi terreni di coltura.
Ed è prezioso, in questo senso, l’insegnamento di Benedetto XVI e la testimonianza della Chiesa che nel nostro come negli altri Paesi, accoglie e unisce, ricordando a tutti che dignità e diritti non dipendono dal colore della pelle.

Detto questo però, nonostante l’articolo della Galeotti avesse un taglio cultural-letterario, non concordo affatto con le sue affermazioni iniziali, le quali - va detto - ben si prestano ad essere lette come un’accusa generalizzata a un intero popolo, quello italiano, che mi sembra non sia mai stato così razzista.
E anche per quanto riguarda il “profondo Nord”, ritengo quantomeno ingenerosa l’espressione “quell’odio muto e selvaggio che credevamo di aver superato”.
E’ vero, ci sono i cecchini che hanno sparato agli immigrati extracomunitari a Rosarno (episodio di una gravità inaudita), ma ci sono anche tanti altri piccoli grandi episodi positivi che dovrebbero indurre a non generalizzare: penso al caso accaduto ad Acquanegra sul Chiese, nel Mantovano (nel profondo Nord “razzista”), dove una mamma marocchina, Fathia Fikri, 43 anni, che viveva da sola con la figlia, è stata trovata morta a causa di un malore, dopo che la piccola di soli cinque anni l’aveva vegliata per tutta la notte.
La piccola, che viveva ben inserita nell’asilo comunale, è stata presa in affidamento temporaneo da una famiglia del paese ed è scattata una gara di solidarietà.
Forse noi italiani non avremo “mai brillato in apertura”, ma “l’odio selvaggio” che l’autrice dell’articolo pubblicato sull’autorevole quotidiano della Santa Sede attribuisce genericamente all’atavico dna dell’intero popolo del Belpaese mi sembra un’inopportuna esagerazione.

dal Blog di A. Tornielli sul IlGiornale.it - Le ultime notizie, attualità, politica, economia, meteo di oggi

Tra l'altro il giornale cattolico parla di "immigrati" mentre nei fattacci calabresi i "negri" sono "irregolari abusivi" senza nessuna legittimità.
Come ladri che entrano nelle nostre case di nascosto: saranno pure dei poveracci ma se beccati vanno in galera.
Ancora: Manlio e Michele Cortellazzi, curatori del nuovo Dizionario Etimologico di Zanichelli riporta che "negro di razza nera è stato proscritto, come denigrarorio, ma senza un obbiettivo fondamento.
Nel Vademecun di Lepri si legge che "..fino a qualche tempo fa la parola negro non aveva nessuna connotazione dispregiativa.
Vedi, ad esempio, negriero o negritutine.
E che dire del "nero" come fascista?

saluti