La mia vergogna, illustre collega, è per i comunisti che andrebbero con Prodi al governo
Risposta all'ultima "sparata" elettorale del giornalista
Enzo Biagi, sponsor ufficiale delle sinistre, apparsa
sul "Corriere della Sera" durante le operazioni di voto
"La mia vergogna, illustre collega,
è per i comunisti che andrebbero
con Prodi al governo, non per il
pugno di voti fascisti alla Camera"
di Gaetano Saglimbeni
"Adesso devo dirvi ", ha scritto Enzo Biagi nella sua rubrica "Strettamente personale", sul "Corriere della Sera" di domenica 9 aprile, "perché sto dalla parte che simpaticamente il premier Berlusconi ha definito 'coglioni'. Credo che tutti i giovani, figli di poveri e di ricchi, debbano avere gli stessi diritti allo studio e uguali possibilità nell'affrontare la vita; credo nella magistratura, nella sua indipendenza, e che tutti debbano difendersi qualunque sia il conto in banca, quindi non credo alle trame; credo nella libertà di espressione, cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere; credo che non debbano esserci prevaricazioni né leggi ad personam, per sé, familiari o amici; credo che la pace debba sempre vincere sulla guerra; infine credo che non si debbano imbarcare fascisti e neonazisti per un pugno di voti".
Debbo anzitutto osservare, con vivo disappunto, che il mio illustre collega Biagi ancora una volta (per l'ennesima volta, purtroppo) ha mostrato di non aver capito nulla di quello che ha detto Berlusconi; ed un vecchio adagio dice che "non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire" (o capire, fa lo stesso). Il leader di Forza Italia, come lo stesso “Corriere della Sera” di Biagi ha scritto a suo tempo, ha definito "coglioni", e cioè fessi, sciocchi (o "pirla", come dicono a Milano), non quelli che votano abitualmente a sinistra, per ideologia o per legittimi interessi, ma certi gruppi di commercianti e imprenditori (e cioè un elettorato tradizionalmente di centrodestra) che, a giudizio di Berlusconi, stavano per lasciarsi convincere da Prodi, Fassino, Bertinotti e compagni a votare “contro i loro interessi”. Fin troppo chiaro, mi sembra. Possibile che soltanto il decano dei giornalisti italiani Enzo Biagi non l’abbia capito?
Per quanto riguarda la difesa della parità dei diritti per i figli dei poveri e dei ricchi, ho il dovere di ricordare all'ottantaseienne Biagi che sono stati Berlusconi e la signora Moratti, ministro per la Pubblica Istruzione, ad eliminare la vergogna delle cattedre universitarie riservate a figli, nipoti e amici dei cosiddetti "baroni", per metterli finalmente a disposizione di tutti (anche dei figli dei poveracci, quindi), mediante concorsi nazionali. Non sembra quanto meno strano, al collega Biagi, che né Prodi né i grandi leader delle sinistre “illuminate” (Dini, Ciampi, Amato, D’Alema, Fassino, Veltroni, Bersani, etc.) ci avessero mai pensato?
Nulla da dire sulla retorica (piuttosto stucchevole, a mio giudizio) della indipendenza della magistratura, della libertà di stampa e della pace nel mondo: mi rifiuto di credere che le sinistre-Ulivo le invochino e sostengano più del centrodestra. Mi interessa, invece, dire quel che penso sul “pugno di voti fascisti e neo-nazisti” che il centrodestra, a sentire lo sponsor ufficiale di Prodi, avrebbe dovuto respingere e lasciare ancora una volta alle sinistre, come aveva fatto per l'elezione del presidente Marrazzo alla Regione Lazio (ricorderà l'illustre editorialista del "Corriere" che furono i comunisti ad aiutare la signora Alessandra Mussolini a raccogliere le firme per la presentazione di una lista di dell’estrema destra che faceva comodo alle sinistre per battere il governatore uscente del centrodestra Storace).
Preoccupato il giornalista Biagi per uno o due deputati su 630 che potrebbero arrivare alla Camera dalle liste della Mussolini e dei suoi amici? La mia preoccupazione è per i 60 o 70 deputati che usciranno dalle liste dei Bertinotti e Diliberto che, a differenza dei comunisti "pentiti" Fassino, D'Alema e Veltroni, si dicono orgogliosi di essere ancora e sempre comunisti, alcuni dei quali, come il prof. Prodi ha già detto, andranno in caso di vittoria al governo. Ed in me, debbo dirlo con l’abituale franchezza, con la preoccupazione, c'è la paura, tanta paura. E con la paura, la vergogna. Sì, provo vergogna, tanta vergogna, da cittadino più che da giornalista, ad essere governato dagli ultimi epigoni ed eredi del comunismo che è fallito miseramente in tutto il mondo e (per dirla con un grande democratico ed amico personale di Romano Prodi, l'ex presidente americano Bill Clinton) appartiene ormai alla “pattumiera della storia".
Non prova vergogna, il mio illustre collega Biagi, ad essere governato dalla "armata Brancaleone" dei comunisti "non pentiti" Diliberto, Giordano e Rizzo, dai "trotzkisti" di Bertinotti, dai no-global Vittorio Agnoletto e Francesco Caruso, dalla "transgender" Vladimiro Guadagno in arte Vladimir Luxuria? Io sì, mi vergogno. Penso che l'Italia libera e democratica, con tutti i suoi difetti e magagne, non meriti di finire nella "pattumiera della storia".
Gaetano Saglimbeni
www.gaetanosaglimbenitaormina.it


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